venerdì 21 maggio 2010

Una lettera, un capolavoro: dov'è il paese reale?

La lettera aperta con cui la Busi rinuncia alla conduzione del Tg1 non è uno sfogo, è un capolavoro. La si dovrebbe leggere ad alta voce davanti a tutti quei telespettatori che la sera si cibano di notizie inutili, menzogne e propaganda, e che non ti credono quando rientri in Italia ed esprimi la tua opinione su problemi per molti inesistenti, come se andando all'estero quasi non si abbia più il diritto di parlare di certe tematiche perché non si vive più in quel luogo ed allora non si sa, non si conosce. E invece eccola qui, la lettera della Busi, chiara, schietta e sincera, a raccontare quello che la tv non dice, quello che agli italiani è meglio non dire perché c'è un governo da appoggiare, ci sono gesta storiche da sottolineare e riforme, leggi, eventi da consacrare, tutto attraverso l'arte sublime della finzione televisiva durante un viscido show che non mostra il paese reale.

"[..] Dov'é il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'é posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perché falliti? Dov'é questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. [..] L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. [..] Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità."

Purtroppo ci son più Minzolini che Busi e anche questa lettera sarà presto dimenticata, mentre sugli schermi di mezza Italia continuerà ad apparire l'immagine irreale di un paese da nascondere. Purtroppo i Minzolini hanno sempre più potere delle Busi ed allora arrivano li', in apertura, a leggere parole dettate dal servilismo e dagli interessi personali mentre la tv trasmette la sua faccia menzognera, che per qualcuno magari rappresenta un'era e invece non è che l'ennesima sconfitta, per chi cosciente deve assistere con rabbia e chi incosciente assimila e sorride.

2 comments:

pedro ha detto...

tutto bello e giusto, però la parte della cartaigienica che compra alla figlia (che hai 'tagliato') che senso ha?

per rispondere alla tua domanda, il paese reale non c'è.
perchè il lavaggio del cervello è stato talmente intenso, ed iniziato molti anni prima, che se provi a chiedere cosa succede, qualcuno potrebbe anche fare la solita lamentazio, ma in pratica, dopo poco, ritornerebbe alla solita vita...'reale'

andima ha detto...

@pedro
ho tagliato quella parte per motivi di spazio, non volevo riportare tutta la lettera, non mi piacciono i post lunghi;) che senso ha? probabilmente era un riferimento ad un servizio andato in onda, almeno credo.

ci sono due paesi, quello reale e' quello dei problemi descritti nella lettera, quello propagandato (e mai verbo fu più appropriato) li nasconde tutti o quanto meno li attenua. Quando provi a parlare del primo a chi crede esista soltanto il secondo, non sei creduto, sei guardato in modo strano, soprattutto se vieni dall'estero, se usi il giudizio o punti il dito. Mi e' capitato, con amici e parenti e alla fine ho preferito il silenzio, ho preferito non litigare quando si oltrepassavano certe soglie. Quando ho letto quella lettera ho visto il manifesto chiaro, pubblico, autorevole, di tutto ciò.