venerdì 26 agosto 2011

Ma quanti evasori all'estero

Sei partito per l'estero con una valigia piena di speranze, incertezze e voglia di fare e hai iniziato a lavorare altrove? E hai iniziato a guadagnare, magari con qualche progetto di ritorno anche se poi ma non si sa dopo vedremo adesso non ci penso? E magari hai iniziato a lavorare a metà anno, magari a settembre? E tra trovare casa, trovare lavoro, lingua nuova, città nuova, reti sociali nuove, il pub, la scuola di lingue, l'ufficio e tanto altro, hai mai pensato per un attimo al fisco italiano? Sì, fisco, proprio lui. No? Allora probabilmente sei un evasore o lo sei stato. Ma, tranquillo: non sei solo e non è facile capirlo. Qui ci proviamo, ringraziando Francesco (da Bruxelles) e Simone (in partenza per Londra) per chiarimenti, correzioni e revisioni delle informazioni.

Già, perché per gli italiani all'estero non iscritti all'AIRE (e nel primo anno quasi nessuno lo è, anche perché l'AIRE non accetta consiglia iscrizioni per periodi maggiori all'anno almeno durante il primo anno) che abbiano lavorato in un paese straniero meno di 183 giorni durante il primo anno dovrebbero sempre pensare al fisco italiano e non solo loro. Anche per gli inscritti all'AIRE, bisogna guardare ai propri interessi mantenuti nel territorio nazionale e addirittura si parla non solo di proprietà, attività o statuti, ma anche delle presenza fisica dei familiari (sì, lo so, sembra assurdo) o di un conto in banca e l'uso di una carta di credito.
Il problema nasce dalla differenza tra domicilio fiscale e residenza fiscale, anche se affinché il soggetto venga riconosciuto fiscalmente residente in Italia, sarà sufficiente dimostrare anche soltanto la sussistenza in Italia del suo domicilio civilistico (cioè non iscritti all'AIRE, come una gran maggior parte degli italiani all'estero, nei primi anni ma anche oltre). E il proprio legame con l'Italia deve intendersi comprensivo non solo dei rapporti di natura patrimoniale ed economica, ma anche (e soprattutto) di quelli morali, familiari e sociali. La residenza fiscale in Italia si concretizza qualora la famiglia dell'interessato abbia mantenuto la dimora in Italia o comunque nel caso in cui emergano atti o fatti tali da indurre a ritenere che il soggetto interessato ha lì mantenuto il centro dei suoi affari ed interessi. Sorpresi? Dovreste pagare le tasse soltanto in Italia qualora si verificassero almeno una delle contemporaneamente tre condizioni all'estero: 1) il lavoratore residente in Italia presta la sua attività altrove per meno di 183 giorni; 2) le remunerazioni sono pagate da un datore di lavoro residente in Italia; 3) l'onere non è sostenuto da una stabile organizzazione o base fissa che il datore di lavoro ha nel paese straniero. Va bene, non capita spesso. Nel momento in cui tali condizioni non si verifichino, entrano in vigore le varie convenzioni (qui quella ancora in vigore tra Belgio ed Italia, per esempio) tra stato straniero ed Italia, per evitare le doppie tassazioni, stabilendo talvolta che i redditi di lavoro dipendente percepiti debbano essere assoggettati a tassazione sia in Italia sia nel paese straniero (sì, in entrambi). E se il lavoratore all'estero non è iscritto all'AIRE (quindi residente in Italia) ma è: I) impiegato per un periodo superiore ai 183 giorni annui, II) impiegato da una azienda straniera III) l'onere non sia sostituito da una stabile organizzazione o base fissa che il datore di lavoro ha nel paese straniero; ecco, l'imposizione fiscale sarà per la maggior parte esclusiva del paese sede del posto di lavoro, ma non è ancora sufficiente: gli stessi redditi dovrebbero (ma occhio alle convenzioni) essere comunicati all'Agenzia delle Entrate che applicherà, dove ritenuto il caso, l'imposizione rimanente. Supponendo che il lavoratore all'estero abbia già corrisposto il 30%, dovrà, se opportuno, pagare al fisco italiano il restante 10%. Questione di aliquote.

