venerdì 14 marzo 2014

Il cappotto

Tutto l'inverno così, raccogliendo passivamente freddo, pioggia e odori urbani di metro e sedili, inzuppandosi di città, di quella scura di giornate uggiose e di quella sporca di spazi ristretti tra foreste di braccia e code e attese, la ritrovi tra il collo e in altri parti del tuo cappotto, dopo mesi di onorato servigio, quella puzza che spesso risveglia sensi in tonalità di disgusto e apnee, è quel misto d'odori forti che riconosci in alcuni angoli del vagone della metro, indicativo del passaggio di qualche senza tetto, di qualcuno dal sudore impregnato, d'insalate di presenze umane che lasciano il segno non per marcare il territorio ma per inevitabili frammenti che si perdono, nei crocevia metropolitani in cui spesso si sopravvive. E te lo ritrovi sul cappotto o n'è soltanto il presentimento, la percezione, quasi fosse il presagio d'intensità maggiori, quasi potesse infettare, attraversare i tessuti spessi del cappotto e attaccarsi a quelli epidermici; quell'odore di città, che brutto dipinto ne uscirebbe se si limitasse a raccoglierne solo quello per descriverla, eppure le appartiene, tanto che te lo ritrovi addosso, l'odore di città, di metro, di autobus, di treni, di pioggia e smog, di bar, di traffico, di persone, dovrebbe essere altra poesia, dovrebbe riempirsi di colori e voci e diversità, e invece sul cappotto si trasforma in acidi aromi; dovrebbe essere una fragranza da esporre in vetrina tra marketing abilmente addobbato e frasi ingrassate ad effetto, il profumo di Bruxelles, e invece non c'è poesia quando l'effluvio ha il sentore di quella cosa, anche quella, soprattutto quella è ciò che veramente ti fa storcere il naso e si ferma amara in gola, perché un po' fa paura. La povertà. Ma bastano poche ore in una lavanderia vicino casa e pochi euro alla consegna ed il cappotto torna come nuovo, al profumo di lavanda, per dormire fino al prossimo inverno ed assorbire poi nuovamente la città, in tutti i suoi gusti, anche quelli più forti, con il cinico sollievo di poter dimenticare tutto in un lavaggio a secco e la consapevolezza però che quella cosa è lì e per tanti altri non va via.

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