mercoledì 20 ottobre 2010

Quel giorno che le nazioni scomparvero

Fu un giorno di quelli nuvolosi, con il sole timido ma presente, che a sprazzi trovava spazio tra i cumuli d'ovatta illuminando tetti e strade - disse il saggio, con la sua tipica voce rauca - e fu un giorno importante: le nazioni scomparvero. Così, da quel giorno scomparve l'Italia, il Canada ed il Ghana, ma non sulla cartina geografica, non di terra e popoli, ma scomparvero quei confini amministrativi, quelle linee disegnate da guerre e sangue, da padroni e commercio, le linee dei cartografi, spesso non di monti e fiumi ma dritte, spezzate, irregolari, senza senso; e scomparvero le dogane, barriere, confini, divieti. E scomparvero anche il Laos e la Danimarca e il Messico. Fu un giorno strano, perché di colpo un parigino poteva vantarsi del Colosseo e un australiano vergognarsi delle guerre civili in Congo, un argentino si sentiva fratello di un cinese e un finlandese aveva voglia di proteggere l'arte ed i musei di Baghdad. Tu pensa, di colpo, scomparve anche il concetto di emigrante, né emigranti né immigranti, tutti uguali, cittadini del mondo che finalmente trovava il suo equilibrio naturale. Non si poteva più parlare di brain drain, di fuga dei cervelli, non c'era nessuna fuga, c'era solo uno spostarsi da un posto ad un altro. E scomparvero anche la Grecia, la Bolivia e l'India. Nessuna patria, nessun patriottismo, solo l'amore per questo mondo e la coscienza di volerlo migliorare. Anche i fascisti scomparvero, non c'era nessuno sciovinismo da esaltare, nessuna razza da odiare o perseguire, nessun nemico. E tutti i debiti dell'Africa, tutto il neocolonialismo moderno scomparve, non c'era più bisogno di riparare immense somme di denaro mai esistito, di violenze e manovre secolari. Tu pensa, un mondo senza quell'idea di nazione, di appartenenza a un pezzo così piccolo di mondo quando il mondo è tutto lì, per tutti e di tutti. Non scomparve la diversità dei popoli, le culture, le lingue e le religioni, ma soltanto la voglia di difendere questo luogo e non quello, di amare questo panorama di una spiaggia portoghese e non quello di montagne tibetane, la credenza che esistano soltanto le mura di casa, della propria città e del proprio alfabeto, ignorando tanto altro, tuo, mio, nostro. Tu pensa, quel giorno finalmente capimmo tutto, capimmo tutti quanto insulse e insensate erano quelle propagande d'odio e superbia, capimmo che non c'era migliore se altrove esisteva ancora chi non poteva sopperire alle necessità basilari, capimmo quanto tempo avevamo sprecato fino ad allora e quanto c'era da migliorare, scoprire, condividere ed amare.


I ragazzi ascoltarono tutto silenziosi e affascinati, qualcuno con la bocca aperta in attesa della fine, altri con gli occhi chiusi ad immaginare. Poi uno di loro interruppe per una domanda importantissima.
lo sciocco: E i mondiali di calcio?

12 comments:

Edmondo ha detto...

la fine più triste è quella reale :)
bello pero!

andima ha detto...

@Edmondo
sono d'accordo, il finale magari ruba un sorriso ma è un sorriso amaro, della tristezza dell'impossibilità del cambiare le cose, perché le parole del saggio sono belle (a me, rileggendolo, trasmettono serenità ed un particolare senso di benessere) ma sappiamo, purtroppo, che sono anche utopiche, almeno per ora.

La colonna sonora del post è comunque, decisamente questa:)

andima ha detto...

[aggiornamento]
anche questo post e' stato pubblicato qui su Italians, il blog del Corriere della Sera gestito da Beppe Servegnini. Come al solito, alcune parti sono state rimosse, ma.. vabbe', oramai ci ho fatto il callo.

Spider ha detto...

...ahahaha... gia', i mondiali! Bellissimo Post andima, complimenti - penso che e' quello che meglio riassume il nostro utopico pensiero, in riferimento alla patria e alla nazionalita'.
A tal proposito mi e' capitato di leggere qualcosa a proposito di un gruppo di persone che proponeva un nuovo modo d'intendere l'esistenza e l'economia medesima (in fondo tutto il nostro mondo, le diverse nazioni, il modo di vivere, son in gran parte basati su interessi economici): spostando la societa' da un'economia basata sui capitali, a un'economia basata sulle risorse e finalizzata al progredire dell'umanita' tutta, al bene (e amore) comune nel senso piu' largo del termine. Mi sembra avesse a che fare col termine Zeitgeist (se trovo il link te lo posto), ma non ne son sicuro. Un'altra utopia che presuppone l'esistenza dell'utopia che hai cosi ben descritto in questo articolo.

andima ha detto...

@Spider
grazie:) A dire il vero questo è uno dei miei post preferiti, comunque grazie ai tuoi ultimi commenti mi son deciso a creare una categoria dedicata! :) "della patria", in modo da raggruppare facilmente tutti i post bene o male relati a questa tematica.
Se non sbaglio ho capito a che video ti riferisci, dovrebbe essere quello che descrivere anche il fenomeno di signoraggio bancario o sbaglio? O ti riferivi al famoso "discorso tipico dello schiavo"?

Spider ha detto...