Ovviamente dichiarazione non significa tributo, probabilmente una dichiarazione non obbligherebbe a pagare nulla al fisco italiano, ma lascia ad ogni modo aperta la possibilità del dubbio, dove appunto si cela l'evasione. Inoltre, per redditi minori a 7.500 euro, il fisco italiano non richiede nessuna dichiarazione, ovviamente bisogna calcolare nel caso dei 183 giorni se tra lavoro in Italia e lavoro estero si sia superato il limite. Quindi, riassumendo, per i non iscritti all'AIRE, bisognerebbe dichiarare solo in Italia lavorando per meno di 183 giorni (e le altre condizioni di sopra), altrimenti bisognerebbe dichiarare (che non significa necessariamente pagare) le tasse nei due paesi (Italia e paese straniero), con un occhio alle convenzioni tra di due stati, che spesso rendono opzionale la dichiarazione nel paese natio; per gli iscritti all'AIRE invece, le tasse bisognerebbe pagarle soltanto nel paese straniero lavorando per più di 183 giorni (con datore di lavoro estero e stabile organizzazione all'estero), altrimenti ancora in Italia. Se in Italia avete lasciato una macchina a vostro nome o ancor peggio possedete proprietà, a quel punto dichiarare i vostri introiti esteri diventa un obbligo che, se volete, potete ignorare, ma ne saprete di più un giorno magari, al vostro rientro definitivo o alla richiesta di pensione o anche prima, visto che il fisco può applicare presunzioni sulle vostre connessioni con l'Italia e aprire un fascicolo.

Esempio facile: hai iniziato a lavorare a novembre a Dublino, hai un conto corrente in Italia e trasferisci denaro dall'Irlanda su quel conto. Ovviamente hai lavorato meno di 183 giorni in quell'anno e poi non hai dichiarato nulla in Italia, perché giustamente vivevi a Dublino, avevi lavoro a Dublino e pagavi le tassi a Dublino. Ecco, potresti essere un evasore (e come te migliaia) se nello stesso anno hai lavorato anche in Italia e la somma dei due redditi supera la quota dei 7.500.
Altro esempio: non siete iscritti all'AIRE, in Italia avete ancora un'auto, lavorate per più di 183 giorni in un paese straniero, dove pagate regolarmente le tasse, ma non dichiarate nulla in Italia. Ecco, magari non dovreste pagare nulla al fisco italiano, ma non avendo dichiarato nulla potreste essere già in difetto, la risposta bisognerà trovarla nelle convenzioni tra i due stati.

Morale della favola, è bene sapere che il cordone ombelicale non si taglia soltanto con una valigia ed un volo low cost ed i confini fiscali hanno disegni ben diversi da quelli naturali, linguistici o soltanto immaginati, purtroppo. Ovviamente, se avete esperienze a riguardo siete i benvenuti nei commenti, perché a quanto pare anche gli addetti ai lavori hanno pareri distinti e spesso contraddittori.

40 comments:

Anonimo ha detto...

Ora è ufficiale che nascere Italiano è una maledizione.

vinz_745 ha detto...

Allora io che ho auto, conto corrente, una proprietà e NON sono iscritto all'AIRE mi becco l'ergastolo, come minimo.

Daniele ha detto...

Proprio quello che mi serviva. Stavo cercando queste informazioni da mesi e finalmente ho trovato questo post limpido come l'acqua di sorgente (io e il fisco siamo agli antipodi).

Grazie infinite!

andima ha detto...

