martedì 23 agosto 2011

C'è un bambino che grida

C'è un bambino che grida, ma grida come se avesse visto il diavolo, grida con gli occhi chiusi di chi non riesce a trattenere un dolore che dentro lacera, ma da far male davvero, e dietro di lui un altro e poi gente che esce da una porta, venerdì sera a pochi passi dall'uscita della metro di Parvis de St. Gilles, qui a Bruxelles, e c'è subito chi si affaccia dai balconi, dalle finestre, chi esce fuori, per la strada, a cercare di capire i perché, anche se loro, i perché, non son mai facili da risolvere, soprattutto quelli improvvisi. Eppoi c'è una rissa, davanti ad una porta, escono due donne, un ragazzo addosso ad un uomo e a pochi metri, lì, quel bambino che grida ancora, senza sosta, quasi fosse una sirena, a richiamare tutto il quartiere. E mentre c'è già chi per strada chiama la polizia per segnalare quel caos, noi ci avviciniamo proprio a quei bambini, con una mano dietro la schiena a cercare di calmare grida e panico, a cercare di fermare quelle urla in un respiro, profondo, bravo, così, un altro ancora, tranquillo.
Intanto c'è chi ferma la rissa o almeno ci prova, c'è chi rientra in quella porta e le donne fuori a piangere, due, con il velo, ferme sugli scalini della porta affianco, c'è chi ferma l'auto in mezzo alla strada per correre a cercare i suoi perché, c'è una donna con un bambino tra le braccia che esce a capire di cosa si trattasse e lui, il bambino tra le braccia, guarda tutti con due occhioni curiosi e chissà quale semplificazione nella sua testa ricciuta; eppoi c'è un'altra signora, con il velo, che si avvicina, cerca anche lei di calmare i bambini. E allora tra una voce, una spiegazione alla persona a lato e un'altra dei bambini balbettanti si capisce che un uomo aveva picchiato la moglie, aveva rotto un tavolo e anche un muro - racconta uno dei bimbi, che lo chiama ripetutamente codardo, codardo, codardo - ma che adesso tentava invano di riordinare la casa prima dell'arrivo della polizia, che arriva dopo più di mezz'ora dalla chiamata, in borghese, con le radioline e l'aria da film poliziesco.
A quel punto l'ordine sembra richiamare gli spettatori e ognuno lentamente abbandonare la scena ed i propri perché irrisolti, anche noi andiamo via, non prima d'aver domandato a quella donna col velo se fosse qualcosa d'insolito o d'abituale, è la prima volta  - ci dice - conosco la famiglia, sempre tranquilla. Eppoi quella donna col velo, quella che qualcuno a vedere l'avrebbe associata a mancanza di diritti umani, a soprusi, sottomissioni, a religioni fanatiche o addirittura a terrorismo, quella che da noi la Santanché avrebbe provato a toglierle il velo perché lei, del governo, donna libera, gridava al cambiamento, ecco quella donna lì, con il velo, minuta, gentile, ci lascia con un deve denunciarlo, anche se chiede scusa, le consiglierò di denunciarlo ugualmente, che io potrei fare una lista di donne, senza velo, che una cosa del genere non l'avrebbero mai detta. E ci lascia con un sorriso, un saluto cortese, anche se mi sarei fermato volentieri a parlarci, ma con tante domande, forse troppe, decisamente.

1 comments:

Baol ha detto...

Ti faccio un applauso!