mercoledì 30 novembre 2011

In giro con un mouse

Sebbene sian state pronte lì, in attesa, qualche anno, le immagini di Google Street View in Belgio sono disponibili soltanto da una settimana, causa vincoli di privacy vigenti nel paese che ne impedivano la pubblicazione e nonostante la lunga attesa non son mancate le polemiche. Ieri sera me ne son andato in giro per Bruxelles, dal divano di casa.

Il famosissimo Atomium, qui.
Lo spiazzale di Mont de Arts, qui.
La vecchia borsa, in pieno centro, qui.
Terrazze e bar in St. Gery, qui.
La bellissima Grand Place, qui.
L'enorme palazzo di giustizia, in eterna manutenzione, qui.
Il bruttissimo palazzone della Commissione Europea, qui.
A passeggio per il Parco del Cinquantenario, qui.
L'arco del parco, qui.
Il nuovo quartiere nei pressi della Gare du Nord, qui.
Il quartiere a luci rosse, con le ragazze in vetrina, un po' come ad Amsterdam,
solo che a Bruxelles è decisamente più squallido. qui.

sabato 26 novembre 2011

Efficienze europee

Un uomo in una mongolfiera sorvolando una campagna belga si rese conto d'essersi perduto. Riducendo l'altitudine intravide una donna più giù. Discendendo ancora un po', gridò "Scusate, potete aiutarmi? Avevo promesso ad un amico d'incontrarlo un'ora fa, ma adesso non so dove mi trovi". La donna rispose "siete in una mongolfiera, a circa 30 piedi da terra, tra 40/41 gradi di latitudine, a nord, e 59/60 gradi di longitudine a ovest".

"Dovete essere un ufficiale della Commissione di medio livello!" disse il mongolfiere. "Lo sono", rispose la donna, "Sono del livello A*8. Come fate a saperlo?", "Beh", rispose il mongolfiere, "tutto quello che mi avete detto è tecnicamente corretto, ma non ho idea di cosa fare con questi dati ed il fatto è che sono ancora smarrito. Sinceramente, non mi siete stata per nulla utile. Anzi, avete anche ritardato il mio viaggio".

La donna da giù rispose "Dovete essere un alto funzionario della Commissione!", "Lo sono", rispose il mongolfiere, "Ma come lo sapevate?". "Beh", rispose la donna, "Lei non sa dove sia o dove stia andando. Siete salito sin dove siete adesso grazie ad una grande quantità d'aria calda. Avete fatto una promessa che non sapete mantenere e pretendete che gli altri risolvino il vostro problema. Il fatto è che siete esattamente nella stessa posizione in cui eravate prima di incontrarmi, ma ora, in qualche modo, è colpa mia".

Preso e tradotto da qui.

giovedì 24 novembre 2011

M'illumino d'accenti

Quando l'ho detto ai tasti degli accenti, che per usarne uno c'è chi ha avuto problemi, che "devi fare tre mosse con la mano molto poco pratiche", o che addirittura poi, anche dopo le tre mosse molto poco pratiche, succede che ci son "refusi di stampa dovuti ai programmi dei computer che tutti coloro che li usano regolarmente sanno che correggono automaticamente gli scritti", non m'hanno capito, per via delle mosse, per via dei programmi o per via dell'italiano, che quasi volevan andarli a conoscere, gli altri, i tasti della Biancofiore, ma ho detto loro che son tasti virtuali, roba nuova, d'iPad, e che poi bisogna lasciarla stare, la Biancofiore, che è un onorevole, appellativo che sottolinea la fiducia a lei assegnata da parte del popolo elettore (pensa te) e che altrimenti lei chiama la mamma "che è stata insegnante e ha seguito il mio percorso scolastico, oggi gravemente malata e che non ha bisogno di altri dispiaceri". E loro, i tasti degli accenti, non vogliano darne, di altri dispiaceri, solo che per calmarli poi ho dovuto accarezzarli un po', continuando come in una ninna nanna, a ripetere incapacità, immaturità, comicità, vanità, democraticità, bidè.

lunedì 21 novembre 2011

Breaking news

Vi ricordate la storia della matematica, delle scimmie e del Belgio? Ecco, ci rinuncio. La nuova teoria è che una scimmia all'infinito battendo tasti a caso su una tastiera potrebbe anche scrivere tutta la Divina Commedia e tutte le opere letterarie di questo mondo, grazie alla potenza e al fascino del caos, e allo stesso modo scegliendo a caso parti politiche e programmi potrebbe anche formare il governo migliore in qualsiasi paese del mondo, ovunque, ma non in Belgio, mi dispiace prof, ma qui in Belgio salta anche la legge dei grandi numeri, se insegnaste ancora, caro prof, vi toccherebbe darla quella mezzora in più al compito di matematica, adesso, che agli studenti queste cose non sfuggono mai, son furbi quelli lì, che nei bagni della scuola finirebbero per scrivere addirittura W il Belgio!, forse pure con due g, mentre quello, il Belgio, continuerebbe a star così, in cerca di una propria identità.

