sabato 11 ottobre 2014

Questione di dosi

Se ti rivelassero all'improvviso che grazie a determinate condizioni avresti meno compromessi e più libertà, difficilmente ne saresti disturbato, posto che quelle determinate condizioni le vivi già e non puoi farne a meno. Sarebbe, a quel punto, più prendere coscienza di quei meno compromessi e più libertà, che davvero guadagnarli. Sarebbe, semplicemente, rendersene conto e compiacersene, di meno compromessi e più libertà che non si pensava di avere o non s'erano mai considerati. Addirittura, sarebbe rivalutare certe cose sotto la luce di meno compromessi e più libertà.

Due o tre giorni all'anno di nostalgia non valgono i restanti 360 giorni di meno compromessi e più libertà, così come due tre giorni di raffreddore non possono valer più di un anno di salute.

Quando vivi all'estero c'è un'entità che non è lì con te, che idillicamente dovremmo sempre aver con noi, vicino a noi o almeno non troppo lontano, e che si associa sempre alla nostalgia, anche nell'epoca di Skype e dei voli low cost. La sua mancanza viene spesso vista come una sofferenza, uno svantaggio, un lato negativo, perché così dice la cultura, perché così sussurrano le emozioni dei primi giorni o di alcuni pomeriggi di debolezza emozionale. Eppure basterebbe accorgersene, di quei meno compromessi e più libertà, e quegli umori grigi, quei luoghi comuni, quelle trappole culturali, quei modi di pensare, scricchiorelebbero davanti alla coscienza onesta delle cose. Quando vivi all'estero la lontananza della famiglia è - senza azzardare semplificazioni - meno compromessi e più libertà. Anche se le cose non vanno bene, se ci sono problemi, soprattutto in quei casi, son meno compromessi e più libertà. Perché la famiglia può - ma non sempre è - essere una cosa bellissima, la cosa più bella, ma a giuste dosi. Dosi che, grazie alla distanza, lasciano meno compromessi e più libertà. E non è poco.

Certo, forse dovrei evitare considerazioni di questo genere mentre la suocera è temporaneamente sotto lo stesso tetto.

venerdì 10 ottobre 2014

Cose che a Bruxelles

- Una coppia di amici in dolce attesa si ritrova dal ginecologo in un attimo di scomodo silenzio quando viene chiesto loro se, siccome non hanno lavoro e non hanno assicurazione privata ospedaliera, vorrebbero comunque usufruire del suo servizio durante il parto, ma in nero, a meta' prezzo, con la condizione che quelle stesse parole non siano state mai pronunciate, che avrebbe negato di fronte a qualsiasi altra persona, che nessuno ha mai visto o sentito nulla. Prendere o lasciare.

- Un'altra coppia di amici compra appartamento nei pressi del centro di Bruxelles e parla con l'attuale proprietario quando, appartandosi, sotto voce, viene offerto loro di pagare una parte di 15mila euro in nero, per abbattere costi notarili e bancari, ovviamente in contanti e nessuno ha mai visto o sentito nulla. Pare sia un'abitudine, in quel mercato.

- Un amico riceve un'offerta anche abbastanza alta da un'azienda di consulenza per un lavoro in Commissione Europea, ma quando si trova di fronte il contratto si accorge che son due, uno registrato in Belgio e l'altro a Cipro. Sospettoso s'informa meglio in giro e pare che la stessa azienda, per altri consulenti in Commissione, si ritrovi spesso a non pagare mensualita', a ritardi imbarazzanti, a rinnovi contrattuali con triplo salto carpiato avvitato.

Ah, la trasparenza immacolata del nord Europa.

andima a Bruxelles :: blog di un sognatore (italiano dicono) a Bruxelles
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