mercoledì 6 maggio 2015

La cronoagenzia, linkata

Ce l'avevi in mente da tempo, come un puzzle di pensieri da incollare con qualche avverbio e congiunzione e trasformare in conclusione, poi all'improvviso leggi tutto qui e allora - per il principio stesso di quel post, e per coerenza necessaria - abbandoni tutto e aggiungi il link. Sperando di rimediare, in qualche modo.

lunedì 6 aprile 2015

Benvenuti al sud

Ogni volta che atterri all'aeroporto di Napoli e noleggi l'auto e parti verso il sud, attraversando terre dove la virilità dell'uomo tatuato si misura ancora in numero di sorpassi veloci a destra, dove clacson e fari alti diventano continui messaggi minacciosi di fretta e prepotenza in terza corsia nonostante la velocità già oltre il limite, dove la corsia d'emergenza è la scorciatoia di massa per evitare la coda dei fessi al semaforo, c'è sempre un pensiero che rimbalza tra consuetudini oramai assimilate e consapevolezze che non dovrebbero più trasformarsi in lamenti, non fosse altro che per la loro irriducibile periodicità e la certezza d'una ennesima e puntualissima conferma al prossimo viaggio; quando poi al parcheggio a l'autogrill spuntano dall'ombra personaggi leggendari come i venditori di calzini con fare tra amicizia e ovvietà, o quelli di accendini che non si fermano mai al primo rifiuto e continuano quasi dovessi invitarli per un caffè, quello stesso pensiero diventa prurito che sbuffa, tra un mezzo sorriso di sarcasmo e una testa che scuote una negazione riciclata; ma quando poi passi una prima rotonda con statua grande di Padre Pio ed il messaggio ai turisti sicuramente non internazionali "Benvenuti nel Cilento", e una seconda rotonda con vergine e bambino a ripeterti lo stesso messaggio in mosaico e colori, e ti lasci alle spalle una terza rotonda con Madonna su sfondo di spiaggia e sole a ribadire lo stesso benvenuto, fino a cinque rotonde, una per paese, un padre pio e quattro Marie, ognuna col suo sforzo d'apparire credibile, quasi fosse una competizione a chi riesce a beatificare di più il passaggio, a chi sottolinea di più la religiosità presunta della popolazione e la falsità negli usi e costumi, lasci che quel pensiero e quel prurito si esprimino e sintetizzino in qualcosa di più concreto, pensi davvero che un Benvenuti nel medioevo sarebbe più sincero e attrattivo, almeno certificherebbe consapevolezze ben radicate e allevierebbe aspettative malamente annaffiate di nostalgia.

mercoledì 18 febbraio 2015

L'educazione e le barbarie

"La civilizzazione è un insieme di tecniche mediante le quali il cervello del cacciatore-raccoglitore impara a riorganizzarsi. E questo fragile equilibrio tra funzioni cerebrali "alte" e "basse" si rompe quando scoppiano guerre fraticidie nelle quali escono alla luce gli istinti più brutali e primitivi, e il saccheggio, la violenza e l'assassinio si convertono in qualcosa di quotidiano. Posto che il cervello plastico può far in modo che funzioni che han unito ritornino a separare, la regressione alle barbarie è sempre possibile, e la civilizzazione sarà sempre qualcosa di fragile e vulnerabile che bisogna insegnare ad ogni generazione, come se si trattasse ogni volta di qualcosa di nuovo."

Da "Il cervello infinito", Norman Doidge

martedì 20 gennaio 2015

L'educazione e il poker

"E il talento non è una qualità ereditata? La polemica tra eredità ed educazione è molto antica. È evidente che tutti i bambini nascono distinti, con caratteristiche differenti. Ma secondo l'opinione scientifica più ampiamente accettata, l'intelligenza dipende in parti uguali dall'eredità e dall'educazione. E ciò lascia aperto, in un bambino sano, molto spazio di gioco. Non tutti nascono ugualmente dotati, ma l'importante è che sviluppino al massimo le proprie capacità. Racconto spesso ai miei alunni più giovani che l'intelligenza umana somiglia molto al gioco del poker. Nella vita come nel gioco si distribuiscono carte che non possiamo scegliere a priori. Genetiche, sociali, economiche, in un caso; carte, nell'altro. In entrambi i casi ci son carte buone e carte inutili, ed indubbiamente meglio tener le buone e non le altre. Ma adesso arriviamo alla domanda importante: vince sempre chi aveva le carte migliori? No. Vince chi gioca meglio con quelle che ha. Ecco cosa possiamo fare attraverso l'educazione: insegnare a giocare bene."

Da "L'educazione del talento", José Antonio Marina

giovedì 11 dicembre 2014

Come molte cose

Cose che trovi da qualche parte a Bruxelles.
"Non è italiano ma è ugualmente buono" recita il prodotto, con rima.

lunedì 1 dicembre 2014

Con le mani nelle mani

Il tuo eroe del giorno è un signore dai capelli bianchi e ricci, dai lineamenti simili a Riccardo Cocciante a dir il vero, che monta sul tram con una piccola biondina di non più di 5 anni, ben imbottita per il freddo e in equilibro precario non appena il tram si rimette in moto; siete nell'ora di punta e quindi tutti dei pali in cerca d'appoggio, alberi senza radici in balia degli sballottamenti di binari e frenate; e tu ti ritrovi il nostro Cocciante bruxellese proprio di fronte, entrambi un po' schiacciati un po' infreddoliti, mentre la piccola inizia a lamentarsi perché non riesce a stare in piedi e lui, il padre lo zio il nonno non si sa, con una mano si aggrappa ad un palo e con l'altra cerca di tenerla in modo maldestro. E allora, tra la bimba che quasi cade per terra e la gente intorno indifferente, Riccardo - chiamiamolo così - inizia a parlarle a voce anche abbastanza alta, chiaramente riferendosi a tutti anche perché chissà in quale altro mondo fantastico la piccola era già scappata, e non è una canzone di Margherita e mani nelle mani ma un bel monologo che in un inglese dall'accento nativo recita più o meno: "ecco vedi piccola mia, nessuno ti lascia il suo sedile, nessuno è gentile con te, ognuno è con la testa nel suo smartphone e non si accorge di te, ognuno è con la musica nelle cuffie e non sente le tue richieste, ricordati di questa scena e un giorno non cadere nello stesso errore quando sarai tu quella seduta e una bimba avrà bisogno di gentilezza". E magicamente anche se con un po' di ritardo, qualcuno capisce riferimenti e ramanzina e lascia il proprio posto alla piccola, sotto una pioggia di grazie grazie grazie del nostro Riccardo anglofono, quasi ne fosse commosso e sorpreso, tra qualche sorriso che nasce spontaneo tra sguardi incrociati di pali umani e teste assonnate. Eccolo il tuo eroe del giorno, he is ordinary, come cantava Dave Grohl. E ti piace che la copertina di quell'album ricordi un po' l'Atomium, in cerca di coincidenze che non servono a niente ma che lasciano un sorriso, e non è poco.

andima a Bruxelles :: blog di un sognatore (italiano dicono) a Bruxelles
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