@Anonimo
:D

@vinz
però guarda il lato positivo della cosa, se ti scoprono come minimo ti fanno ministro ;)

@Daniele
in effetti tutto è nato da alcuni dubbi di un amico in partenza per Londra, che appunto lavorerà meno di 183 giorni e allora ci siamo messi a cercare, chiedere, leggere. Questo post è il risultato di una settimana di confronti, ho cercato di linkare quante più fonti possibili, sperando di essere utile, ovviamente spero di raccogliere nei commenti anche qualche altra esperienza in modo da arricchirne i contenuti, perché a quanto pare anche io potrei essere stato evasore quando nel novembre del 2007 iniziai a lavorare in Irlanda, ma l'ho scoperto soltanto l'altro ieri :S

andima ha detto...

riporto alcuni commenti da facebook di esperienze di altri italiani all'estero, in modo da condividere e magari aiutare a chiarire:

V.
E' un casino la questione delle dichiarazione... Io le tasse le ho sempre pagate all'estero (germania prima ed america ora) quindi in italia ho un reddito 0. Ho chiesto una consulenza al mio commercialista di fiducia e mi ha detto che la dichiarazione va con il massimo imponibile (che in italia sembra essere piu' basso di america e germania)... quindi se sono moroso e' colpa sua :)

A.
Ho forti dubbi si debbano dichiarare anche in Italia. Anche se in Canada ho dovuto pagare le tasse sia li' che in Uk (o meglio, la mia compagnia ha pagato:) ), poi, in Uk, puoi chiedere il rimborso. Ma questo e' un accordo tra Uk e Canada. C'e' da capire che accordo c'e', se c'e', tra Uk e Italia.

V.
alla fine penso che le cose si complicano ancora di piu' in quanto, almeno io, non sono iscritto all'AIRE. L'iscrizione all'AIRE la sto evitando perche', come molte cose italiane, funziona malissimo! Se ti iscrivi in un paese e poi ti trasferisci in un altro, non e' immediato il cambio di locazione (cioe' ci sono dei casini sul cambio di stato) ...

A.
lettura interessante qui

B.
Io mi sono trasferito in Austria da Marzo, ed iscritto all'AIRE da Aprile. Sinceramente, ho fatto tutto in poche ore, senza casini e senza problemi. Probabilmente ho trovato un'agenzia consiliare molto efficiente, ma non ho avuto alcun problema.

M.
andima, che io ricordi, il primo anno ho fatto la dichiarazione in Italia ed in Irlanda. Il motivo e' che avevo lavorato quasi 4 mesi in Italia e per il resto in Irlanda. Gli anni successivi, anche in seguito ad una consulenza dal commercialista, ho pagato solo le tasse in Irlanda, non percependo e non avendo nessun altro introito in Italia.

P.
molto dipende come scritto in precedenza dagli accordi fra i fari Stati... Quindi nella maggioranza delle volte ogni caso è diverso da un altro... Posso documentarmi attraverso l'agenzia delle entrate ma sono sicurissimo che appena porrò il problema a loro mi guarderanno con due occhi aperti da paura... Quello che posso fare è quello di studiare un singolo caso alla volta e studiarmelo...

rafeli ha detto...

tu hai una pazienza che non so cosa dire.

andima ha detto...

@rafeli
ho sviluppato la pazienza in tante, ma tante andate e ritorni tra Ikea, Maison du Monde, Brico e mannaggiaamiseria;)


intanto continuo a riportare altri contributi da facebook:

A2.
io pago il credito d'imposta ogni anno..purtroppo, ho contattato l'agenzia delle entrate ed e' cosi, poi vi mando la legge

A3.
I casini sono solo nel primo anno. Se avevate lavorato in Italia per più di 6 mesi e per il restante periodo all'estero, dovreste pagare al fisco la differenza fra le tasse pagate all'estero e le tasse che avreste pagato in Italia applicando le aliquote italiane al lordo percepito all'estero.

