sabato 6 marzo 2010

Uno 007 accanto a te

Giovedì all'uscito dall'ufficio, c'è il sole tanto atteso, ancora un'oretta di luce, sara' la primavera che sta arrivando, finalmente un'oretta di luce naturale prima che tutto si colori di piccole luci artificiali su un sfondo di scuro e palazzi, una passeggiata, poi la metro verso casa. Nella metro c'è gente come sempre, ti stringono alla porta, sento il fiato di qualcuno su una mano e lo zaino di un altro verso il gomito e poi d'improvviso mi ritrovo questo signore, baffi biondissimi, quasi d'un colore innaturale, un po' calvo, mi ricorda a tratti mio zio, con un giaccone fino al mento, nonostante il caldo della metro a stare mille nello spazio di venti. E incomincia a parlare verso il collo del suo giaccone, in un francese velocissimo, mentre con gli occhi cerca di intravedere qualcuno o qualcosa tra la giungla di braccia e teste che coprono l'orizzonte del vagone, mi guarda in faccia e poi cerca di schivarmi per capire qualche situazione a me ignota, probabilmente mi bestemmia addosso proprio perché di fronte al suo obiettivo, ma di spazio non ce n'è e io piccolo piccolo non so farmi. Il suo francese e' troppo veloce, capisco poche parole, dice o almeno credo abbia detto qualcosa come "l'ho visto, adesso e' vicino alla porta", poi "stai pronto a breve tutti escono, siamo vicini alla fermata" e poi "ecco, stiamo per uscire" e all'apertura del portellone della metro schizza via veloce, io non posso non seguirlo nel capire che succede, sono troppo curioso, c'è un altro uomo a pochi metri, alzano una mano, un segnale, ed iniziano a correre verso qualcuno o qualcosa. In molti si voltano straniti, io rimango immobile ad osservare, altri continuano il tragitto indifferenti verso le scale mobili e l'uscita. E quando esco anch'io, a Schuman, proprio ai piedi del palazzo Berlaymont, sede della commissione europea, c'è solo il casino di una carovana di auto diplomatiche e motorette della polizia, sirene e vigili, gente ferma ai margini del marciapiede mentre tutto sfreccia veloce. Nelle macchine non so chi ci sia e a noi comuni mortali non e' concesso sapere, dei tanti congressi, delle tante agende impegnatissime della vita politica di Bruxelles, di sicurezza, di complotti, di attentati o prevenzioni, nuovi ordini mondiali e futuri di un superstato europeo, ti ritrovi come dentro un film, che sia un puzzle troppo complicato da capire o soltanto un'immaginazione tanto facile a creare, non lo sai, e forse nella metro giovedì sera c'era uno (o un?) 007 accanto a te.

3 comments:

chechimadrid ha detto...

la sensazione di essere testimoni di qualcosa di importante senza averne la certezza è un qualcosa che conosco bene, avendo vissuto anni a roma!da raggiunsi il culmine l'anno scorso, quando nell'aereoporto di madrid barajas vidi 2 tipi con giacca, cravatta e auricolari ed ero convinta di viaggiare con qualche pezzo grosso, quindi non smettevo più di dire al mio ragazzo "guarda, guarda, delle guardie del corpo! chissà chi sta in questo volo!" e l'emozione crebbe e crebbe fino a quando non scoprii che il vip era un ragazzo mascherato da papa, ed i tre andavano a milano per un addio al celibato!!buuuu!!!

Zax (Andrea) ha detto...

hahaha. A me è capitato ad Atene. Stavamo in un negozio (io e l'amica Greca Athena), a un certo punto entrano 2 tizi grandi e grossi che si piazzano davanti alla porta e per un attimo guardano tutti e tutto. Parlano (in greco of course) all'auricolare e dopo pochi secondi entra un tizio (famoso politico greco mi disse Athena), e dopo ancora un saddo di giornalisti che premevano alla porta con la security che li teneva fuori e noi con altri clienti bloccati dentro hahaha.

andima ha detto...

eheheh belle esperienze, capisco la sensazione:) e io pensavo davvero di essere come in un film e la mia curiosita' incosciente mi spingeva a voler capire cosa stesse accadendo!