martedì 1 novembre 2011

Cose che quando parli italiano

Capita spesso vedere che, per un motivo o per un altro, due connazionali parlino tra loro in una lingua a loro straniera e vedere come lei, la lingua straniera, sia fuori posto in quel momento, quasi fosse il doppiaggio maldestro di voci estranee. Così, per esempio, con il collega italiano può capitare di parlare in inglese in ufficio anche se non ci sia nessun terzo interlocutore, ma soltanto per educazione, se qualcuno fosse lì vicino e magari volesse intervenire, o addirittura a volte per abitudine, per poche parole tecniche d'uso quotidiano. O per distinguersi dai colleghi francesi. Capita anche però che se devi commentare il titolo di una notizia, qualcosa del paese comune o una stupidaggine che agli altri neanche importerebbe, beh a quel punto la si dica in italiano, tra italiani, come in olandese tra belgi del nord, anche se loro, i belgi del nord, sono a casa loro, a Bruxelles, più o meno. Cose naturali, insomma.

Così si crea una certa intimità, di parlare in una lingua che gli altri non possono capire e dire cose anche private senza che gli altri se ne possano rendere conto. Così si crea un certo scudo protettivo linguistico, che protegge i fatti tuoi, appunto, quando racconti qualcosa al collega italiano alla scrivania di fianco, nell'open space. Così capita che il collega prima di andar via l'altro pomeriggio, si avvicini alla tua scrivania e ti racconti di un problema di salute, di una visita dall'urologo e te lo dica in italiano, appunto, che son cose personali eppoi certi dettagli sarebbero anche macchinosi da spiegare in altre lingue, che loro, le altre lingue, si usano per altro, almeno fin tanto che poi non diventino al tua lingua, un giorno chissà. E capita che il collega non lo dica neanche a bassa voce, che tanto gli altri non capiscono, che tanto è abitudine da due anni dire certe cose in italiano, protetti dal super scudo linguistico, nell'intimità d'accenti meridionali. E capita che si inizi a parlare di visite dell'urologo, di esperienze personali, di dita che vanno in certi posti e che non è mai cosa piacevole. Tu per esempio gli racconti di quella volta che l'urologo si mise il guanto di lattice, fatale presagio, e lui, l'urologo, era come il saggio ma non puntava alla luna e tu, paziente turbato, non eri stolto ma continuavi a fissare il dito, pensando a dove sarebbe finito. Così passa una decina di minuti in discorsi d'ampio sfondo scientifico, un po' come il trapana e succhia di Bart ed altri racconti di un certo spessore medico. E capita pure che il collega, sempre prima di andar via, sempre sotto il super scudo, concluda con una battuta, sempre a tema, magari non elegantissima, e poi d'improvviso diventi rosso, rosso che quasi scoppia. Tu non capisci per un attimo, scuoti la testa ma lui niente. Rosso. Poi ti si bloccano gli occhi e vorresti scomparire, puff, di colpo, che proprio a un metro più in là c'è la collega nuova, quella da due giorni in ufficio, quella silenziosa che ancora si deve adattare, quella che quasi ci si dimentica di lei. Quella italiana.

10 comments:

Francoise ha detto...

Infatti, mai essere così ingenuo da parlare italiano a Bruxelles pensando di non essere capito! :-D

andima ha detto...

@Francoise
si', in effetti soprattutto a Bruxelles il rischio e' altissimo!, poi va beh.. a noi in ufficio piace farci male e inciampare sul facile.. maledette abitudini :/

Spider ha detto...

ahahaha... consolati, mi è capitata una situazione ancor più imbarazzante in una discoteca di Zurigo, parecchi anni fa. Con un amico stavamo facendo delle considerazioni abbastanza goliardiche diciamo sul "layout" di alcune donzelle, dando per scontato che non capivano l'italiano. Che figure... perlomeno a voi resta forse il dubbio che la ragazza era concentrata su qualcosa e non ha seguito il discorso, mentre a noi il dubbio l'han tolto loro :).

gattosolitario ha detto...

Qualcuno che parla italiano intorno, non so perché... ma si trova sempre :)

patch ha detto...

Grande il trapana e succhia di Bartolomeo di Santa Maradona. Quanto siamo con questa?
A Bruxelles effettivamente è difficile non trovarsi in simil situazioni.
A proposito di italiani "noti" a Bruxelles, perchè non proviamo a vedere cosa dicono i nostri Paolo e Antonia questo sabato 5 novembre all'anti tapas?? http://www.antitapas.org/

andima ha detto...

@Spider
confermo, probabilmente era distratta, certo non vado a domandare se ci aveva fatto caso ;)

@gatto
verissimo, o almeno qui a Bruxelles sembra fin troppo facile trovarne, non a caso qualcuno la definiva la città italiana più a nord.

@patch
all'antitapas ci vado spesso! L'ultima volta c'e' stato un alluvione che ci ha portati via in un fiume.. E questo sabato era già in programma di andarci o almeno cosi' diceva il mio boss.

Zax (Andrea) ha detto...

come hanno detto altri, l'Italiano è troppo rischioso. Molto meglio il dialetto, dialetto 'stretto' meglio ancora: le probabilità diminuiscono di molto ... o no ? da noi (in Veneto) Un padovano e un bellunese si capiscono a malapena se parlano dialeto stretto (per non dire di Rovigo).

Andrea
PS: può sempre succedere, a New York facevo colazione con una famiglia veneta seduta al tavolo a fianco !

andima ha detto...

@Zax
hai ragione, il dialetto creerebbe un ancor più forte scudo protettivo, ma tra un campano e un siciliano (come da noi in ufficio, per esempio) sarebbe quasi impossibile, già quando lui mi disse "mi sto pisciando di sopra" io non capii perché dai noi sarebbe "mi sto pisciando sotto", figuriamoci se entriamo in dettagli dialettali ancora più complessi. Il dialetto va bene se si è della stessa regione, anzi della stessa provincia, a volte (in questo l'Italia è qualcosa di impressionante) della stessa città, altrimenti si è quasi obbligati ad usare l'italiano.

Belguglielmo ha detto...

Ehi ma anche noi vogliamo i dettagli! Dai, un bel post sull'urologo!

andima ha detto...

@Belgugliemo
eh, ne potrei dire parecchie di cose sull'urologo e argomenti affini, per esperienza, ma magari non e' il caso:)