giovedì 17 marzo 2011

Le formiche e quei I'm proud to be Italian

L'altra sera al pub la ragazza americana parla dell'Europa come fosse un solo paese, perché loro, gli statunitensi, vanno in vacanza in Europa anche se poi si fermano solo a Parigi e sono stati in Europa anche dopo una settimana a Londra; e parla anche degli europei, lei, come fossero un solo popolo, come fosse una sola razza.

Ma scusa - le domanda la ragazza spagnola - per te non c'è nessuna differenza tra gli europei?
No! - Risponde lei - E per di più siete tutti bianchi! Per me siete tutti uguali!
No, aspetta - intervieni tu - ma davvero tra un irlandese ed un greco o tra uno svedese ed un portoghese - giusto per prendere qualche opposto - non vedi nessuna differenza?
No, no... - ti risponde lei, sincera - davvero...

Nel frattempo la ragazza giapponese ascolta silenziosa, lei che non parla mai tantissimo e sicuramente avrà per la testa cose più serie a cui pensare. E proprio fissando lei per qualche secondo pensi che in fondo neanche tu sapresti distinguere tra un giapponese ed un coreano, tra un cinese ed un vietnamita e invece magari per loro, tra di loro, ci son tante differenze, come per te tra uno scozzese ed un siciliano, ma anche tra un siciliano ed un calabrese. Abitudini e punti di vista.
E se domani sbarcasse un alieno sulla terra - pensi - non ci sarebbero tante differenze per lui, saremmo tutti umani, due braccia, due zampe, due occhi e tanti versi, senza troppe differenze tra un cileno e un turco o un canadese e un somalo. E anche una formica, che ci guarda da laggiù, non vedrà mica tutte quelle differenze, saremmo tutti uguali, due grossi piedi da scansare e tanto cemento da evitare.

Ed è bello anche così, ognuno nella sua cultura, tradizioni, lingua e storia, che si crea diversità e ricchezza da condividere, solo che poi troppo spesso ne rimaniamo quasi incastrati, nella nostra (e sono tanti quelli che), ci fermiamo a quello conosciuto, educato, tracannato fin da piccoli, e come un gorilla a marcare il territorio che batte forte i pugni sul petto che diventa un tamburo tribale, così poi la mano al cuore quando parte l'inno nazionale quasi ci fosse un diversificante nel sangue e invece di base siamo tutti uguali, se ne accorgerebbe anche l'alieno stanco del viaggio di anni luce e lo sa anche lei, la formica, che se potesse leggere tutti quei I'm proud to be italian, oggi, su facebook, magari sorriderebbe un po'. E io c'ho passato ore a immaginarmelo, il sorriso di una formica.

3 comments:

Anonimo ha detto...

Succede spesso pure nelle famiglie: due fratelli o sorelle diversissimi tra loro anche fisicamente, si sentono dire dai conoscenti "sei identico a tuo fratello/tua sorella"... ps

RobiFocus ha detto...

Molto interessante e curioso il punto di vista dell'americana, certo un pò superficiale ma indicativo.

Sarà che personalmente non generalizzo così facilmente e quando sono andato negli States le differenze tra persone di Boston, New York, Las Vegas, San Francisco, Los, Angeles o Honolulu le ho notate eccome, modo di parlare, comportamento con gli estranei piuttorto che tra loro, abitudini etc.etc.

Vero è che ... alla fine siam tutti della stessa famiglia e quindi ... uguali! ;)

andima ha detto...

@Anonimo
sì succede anche nella famiglia, però volevo intenderlo nel complesso più ampio di nazioni e patriottismo, il giorno del celebratissimo anniversario:)

@RobiFocus
Sì, il punto di vista della ragazza statunitense è sicuramente superficiale, ma nella sua semplicità è stato uno spunto utile per altre considerazioni, un po' come applicare il rasoio di Occam.
Non so se la via è quella giusta, ma personalmente dopo 3 anni e mezzo all'estero non riesco più ad essere patriottico come una volta e mi domando spesso che senso abbia, perché il pericolo di rimanere "incastrati" in un superlativo (la più, la migliore,...) è sempre altissimo, con il rischio di non vedere bene il resto e non capirlo.