mercoledì 21 maggio 2014

Dell'Italia che uscì dall'Euro

Erano passati già diversi anni dall'uscita dell'Italia dall'Euro, ma ogni volta che arrivava all'aeroporto di Fiumicino non poteva non fermarsi alcuni secondi ad osservare quella mappa esposta così grande, così fieramente, dell'Europa d'un colore e dell'Italia d'un altro, anzi di un tricolore, e di tutta quella gente che ci si fermava davanti per una foto, con il sorriso, come se stessero davvero davanti ad un monumento storico importantissimo o ad un cambio epocale, un po' come con le mappe dell'evoluzione dell'Impero Romano, quelle che si intravedevano sulla destra quando dai Fori Romani si andava al Colosseo, anche lì ci fu chi in quegli anni aveva proposto di aggiungerne un'altra, dell'Italia fuori dall'Euro, ma proprio quelle mappe lo facevano tanto ridere, ogni volta che ci passava di fronte, perché ne mostravano l'espansione fino al culmine, ma non la caduta, ecco perché aggiungerci adesso quella dell'Italia fuori d'Euro sarebbe stata l'ennesima inconsistenza patriottica, ma l'Italia ne era piena, di quei controsensi lì, nel 2023. Come lo annoiava poi dover cambiare ad ogni arrivo i suoi euro in lira, nella nuova lira, se ne ricordava non appena usciva dall'aeroporto, non appena intravedeva quel monumento enorme, quello alla Nuova Lira, di quella donna che sola era riuscita a sconfiggere la crisi grazie all'unione nazionale, e subito metteva la mano nel portafogli per controllare se ne aveva abbastanza per la giornata, lui che viveva all'estero e usava quella moneta straniera, l'euro.

Nel taxi gli piaceva sempre domandare come andavano le cose al tassista, che non mancava mai di lamentarsi sebbene l'Italia della nuova lira attraversava uno dei suoi massimi splendori economici. Certo, i primi tempi dopo il cambio furono pieni d'incertezze e problematiche, ma non ci fu quell'inflazione sfrenata che i sostenitori dell'euro avevano previsto né il crollo dei mercati o le invasioni bibliche di cavallette; beh, non si ebbero neppure tutte le richezze e vantaggi promessi dai sostenitori dell'uscita dell'euro in effetti, ma il punto fu proprio quello: entrambe le parti ebbero torto e ragione, in quella scienza che non è puramente matematica, l'economia, ma spesso ha bisogno di previsioni, proiezioni, ipotesi e statistiche, e non tiene conto delle evoluzioni possibili, giochi di potere, accordi, interessi e politica, che si susseguirono incessanti, sempre all'ombra di un complotto gigantesco per molti, che nessuno ovviamente seppe mai formalizzare. Chiacchere da bar, le chiamava il tassista, mentre passava davanti ai resti del Colosseo, oramai quasi dimezzato dopo gli ultimi crolli per i mancati interventi: l'Italia era sì ricca, ricchissima, nel 2023, ma la ricchezza non migliorò molto il paese, anzi. Più ricchezza si trasformò repentinamente in equazioni d'assurdità italiche in più corruzione, più mafia, più casta. Le cose andavano sì meglio, molto meglio, ma si continuava a non investire nei beni culturali, nella ricerca, nella sanità: non bastano alcuni bilanci positivi per cambiare una cultura, gli aveva detto all'aeroporto il barista servendogli un espresso eccellente e barbottando qualcosa sul figlio dottorando, che aveva ricevuto richieste dall'estero ma che adesso aveva paura di partire, di diventare un cervello in fuga con tutto quello che all'epoca comportava. La campagna dell'odio contro i cervelli in rientro poi, fu qualcosa d'assurdo nel 2023: molti italiani all'estero decisero, in numero sempre crescente, di rientrare vista la nuova crescita economica e l'ottimismo che ne derivava, ma in patria non trovarono certo un buon clima né quelle condizioni di lavoro a cui erano abituati altrove. Da "vigliacchi", "traditori", da "è facile lasciare la nave quando affonda", passorono ad essere "opportunisti", quelli che "comodo rientrare quando le cose vanno bene", "dove siete stati mentre qui si soffriva", "ce l'abbiamo fatta anche senza di voi" e così via. Molti li odiavano in un clima surreale dove non mancarono episodi di teppismo in effetti, di squadrismo organizzato all'uscita degli aeroporti, d'interrogazioni parlamentari per evitargli di rientrare, di approfittare di quella nuova ricchezza. Ricchezza di danaro ma non di spirito.