A3.
Per gli anni successivi vale la residenza fiscale, se è all'estero pagate le tasse all'estero e chiuso. Avere o non avere l'AIRE non implica nulla. Voglio dire se lavorate in italia e andate ad iscrivervi all'AIRE di Berlino, mica diventate esenti alle tasse italiane per via della residenza! E' quella fiscale che conta.

andima ha detto...

ah, ho trovato qui un approfondimento per gli UK, grazie a Daniele.

Belguglielmo ha detto...

Molto utile grazie. Pure io che mi vanto di conoscere tutte le manfrine burocratiche ignoravo la convenzione bilaterale. Che un po' mi stupisce perché va contro al principio europeo che vieta la doppia tassazione (ora però mi toccherebbe ritrovare il testo legale a supporto di ciò....)

Anonimo ha detto...

State esagerando però, figuriamoci se il fisco italiano andrà dietro a 4 spiccioli...

andima ha detto...

@Belgugliemo
Sì il principio della doppia tassazione dovrebbe proprio evitare cose del genere, ma poi tutto sta nelle varie convenzioni e comunque la casistica dei 183g sembra sfuggire a tanti (me compreso.. ), soprattutto per quanto riguarda il primo anno. Ad ogni modo riassumere tutto in poche risposte generiche non è per nulla facile, a un certo punto vanno studiati i singoli casi per avere le risposte esatte. Con questo post abbiamo aperto una finestra, poi dietro c'è un mondo, ma quello non lo posso esplorare tutto:)


@Anonimo
Qui si è cercato di informare o almeno condividere una lacuna che sembra abbastanza comune. Poi ognuno prende l'azione che meglio reputa applicabile, non so se nel complesso siano 4 spiccioli o qualcosa di più, ma ci scappa facilmente la classica contraddizione: che chi va fuori spesso si vanta di come è civile il paese che ha scelto magari proprio al confronto con quello che ha lasciato e poi applica una logica del "figuriamoci se il fisco italiano andrà dietro a 4 spiccioli..." che lo "giustifica" ad evadere, a non curarsi di convenzioni e schemi di cui volendo o nolendo ne facciamo parte, e dimostra palesemente che si è mosso il corpo ma non la testa, che non basta un paese civile per trasformarsi in persone civili o almeno non tanto civili quanto ci si pubblicizza. Ma, di nuovo, sono scelte personali, per carità.

Baol ha detto...

Una correzione al primo esempio semplice: non potresti, sfortunatamente sei.

Hai visto che casino? Ed io guardo 'ste cose per lavoro!!!

A leggere tra i tuoi commenti quasi quasi mi viene voglia di fare il consulente online :D

@ anonimo: Almeno in quello, è così in tutta europa e non solo :-/

andima ha detto...

@Baol
ecco, ci vorrebbero proprio un paio di consulenze a quanto pare, a cominciare dal mio caso:) grazie per aver corretto l'esempio semplice!

Anonimo ha detto...

Ciao,

le tre condizioni che elenchi all'inizio non devono verificarsi contemporaneamente, e' sufficiente che se ne verifichi almeno una per essere considerato fiscalmente residente in Italia (vedi sito dell'Agenzia delle Entrate).
Quindi capita invece abbastanza spesso che se ne verifichi almeno una per chi vive all'estero...

Dovreste pagare le tasse soltanto in Italia qualora si verificassero contemporaneamente tre condizioni all'estero: 1) il lavoratore residente in Italia presta la sua attività altrove per meno di 183 giorni; 2) le remunerazioni sono pagate da un datore di lavoro residente in Italia; 3) l'onere non è sostenuto da una stabile organizzazione o base fissa che il datore di lavoro ha nel paese straniero. Va bene, non capita spesso.

Baol ha detto...

A disposizione

andima ha detto...

