giovedì 11 dicembre 2014

Come molte cose

Cose che trovi da qualche parte a Bruxelles.
"Non è italiano ma è ugualmente buono" recita il prodotto, con rima.

lunedì 1 dicembre 2014

Con le mani nelle mani

Il tuo eroe del giorno è un signore dai capelli bianchi e ricci, dai lineamenti simili a Riccardo Cocciante a dir il vero, che monta sul tram con una piccola biondina di non più di 5 anni, ben imbottita per il freddo e in equilibro precario non appena il tram si rimette in moto; siete nell'ora di punta e quindi tutti dei pali in cerca d'appoggio, alberi senza radici in balia degli sballottamenti di binari e frenate; e tu ti ritrovi il nostro Cocciante bruxellese proprio di fronte, entrambi un po' schiacciati un po' infreddoliti, mentre la piccola inizia a lamentarsi perché non riesce a stare in piedi e lui, il padre lo zio il nonno non si sa, con una mano si aggrappa ad un palo e con l'altra cerca di tenerla in modo maldestro. E allora, tra la bimba che quasi cade per terra e la gente intorno indifferente, Riccardo - chiamiamolo così - inizia a parlarle a voce anche abbastanza alta, chiaramente riferendosi a tutti anche perché chissà in quale altro mondo fantastico la piccola era già scappata, e non è una canzone di Margherita e mani nelle mani ma un bel monologo che in un inglese dall'accento nativo recita più o meno: "ecco vedi piccola mia, nessuno ti lascia il suo sedile, nessuno è gentile con te, ognuno è con la testa nel suo smartphone e non si accorge di te, ognuno è con la musica nelle cuffie e non sente le tue richieste, ricordati di questa scena e un giorno non cadere nello stesso errore quando sarai tu quella seduta e una bimba avrà bisogno di gentilezza". E magicamente anche se con un po' di ritardo, qualcuno capisce riferimenti e ramanzina e lascia il proprio posto alla piccola, sotto una pioggia di grazie grazie grazie del nostro Riccardo anglofono, quasi ne fosse commosso e sorpreso, tra qualche sorriso che nasce spontaneo tra sguardi incrociati di pali umani e teste assonnate. Eccolo il tuo eroe del giorno, he is ordinary, come cantava Dave Grohl. E ti piace che la copertina di quell'album ricordi un po' l'Atomium, in cerca di coincidenze che non servono a niente ma che lasciano un sorriso, e non è poco.

venerdì 28 novembre 2014

Scrolling

Hai buttato il corpo sul sedile sbiadito del tram già in movimento, il sedile quello singolo che non deve dividere spazio e libertà con altri, quello più ambito, mentre un binario sporco d'autunno diceva all'altro "seguimi". Ma non s'incontreranno mai, nei loro monologhi paralleli di corse, frenate, vibrazioni e fughe. Non s'incontreranno nemmeno le foglie secche cadute dallo stesso albero quando saranno spazzate, raccolte, mescolate tra colori e forme, perderanno il ricordo d'origini e appartenenze e formeranno nuove società e materia. E scompariranno. Non s'incontreranno nemmeno i pensieri della coppia in fondo al tram se lei gli parla emozionata e lui affonda l'attenzione nello smartphone un po' rapace. Ma non si lasceranno, lui e lo smartphone, almeno fin quando l'applicazione non terminerà di vomitare nuova spazzatura all'apparenza sociale. Non terminerà, perché si chiama infinite scrolling e lei intanto troverà nel finestrino opaco la distrazione della città che fuori continua. Continueranno a giocare i binari frenetici anche quando il tram si fermerà al tuo destino, dovrai riprendere il corpo piacevolmente appesantito di nuove fantasie, alleggerito però dallo zen quotidiano d'immaginare storie sempre nuove, il tuo infinite scrolling a volte maldestro, e se lungo il tragitto a piedi troverai foglie secche ma separate, le avvicinerai disinvolto con un movimento veloce del piede, un po' complice ma a fin di bene. Loro, le foglie, sapranno il perché.

giovedì 20 novembre 2014

Battezzarsi a Bruxelles

Dovresti proporlo al sindaco di Bruxelles - e lo farai, conoscendoti - che si potrebbe organizzare un nuovo evento tra tradizione, turismo e quello spirito un po' simpatico un po' surrealista che spesso contraddistingue la città e la sua popolazione; dovresti proporlo come incentivo per le povere casse comunali ma soprattutto per il messaggio che porta con sé: essere figli di Bruxelles, liberi e scherzosi, felici; ci hai pensato quando su Skype tua madre ha sgranato gli occhi e continuava a domandarsi il perché, perché suo nipote non sarebbe stato battezzato, assolutamente no, le ripetevi con calma e raziocinio, perché non vuoi, perché non ha senso, perché non sarebbe giusto, perché sarà proprio lui, suo nipote, tuo figlio, un giorno, a scegliere cosa vorrà farne del concetto di religione, non tu, non sua nonna, sarà libero di scegliere, ma non si troverà nessuno schema già impacchettato, che sia cattolico, buddista o qualsiasi altra favola medievale; ci hai pensato quando ribadivi che simboli religiosi non entrano in casa tua e tantomeno nella tua famiglia, quella nuova, o almeno non così, incoscientemente: battezzare tuo figlio nel 2014 è un po' trascinarsi e passivamente accollargli contraddizioni, riti, automatismi non necessari; ed è lì che ci hai pensato, un po' per far contenta tua madre, in qualche modo, un po' per smorzare i toni e trovare un sorriso: battezzarsi a Bruxelles dovrebbe essere semplice e naturale, dovrebbe essere portar il proprio piccolo davanti al monumento del Manneken'pis, lì al centro in orari o secondo condizioni che aprano un varco tra la calca sempre costante di turisti, e bagnargli il capo con qualche spruzzo d'acqua che fuoriesce da quella simpatica fontanella, recitare qualcosa, anche senza senso purché in rima, e poi andare tutti a festeggiare, con il sorriso. Semplicemente.

