giovedì 7 aprile 2011

Dei sonni brevi

M'ero svegliato da poco quella notte, avevo addirittura dormito 3 ore, che eran tante 3 ore di sonno, in quegli anni lì, e la notte alla finestra era tutto una luce di traffico e lavoro. Che strana, la notte, da quando non si dormiva più. Tutto era iniziato con esperimenti del 2009, quella ricercatrice tailandese che voleva ridurre le ore di sonno senza danneggiare la salute, quella che impiantò il gene di quelli che potevano dormire poco e lo impiantò in un topino da laboratorio, povero, il topino, che ignorava a cosa stesse collaborando ed arrivammo così, coi nostri sonni brevi. Che poi loro, quelli che potevano dormire poco, all'inizio li chiamavano sleepless élite, che potevano dormire anche solo 4 ore al giorno e star bene, godersi le ore in più rispetto agli altri. Poi la scienza decise che sarebbe stato bello, per tutti, se tutti avessero avuto più ore di non sonno, più ore di vita non spese in un letto, anche se molti, nei letti, magari vivevano già gran bei sogni e non era mica tempo perso, per loro. Così accelerarono gli studi, quelli prima dedicati all'ambito militare, per esempio, per dormire meno in condizioni estreme, sempre meno, e divenne una ricerca forsennata al non sonno, che non passava per il metodo Uberman, quello di dormire mezzora ma 6 volte al giorno, ma per i geni e i topini da laboratorio, sempre loro.

Avevo dormito addirittura 3 ore quella notte, troppe, decisamente, e sarei arrivato in ritardo in ufficio. Sì, perché se all'inizio era una scelta, d'avere quel gene alla nascita, poi divenne per tutti e tutti felici, all'inizio. Non si dormiva più 8 ore, non ce n'era il bisogno, mica male, ognuno con più tempo libero e quanto. Poi dissero che c'era crisi, ma della crisi, che mi ricordi, han sempre parlato, quasi fosse stata qualcosa naturale, tipo la gravità, che se ti lasci andare vai giù, e ti fai male. La crisi richiedeva maggiore produttività e siccome avevamo ore di non sonno in più, si poteva lavorare di più, si doveva lavorare di più. E si lavorava fino a 12 ore al giorno, ma in fondo quando se ne lavorava solo 8, c'era già chi ne lavorava 14, di ore, e adesso chissà quante, quante ore a lavorare per quelli lì, mi domandavo.

M'ero svegliato da poco quella notte e la città era tutta una luce, che da quando non si dormiva più tanto, si consumava tanta elettricità e c'erano le ore di oscurità programmata per evitare il collasso, quasi inevitabile, e la notte, senza sonno, non era più notte. Ci pensavo ogni volta alla finestra, alla nonna che diceva dormi, che la notte porta consiglio, ma coi sonni brevi non li afferravo, nonna, i consigli. E c'avevo come una voglia, uno stimolo strano, di fare qualcosa, lo chiamavano sbadiglio se non sbaglio, non se ne facevano più, neanche ai test, quando ti facevano ascoltare quello lì, Amedeo Minghi, niente, non funzionava neanche con lui. Non si sbadigliava più, coi sonni brevi. E dicevano che avremmo sognato lo stesso, perché si andava direttamente in fase REM, ma io nei sonni brevi avevo i sogni di fretta, della fretta di finirli e quando mi dicevano sogni d'oro era tutta una corsa, all'oro. Lo diceva pure il collega nuovo, quello col bebè di qualche mese, che puntualmente si svegliava nella notte, durante le 2 uniche ore di sonno e lui, il collega, tornava a letto di corsa, nella fretta di sognare un poco in più.
Così avevano tolto alla notte l'oscurità e i sogni, c'erano le stesse lassù, da qualche parte, ma non le vedevo né più me le immaginavo. Tutto per imitare quella fottuta sleepless élite, che poi quando dai a tutti i superpoteri di pochi, non è detto che stai facendo bene, no, ma noi volevamo, ingordi, sfruttare ogni momento. L'ingordigia ci ucciderà.

Nell'illustrazione, fatta a mano, è possibile notare un esemplare di blogger
non appartenente alla sleepless elite, che la mattina si sveglia con in testa
ancora i sogni e la voglia di dormire, tanta.

3 comments:

Biagio ha detto...

Ah ah che idee che ti vengono... certo che il metodo Uberman sembra interessante, proviamo?

andima ha detto...

@Biagio
e' che quando leggo certi articoli di scienza poi un link segue un altro e un altro e un altro ancora e poi alla fine mi ritrovo certe fantasie in testa e finisco per vomitarle sul blog:)
Il metodo Uberman non fa per me, decisamente, credo che l'illustrazione parli chiaro :D

notizie ha detto...

Fortunatamente faccio parte della sleepless élite... bella definizione...