L'Italia del 2023 era ricca, ricchissima, ma anche tanto razzista, contro gli immigrati, anche quelli europei, e contro gli italiani, quelli all'estero che rimanevano o tentavano di rientrare. Lampedusa, per esempio, fu prima messa in vendita per scrollarsi di dosso i problemi degli sbarchi, e poi dichiarata stato indipendente, per poterla sanzionare e dichiararle guerra ad ogni nuovo sbarco sulle coste siciliane. La ricchezza offriva soluzioni facili e la geniliatà, quella tanto ostentata ma mai misurata adeguadamente, scarseggiava o veniva inghiottita da propagande e chiacchiere. Di chiacchiere si riempivano i politici, soprattutto quelli che avevano gridato all'uscita dell'euro, ne erano usciti vincitori dopo la rinascita economica ma al contempo vuoti: non avevano altre idee in realtà, il loro grido era stato di pura ricerca di consensi, appiglio al vento di destra che scosse un po' tutto il continente ma che rimase poi insipido quando s'arrivò al bisogno di un programma ben strutturato ed efficace. Con dei vincitori del genere, le cose non potevano certo migliorare. Ma avevano vinto, e i vinti hanno sempre ragione, purtroppo. Questo pensava, mentre il tassista imprecava contro l'ennessimo blocco della polizia, non si poteva passare nei pressi dello stadio per l'ennessima manifestazione degli ultras, che chiedevano ancora una volta dichiarazioni di guerra a mezza Europa: l'uscita dall'euro col tempo risultò in molte relazioni disgregate, in un'isolazione sempre crescente del paese e di tutto ciò che lo riguardava, il campionato italiano di calcio per esempio, nel 2023, non aveva più accesso alla Champion League. C'erano i soldi, tanti, per comprare i migliori talenti stranieri sul mercato, che però non volevano andar a giocare in Italia senza l'accesso a quella competizione e in più in quel clima d'intolleranza e anarchia. Eppure, si continuava a dire che era il campionato di calcio più bello del mondo, secondo gli italiani. Così come il paese, il cibo, il clima, la moneta.

Lasci stare, continuo a piedi - disse al tassista. Con l'idea di fare due passi e arrivare a casa degli amici, lì a qualche isolato di distanza, ripensò a cosa era rimasto di quell'Italia che aveva lasciato, 30 anni prima, a cosa assomigliava quella giostra di ricchezza economica e problemi raddoppiati, quell'orgia d'interessi e odi, e perché continuava a sentirla nonostante tutto ancora un po' sua. Non ebbe il tempo di rimasticare quei pensieri però, quando la polizia lì nei pressi dello stadio lo fermò per un controllo e scoprì che era un italiano residente all'estero, quando iniziarono prima a ridergli in faccia, a dispreggiarlo, provocarlo in cerca d'un pretesto, quando poi lo portarono in un angolo per picchiarlo, bastonarlo, lasciarlo esamine a terra, quando morì senza il tempo di capire dov'era davvero, in quella terra natia, ricchissima, maledetta e straniera.

6 comments:

Stefano Magistri ha detto...

Sei ancora troppo ottimista per me ;)

Un abbraccio!

Baol ha detto...

Il problema è che i neuroni sono sempre quelli, non cambiano, anche se tornassimo alla lira

andima ha detto...

@Stefano
va beh, non potevo farlo terminare mica con la bomba atomica:D

@Baol
centrato in pieno: tornare alla lira e, nella remota ipotesi che le cose vadano meglio e non peggio, non e' detto che poi sia tutto oro, anzi.

Baol ha detto...

Io ho un po' di conoscenza della materia, giusto un po' eh e la penso esattamente così...

FrancescoA ha detto...

Peccato che i disastri di cui parli, come il patrimonio culturale che cade a pezzi sta avvenendo proprio con l'euro :)
E che proprio gli indici di corruzione indicano che ci sia stato un aumento proprio negli ultimi anni... con l'euro appunto.

O non c'e' alcuna correlazione, oppure la correlazione e' proprio opposta :)

andima ha detto...

@Fra
difficile provare che la correlazione sia proprio quella. Ma in entrambe le ipotesi c'e' una cosa che non va, di fondo (riassunto al massimo): se le cose vanno > aumenta la corruzione; se le cose vanno bene > aumenta la corruzione. Allora il problema non e' come vanno le cose.