martedì 7 settembre 2010

Tutti gli assassini di Angelo Vassallo

Dopo aver sparato i 9 proiettili mortali che hanno lasciato senza vita il sindaco Angelo Vassallo, riempiendo di sangue i sedili di quell'Audi in una sera di fine estate, i sicari avranno lasciato la scena del delitto rapidamente e percorso tratti di quella terra meravigliosa, di quel Cilento lontano in cui son cresciuto, che pochi attimi prima avevano colpito irrimediabilmente, attraverso il corpo di chi cercava di salvaguardarne qualche frammento, migliorarlo, assassinando un padre di famiglia, un lavoratore dedito alla collettività, un ideale di cambiamento. E se altrove quel senso civico sarebbe da considerare normalità, verrebbe magari visto come ovvio adempimento della carica coperta, in Campania è un'eccezione, un caso raro, qualcosa da estirpare prima che contagi, che metta radici e come l'edera cresca e colori le mura antiche ma solide dell'omertà e dell'individualismo, degli interessi personali e dello sfruttamento.

C'è una terra bellissima lì nel sud Italia, fatta di coste verdi e rigogliose, di mari chiari e spiagge estese, montagne popolose e segreti da scoprire. Eppoi ci sono i segni dell'uomo, quelli dell'uso indiscriminato, di cemento e colori morti, di corruzione e benesseri personali, disorganizzazione e servizi mal gestiti, di un'autostrada che passa lì vicino ma suona di cantieri e tangenti e traffico bloccato, d'illegalità che mal si sposa col paesaggio ma ne fa oramai parte fino a diventarne elemento intrinseco. E ci sono anche i tricolori alle finestre, come se l'amore per il proprio paese, per la propria terra fosse così semplice e banale come stendere un velo al sole e lasciare che la facciata della casa abbia quelle pennellate di rosso e verde, quel simbolo di appartenenza; poco importa se poi nel quotidiano la maggioranza non lo ami, non rispetti quell'intorno perché per adattamento o educazione, per abitudine o compromesso, ci sia bisogno di un amico per un posto di lavoro o del carrozziere in nero per riparare l'auto, bisogni chiamare il parente per il posto al municipio o costruire parte della casa senza i permessi necessari, si metta uno straniero alla guida per non perdere i punti alla patente o farsi amico l'infermiere per le visite fuori orario; e così piano piano, oggi questo domani quello, chiama lui, fallo così, chiudi un occhio, non ci pensare, così risparmi, vai tranquillo, lo fanno tutti, non fare il fesso, ecco che la terra si colora di disonestà, di quella sottile, di quella innocua, che non arriverà mai a sparare 9 colpi di proiettile ma cova, di generazione in generazione, d'abitudini e consigli, cova quella mentalità, quell'approccio egoisticamente fatale, quel senso civico ignorato o mal interpretato nel benessere familiare o nei sorrisi degli amici, quella stessa mentalità che dimenticherà presto il nome di Angelo Vassallo, magari suggerirà al successore di stare attento, di non mettersi nei guai, alimentando in questo modo il potere di pochi, di chi fa di quella mentalità la propria ricchezza e la propria difesa, propria linfa e sicurezza, fino ad arrivare al punto d'ammazzare chi la possa minacciare, chi provi a cambiare, a migliorare.

E allora quella terra bellissima, lì nel sud Italia, nella Campania lontana dai telegiornali se non nei titoli di arresti di propaganda del governo del fare, quella terra diviene maledetta, inguaribile, malata di un cancro genetico. Non si merita tutto ciò e non se lo meritano neanche i tanti Angelo Vassallo che ogni giorno rimangono in fila alla posta o conservano un fazzoletto usato fino al prossimo cestino, battono tutti gli scontrini o preferiscono non chiamare l'amico dell'amico e dicono NO, no alla corruzione quotidiana rispettando e amando la propria terra, no al compromesso, all'abitudine più comoda ma illegale; e un no meno comune, meno leggero probabilmente avrà ucciso il sindaco di Pollica in una sera di settembre, marcando a fondo le differenze, intimidendo i prossimi ideali, allargando una lista giù lunga di nomi già dimenticati, ma non bastano purtroppo martiri ed eroi moderni così come non basterà imprigionare sicari e mandanti: sono tanti, sono troppi.

5 comments:

gattosolitario ha detto...

Conosco il Cilento molto bene, per esserci stato per quasi 20 anni durante le vacanze. É un bel posto, ma come tutto il Sud Italia non ha speranza, almeno secondo me. Purtroppo io l'ho persa da tempo, me ne sono andato e non mi guardo indietro. É davvero maledetta la terra che ha bisogno di eroi.

andima ha detto...

@gatto
io vengo proprio dal Cilento, da Agropoli, dove son cresciuto e li' ho la mia famiglia ed amici ed io stesso avrò fatto più d'una delle cose elencate (chi e' senza peccato scagli la prima pietra - dicono - ma e' una facile giustificazione), ma alla lettura di quella notizia son stato male.
Lo stesso discorso si può ampliare a tutta la Campania e con le dovute eccezioni a buona parte del Sud probabilmente fino a risalire a Roma. Il dramma e' che le nuove generazioni sembrano già arrese o addirittura non coscienti della situazione ed una mentalità non si cambia in pochi giorni, e' da qui che nasce probabilmente il mio pessimismo.

TopGun ha detto...

un post doloroso.

Anonimo ha detto...

Com'è vero, purtroppo!
P.51

andima ha detto...

Ah, quasi dimenticavo. Parte di questo post e' stata pubblicata qui, oggi su Italians, la rubrica del sito web del Corriere della Sera curata da Beppe Servegnini.