giovedì 20 novembre 2014

Battezzarsi a Bruxelles

Dovresti proporlo al sindaco di Bruxelles - e lo farai, conoscendoti - che si potrebbe organizzare un nuovo evento tra tradizione, turismo e quello spirito un po' simpatico un po' surrealista che spesso contraddistingue la città e la sua popolazione; dovresti proporlo come incentivo per le povere casse comunali ma soprattutto per il messaggio che porta con sé: essere figli di Bruxelles, liberi e scherzosi, felici; ci hai pensato quando su Skype tua madre ha sgranato gli occhi e continuava a domandarsi il perché, perché suo nipote non sarebbe stato battezzato, assolutamente no, le ripetevi con calma e raziocinio, perché non vuoi, perché non ha senso, perché non sarebbe giusto, perché sarà proprio lui, suo nipote, tuo figlio, un giorno, a scegliere cosa vorrà farne del concetto di religione, non tu, non sua nonna, sarà libero di scegliere, ma non si troverà nessuno schema già impacchettato, che sia cattolico, buddista o qualsiasi altra favola medievale; ci hai pensato quando ribadivi che simboli religiosi non entrano in casa tua e tantomeno nella tua famiglia, quella nuova, o almeno non così, incoscientemente: battezzare tuo figlio nel 2014 è un po' trascinarsi e passivamente accollargli contraddizioni, riti, automatismi non necessari; ed è lì che ci hai pensato, un po' per far contenta tua madre, in qualche modo, un po' per smorzare i toni e trovare un sorriso: battezzarsi a Bruxelles dovrebbe essere semplice e naturale, dovrebbe essere portar il proprio piccolo davanti al monumento del Manneken'pis, lì al centro in orari o secondo condizioni che aprano un varco tra la calca sempre costante di turisti, e bagnargli il capo con qualche spruzzo d'acqua che fuoriesce da quella simpatica fontanella, recitare qualcosa, anche senza senso purché in rima, e poi andare tutti a festeggiare, con il sorriso. Semplicemente.

Per chi (ancora) non conoscesse la simpatica fontanella.

lunedì 10 novembre 2014

D'incubatrici e altri beep

Quando operano d'urgenza tuo figlio dopo appena 42 ore di vita e passi settimane in terapia intensiva, lì in un ospedale del centro di Bruxelles, aspettando la seconda operazione poi, e familiarizzi con tante cose per altrettante settimane, lì all'undicesimo piano fatto d'incubatrici e lettini elettronici, aspettando poi anche il terzo intervento, l'ultimo in teoria, da fine settembre a natale probabilmente, succede che passi da uno stato iniziale di shock ad una reazione fatta di coraggio e volontà, per passare poi all'ottimismo e la fiducia per la scienza, in un mite novembre dell'anno 2014, in cui tante cose non te le aspetti, ma sì possono capitare una ogni 5000 nascite, e son tante le cose che si risolvono anche per un esserino di 50 centimetri e 3,1 chili di meraviglia, e insomma passi tante settimane tra bip e bop e beeeeep che poi rientrano, ritornano, saltellano, e passi tante ore a fianco a lettini che son macchine, leggi, studi, canti ninne nanne inventate, parli come se lui ti potesse ascoltare nonostante l'anestesia postoperatoria, per affezionarti a certe cose, alle persone bellissime che ci lavorano, ai genitori degli altri neonati, ognuno con la sua storia da raccontare, tra preoccupazioni speranze e tanto amore, ti affezioni anche a quei lettini, quelle macchine, che finiscono per avere facce, simpatiche, come tante delle cose che ti circondano da sempre, come un gioco che ti porti dietro fin da piccolo e che non vedi l'ora d'insegnare a lui, di stimolare la sua fantasia affinché rimanga un po' infantile anche a 32 anni da poco compiuti. Un giorno, quando tutto sarà solo un storiella del passato, gli dirai che anche nel lettino su cui l'operarono trovasti una faccia, e su quello su cui lo curarono in terapia intensiva, per settimane, anche quelle cose han smesso d'esser cose, son diventate personaggi di ninne nanna inventate, ti han fatto compagnia, le hai disegnate poi così come le vedevi, così come loro si presentavano. E le hai stampate. E le hai regalate al reparto di terapia intensiva, con il suo nome ed un grande merci.

sabato 11 ottobre 2014

Questione di dosi

Se ti rivelassero all'improvviso che grazie a determinate condizioni avresti meno compromessi e più libertà, difficilmente ne saresti disturbato, posto che quelle determinate condizioni le vivi già e non puoi farne a meno. Sarebbe, a quel punto, più prendere coscienza di quei meno compromessi e più libertà, che davvero guadagnarli. Sarebbe, semplicemente, rendersene conto e compiacersene, di meno compromessi e più libertà che non si pensava di avere o non s'erano mai considerati. Addirittura, sarebbe rivalutare certe cose sotto la luce di meno compromessi e più libertà.

Due o tre giorni all'anno di nostalgia non valgono i restanti 360 giorni di meno compromessi e più libertà, così come due tre giorni di raffreddore non possono valer più di un anno di salute.

