mercoledì 18 maggio 2011

E tu di che patria sei?

La prof del corso serale di francese è francese ma della Francia non parla mai troppo bene e dopo 10 anni a Bruxelles dice di riuscire anche a mangiare il formaggio con la birra, che qui a Bruxelles è tipico, di solito si ordina una birra e a lato si può avere un piattino con del formaggio, e lei, francese, dice sempre che da loro, in Francia, sarebbe da proibire una cosa del genere, che il formaggio si mangia con il vino, mes amis. E allora dopo 10 anni a Bruxelles, dopo aver passato il test del formaggio con la birra, insomma la prof ci dice che prenderà la nazionalità belga e perderà quella francese, che tutte e due non le può mantenere, ma poco importa, lei è innamorata di Bruxelles. Alla notizia, la ragazza giapponese fa una faccia strana, mi dice che lei non farebbe mai una cosa del genere, non rinuncerebbe mai alla sua nazionalità e mentre te lo dice sembra quasi strano che firmando un pezzo di carta si possa perdere la propria nazionalità, che allora non è propria, non è nostra se poi la si può cambiare.
E il collega nuovo francese in realtà per te non è francese ma lui dice d'essere francese, è di Réunion, un'isola piccola piccola che si trova a lato del Madagascar, nell'oceano indiano, ma fa parte della Francia e allora il collega è francese o almeno si sente francese. E è anche europeo, allora, il collega francese, anche se l'isola non si trova in Europa, è europeo come la prof di francese che a breve sarà belga. Non è europea la compagna giapponese, invece, anche se lei, come il collega francese, viene da un'isola che non si trova in Europa. Eppoi c'è l'amica serba, che la Serbia per te si trova in Europa e invece poi per andare con voi a Londra, per esempio, deve chiedere un permesso, perché no, ci sono posti che non sono in Europa, anche se sono più vicini dell'isola al lato del Madagascar. Pensa tu. E infine c'è l'amica belga, di genitori spagnoli, che quando parla col padre è sempre un teatrino, che lei gli parla in francese e lui le risponde in spagnolo e tutto sembra naturale tra loro. Lei, l'amica belga, dice d'essere spagnola, anche se è sempre vissuta a Bruxelles, dalla nascita, e ha la nazionalità belga, un giorno probabilmente chiederà quella spagnola e potrà anche mantenere quella belga, che in Belgio se ne possono avere diverse, di nazionalità.

E allora c'è qualcosa che non va, tra distanze e sentimenti, tra certificati ed evoluzioni, tra sentirsi ed essere e anche tra vino e birra col formaggio. C'è qualcosa che non è d'inchiostro e timbri né di chilometri e dogane, ma noi l'abbiamo voluto così, perché dicono funzioni meglio, perché dicono che altrimenti sarebbe un caos ma di caotico al momento c'è l'isola europea al lato del Madagascar ed il permesso per andare in Inghilterra di vicini non autorizzati, per esempio, e c'è chi ha la faccia da cinese e magari si sente portoghese e allora quella parola, immigrato, o quell'altra, straniero, sono tutte una grande balla.

2 comments:

Turz ha detto...

Bravo!

Ecco, per esempio ho fatto un test (di quelli seri fatti dagli strizzacervelli, eh) in cui è emerso che sono più tedesco che italiano, anzi sono più tedesco dei tedeschi stessi.
Però ho dovuto aspettare otto anni prima di poter anche solo fare domanda di cittadinanza tedesca.

E conosco una tipa che è proprio tedesca tedesca nata e cresciuta in Germania, solo che ha la cittadinanza italiana e ha nome italiano e cognome italiano perché figlia di italiani. Però in italiano fa casino coi congiuntivi, quasi peggio di me col tedesco.

E lo stesso vale per i tedeschi-turchi, i tedeschi-cinesi, i tedeschi-coreani (rari ma esistono). In tutto e per tutto sono tedeschi, a parte il nome e a volte la cittadinanza. Però se glielo chiedi dicono "io sono turco/cinese/coreano".

Io sono terrestre.

andima ha detto...

@Turz
posso dire una cosa liberatoria? E finalmente un commento in quello che per me è uno dei miei piu' bei post! :D

niente, è che tra i gusti del blogger e quelli dei lettori ci sono spesso km di distanza, ma niente, sono considerazioni mie :D lasciamo stare


tornando al commento, hai sintetizzato perfettamente lo spirito del post e ti segnalo anche questo, sulla stessa falsa riga, che però nel finale cancella, con una battuta, quanto amara e irrealistica sia l'utopia.