giovedì 1 dicembre 2016

Mentre vivi fuori

Quando vivi fuori, che sia all'estero o abbastanza lontano da casa da uscire da una bolla ed entrare in un'altra, dove fuori appunto è fuori dal tuo intorno e conoscenze, ecco ci son cose a cui non si pensa quasi mai, nonostante la loro importanza: se ti succede qualcosa, mentre vivi fuori. All'estero, come al solito, si applicano cose simili, ma nella cassa di risonanza della distanza e oltre i confini nazionali ci son giustamente alcune complicazioni, di lingua, di connessioni, di procedure. Se ti succede qualcosa, mentre vivi fuori, ci son cose che avresti potuto preparare, ci son cose che si possono fare col minimo sforzo e che, casomai, tornano utili se non a te almeno a chi avrà bisogno di avvicinarsi a te, velocemente.

Ecco quindi alcune cose che, quando vivi fuori, non sarebbe male preparare:

  • Condividi informazioni: il tuo indirizzo di casa, quello dell'ufficio, il tuo conto in banca, le coordinate, qualsiasi cosa che, se ti succede qualcosa, possa essere utile agli altri. Scrivi tutto in un'email o un documento condiviso sul cloud (Google Drive, Dropbox, per esempio) e condividilo con persone fidate (genitori, fratelli, migliori amici). Non condividere password o dati sensibili, il più delle volte non ce n'è bisogno. Non condividere solo le tue informazioni: anche quelle del tuo partner potrebbero tornare utili (se succede qualcosa a entrambi) o quelle su eventuali figli.
  • Identifica persone del luogo: un amico che parli la tua lingua natia e una delle lingue del lungo, possibilmente più di un amico, il suo numero di telefono, il suo indirizzo, l'email, va aggiunto poi a questo documento: se ti succede qualcosa, lui o lei potrebbero aiutare gli altri, soprattutto in difficoltà linguistiche o semplicemente perché conoscono te e il posto in cui vivi. Metterle al corrente della cosa non farebbe male. Certo, Facebook o altre reti sociali possono già facilitare il contatto di persone sul luogo a te vicine, ma selezionarle a priori potrebbe facilitare di molto le cose.
  • Programma notifiche automatiche: Google Inactivity Manager è un ottimo esempio: se non usi la tua email per un certo periodo (giorni, settimane, mesi?) un'email viene inviata automaticamente a una lista di contatti scelti da te e con un messaggio preparato da te. Non aiuta nell'immediato, perché potrebbe essere già passato del tempo nei casi peggiori, ma è un modo per condividere cose, la propria legacy, anche se scrivere quel messaggio non è sempre la cosa più facile del mondo. Qui puoi condividere password e dati sensibili, al limite.
  • Fai sapere dove sei: nel caso peggiore, le autorità locali si metteranno sicuramente in contatto con l'ambasciata italiana sul posto. Se sei iscritto all'AIRE, si potrebbe guadagnare un po' di tempo, ma anche in caso negativo a quel punto sta alle entità italiane mettersi in contatto e far da tramite. Servizi tipo Dove siamo nel mondo possono tornare utili, non solo per delle vacanze.
  • Tieni sempre tutto aggiornato: hai appena traslocato? L'amico prescelto ha lasciato il paese verso nuove avventure? Hai cambiato lavoro? Ecco, tutti i preparativi di cui sopra non servono a molto se non rimangono aggiornati.
Quando in famiglia o tra amici lontani si riceve un documento condiviso di questo tipo, è normale, scatta il panico, perché si pensa sempre al peggio. E invece certe cose vanno preparate proprio quando tutto è tranquillo.

lunedì 21 novembre 2016

Di preistoria digitale a Bruxelles

Quando dopo email e telefonate al vento, provi a mandare un'altra email al Consolato italiano a Bruxelles e ricevi un errore che avevi addirittura dimenticato esistesse. Ah, la preistoria informatica, per l'Italia digitale.

