mercoledì 18 febbraio 2015

L'educazione e le barbarie

"La civilizzazione è un insieme di tecniche mediante le quali il cervello del cacciatore-raccoglitore impara a riorganizzarsi. E questo fragile equilibrio tra funzioni cerebrali "alte" e "basse" si rompe quando scoppiano guerre fraticidie nelle quali escono alla luce gli istinti più brutali e primitivi, e il saccheggio, la violenza e l'assassinio si convertono in qualcosa di quotidiano. Posto che il cervello plastico può far in modo che funzioni che han unito ritornino a separare, la regressione alle barbarie è sempre possibile, e la civilizzazione sarà sempre qualcosa di fragile e vulnerabile che bisogna insegnare ad ogni generazione, come se si trattasse ogni volta di qualcosa di nuovo."

Da "Il cervello infinito", Norman Doidge

martedì 20 gennaio 2015

L'educazione e il poker

"E il talento non è una qualità ereditata? La polemica tra eredità ed educazione è molto antica. È evidente che tutti i bambini nascono distinti, con caratteristiche differenti. Ma secondo l'opinione scientifica più ampiamente accettata, l'intelligenza dipende in parti uguali dall'eredità e dall'educazione. E ciò lascia aperto, in un bambino sano, molto spazio di gioco. Non tutti nascono ugualmente dotati, ma l'importante è che sviluppino al massimo le proprie capacità. Racconto spesso ai miei alunni più giovani che l'intelligenza umana somiglia molto al gioco del poker. Nella vita come nel gioco si distribuiscono carte che non possiamo scegliere a priori. Genetiche, sociali, economiche, in un caso; carte, nell'altro. In entrambi i casi ci son carte buone e carte inutili, ed indubbiamente meglio tener le buone e non le altre. Ma adesso arriviamo alla domanda importante: vince sempre chi aveva le carte migliori? No. Vince chi gioca meglio con quelle che ha. Ecco cosa possiamo fare attraverso l'educazione: insegnare a giocare bene."

Da "L'educazione del talento", José Antonio Marina

giovedì 11 dicembre 2014

Come molte cose

Cose che trovi da qualche parte a Bruxelles.
"Non è italiano ma è ugualmente buono" recita il prodotto, con rima.

lunedì 1 dicembre 2014

Con le mani nelle mani

Il tuo eroe del giorno è un signore dai capelli bianchi e ricci, dai lineamenti simili a Riccardo Cocciante a dir il vero, che monta sul tram con una piccola biondina di non più di 5 anni, ben imbottita per il freddo e in equilibro precario non appena il tram si rimette in moto; siete nell'ora di punta e quindi tutti dei pali in cerca d'appoggio, alberi senza radici in balia degli sballottamenti di binari e frenate; e tu ti ritrovi il nostro Cocciante bruxellese proprio di fronte, entrambi un po' schiacciati un po' infreddoliti, mentre la piccola inizia a lamentarsi perché non riesce a stare in piedi e lui, il padre lo zio il nonno non si sa, con una mano si aggrappa ad un palo e con l'altra cerca di tenerla in modo maldestro. E allora, tra la bimba che quasi cade per terra e la gente intorno indifferente, Riccardo - chiamiamolo così - inizia a parlarle a voce anche abbastanza alta, chiaramente riferendosi a tutti anche perché chissà in quale altro mondo fantastico la piccola era già scappata, e non è una canzone di Margherita e mani nelle mani ma un bel monologo che in un inglese dall'accento nativo recita più o meno: "ecco vedi piccola mia, nessuno ti lascia il suo sedile, nessuno è gentile con te, ognuno è con la testa nel suo smartphone e non si accorge di te, ognuno è con la musica nelle cuffie e non sente le tue richieste, ricordati di questa scena e un giorno non cadere nello stesso errore quando sarai tu quella seduta e una bimba avrà bisogno di gentilezza". E magicamente anche se con un po' di ritardo, qualcuno capisce riferimenti e ramanzina e lascia il proprio posto alla piccola, sotto una pioggia di grazie grazie grazie del nostro Riccardo anglofono, quasi ne fosse commosso e sorpreso, tra qualche sorriso che nasce spontaneo tra sguardi incrociati di pali umani e teste assonnate. Eccolo il tuo eroe del giorno, he is ordinary, come cantava Dave Grohl. E ti piace che la copertina di quell'album ricordi un po' l'Atomium, in cerca di coincidenze che non servono a niente ma che lasciano un sorriso, e non è poco.

