lunedì 15 ottobre 2012

Cortometraggi urbani

Poi ti ritrovi nel finestrino opaco del treno fermo alla stazione, a guardare gli altri a pochi metri in attesa sulla piattaforma affollata, ciascuno nella sua vita importantissima a respirare, ognuno inconsciamente impegnato nel suo destino da decifrare, e il finestrino diventa un televisore temporaneo che trasmette live frammenti scomposti di vita altrui, spiando con sguardi curiosi dettagli sottili seminati da chi riempie l'attesa a cercare risposte tra le unghie indisciplinate o immerso in mondi alieni tra le pagine di un libro dal titolo troppo piccolo anche se sforzi gli occhi e impegni l'immaginazione, non si legge e poco importa mentre c'è chi controlla ripetutamente l'orologio in preda ad un'ansia da ritardo, ma qui in Belgio sarebbe meglio farci l'abitudine - pensi - perché conta più interpretare la voce rauca di chi annuncia cambi di binari e orari saltellanti che il tabellone luminoso ed i suoi numeri arrossati da incrociare. Quando un altro treno si ferma davanti al tuo schermo, a cambiar bruscamente canale, il finestrino inquadra veloce altre comparse, in questa quotidianità di cortometraggi urbani, attraverso altri finestrini, c'è chi parla, chi ascolta musica e chi sbadiglia, mentre le tue cuffie accompagnano l'ennesima scena di sguardi incrociati, che repentini si schivano, per poi rincontrarsi, nel controllo che non fosse solo una coincidenza, nel delirio che stessi guardando proprio lui, più volte, per qualche motivo, non farà in tempo a capirlo, perché il treno ripartirà sbuffando i suoi ritmi metallici e spostando la camera, di nuovo, verso altre scenografie, immortalando altri antagonisti. Appena alla stazione successiva intravedi il ragazzo che fissa un manifesto di Justin Bieber, in concerto da qualche parte in Belgio, muovi subito la cinepresa oculare per concentrarti su altri personaggi nei dintorni per poi non riuscire a sottrarti al dubbio atroce però rilevante, perché in questo gioco d'oscar metropolitani ognuno è regista e comparsa allo stesso tempo ed il tuo finestrino trasparente diventa presto scenario per chi dall'altro lato t'osserva invadente e tu figurante involontario, lì dalla finestra di un treno di passaggio, dalla piattaforma in attesa d'altre destinazioni, c'è chi ti stava registrando su pellicole d'inerzia, la scena del ragazzo che sporge il capo dal finestrino del vagone mentre parte dalle cuffie del regista la colonna sonora del momento, l'ultimo pezzo di Justin Bieber, mentre tu, proprio tu, reciti la tua parte involontaria e qualcuno ha scelto per te di mandarti in onda abbinato a Justin Bieber. E la smetti, ti volti, rapidamente, basta: a volte - concludi - c'è veramente troppa parità di diritti in questo mondo.

4 comments:

Alessandro ha detto...

Justin Bieber...cavolo che film di merxxa! :D

sandrokhan80 ha detto...

Intuendo che qualcuno ascolta Justin Bibier mi nasconderei per non far da comparsa in quel film.
Ad ogni modo, quando ero in Belgio, ogni mattina appena uscito di casa dovevo proprio ascoltare questa in cuffia che un briciolo di ironia ci stava bene ;-)

CheleAlwaysLate ha detto...

è la musica nelle cuffie che rende tutto più cool ;)

andima ha detto...

@Alessandro
il cinema moderno non fa per me!

@sandrokhan80
non la conoscevo, non è il mio stile, ma l'ironia ci sta tutta

@CheleAlwaysLate
più che cool, aiuta ad isolarsi, e può essere un bene o un male, in base agli umori del momento