Senza voler ripetere i concetti della nota sugli italiani all'estero, alcune riflessioni vengono spesso alla mente quando si vive un'esperienza in un'altra nazione e si interagisce con connazionali (e non) in un paese straniero. Per quanto possano essere errati o non totalmente applicabili nella maggior parte dei casi, paragoni e confronti fanno sempre parte delle prime impressioni e probabilmente non se ne puo' fare a meno: e' quello il metro di giudizio e venendo da x, non si puo' non confrontare ogni cosa con x o rapportarla ad x fino ad un e' meglio o e' peggio. Ovviamente a primo acchitto spesso sfugge che se la cosa y e' meglio nel posto x c'e' un motivo o se altra cosa e' peggio c'e' una ragione precisa o delle motivazioni che e' possibile relazionare a storia, cultura, societa', economia e quantaltro.
Da questo punto il passo al lamento e' davvero breve, ma anche il lamento puo' avere il suo lato positivo se poi scaturisce in un incentivo al miglioramento ("il cibo qui fa schifo" > "m'impegno a cercare in giro, miglioro come mangio" > addio lamento); quando invece diventa l'argomento principale, si e' caduti in un facile tranello mentale e si rischia d'apparire come un continuo piagnistero che sicuramente non giova alla socializzazione o alla conversazione. Spesso si tende a camuffare il lamento con la parola critica, ma di vera e sana critica se ne vede davvero poca in giro; questo stesso testo potrebbe soggettivamente essere etichettato come lamento o come critica puntualizzando una parola anziche' un'altra. L'autore di questo blog non ha sempre ragione ne' puo' essere a conoscenza della Verita'.
E se il lamento verso il posto x in cui si e' immigrati puo' essere uno dei primi sintomi da spostamento, la critica verso il posto y da cui si e' emigrati si contrappone spesso come atteggiamento ritardato. Le motivazioni sono diverse ma la cosa piu' spiacevole e' vederle sfociare in odio gratuito verso la propria terra. Come se la stabilita' ed il benessere raggiunto non sia personale ma abbia bisogno di odio, di polemica o addirittura di razzismo verso i propri connazionali, come se abbia bisogno di confrontarsi con gli altri per essere un benessere maggiore: che stupidita'.
Ammetto anche che in parte condivido il pensiero di chi afferma "ho scelto forse io dove nascere? Io son nato li' forzatamente, poi ovviamente con il mio cervello e le mie gambe vado dove credo sia migliore". Sono d'accordo, pero' senz'odio sarebbe meglio: solo perche' non sei riuscito a realizzarti in quel posto x per problemi strutturali, culturali, etc, non vuol certo dire che x e' da odiare. Altrove sarai benvenuto, pero' ricorda che tutta la famiglia e gli amici che hai li' continuano a star li' nonostante tutto e se li rispetti e li vuoi bene, non dovresti odiare ed offendere il posto in cui vivono.
Allora si fa avanti un secondo dicendo "Sono d'accordo, io critico e tanto ma perche' amo la mia terra e vorrei che le cose cambiassero, son andato via perche' quel nonostante tutto era troppo pesante per me". Sono d'accordo, sono tante le cose che non funzionano e che andrebbero migliorate in Italia, pero' quando critichi ti prego stai attento a non giudicare un popolo, una nazione intera partendo dai problemi presi in considerazione, perche' il qualunquismo e la generalizzazione ammazzeranno la tua critica, i luoghi comuni la renderanno ridicola, i confronti cadranno quando al confronto son due mondi totalmente differenti e ricorda che il nome di un popolo, il nome di una nazione non comprende soltanto pochi individui o catene di eventi (vergognosi o grandiosi che siano) e non va quindi usato come un aggettivo, un discriminante, altrimenti si finisce col cadere in uno spiacevole razzismo.
E si fa avanti il terzo "Ma cosa vuoi da me? A me non me ne frega niente dell'Italia, non la odio e non la amo, la ignoro, son andato via per farmi la mia vita". Sono d'accordo, abbiamo un solo viaggio a disposizione su questo giro di ruota ed e' meglio sfruttarlo nel miglior modo possibile senza angosciarsi per tanti problemi, ma siamo anche animali sociali e ignorare la societa' da cui vieni ti portera' probabilmente ad ignorare quella in cui vai; ignorare la societa' da cui vieni ti portera' probabilmente ad ignorare il contesto in cui vivono ancora persone che vuoi o che ti vogliono bene ed ignorare il loro mondo sara' come ignorare una parte di loro.
