giovedì 29 luglio 2010

Congo in limbo

Da due mesi è in programma qui a Bruxelles una mostra fotografica sul Congo a cura del fotografo belga Cédric Gerbehaye. La mostra si intitola Congo in Limbo. Congo, un posto lontano. In limbo. Ma cosa significa un paese in limbo? Significa un paese in uno stato indefinito di incertezza, dove la situazione sembra non cambiare quasi in modo irreale, dove le cose sembrano bloccate in uno stato surreale da un tempo imprecisato, come sospese in una terra di nessuno dove però in tanti sembrano voler partecipare al banchetto prelibato di ricchezze e corruzione, lasciando intorno al tavolo lacrime, miseria e sangue.
Pannello all'entrata della mostra Congo in Limbo, a Botanique, Bruxelles. Foto scattata qui.

Ed eccolo il limbo del Congo. Ogni mese 45.000 persone vengono uccise nella Repubblica Democratica del Congo. Ogni mese più di 20.000 bambini muoiono di fame o per malattie facilmente prevenibili (in un mondo normale). Dall'inizio della guerra sono già morti 5.4 milioni di persone, il conflitto con maggior numero di vittime dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. La maggior parte delle vittime sono morte per cause non violente, per malaria, malnutrizione, di cui il 47% bambini. Al momento almeno un milione e mezzo di congolesi sono rifugiati o vagano dopo aver dovuto lasciare la propria casa. Ogni giorno in media 14 donne vengono stuprate, nello stato definito capitale mondiale dello stupro, dove anche gli uomini sono soggetti allo stupro, dove lo stupro è diventato un'arma di guerra, per diffondere malattie, per traumatizzare famiglie, dove donne stuprate vengono rifiutate alla porta di casa e costrette al vagabondaggio, dove molti degli stupri non vengono contati nelle statistiche perché terminati in decessi, in un paese in cui ogni statistica è soltanto una stima, durante una guerra che dura da oramai 15 anni ma che raramente compare sui giornali, nella televisione. Per il limbo non c'è spazio nei media.
Il mondo ignora il Congo o meglio l'occidente, perché conviene, perché Stati Uniti, Francia, Belgio e Gran Bretagna in competizione con la Cina sostengono parti diverse e conflittuali del paese, alimentando in questo modo un perenne stato di tensione, ma ben sfruttando le risorse del ricchissimo suolo congolese, di diamanti, d'oro e di coltan (utilizzato nei nostri cellulari). Per paradosso, l'estrema ricchezza di quei terreni è la maledizione del Congo, terra di nessuno in cui ogni potente cerca di arraffarsi la sua parte di profitto ben manipolando politica ed etnie in guerra, lasciando il resto ad accumularsi in quelle agghiaccianti statistiche prima elencate ed in uno stato immutabile di limbo.
Particolare di una foto di Cédric Gerbehaye, Congo in Limbo. Foto scattata qui.

Dall'olocausto nero del colonialismo belga del 1885 (qui immagini forti), ben più esteso e sanguinoso di quello ebreo (fino a dieci milioni di vittime) ma sicuramente meno importante perché scomodo per i poteri internazionali (e perché non legato ad una guerra, ma ad uno sfruttamento), alla indipendenza del Congo del 1960, anno in cui il congolese Patrice Lumumba prende la guida del paese pieno di speranze ed entusiasmo, quella terra nel cuore dell'Africa ha avuto tanto sole, ma poca luce, pochi sorrisi. I libri di storia (ma anche nuovi blog un po' deludenti) racconteranno che l'anno seguente Lumumba fu assassinato per una lotta al potere dal colonnello Mobutu, ma come per Thomas Sankara anche questa volta la CIA seppe compiere il suo dovere orchestrale e spianare la strada allo sfruttamento occidentale. Già, Belgio al principio, ma poi tanti altri arraffatori di ricchezze. Il presidente statunitense Eisenhower preferiva eliminare Lumumba e così fu. Poi gli U.S. fornirono 300milioni di armi e 100milioni di training militare alle milizie di Mobutu, giusto per incoraggiare il regime dittatoriale in cambio di domini commerciali, finanziando le bramosie di una persona non curandosi della povertà di un intero paese.
Particolare di una foto di Cédric Gerbehaye, Congo in Limbo. Foto scattata qui.