Quando vivi all'estero c'è un'entità che non è lì con te, che idillicamente dovremmo sempre aver con noi, vicino a noi o almeno non troppo lontano, e che si associa sempre alla nostalgia, anche nell'epoca di Skype e dei voli low cost. La sua mancanza viene spesso vista come una sofferenza, uno svantaggio, un lato negativo, perché così dice la cultura, perché così sussurrano le emozioni dei primi giorni o di alcuni pomeriggi di debolezza emozionale. Eppure basterebbe accorgersene, di quei meno compromessi e più libertà, e quegli umori grigi, quei luoghi comuni, quelle trappole culturali, quei modi di pensare, scricchiorelebbero davanti alla coscienza onesta delle cose. Quando vivi all'estero la lontananza della famiglia è - senza azzardare semplificazioni - meno compromessi e più libertà. Anche se le cose non vanno bene, se ci sono problemi, soprattutto in quei casi, son meno compromessi e più libertà. Perché la famiglia può - ma non sempre è - essere una cosa bellissima, la cosa più bella, ma a giuste dosi. Dosi che, grazie alla distanza, lasciano meno compromessi e più libertà. E non è poco.

Certo, forse dovrei evitare considerazioni di questo genere mentre la suocera è temporaneamente sotto lo stesso tetto.

venerdì 10 ottobre 2014

Cose che a Bruxelles

- Una coppia di amici in dolce attesa si ritrova dal ginecologo in un attimo di scomodo silenzio quando viene chiesto loro se, siccome non hanno lavoro e non hanno assicurazione privata ospedaliera, vorrebbero comunque usufruire del suo servizio durante il parto, ma in nero, a meta' prezzo, con la condizione che quelle stesse parole non siano state mai pronunciate, che avrebbe negato di fronte a qualsiasi altra persona, che nessuno ha mai visto o sentito nulla. Prendere o lasciare.

- Un'altra coppia di amici compra appartamento nei pressi del centro di Bruxelles e parla con l'attuale proprietario quando, appartandosi, sotto voce, viene offerto loro di pagare una parte di 15mila euro in nero, per abbattere costi notarili e bancari, ovviamente in contanti e nessuno ha mai visto o sentito nulla. Pare sia un'abitudine, in quel mercato.

- Un amico riceve un'offerta anche abbastanza alta da un'azienda di consulenza per un lavoro in Commissione Europea, ma quando si trova di fronte il contratto si accorge che son due, uno registrato in Belgio e l'altro a Cipro. Sospettoso s'informa meglio in giro e pare che la stessa azienda, per altri consulenti in Commissione, si ritrovi spesso a non pagare mensualita', a ritardi imbarazzanti, a rinnovi contrattuali con triplo salto carpiato avvitato.

Ah, la trasparenza immacolata del nord Europa.

lunedì 29 settembre 2014

Gente che va gente che viene

La metro del binario opposto che va e fa da sipario a gente che va gente che viene, che prima non c'era, che è appena partita, le porta via con sé, le vite appena intraviste, le inghiotte il buio del loro destino, che non conosci che non t'interessa, se sei già distratto dalle nuove comparse, che presto andran via che giocano un ruolo, lì nella tua attesa altrimenti solitaria la tua fermata che non ameresti silenziosa, son sguardi che s'incrociano, voci che non lasceranno eco nella tua giornata senza replay, son colori d'un mosaico in movimento che non t'appartiene, a cui tu però appartieni, lo giochi malissimo il ruolo, di comparsa nella vita di qualcun altro, a cui non interessi, che forse ti vedrà scomparire, sarai soltanto una testa in più, quando la metro passa e ti porta via, tra gente che va gente che viene.

martedì 26 agosto 2014

Sogni di mezza estate

Le piogge d'agosto che non danno pace nei paesi del nord Europa ballano sulle tele degli ombrelli e si ripetono, nel loro ritmo d'accompagnatrici tenaci, per risuonare nei pensieri della gente e trasformarsi in lamenti sociali e imprecazioni liberatrici, come se fossero una novità, come se fossero un'eccezione. Non lo sono, le piogge d'agosto nelle capitali del nord Europa, se si guardano le statistiche, se si guardano i dati e le abitudini, che dovrebbero guidare certe conclusioni, che dovrebbero definire cos'è la normalità. Ma la normalità si confonde nelle percezioni di chi è abituato ad altri cieli, di chi ha nella mente altre immagini programmate, altre aspettative radicalizzate. E invece poi i dati dicono che, per esempio, a Parigi agosto è il mese dell'anno con più pioggia (in media):

E che anche a Lussemburgo agosto è il mese con più pioggia:
E indovinate a Dublino qual è il mese con più pioggia dell'anno? Agosto, a pari merito con dicembre:
E non è che i cugini britannici se la passino poi tanto meglio, a Londra per esempio agosto è solo il secondo mese di quest'ambita classifica, dopo dicembre:
A questo punto quasi ci si sente rincuorati quando si nota che a Bruxelles agosto è solo il quarto, se non fosse che il primo è luglio...
Certo, più pioggia (come quantità) non sempre significa più giorni di pioggia (wet days, nei grafici, per cui agosto in media scenderebbe al terzo posto), ma le due statistiche insieme (e che coppia) sicuramente non fan pensare a cieli estivi di sole e leggerezza. E' la natura, nient'altro, che al nord Europa preferisce un'estate differente nei suoi meccanismi d'equilibri e ricicli. Lamentarsene equivarrebbe quindi a lamentarsi della mancanza di angurie a dicembre, per esempio. Ma la nostra natura di figli di stereotipi stagionali (e commerciali) o d'abitudini adolescenziali d'altri colori mal s'adatta a latitudini nordiche d'aspettative intolleranti e compromessi in continua digestione. E piove, di gocce e lamenti.

andima a Bruxelles :: blog di un sognatore (italiano dicono) a Bruxelles
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