Infine ecco l'ultimo "oggi hai mangiato proprio pane e saggezza, eh? andima ma tu sei d'accordo con tutti, ma vaffanculo!". Sono d'accordo:P mandare a quel paese qualcuno ogni tanto fa bene, ma se son d'accordo (in parte) con loro e' perche' durante la mia prima esperienza all'estero ho commesso anch'io tanti errori, dai lamenti alle offese verso il mondo che mi circondava, dalle polemiche ai disaccordi verso il mondo che lasciavo; perche' quando andai a Dublino avevo appena compiuto 25 anni, neolaureato, pronto per un'avventura all'estero e con tanti progetti nella testa ricciuta; e allora ho commesso qualche errore, ho fatto la mia esperienza, non su Dublino, non sull'Irlanda, ma personale.
Ho raccontato tante cose su quel blog, tanti sorrisi, tante impressioni lungo un viaggio sempre in cambiamento. Purtroppo pero' (ma probabilmente e' normale) ho scritto anche tante cose che magari avrei potuto evitare o che avrei potuto esprimere in maniera diversa: lamenti, generalizzazioni, offese. Il blog non e' stato cancellato perche' e' una traccia, un diario (e perche' chissa', magari un giorno saro' di nuovo a Dublino): qualcuno potrebbe trovarlo utile, qualcuno potrebbe farsi due risate, qualcun altro ignorarlo, (qualche tonto potrebbe usarlo per evidenziare cose che ho detto, ma cose dette due anni fa non son cose che penso oggi, altrimenti l'esperienza sarebbe stata inutile, giusto?).
Probabilmente e' normale alla prima esperienza all'estero, giovane e spaesato, sparare via di getto le proprie impressioni e magari parlar male di abitudini viste strane o di differenze con il proprio paese. Durante gli anni liceali, leggendo proprio il libro (Il ritratto di Dorian Gray) di un autore Irlandese, Oscar Wilde, mi rimase impressa una frase: errore e' solo il nome che diamo alle nostre esperienze. Quella frase l'ho ritrovata poi scolpita nella colonna posta proprio di fronte al monumento in suo onore a Dublino. Ho commesso numerosi errori e ho fatto le mie esperienze, ma ora sto rimediando, almeno sugli errori del blog di Dublino, ma di questo parlero' poi. E non e' pane e saggezza, ma probabilmente e' solo un cambiar approccio alle cose. Piu' maturo? Maturita' era una parola che si pronunciava al liceo pensando a quando non si sarebbero fatte piu' tante stronzate, associandola ad uno stato mistico di maggiore intelligenza, saggezza e telepatia. Maturato non so, sicuramente diverso.
E son d'accordo (in parte) con loro perche' ognuno ha le sue ragioni. Ognuno ha la sua bilancia. Credo fermamente che nel momento stesso in cui veniamo al mondo entriamo a far parte di una serie di schemi: la scuola, il lavoro, lo stato, il corpo, etc. Ogni schema ahime' ha annessi una serie di compromessi: gli orari, i soldi, la locazione, le leggi, etc. Alcuni compromessi ci fan piacere, altri meno: ecco la nostra bilancia. Schemi e compromessi. Fondamentalmente non si puo' vivere senza schemi, ma si puo' cercare di entrare negli schemi contenenti quegli insiemi di compromessi che pesino meno sulla nostra bilancia sul lato delle cose negative, ottenendo in questo modo (la o alcune) felicita'.
Ognuno ha la sua bilancia, la sua equazione di felicita', le variabili in gioco son tante e ognuna col suo peso, ma trovare la soluzione non e' impossibile. Un esempio: andando all'estero qualcuno potrebbe alleggerire alcuni compromessi da un lato (basta al lavorare 10 ore al giorno, basta all'impazzire con i mezzi di trasporto, etc), guadagnando sorrisi dall'altro (salario magari piu' alto, soddisfazioni lavorative, un ambiente piu' stimolante, etc.), aggiungendo pero' anche il peso (nullo o enorme, ad ognuno il suo) di altre conseguenze dall'altro (la mancanza della famiglia, degli amici, di casa, il clima, etc.).
Qui, altrove, li', dovunque. A ciascuno la propria bilancia, senza offendere ne' chi vi ospita ne' chi vi ha ospitato, senza offendere un nuovo schema ne' quello precedente: erano compromessi, sono compromessi. Buona fortuna;)