mercoledì 5 ottobre 2016

Piccoli problemi brussellesi

Uno dei grandi piccoli problemi di Bruxelles si presenta ogni volta che, essendoti abituato a certe cose dopo anni di cose belghe, al tavolo di un bar o un ristorante ti ritrovi una lista troppo piccola di birre da scegliere, qui nel paese dei 700 e più produttori, ci rimani male, anzi non più deluso, sei passato oltre, ti infastidisce, ma come, qui, solo quattro birre da scegliere? ma dico, seriamente? Poco seri, non ci veniamo più qui, c'è di meglio, facilmente di meglio, assolutamente.
E quando anche quella selezione ti fa velocemente scorrere gli occhi su una lista anche abbastanza modesta ma comunque già in certi standard brussellesi e sei lì, che hai trovato la tua birra preferita o una di quelle che rientra nella tua lista, cortissima, di birre che bevi con piacere - non le hai provate tutte, che sarebbe impossibile quasi, ma tra le più ricorrenti hai le tue stelline - e aspetti che la servino al tavolo, già con la gioia del bambino e del suo gelato tanto atteso, ecco che accade anche di peggio, peggio della scelta striminzita, peggio di quel bar dove non ci andiamo più, succede che la birra non ti arriva alla temperatura giusta, ti arriva quasi temperatura ambiente, e allora vorresti spaccare tutto, compostamente, chiudi gli occhi e vorresti tornare indietro nel tempo, farla quella maledetta domanda, quella di com'è, se è alla spina sei sicuro che sarà fresca, se è in bottiglia entri già in zone pericolose, ma se domandi magari ti capiscono, si sentono in colpa a portarla così poi e il mondo, o almeno Bruxelles, potrebbe essere all'improvviso un posto migliore.

martedì 13 settembre 2016

Messaggi metropolitani

Sul mio zaino sulle spalle in giro per la metro di Bruxelles, messaggi che ultimamente vale la pena diffondere.

mercoledì 7 settembre 2016

Post mortem

E Bruxelles in tempi movimentati di militari ancora per strada cerca immune di mantenere quella sua aria spensierata, nelle piazze tra i mercati, sulle terrazze in un bicchiere, mentre il traffico d'ufficio e impegni torna ad installarsi vorace dopo la lunga pausa estiva, c'è qualche sprazzo di sole settembrino che invano tenta di scacciare i soliti lamenti circolari di un giugno troppo uggioso, c'è anche chi è partito proprio a causa degli attachi, perché non più sicura la città o la percezione che ne aveva. Ma Bruxelles continua. C'è chi ad ogni vagone della metro si gira intorno sospettoso alla ricerca del potenziale terrorista tra la facile discriminazione per una barba troppo lunga e il cellulare che richiama all'attenzione nello stream incalzante d'informazioni, ma c'è anche chi ha già dimenticato perché la vita inghiotte avvenimenti senza tregua ed ecco subito la prossima sfiga quotidiana da affrontare. E ahimé c'è anche chi s'è abituato a vederli nella metro, per strada, da quasi un anno, i militari giovani e un po' stanchi, qualcuno ti saluta al passaggio perché ha voglia di normalità, altri lasciano il corpo lì di guardia mentre la mente è già altrove. E Bruxelles rischiara.
Un anno di silenzio in questo blog non rende giustizia alle tante draft accumulate per pubblicare qualcosa, proviamo a ripartire.

Sprout to be Brussels, una delle tante initiative per risollevare un po' Bruxelles.

martedì 22 settembre 2015

To make it short

"Anche se i bambini da un anno a tre anni possono essere molto attratti l'uno dall'altro, non hanno ancora le abilità sociali necessarie per giocare insieme. Anzi, i tentativi di giocare insieme e di condividere i giocattoli sono spesso difficoltosi, date le "regole di proprietà del bambino" a quell'età, che sono: 1) se lo vedo io, è mio; 2) se è tuo e io lo voglio, è mio; 3) se è mio, è mio per sempre."
Da "Intelligenza emotiva per un figlio", John Gottman

p.s. Corollario: tutti i dittatori (e non solo) sono rimasti a quella fase, da un anno ai tre anni, per tutta la vita.

andima a Bruxelles :: blog di un sognatore (italiano dicono) a Bruxelles
Feeds: RSS | Atom