lunedì 7 febbraio 2011

ah sì, la patria

Bruxelles. Quando prendete posto al teatro Bozar ieri sera, pronti ad ascoltare un tenore peruviano a te sconosciuto, Juan Diego Florez, subito ti accorgi del numero massiccio di lineamenti sudamericani intorno a voi, sicuramente connazionali o con-dintorni venuti ad applaudire la voce di casa. Ad ogni performance gli applausi piovono copiosi e intensi, qualcuno urla un "bravo" prepotente che subito si perde tra le gradinate affollate. Lo spettacolo continua e lui è proprio bravo, o almeno per quel che tu ne possa intendere. Poi agli ultimi minuti ecco spuntare bandiere bianche e rosse, bandiere del Perù quasi fossimo allo stadio, bandiere e cori "Perù, Perù, Perù" di chi forse non si rende conto di star a teatro, ma non c'è scusa che tenga, bisogna dimostrare l'orgoglio e manifestare la nazionalità, connessione diretta con il protagonista della serata.

Madrid. Durante le vacanze natalizie, ti ritrovi ad una cena con una coppia madrilena.
tu: "Piacere - e ti presenti all'altro ragazzo -, Antonio"
lui: "Jorge. Ah, A-n-t-o-n-i-o, che nome spagnolo che hai!"
tu: "Eh sì.. esiste anche da noi... "
lui: "Però, quanta influenza spagnola in Italia eh!" E via una pacca sulla spalla.
tu: "Eh sì, sicuramente - quasi non vorresti rovinargli la credenza, poi però non resisti - però Antonio era già un nome romano, quando la Spagna neanche esisteva, se non sbaglio... "
lui: "Ah, sì, forse hai ragione... però suona meglio in spagnolo, no?". E scoppia in una risata che condividi allegramente per poi godervi la serata insieme.

Bruxelles. Per il collega francese in ufficio non ha importanza quale sia la competizione, lo sport, l'argomento, l'importante è che la parola Francia sia associata a buoni risultati, allora vale la pena raccontartelo, richiamarti al suo monitor per mostrarti con un sorriso soddisfatto la scoperta per poi magari cercare il nome del tuo paese e a seconda del confronto guardarti con il viso di chi ha appena avuto un orgasmo o licenziare il tutto con qualche battuta sterile; e tu ti mostri interessato o almeno cerchi di non far capire che di tutto ciò non te ne può fregar di meno, sarà per mantenere una certa atmosfera lavorativa, sarà che ti dispiace dire no e raffreddarti di colpo o magari speri in un blocco istantaneo di Windows, la famosa schermata blu, ah che bello se comparisse proprio in certi momenti...

Ecco, lo so che la nazionalità è qualcosa di forte perché cultura assimilata fin dalle prime sinapsi e so anche che, essendo mammiferi, essendo animali sociali, l'identificazione nel gruppo di origine (all'estero la patria, in patria la regione, la città, il quartiere, etc.) è importantissima per questioni di orientamento, sicurezza, benessere, però ogni tanto ho come l'impressione che la patria sia un po' come il vino: c'è chi non ne può far a meno e chi ne è astemio, quando se ne è un po' brilli c'è sempre il pericolo di sparare cavolate, in gruppo si fan spesso danni e quando se ne manda giù decisamente troppo, beh ci sono anche i casi di delirio. Certo, berne farà anche bene al cuore, ma con moderazione, si sa, con moderazione.

3 comments:

Anonimo ha detto...

il paragone tra patria e vino è sorprendente e calza bene... l'ho letto con gusto ps

chechi ha detto...

ajajaj! la patria è come il vino! il paragone è interessante, anche se io amo molto il vino e poco la patria: che faccio dunque???

andima ha detto...

@ps
è che c'è sempre chi è troppo ubriaco di patria e finisce col molestare gli altri sbandando, barcollando o gridando come spesso fa chi ha alzato troppo il gomito.
Poi però ti accorgi che non è solo nelle esagerazioni, ma anche in piccole cose, che per carità non devono essere per forza negative perché in fondo è anche natura, è anche identificazione del gruppo o abitudine ad una cultura assimilata fin da piccoli e parte dell'educazione e dei modi di pensare - che pur si possono cambiare ed evolvere -, però bisognerebbe sempre agire con moderazione e cercare di non molestare gli altri o di non metterli a disagio o non invadere con una semplice parola in confronti spesso sterili: è in quei momenti che odio quel nazionalismo nocivo e irriducibile, poi mi ripetono del gruppo, degli animali sociali, le identificazioni ed i mammiferi e io dico sì sì sì va bene..

@chechi
que disfrutes del vino entonces y no pienses demasiado a la patria! ;)