@Anonimo
infatti la parola "contemporaneamente" era uno dei dubbi per quanto riguarda la faccenda.
Dall'Agenzia delle Entrate, qui si legge che:

"Per quanto riguarda gli stipendi pagati da un datore di lavoro privato, in quasi tutte le Convenzioni (ad esempio quelle con
Argentina, Australia, Belgio, Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Svizzera e Stati Uniti) è prevista la tassazione esclusiva nel Paese di residenza
del percettore quando esistono
contemporaneamente le seguenti condizioni:
a) il lavoratore residente all’estero presta la sua attività in Italia per
meno di 183 giorni;
b) le remunerazioni sono pagate da un datore di lavoro residente all’estero;
c) l’onere non è sostenuto da una
stabile organizzazione o base fissa
che il datore di lavoro ha in Italia.
In tali casi gli stipendi non vanno
dichiarati allo Stato italiano."

stiamo dicendo che l'espressione (A AND B AND C) deve essere vera, in quel caso si parlava del contrario, quindi di NOT(A AND B AND C) che equivale a NOT(A) OR NOT(B) OR NOT(C), ok ho fatto il nerd applicando la legge di De Morgan, comunque è vero, non è "contemporaneamente", correggo. Grazie:)

simavo ha detto...

@Anonimo
Non sono i 4 spiccioli il problema, anche se di Italiani all'estero ce ne son parecchi, e quei 4 spiccioli per ognuno di noi diventerebbero qualcosa di più. Personalmente, se si deve pagare il conto con l'Italia prima di tagliare il "cordone" che ci lega è giusto farlo, è un nostro dovere, su questo credo che non ci piova.

Altra questione è la disinformazione sull'argomrnto. Io mi preoccupo invece del fatto che personalmente ho chiesto consulenza all'Agenzia delle Entrate e due commercialisti ed ho avuto tre pareri differenti. Questa discrepanza di opinioni tra gli "addetti ai lavori" mi rende perplesso su cosa accadrebbe se presento dichiarazione e non dovevo farlo. A rigor di logica ti potrebbero tassare anche se non avrebbero dovuto.

credo che lo scopo di questo post sia raccolgiere conferme/semtite da persone qualificate, che possano chiarire un pò le idee a tutti noi ;-)

fabristol ha detto...

Meno male che ho fatto l'iscrizione all'AIRE. Già all'epoca avevo paura dell'agenzia delle entrate. Non si scherza con loro!

Comunque qualcuno mi sa consigliare un buon commercialista perché da quanto ho capito per tutti questi cavilli solo alcuni commercialisti specializzati sanno aiutarti. c'è qualche commercialista blogger sulla rete? ;)

andima ha detto...

@fabristol
sì probabilmente quella è l'unica soluzione che dovrebbe togliere ogni dubbio, anche se a quanto pare spesso hanno pareri contraddittori :S
Come blogger commercialista, beh qui nei commenti c'è Baol, io però mi prendo una piccola percentuale sul passaggio di clienti :D

Anonimo ha detto...

Sono residente in UK, iscritta all'AIRE. Ho acquistato un appartamento in Italia recentemente come residente all'estero. Mi sono consultata con il mio commercialista di fiducia e ho visionato documentazione a proposito. Non c'e' alcun obbligo per il residenti all'estero di dichiarare in Italia il reddito solo per il fatto di possedere un immobile. Tanto e' che ho dovuto fare un mutuo con una banca italiana e ho potuto solo avere accesso a determinati tipi di mutuo e ho potuto aprire solo un conto estero a Milano, non un conto corrente. Se avete altre fonti, gradirei i links per evitare brutte sorprese. Grazie

andima ha detto...