Il governo violento e dispotico di Mobutu cadde poi (1996) sotto la pressione delle varie etnie presenti sul territorio (circa 200) e degli stati limitrofi ansiosi di mettere le mani sulle ricchezze del Congo, al suo posto salì al potere il generale Kabila forte del supporto di Angola, Zimbabwe e Namibia contro la coalizioni formata da truppe congolesi alleate all'etnia dei Tutsi ed ai paesi del Rwanda, Uganda e Burundi. L'amministrazione Clinton fornirà poi supporto militare anche a Kabila, ma durerà poco, visto che nel 2001 verrà assassinato. Già, non solo Belgio e Stati Uniti, ma con il tempo anche i vicini han saputo sedersi al tavolo dell'abbuffata sanguinosa. Il Rwanda, ad esempio, si giustifica nel voler mantenere sicure le proprie frontiere, poi però ecco 20mila truppe per il controllo dei diamanti. E poi ecco anche la Cina alla ricerca del cobalto. Ed alla fine è limbo, in una storia di alleanze cambiate in modo da raggiungere profitti economici, ripetute operazioni militari e violenze in aeree ricche di minerali preziosi (diamanti, coltan, tin, cassiterite, copper, timber, 125 compagnie americane hanno avuto finora un ruolo di sfruttamento della guerra), ostacolando aiuti umanitari, attuando torture, stupri, saccheggi di villaggi, furti in centri medici, agevolando corruzione ed infuocando rivalità tra i vari gruppi etnici, tutto per interessi economici.
Particolare di una foto di Cédric Gerbehaye, Congo in Limbo. Foto scattata qui.

E il limbo è quello che resta oggi. Mentre la guerra continua e la parte est del paese è oramai in mano a forze straniere, le popolazioni sono costrette ad abbandonare le proprie terre, ci sono 2 milioni e mezzo di persone nella capitale, Kinshasa, che vivono con meno di un dollaro al giorno, in altre zone rurali si vive con meno, 0.18 dollari al giorno; ci sono più di 10.000 ragazzi soldati, più del 15% dei nuovi reclutati hanno meno di 18 anni ed un numero sostanziale meno di 12; il paese conta appena 2.000 dottori per una popolazione di 50 milioni. Il limbo ha queste facce e tante altre.
Quando sono uscito dalla mostra un senso di disagio profondissimo ha assalito ogni altro umore possibile. Parte della nostra ricchezza quotidiana, dei servizi, del progresso, dei benefici, è macchiata di sangue ma non lo sappiamo o preferiamo ignorarlo, dimenticare, coinvolti nella giostra veloce degli impegni importantissimi. E riusciamo anche a lamentarci, spessissimo, mentre viviamo in paradiso sulle spalle di chi è nato, è bloccato, tenta di scappare da un inferno senza uscite, un inferno tanto inamovibile ed immutabile da divenire un limbo surreale.
Particolare di una foto di Cédric Gerbehaye, Congo in Limbo. Foto scattata qui.

9 comments:

pedro ha detto...

Mi inchino davanti all'ennesimo ottimo post.

Sto leggendo proprio in questi giorni il libro 'I CRIMINI delle multinazionali' di Klaus Werner e Hans Weiss.
http://www.markenfirmen.com/

Assoluta solidarietà ai popoli africani, esteuropei, sudamericani, asiatici, sfruttati in ogni modo, legale e non, uccisi, torturati, violentati, ridotti alla fame, usati come cavie umane...dalle brave, redditizie, avanzate 'democrazie' occidentali.

vinz_745 ha detto...

Bel post. E' sempre importante ricordarle queste cose.

Prima ti ho visto al Delhaize, ma stavate già uscendo.

andima ha detto...

@pedro
grazie pedro :)
ho studiato diverse settimane prima di scrivere questo post, e poi l'ho tenuto diversi giorni in draft.

Ci tengo a sottolineare che una delle fonti e' il Corriere della Sera, quindi non solo i soliti blog di complotti.