venerdì 28 novembre 2014

Scrolling

Hai buttato il corpo sul sedile sbiadito del tram già in movimento, il sedile quello singolo che non deve dividere spazio e libertà con altri, quello più ambito, mentre un binario sporco d'autunno diceva all'altro "seguimi". Ma non s'incontreranno mai, nei loro monologhi paralleli di corse, frenate, vibrazioni e fughe. Non s'incontreranno nemmeno le foglie secche cadute dallo stesso albero quando saranno spazzate, raccolte, mescolate tra colori e forme, perderanno il ricordo d'origini e appartenenze e formeranno nuove società e materia. E scompariranno. Non s'incontreranno nemmeno i pensieri della coppia in fondo al tram se lei gli parla emozionata e lui affonda l'attenzione nello smartphone un po' rapace. Ma non si lasceranno, lui e lo smartphone, almeno fin quando l'applicazione non terminerà di vomitare nuova spazzatura all'apparenza sociale. Non terminerà, perché si chiama infinite scrolling e lei intanto troverà nel finestrino opaco la distrazione della città che fuori continua. Continueranno a giocare i binari frenetici anche quando il tram si fermerà al tuo destino, dovrai riprendere il corpo piacevolmente appesantito di nuove fantasie, alleggerito però dallo zen quotidiano d'immaginare storie sempre nuove, il tuo infinite scrolling a volte maldestro, e se lungo il tragitto a piedi troverai foglie secche ma separate, le avvicinerai disinvolto con un movimento veloce del piede, un po' complice ma a fin di bene. Loro, le foglie, sapranno il perché.

giovedì 20 novembre 2014

Battezzarsi a Bruxelles

Dovresti proporlo al sindaco di Bruxelles - e lo farai, conoscendoti - che si potrebbe organizzare un nuovo evento tra tradizione, turismo e quello spirito un po' simpatico un po' surrealista che spesso contraddistingue la città e la sua popolazione; dovresti proporlo come incentivo per le povere casse comunali ma soprattutto per il messaggio che porta con sé: essere figli di Bruxelles, liberi e scherzosi, felici; ci hai pensato quando su Skype tua madre ha sgranato gli occhi e continuava a domandarsi il perché, perché suo nipote non sarebbe stato battezzato, assolutamente no, le ripetevi con calma e raziocinio, perché non vuoi, perché non ha senso, perché non sarebbe giusto, perché sarà proprio lui, suo nipote, tuo figlio, un giorno, a scegliere cosa vorrà farne del concetto di religione, non tu, non sua nonna, sarà libero di scegliere, ma non si troverà nessuno schema già impacchettato, che sia cattolico, buddista o qualsiasi altra favola medievale; ci hai pensato quando ribadivi che simboli religiosi non entrano in casa tua e tantomeno nella tua famiglia, quella nuova, o almeno non così, incoscientemente: battezzare tuo figlio nel 2014 è un po' trascinarsi e passivamente accollargli contraddizioni, riti, automatismi non necessari; ed è lì che ci hai pensato, un po' per far contenta tua madre, in qualche modo, un po' per smorzare i toni e trovare un sorriso: battezzarsi a Bruxelles dovrebbe essere semplice e naturale, dovrebbe essere portar il proprio piccolo davanti al monumento del Manneken'pis, lì al centro in orari o secondo condizioni che aprano un varco tra la calca sempre costante di turisti, e bagnargli il capo con qualche spruzzo d'acqua che fuoriesce da quella simpatica fontanella, recitare qualcosa, anche senza senso purché in rima, e poi andare tutti a festeggiare, con il sorriso. Semplicemente.

Per chi (ancora) non conoscesse la simpatica fontanella.

andima a Bruxelles :: blog di un sognatore (italiano dicono) a Bruxelles
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