venerdì 26 luglio 2013

Maledetto

Poi sei lì immerso in una lettura coinvolgente, mentre il treno sfreccia tagliando lungo una diagonale la città stordita da ondate di calore inattese, e i personaggi della trama ti si materializzano intorno, parlando con la voce dei tuoi pensieri concentrati, vestendosi della tua immaginazione contagiata, aiutati da parole e descrizioni che ti proteggono dai rumori meccanici del vagone ferroso, la musica di chi preferisce rompersi i timpani pur di condividere le proprie preferenze musicali, il paesaggio che periodicamente l'occhio controlla per non mancare la tua fermata, in automatismi oramai naturali. Esiste solo il libro, nel piacevole rapimento di paragrafi che si susseguono gustosi, pur non promettendo finali rivoluzionari e colpi di scena sconvolgenti, a volte è semplicemente la forza del linguaggio che ti trascina, conquistatore. Poi, quando il vagone sta per richiudere le sue porte dopo l'ennesima fermata disinteressata e le vibrazioni cigolanti passano veloci dalle pagine ai personaggi lì sospesi a mezz'aria, tra realtà e fantasia, ecco che il collega appena entrato ti saluta con la sua espressione felicissima, felicissimo d'aver trovato un compagno di viaggio per gli ultimi 10 minuti di tragitto. Maledetto. I tuoi denti orchestrano un sorriso d'occasione sibilando bestemmie in dialetti lontani, le mani chiudono il libro in uno sforzo di fatiche mitologiche mentre un pollice resiste cercando d'immolarsi a segnalibro disperato, manifestando la voglia di continuare, invano. Le parole del collega felicissimo ti attaccano veloci senza alcuna difesa, sotto bombardamenti di discorsi noiosissimi sul clima ti arrendi inerme a buone maniere indulgenti. Il collega parla e tu pensi che si dovrebbe aggiungere qualcosa a quei luoghi comuni, a quelle usanze, quelle espressioni secolari, come quando la mamma dice "non accettare caramelle dagli sconosciuti" così dovrebbe aggiungere "e non rompere le balle agli amici che leggono il Topolino, disturba solo quelli che giocano a calcetto"; il collega parla e tu pensi che si potrebbe aggiungere un nuovo comandamento a religioni quindi di colpo più efficaci, cose del tipo "undicesimo comandamento, non rompere le balle a chi sta già leggendo un libro"; il collega parla e tu vedi i cadaveri dei personaggi della tua lettura decomporsi repentini, intorno, svanire, mutarsi in fantasmi che alloggeranno in qualche parte del tuo cervello per tutto il giorno, fino al treno del ritorno, a meno che il tuo collega felicissimo non t'incrocerà all'uscita dell'ufficio, felice di andar ad attendere il treno con te e commentare ancora una volta il clima e le ferrovie e i già e i va beh che diventano colpi nell'aria come mani ad allontanare mosche. E invece non son mosche, ma i fantasmi dei personaggi del tuo libro, lì in un'agonia soffocante, in attesa di resurrezioni dolorose. E invece già. Va beh. Può darsi.

2 comments:

rafeli ha detto...

ohh, finalmente.

andima ha detto...

@rafeli
come stile probabilmente il miglior libro proposto dal club, finora