@Anonimo
I link forniti tra post e commenti dovrebbero essere un buon punto di partenza per rispondere a molte domande, ma è ovvio che il parere del tuo commercialista dovrebbe risolvere ogni altro dubbio, probabilmente la tua residenza fiscale è pienamente in UK e anche dichiarando in Italia non avresti nessun tributo da pagare, il possesso di un immobile probabilmente nel tuo caso non implica nessuna presunzione di residenza fiscale in Italia e l'iscrizione all'AIRE + il conto estero + altri dettagli + (cosa più importante) convenzioni Italia-UK non ti fanno correre alcun rischio. Ovviamente le mie sono supposizioni, non sono un esperto in materia e il tuo commercialista di fiducia ne saprà sicuramente più di me.
A quanto pare i veri problemi posso sorgere soltanto nel primo anno, nel caso dei 183g, negli altri casi sembra sia raro dover continuare a pagare imposte anche in Italia, ma questa è la mia opinione a riguardo dopo tante letture e contributi esterni.

DiegoDDM ha detto...

ottimo post!

Stefano Magistri ha detto...

Consiglio di partecipare a questa discussione: http://www.facebook.com/groups/goodbyemamma/?id=193825974016154&ref=notif&notif_t=group_activity

Inoltre vi segnalo quanto riportato: http://www.espertorisponde.ilsole24ore.com/problema-settimana/lavoro-estero-credito-contro-doppia-tassazione:20110411.php

andima ha detto...

@Stefano
grazie moltissimo per i link, la discussione che hai aperto è stata molto utile a mio avviso, per aver aggiunto una fonte ulteriore e per aver confermato alcuni punti.
Qui non si voleva creare allarmismo o diffondere disinformazione, proprio per questo il post contiene le fonti che sono state utilizzate per scriverlo e, inoltre, qui non siamo tecnici e proprio per questo esperienze altrui non possono che far bene.
Come detto prima qui non abbiamo tutte le riposte, abbiamo soltanto aperto una finestra. Ho visto che nella discussione che hai aperto alcuni non erano d'accordo con il contenuto del post ma che non argomentavano le proprie ragioni e alla fine son stati contraddetti: qui non si vuole far la guerra a chi abbia ragione ma soltanto fare chiarezza e quindi grazie:)
Io son pronto a rettificare il post qualora diffondesse il falso, in qualsiasi momento, ma a quanto pare soprattutto per i neo-italians la questione potrebbe essere importante.

Parte di questo post è stata anche pubblicata sul Corriere, qui, nella sezione Italians gestita da Beppe Servegnigni e finora non ho ricevuto smentite.

Stefano Magistri ha detto...

Andima continua cosi che stai facendo bene!

Anonimo ha detto...

@Anonimo (il primo in assoluto): Anche nascere in USA e' una maledizione...lo sapete che se siete cittadini Americani, ed espatriate, dovete comunque pagare ogni anno per il "privilegio" di avere il passaporto Americano? C'e' gente che ha deciso di rinunciare alla cittadinanza Americana a causa di cio'...

E basta co ste lagne del tipo "L'Italia fa' schifo, solo in Italia succedono queste cose...", avete rotto!

andima ha detto...

allego altra fonte da Il sole 24 ore, di una rubrica "l'esperto risponde", che sembra confermare quanto detto nel post sulle possibili doppie dichiarazioni

Anonimo ha detto...

L'unica cosa sarebbe non tornare più in italia....vivere beato e tranquillo con..il nuovo reddito nel nuovo paese estero....

spain ha detto...

Ciao mi serviva propio questo consiglio...nessuno mi ha mai informato di tutto ció.
Allora io lavoro e vivo in spagna dal 2005.e ovviamente non sono iscritta all'AIRE..(non ne avevo neanche mai sentito parlare)
ma cosa devo fare? devo iscrivermi o no?
e dove bisogna farlo?
qualcuno saprebbe consigliarmi please?
grazie

andima ha detto...

@spain
per l'iscrizione all'AIRE basta andare al consolato italiano del paese dove vivi, prendere appuntamento, compilare un modulo ed attendere qualche settimana, da quel momento potrai anche votare dall'estero.
In teoria bisognerebbe farlo dopo il primo anno all'estero, trovi un link nel post a riguardo, ma da esperienza personale la maggioranza degli italiani all'estero di solito ignora questa pratica poco conosciuta o considerata inutile.

