giovedì 5 agosto 2010

Quel sampietrino bastardo

Così mentre di fretta ti dirigi a prendere la metro per non essere in ritardo in ufficio proprio il giorno dell'incontro con la commissione ISO per quello standard di qualità tanto importante pensando già di dover rileggere alcune specifiche proprio perché il big boss ci tiene tanto e nessuno vuole che ci rimanga male non tanto per l'ipotetica espressione di delusione quanto per gli sguardi quelli dai messaggi inequivocabili, ecco mentre un po' di slalom tra la gente, il passo veloce perché nonostante tutto si esce di casa sempre quei 5 minuti più tardi, perché la sveglia ha i suoi ritmi ma il corpo li insegue ancora e non riesce a rispettarli, ecco tra un pensiero, un colpo di sonno di un microsecondo ed il semaforo per i pedoni che si fa rosso, ecco che il piede si poggia sul sampietrino sbagliato, quel rumore, quel plick, l'impatto oramai inarrestabile, già sai come andrà a finire, perché proprio la notte prima aveva piovuto, perché qui a Bruxelles l'estate termina il 31 di luglio e sotto quel sampietrino non ci sarà sicuramente acqua limpida e delicata, magari arricchita con magnesio che fa tanto bene contro lo stress, proprio quello stress che già sai che ti sta per assalire mentre alzi gli occhi al cielo, il cielo ti ignora, abbassi lo sguardo e il piede ha terminato il passo, come quando fai click sul bottone sbagliato ma la richiesta è già stata inviato perché magari avevi letto la dialog di warning troppo velocemente, dando per scontato qualcosa di importante o di fretta, sempre di fretta, ma così ecco che succede, ed allora ti guardi i pantaloni, quelli di color beige, eleganti per la commissione ISO-qualche-numero, quelli lavati e poi stirati con cura, che allo specchio sembravi un figurino, te li guardi e vedi le conseguenze del passo sbagliato, gli schizzi neri e marroni della fanghiglia meticolosamente raccolta e celata da quel sampietrino bastardo, tutti lì dalla caviglia alla rotula, firma pregiata di sartoria cittadina. Ti fermi, vorresti bestemmiare, anche se d'abitudine non bestemmi, tutto il viso ti si contrae in una smorfia di cui potremmo parlare per ore ma che dura in verità qualche secondo, è troppo tardi per tornare a casa e cambiarsi e anche se ci fosse il tempo alla fine non lo faresti mai e allora non rimane che rassegnarsi, ma soprattutto non fermarsi, c'è la metro che non aspetta, eppoi l'ufficio e il big boss e l'ISO e mannaggia-la-miseria.

3 comments:

dancerjude ha detto...

e con quelli dell'ISO(ppazz) come è andata a finire poi ?

andima ha detto...

bene, anche se alcuni colleghi ridevano quando il PM inventava cose dal nulla su documenti e procedure che in verita' non abbiamo mai applicato, ma vabbe'.. sono convinto che in poche aziende al mondo una commissione scrupolosa come quella uscirebbe senza trovar alcun difetto!

gattosolitario ha detto...

Sheet happnes : )