Per chi (ancora) non conoscesse la simpatica fontanella.

lunedì 10 novembre 2014

D'incubatrici e altri beep

Quando operano d'urgenza tuo figlio dopo appena 42 ore di vita e passi settimane in terapia intensiva, lì in un ospedale del centro di Bruxelles, aspettando la seconda operazione poi, e familiarizzi con tante cose per altrettante settimane, lì all'undicesimo piano fatto d'incubatrici e lettini elettronici, aspettando poi anche il terzo intervento, l'ultimo in teoria, da fine settembre a natale probabilmente, succede che passi da uno stato iniziale di shock ad una reazione fatta di coraggio e volontà, per passare poi all'ottimismo e la fiducia per la scienza, in un mite novembre dell'anno 2014, in cui tante cose non te le aspetti, ma sì possono capitare una ogni 5000 nascite, e son tante le cose che si risolvono anche per un esserino di 50 centimetri e 3,1 chili di meraviglia, e insomma passi tante settimane tra bip e bop e beeeeep che poi rientrano, ritornano, saltellano, e passi tante ore a fianco a lettini che son macchine, leggi, studi, canti ninne nanne inventate, parli come se lui ti potesse ascoltare nonostante l'anestesia postoperatoria, per affezionarti a certe cose, alle persone bellissime che ci lavorano, ai genitori degli altri neonati, ognuno con la sua storia da raccontare, tra preoccupazioni speranze e tanto amore, ti affezioni anche a quei lettini, quelle macchine, che finiscono per avere facce, simpatiche, come tante delle cose che ti circondano da sempre, come un gioco che ti porti dietro fin da piccolo e che non vedi l'ora d'insegnare a lui, di stimolare la sua fantasia affinché rimanga un po' infantile anche a 32 anni da poco compiuti. Un giorno, quando tutto sarà solo un storiella del passato, gli dirai che anche nel lettino su cui l'operarono trovasti una faccia, e su quello su cui lo curarono in terapia intensiva, per settimane, anche quelle cose han smesso d'esser cose, son diventate personaggi di ninne nanna inventate, ti han fatto compagnia, le hai disegnate poi così come le vedevi, così come loro si presentavano. E le hai stampate. E le hai regalate al reparto di terapia intensiva, con il suo nome ed un grande merci.

sabato 11 ottobre 2014

Questione di dosi

Se ti rivelassero all'improvviso che grazie a determinate condizioni avresti meno compromessi e più libertà, difficilmente ne saresti disturbato, posto che quelle determinate condizioni le vivi già e non puoi farne a meno. Sarebbe, a quel punto, più prendere coscienza di quei meno compromessi e più libertà, che davvero guadagnarli. Sarebbe, semplicemente, rendersene conto e compiacersene, di meno compromessi e più libertà che non si pensava di avere o non s'erano mai considerati. Addirittura, sarebbe rivalutare certe cose sotto la luce di meno compromessi e più libertà.

Due o tre giorni all'anno di nostalgia non valgono i restanti 360 giorni di meno compromessi e più libertà, così come due tre giorni di raffreddore non possono valer più di un anno di salute.

Quando vivi all'estero c'è un'entità che non è lì con te, che idillicamente dovremmo sempre aver con noi, vicino a noi o almeno non troppo lontano, e che si associa sempre alla nostalgia, anche nell'epoca di Skype e dei voli low cost. La sua mancanza viene spesso vista come una sofferenza, uno svantaggio, un lato negativo, perché così dice la cultura, perché così sussurrano le emozioni dei primi giorni o di alcuni pomeriggi di debolezza emozionale. Eppure basterebbe accorgersene, di quei meno compromessi e più libertà, e quegli umori grigi, quei luoghi comuni, quelle trappole culturali, quei modi di pensare, scricchiorelebbero davanti alla coscienza onesta delle cose. Quando vivi all'estero la lontananza della famiglia è - senza azzardare semplificazioni - meno compromessi e più libertà. Anche se le cose non vanno bene, se ci sono problemi, soprattutto in quei casi, son meno compromessi e più libertà. Perché la famiglia può - ma non sempre è - essere una cosa bellissima, la cosa più bella, ma a giuste dosi. Dosi che, grazie alla distanza, lasciano meno compromessi e più libertà. E non è poco.

Certo, forse dovrei evitare considerazioni di questo genere mentre la suocera è temporaneamente sotto lo stesso tetto.

andima a Bruxelles :: blog di un sognatore (italiano dicono) a Bruxelles
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