Si esatto: il signoraggio e il "discorso tipico dello schiavo" (che non conoscevo e mi son guardato) fanno parte, se vogliamo, della spiegazione sul funzionamento del sistema monetario. C'e' poi stato chi si e' spinto oltre immaginando come potrebbe essere una societa' completamente diversa, con il "progetto Venere". Questi sono due link che riassumono, secondo me, abbastanza bene l'idea alla base di questa utopia:
1 - abbastanza lungo, anche se incompleto -) http://coscienzaglobale.com/coscienza-globale/il-progetto-venere-the-venus-project/
2) http://larivelazione.forumfree.it/?t=40015892
Che ne pensi?

Spider ha detto...

Si,si, parlava del signoraggio cercando di spiegare il funzionamento del sistema monetario. Poi andava oltre, immaginando come si potrebbe concepire una societa' futura basata sull'economia delle risorse, e non dei capitali. Un futurista americano l'ha chiamato "progetto Venere". Un link che lo spiega in modo abbastanza esaustivo l'ho trovato qui.
Che ne pensi?

andima ha detto...

@Spider
scusa la risposta ritardata, vedrò con calma i link, grazie.
Se ti interessa l'argomento, consiglio anche letture di Paolo Barnard, che tramite il suo blog ed il suo canale youtube analizza approfonditamente l'argomento senza cadere nei facili teoremi complottisti che saltano fuori quando si parla di certe cose.

Spider ha detto...

Scusami tu - non vedendolo uscire, ho postato praticamente lo stesso commento 2 volte, pensando che il sistema non l'aveva preso (ho realizzato dopo che, contenendo dei link, forse prima di apparire dev'essere approvato). I link che ho postato son 2 che ho trovato a caso e in fretta sull'argomento. Ti ringrazio per Paolo Bernard: non lo conoscevo, e sto iniziando a leggere qualcosa di lui - molto interessante.
"By the way" - e completamente fuori topic: ho recentemente scoperto a Bonn due ristoranti italiani (stessa famiglia che li gestisce)mica male e, cosa che non ho mai trovato prima nella mia permanenza nell'Europa germanofona, che fan le pizze "vere" come quelle che si trovano in Italia, una cosa che non pensavo di poter trovare. Never say never...

andima ha detto...

@Spider
Barnard merita sicuramente un po' d'attenzione e non solo il blog, anche il suo canale youtube è ricco di contenuti.
Sulla pizza, beh ne potremmo parlare per ore:) Dipende tutto dai criteri di paragone, diciamo che anche io ne ho trovato di mangiabili all'estero, ma il problema, perché di problema di tratta, è averla provata già migliaia di volte a Napoli, è come un trauma, perché poi ogni volta che la mangi in qualsiasi altro posto, Italia compresa, niente, pensi subito al paragone e tutto il resto perde, inevitabilmente:) Dall'anno scorso anche la mia ragazza è entrata nel club, ora la pizza che le piaceva un sacco a Bruxelles non ha più lo stesso sapore, non l'avessi mai portata a Napoli.. maledetta città.. :)

Spider ha detto...

Ti confesso che la vera pizza napoletana non l'ho mai mangiata, in quanto non ho mai avuto l'occasione di visitare Napoli (anche per i preconcetti legati alla città - essendo attualmente considerata la capitale della mafia, in Ticino è radicata l'idea che appena metti piedi a Napoli ti rubano anche le mutande, senza che te ne accorgi. Per cui se la vuoi visitare, fallo in compagnia di un amico napoletano, o lascia perdere). E' davvero cosi pericolosa Napoli?
Ho letto molti articoli del sito di Barnard (che nel frattempo, purtroppo, non è piu' attivo - mi auguro sia una cosa temporanea) e mi son visto tutti i filmati di youtube legati a quello che chiama "il grande crimine". Avendo delle nozioni di economia e guardando quanto sta avvenendo in Europa, mi sa che (purtroppo) ha ragione. A partire dal falso problema del debito pubblico per gli stati che hanno una loro valuta (Svizzera, Stati Uniti, Giappone, Cina, Inghilterra e via discorrendo), sono proprietari del denaro e quindi possono crearselo senza problemi (se ho un debito con me stesso, il debito non esiste), al contrario dei paesi dell'ue che se hanno bisogno di denaro (euro) lo devono chiedere in prestito a banche private (hanno un debito con altri, e in questo caso il debito esiste, eccome). Se pensiamo alle teorie economiche che vanno per la maggiore (in un periodo di crisi bisognerebbe investire massicciamente, e non tagliare la spesa pubblica) e sembrano togliere i diritti ai cittadini e tendere all'impoverimento della classe media. Speriamo che i cittadini se ne rendano conto prima che sia troppo tardi, ma su questo punto non sono troppo ottimista (mi vien in mente la storiella della rana che giace nella pentola la cui acqua vien portata lentamente all'ebollizione). Spero di essere troppo pessimista, che in fondo, dentro, son ottimista ;).
Perdona la domanda, ma c'è un modo per contattarti privatamente?

andima ha detto...

@Spider
No, Napoli non è così pericolosa come la immaginano nel Ticino, questo te lo posso assicurare. Come tutte le città, ci sono zone e zone e ad ogni modo si può fare del turismo senza problemi e la consiglio vivamente per provare la vera pizza ma anche per tanto altro (arte, paesaggi, atmosfera).
Anche io sono alquanto pessimista sull'argomento economia, sembra che il trend dell'economia moderna sia liberalismo che però poi coincide con privatizzazione selvaggia, che poi è uno dei tanti "rimedi" al debito ed ai problemi di alcuni stati europei che finiscono col svendere i propri beni in cambio di aiuti temporanei.

Per contattarmi privatamente ho aggiunto da un po' una nuova pagina, in alto, sotto all'immagine dell'header del blog, vai su "Contatti", lì c'è l'indirizzo ;)