Anonimo ha detto...

salve a tutti ne ho sentito solo parlare l'altro giorno dell'AIRE io vivo da 3 anni all'estero ho comprato casa pago i fior fior delle tasse circa il 34% e non sono inscritto all'aire ho i miei genitori in italia ho un conto corrente e un auto a mio nome? cosa dovrei fare sono un evasore?

andima ha detto...

@Anonimo
e' bene sottolineare ancora una volta che il legame AIRE-evasione fiscale non esiste, non e' un binomio necessario ne' sufficiente. In questo post si evidenziava l'alta probabilità di poter essere evasori il primo anno all'estero, sui successivi le casistiche personali lasciano poco spazio a generalizzazioni altrimenti imprecise. La cosa migliore da fare nel tuo caso e' controllare la convenzione vigente tra l'Italia ed il paese dove vivi all'estero, purtroppo tali convenzioni sono in gergo tecnico e non sempre facili di capire, ma ad ogni modo qui non possiamo avere le risposte a tutti i casi, si voleva soltanto segnalare l'esistenza della questione.

spain ha detto...

@andima
Grazie mille x il tuo consiglio.
Ma bisogna proprio farlo? Non é che poi facendolo
Mi arrivi qualcosa da pagare?!
Non vorrei avere brutti scherzi! :0
Se é solo x poter votare da qui,potrei
Anche iscrivermi...Grazie ciao

andima ha detto...

@Spain
in teoria bisognerebbe farlo, nella pratica lo fanno in pochi. Facendolo perdi il diritto al medico di famiglia in Italia, per esempio, ma guadagni il diritto di votare dall'estero, per dirne una. Ma è chiaro che vivendo fuori non sei residenti in Italia e quindi muovere la tua residenza all'AIRE sarebbe la cosa più sensata, il consolato diventa il tuo comune per quanto riguarda documenti, rinnovi, etc.
Che io sappia, non ci sono controlli fiscali al momento dell'iscrizione.

andima ha detto...

una lettera su Italians di oggi sembra un buon contributo per questo post, come conferma dei contenuti riportati.

andima ha detto...

un altro approfondimento sull'argomento

Anonimo ha detto...

Sono un libero professionista residente in Italia e percepirò, in Svizzera, una somma di danaro, in qualità di intermediario, in ragione della definizione di una transazione finanziaria, nata, cresciuta e definita all'estero. Ritengo che l'importo di quanto a me dovuto, accreditato presso una Banca Svizzera, sarà al netto delle tasse previste dalla legislazione di quel Paese. Mi chiedo se, trasferendo il danaro in Italia, dovrò pagare le tasse sull'intero importo o al netto di quello che percepirò in Svizzera. O, per miracolo, non pagare addirittura nulla in Italia ?

andima ha detto...

@Anonimo
Non sono un esperto e nei casi particolari come questo preferisco non esprimermi per non dire stupidaggini

Anonimo ha detto...

Ottimo post, grazie.
E'una situazione così assurda e miope che si stenta a credere...


Se io telelavoro per un'azienda estera e continuo a vivere in italia, vuol dire ci sarà una famiglia italiana in più che riesce a vivere e che consuma in ITALIA (soldi guadagnati all'estero e che fanno girare l'economia di qui).


Invece costringendo a pagare le tasse 2 volte, praticamente diventa insostenibile.


Praticamente lo stato ti obbliga a emigrare: per cui si pagheranno le tasse solo all'estero e si spenderanno soldi (all'ESTERO).


Complimenti!

andima ha detto...

@Anonimo
il post non e' aggiornato ne' mantenuto da un po', quindi consiglio cautela nel prendere tutto alla lettera, visto che legislazioni trattate possono cambiare in qualsiasi momento. Rimane comunque un invito a controllare certe cose nel caso in cui si lavori tra italia ed estero, soprattutto nello stesso anno.