venerdì 14 settembre 2012

A me gli occhi

Ma carissimo collega che dici di non essere impegnato mentendo spudoratamente per infinita gentilezza o chissà per leggerezza macchiata d'incuranza sottile, se quando ti parlo continui a fissare ipnotizzato il tuo schermo opaco alla ricerca del senso di una vita insipida o intento a risolvere un qualche problema che ti affligge probabilmente da ore e contemporaneamente emetti monosillabi preistorici tentando invano di apparire concentrato anche sulle mie parole, dovresti saperlo che così facendo stai utilizzando in modo del tutto sbagliato la tua e la mia risorsa tempo, stimolandomi a mandarti una presentazione power-point fatta ad-hoc da fissare la prossima volta, una cosa semplice, una slide e pochi punti per sapere che 1. così facendo non troverai la soluzione al tuo problema perché nel frattempo ci sono io che disturbo la tua concentrazione 2. così facendo non risponderai correttamente alla mia domanda perché non mi stai ascoltando pienamente e c'è il tuo problema che disturba 3. stiamo perdendo tempo entrambi nei nostri monologhi paralleli quando basterebbe soltanto un po' di cooperazione spicciola 4. non sarei costretto a ripetere n volte lo stesso identico concetto quasi fosse la dimostrazione del teorema di Pitagora da te trasformata in quella dell'ultimo teorema di Fermat 5. quando qualcuno ti parla, in generale, non guardare altrove per un principio minimo d'educazione che sta tra il rispetto e l'empatia. Poi, sempre in quella slide fatta ad-hoc, ci sarebbe anche un altro punto, magari listato alla fine, meno importante forse perché rappresenta un vantaggio opinabile o una trascurabile consapevolezza, ma degno di nota nelle nostre interazioni quotidiane ahimè necessarie, 6. mi staresti anche meno sulle balle.