Qui in Belgio se parli di Congo ad una persona del posto, la maggior parte ti dirà che in Africa loro hanno portato il progresso, la mia prof di francese al corso serale ne faceva un vanto, le brillavano gli occhi nel raccontare che un paese piccolo come il Belgio avesse come giardino privato del suo re, Leopoldo, una nazione immensa come il Congo. E oggi, qui a Bruxelles, ci sono posti con il nome del re, ci sono statue, una nei pressi nel palazzo reale, un'altra nel bellissimo parto di Tervuren, a lato del museo africano, insomma qui il suo ricordo e' di un uomo che ha lavorato per il paese e lo ha cambiato. In pochi ne ricordano l'olocausto, sotto il suo regno il Congo era conosciuto come la terra dei mutilati, perche' tra le leggi razziali da lui applicate, in caso di dissenso c'era la mutilazione di una mano e in rete si trovano foto di famiglie intere congolesi senza una mano.. agghicciante.
Come si sentiranno congolesi di oggi qui in viaggio, emigrati o scappati da quel limbo descritto nel post, nel vedere certe statue?

@vinz
al Delhaize? Classico spesone per il fine settimana eh?:)
E ti sei fermato poi al mercato nella piazzola al lato? Le crepe sono uno speccatolo e la frutta non e' per niente male.

pedro ha detto...

andima, il problema è serissimo.
l'ignoranza della gente è equamente distribuita ad ogni latitudine.
Anche io, da italiano, credevo che in etiopia eravamo arrivati con i fiori, donando loro progresso ed educazione, oltre a costruire strade per questi analfabeti africani...

Peccato che poi si ci siano pochi libri che raccontino cose vuol dire colonizzare.
Cosa vuol dire farlo soprattutto ora, a livello economico, seppur a livello politico, la coscienza è pulita, perchè le ex colonie, ora sono 'indipendenti'...eh già!
Non lo è l'italia, schiava del patto atlantico e di mamma usa del piano marshal, figurarsi stati africani regnati da tiranni di turno, messi al loro posto dalle moderne democrazie!

L'africa è forse il continente piu' ricco su questa bistrattata terra.
Fonte di petrolio, risorse minerarie (hai giustamente citato il minerale cobalt, con cui si fabbricano i nostri cellulari e pc. pensateci bene prima di cambiare cellulare come si cambiano le mutande!), diamanti, oro, foreste...ma soprattutto UOMINI!

Esseri viventi usati come schiavi, ancora oggi, usati come cavie per esperimenti, per testare profumi e virus da diffondere...

Ai razzisti da 4 soldi, ricordo che se vogliono maledire gli 'stupratori' e gli 'spacciatori' di colore, che 'infestano' le loro belle città, dovrebbe chiedere alle multinazionali occidentali, degli onesti manager in giacca e cravatta, di smetterla di SFRUTTARE l'africa.

Di RUBARE le loro materie prime, per i loro guadagni.

TopGun ha detto...

commento in ritardo, ma questo post ce l'avevo in coda proprio per leggerlo e rileggerlo con calma.

lo scorso anno nel corso di un seminario sui diritti umani e l'unione europea, abbiamo avuto un cooperante (oggi disoccupato) che ci ha parlato di Rwanda.
Hutu e Tutsi e Bantu, come è noto, sono stati aizzati gli uni contro gli altri dal Belgio che, sfruttando e fomentando le divisioni etniche ha fatto come gli altri paesi occidentali, il proprio comodo.

ed oggi è così, ci si uccide.
la base non si rende conto che sparare non serve altro che a fare il gioco degli sfruttatori.
Tutsi e Hutu si fronteggiano, si spara,si muore, non cambia niente.

L'europa a chiacchiere fa molto, in realtà nelle aree di crisi mette su solo progetti di cooperazione comodi.
E questo è il motivo per il quale il professore intervenuto al seminario, è senza lavoro.
perché portando avanti un suo principio morale, cerca di lavorare per progetti che davvero cercano di fare qualcosa per rinsaldare le comunità.
Purtroppo questa tipologia di cooperazioni si restringe sempre più, e se non vuoi piegarti...resti senza lavoro...

bello e triste post.

TopGun ha detto...

p.s. il Prof. si chiama Michele di Benedetto.
Purtroppo googleggiando è difficile trovare qualche sua pubblicazione, non essendo uno di quelli ben voluti e pubblicati con piacere

andima ha detto...

@Top
grazie moltissimo per le info e per le conferme.
Sarebbe interessante vedere un po' di materiale del prof. Di Benedetto.

Come d'abitudine nei link inseriti nel post ci sono svariati approfondimenti, di info che ho utilizzato per scrivere il post, ma non sono mai abbastanza, davvero!

Rosalinda ha detto...

Bravo.

Boss ha detto...

Grazie di avermi segnalato il post, lo ho letto con molto interesse andima! E' giusto ricordare ed è molto giusto essere sempre ben informati...