lunedì 11 luglio 2011

E per fortuna non era Casu Marzu

Me lo immagino, Yuri, mentre galleggiava nell'aria nella stazione orbitale durante la missione STS-100, con i pensieri in preda all'assenza di gravità, ognuno al posto sbagliato, le preoccupazioni che si scontrano con i sorrisi, una speranza che non può più cascare al suolo e trasformarsi in delusione, ma non come accadrebbe a noi, no, non nel panico improvviso d'idee senza appigli, che gli astronauti son stati preparati anche a questo, anche a gestire la gravità tra le pareti cerebrali, con i pensieri che galleggiano sì, ma con disciplina. E insomma Yuri stava lì a scrutare la terra da lontano, con gli occhi a cercare di intravedere a migliaia di chilometri di distanza la sua piccola, piccolissima regione, ma niente, la rotazione terrestre non lo permetteva, non ancora, bisognava attendere ancora un po' e nell'attesa un pensiero di nostalgia quasi galleggiava fino alla metamorfosi lacrimale quando ad un tratto Yuri sente qualcosa, un odore strano, mai sentito prima. E con metodologia, come gli avevano insegnato ai training per viaggiare nello spazio, Yuri respira profondamente e prova ad analizzare l'aria, annusando bene, aprendo bene le narici, collezionando campioni di quell'odore, senza muoversi per non perdere la concentrazione, mentre intorno Ken, Jeffrey, Chris, John, Scott e Umberto erano impegnati in chissà quale altro esperimento spaziale. Quando poi Yuri proprio non sapeva contestualizzare e identificare quell'odore, che non era sicuramente nella documentazione NASA, che non faceva parte dell'equipaggiamento della missione, che non poteva essere un corpo estraneo entrato all'improvviso dallo spazio, a contaminare la stazione, ad alterare gli esperimenti e la missione e il livello di allarme, si volta con le gocce di sudore anche loro in preda all'assenza di gravità, che non è bello, quando dall'ascella qualcosa ti scivola sul collo e ti arriva dritta in faccia, si accorge che Umberto aveva qualcosa in mano, che non era kriptonite ma gli aveva scombussolato tutti i sensi, lì, nello spazio, e lasciato in preda alla pressione dell'ignoto. E in una crisi di nervi lì lì per arrivare, anche i nervi senza gravità, con il sudore ascellare nelle narici, allora Yuri quasi urla un "What's that?" e Umberto gli risponde con calma ed un sorriso sotto quei baffi: è Parmiggiano, ciccio, Parmiggiano nello spazio.

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