domenica 20 novembre 2011

Nonna, se solo sapessi

Esci dall'ufficio con il sorriso del venerdì pomeriggio e prendi la metro di chi tira una valigia in fretta, chi un pensiero affaticato, chi il riflesso del finestrino opaco. Quando scendi alla tua fermata già non ricordi bene come arrivare allo studio del medico che avevi trovato su internet ma pas de problèmes, ti colleghi un attimo con il cellulare e trovi l'indirizzo lì dove lo avevi segnato, su google calendar, anzi ti ha creato in automatico un link, si apre prima google maps, poi parte il navigatore e voilà, in cinque minuti sei in quella strada dal nome fiammingo quasi impronunciabile, ti ritrovi nella sala d'attesa di chi sospira frugando le crepe del soffitto, chi sfoglia nervoso una rivista di qualche anno addietro e chi cerca qualche pensiero sbadato tra le sporcizie delle unghie. Le persone in attesa nella sala d'attesa di un medico, per quanto possano sembrare diversissime, hanno sempre qualcosa in comune: c'è qualcosa che non va, altrimenti non starebbero lì, tutte insieme. Ma proprio perché c'è qualcosa che non va, bisogna saperlo dire e allora di nuovo mano al cellulare, si apre google translator, ah ecco come si dice bruciore in francese, e stomaco, aspetta fai copia, apri il browser, fai incolla, ecco nei risultati, proprio le espressioni che volevi tu. Arriva il medico, è il tuo turno, sai già cosa dirgli e come, benedetto cellulare, che ti ha portato fin lì e ti ha fornito pure le parole. La prossima volta che tua nonna, emigrante in Germania per quasi 40 anni quando tutto era diverso, al telefono ti dirà quelle frasi tipo "eh, non è facile la vita all'estero, io ti capisco" dovresti rispondere senza troppi sotterfugi che macché nonna, se solo sapessi, a volte è tutto fin troppo facile, oggi. Basta viverlo, il futuro, per quelli che ne hanno accesso, ovviamente, e domani arriverà presto, quando inventeranno il teletrasporto e non ci saranno più emigranti, saremo tutti uguali. Ci pensi, nonna? Cosa dici? No, no, avevo detto google maps, no giusto qua. Va beh, niente.

giovedì 17 novembre 2011

Cosa nel nome di Dio ti da diritto a dire questo al popolo italiano?



Le polemiche continuano anche nel Parlamento Europeo, dove il solito
Nigel Farage attacca il presidente del Consiglio Europeo, Van Rompuy, con
"Tu, uomo non eletto, sei andato in Italia e hai detto "questo non è il momento 
per avere elezioni, è il momento di agire. Cosa in nome di Dio ti da il diritto di dire 
una cosa del genere al popolo italiano?".
É che quando fai parte di un club poi il club può darti pure ordini.

venerdì 11 novembre 2011

Numeri non a caso

C'è pure chi oggi ha aspettato con ansia lo scoccare dell'undicesimo secondo delle ore 11 e 11 minuti del giorno 11 del mese 11 del 2011, perché non capita spesso o perché la noia è davvero un male anche se fuori c'è sempre tanta vita, basta cercarla. Però se proprio son i numeri ciò che tanto affascina, quasi dimenticavo di dirlo a quelli lì, quelli delle 11 e 11 e 11 dell'11 novembre 2011, ecco vi è sfuggita una cosa, sicuramente. Se son tutti 1 non è certo il caso, che 1 nella smorfia napoletana è l'Italia, nulla di più attuale al momento, tra giornali, mercati e complotti; 2, la somma delle cifre di ogni 11, è la bambina, sempre nella smorfia, che al momento l'Italia è come una bambina, bisogna prenderla per mano, una mano forte, una mano europea o una mano di pochi, di sconosciuti, che tu la mano non gliela stringeresti mai, a quelli lì, perché poi finisce che la violentano, quella bambina. E alle ore 11 e 11 avevamo il 4, come somma delle cifre, che sarebbe il porco, sempre nella smorfia, e il porco lo sapete già chi è, quello che deve lasciare perché alla fine ultimamente più che a pensare a migliorare il paese ha pensato a un'altra cosa, proprio quella delle 11 e 11 e gli 11 secondi, siamo a 6, la fica, appunto. E senza dilagare troppo, se le sommiamo tutte, quelle cifre, arriviamo a 12, il soldato, quello inviato dai generali a guidare il paese (con che esercito poi), quello che più che lottare per la patria lotterà per la vittoria, quella dei generali però, mica la nostra, che noi se non stiamo attenti facciamo la fine dell'11, i topi.

