venerdì 23 dicembre 2011

Vieni più vicino

Ma no, lascia stare il tempo, non pensare al ritardo né alla fretta di cui si ciba, portami in giro, in macchina, per le stradine di questo paese, voglio ricordare tutte le volte che mi son passate veloci davanti, le facce degli altri attraverso il finestrino, le ricorderò come una sola volta, un impasto di memorie per il collage di un solo paesaggio. E lascia stare pure l'italiano, parlami come sei, lascia pure che il dialetto colori le tue parole e insapori queste eco d'intercalari e dittonghi saraceni, voglio rivedere quelle facce che ho sempre visto in giro e distinguerle da quelle nuove, sconosciute, di generazioni che vengono a prendersi il proprio posto nella piazzetta sempre all'ultima tendenza, voglio rivedere il barista che non cambia se non nelle rughe che disegnano anni accumulati e smorfie d'abitudini, voglio rivederli tutti, quelli che riportano il tempo indietro come se qui, a sud, anche il tempo andasse a rilento, anche il tempo cambiasse marcia e ritmi eppoi - come cantava quella vecchia canzone - vulesse arrubbà' senza me fà' vedè' tutt'e facce d'a ggente.

E dimentica ti prego che vengo da Bruxelles, c'è questa parte qui, guarda, dietro gli occhi e quel batuffolo di ricci cerebrali, che non s'è mossa, è rimasta qui, uguale, come immagine di questo intorno, me la porto dietro, in segreto, quando m'occorre un palcoscenico dove piazzare gli amici nel mezzo di una nostalgia o quando ricevo una tua email e devo pur immaginarti su uno sfondo che non sia nero di caratteri e il bianco della pagina monotona. Ma ecco, non mi hai capito, cerca d'ignorarla Bruxelles, no, non è un altro mondo lì, non pensare a perfettissime strutture e umanoidi incorruttibili, non pescare una frase fatta dal tuo repertorio di frasi fatte (sono già fatte e son fatte male), prova ad abbandonare stereotipi di fughe, di mondi migliori e valigie mutanti. Io adesso non sono Bruxelles né tutti gli italiani all'estero in rappresentanza istituzionale, io adesso non sono in comizio a venderti il mondo che c'è fuori, tanto meno a puntar il dito contro il tutto che non funziona qui. Sono un altro con la faccia di qualcuno che conosci, ecco, prova a conoscermi, togliti questi occhiali di giudizi e sapienza, lasciami fare, qui, te li poggio qui, dopo li riprenderai, tranquillo, ne avrai bisogno perché odi la miopia eppure basterebbe avvicinarsi un po' di più, per vederle meglio, le cose. Vicino, vieni più vicino, è così semplice a volte, hai visto? C'è un sorriso. Ché per quanto possa dire che non son vacanze queste qui o ripetermi che il rientro dell'emigrante è un'altalena amara che poi lascia bile nera, non è vero niente, no. C'è un sorriso, hai visto? Me lo tolgo subito però, che altrimenti sembro scemo.

2 comments:

elle ha detto...

Come mi ci rivedo, e rivedo anche il mio paesiello del sud con la sua piazzetta e la sua gente che cambia con le generazioni. Quando la vedo mi capita di pensare che un tempo lontano quello era il centro del mondo.

andima ha detto...

@elle
verissimo, quello era proprio il centro del mondo, quello conosciuto, quello che dettava le regole, quello a cui si voleva a tutti i costi appartenere. C'ho scritto pure un libro su quella piazza, quando avevo 20anni, ma roba che non vale la pena di leggere.