martedì 8 novembre 2011

Adozioni irresponsabili

Dicono sul Corriere di adottare una parola e lo pensavi oggi nella metro, affastellando pensieri tra le pareti cerebrali quasi fossero corpi estranei, mentre finisci sempre col delibare di pensieri altrui, che loro, i pensieri degli altri, non ti trascinano in diatribe irrisolvibili né però ti lasciano emaciato, sono invece da scoprire, con leziosità, tra il cruccio di un sopracciglio ed il sorriso regalato ad un finestrino, propinando personaggi che non appartengono che a quell'intorno, la metro spesso uggiosa, mentre con perseveranza ti perdi in fronzoli calligrafici d'espressioni di passaggio, presagendo umori scomposti nella fuggevolezza di quell'equilibrio, lì, tra una fermata e l'altra, fra la fandonia di chi dirime uno sguardo incrociato e l'improntitudine di chi lo cerca, per un interesse sconclusionato, nella superbia narcisistica di carpirne dettagli magari stantii ma che poi lusingano, inevitabilmente, nei pensieri degli altri, senza lasciare mai contriti all'ultimo passo, quello della tua fermata ed il ritorno ai pensieri di partenza, i tuoi.

martedì 1 novembre 2011

Cose che quando parli italiano

Capita spesso vedere che, per un motivo o per un altro, due connazionali parlino tra loro in una lingua a loro straniera e vedere come lei, la lingua straniera, sia fuori posto in quel momento, quasi fosse il doppiaggio maldestro di voci estranee. Così, per esempio, con il collega italiano può capitare di parlare in inglese in ufficio anche se non ci sia nessun terzo interlocutore, ma soltanto per educazione, se qualcuno fosse lì vicino e magari volesse intervenire, o addirittura a volte per abitudine, per poche parole tecniche d'uso quotidiano. O per distinguersi dai colleghi francesi. Capita anche però che se devi commentare il titolo di una notizia, qualcosa del paese comune o una stupidaggine che agli altri neanche importerebbe, beh a quel punto la si dica in italiano, tra italiani, come in olandese tra belgi del nord, anche se loro, i belgi del nord, sono a casa loro, a Bruxelles, più o meno. Cose naturali, insomma.

Così si crea una certa intimità, di parlare in una lingua che gli altri non possono capire e dire cose anche private senza che gli altri se ne possano rendere conto. Così si crea un certo scudo protettivo linguistico, che protegge i fatti tuoi, appunto, quando racconti qualcosa al collega italiano alla scrivania di fianco, nell'open space. Così capita che il collega prima di andar via l'altro pomeriggio, si avvicini alla tua scrivania e ti racconti di un problema di salute, di una visita dall'urologo e te lo dica in italiano, appunto, che son cose personali eppoi certi dettagli sarebbero anche macchinosi da spiegare in altre lingue, che loro, le altre lingue, si usano per altro, almeno fin tanto che poi non diventino al tua lingua, un giorno chissà. E capita che il collega non lo dica neanche a bassa voce, che tanto gli altri non capiscono, che tanto è abitudine da due anni dire certe cose in italiano, protetti dal super scudo linguistico, nell'intimità d'accenti meridionali. E capita che si inizi a parlare di visite dell'urologo, di esperienze personali, di dita che vanno in certi posti e che non è mai cosa piacevole. Tu per esempio gli racconti di quella volta che l'urologo si mise il guanto di lattice, fatale presagio, e lui, l'urologo, era come il saggio ma non puntava alla luna e tu, paziente turbato, non eri stolto ma continuavi a fissare il dito, pensando a dove sarebbe finito. Così passa una decina di minuti in discorsi d'ampio sfondo scientifico, un po' come il trapana e succhia di Bart ed altri racconti di un certo spessore medico. E capita pure che il collega, sempre prima di andar via, sempre sotto il super scudo, concluda con una battuta, sempre a tema, magari non elegantissima, e poi d'improvviso diventi rosso, rosso che quasi scoppia. Tu non capisci per un attimo, scuoti la testa ma lui niente. Rosso. Poi ti si bloccano gli occhi e vorresti scomparire, puff, di colpo, che proprio a un metro più in là c'è la collega nuova, quella da due giorni in ufficio, quella silenziosa che ancora si deve adattare, quella che quasi ci si dimentica di lei. Quella italiana.

andima a Bruxelles :: blog di un sognatore (italiano dicono) a Bruxelles
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