sabato 3 marzo 2012

Di cervelli in fuga e neuroni mancanti

Succede che leggi il solito periodico articolo sulla brain drain, succede che scrivi un post elencando 10 cose che sicuramente ti capiteranno se vai all'estero e che nessuno ti racconta prima di partire perché tutti intenti a pubblicizzarti l'unica soluzione possibile (ma non sempre va bene, no), succede che il post venga pubblicato su un network che promuove scambi culturali europei e succede che il post giri un po' in rete. Bene. Succede che tra i commenti a quel post, all'articolo del network e la sua pagina facebook, leggi che l'autore di quel post debba essere un bambaccione, un Giacomo Leopardi, un chiuso di mente, un bimbominchia, un poveraccio, uno che fa ridere, un provinciale, uno da bar sport e tanto altro. Bene. Succede che le critiche fanno bene, altrimenti si potrebbe avere l'impressione che sia tutto fittizio, unidirezionale; succede anche che c'è chi si trova d'accordo e chi esprime il disaccordo in modi diversi; e succede che magari il titolo, magari qualche approfondimento, forse il testo poteva essere scritto meglio. Benissimo. Eppoi le critiche vanno incassate perché fanno bene, certo magari dopo quasi cinque anni all'estero qualcosa la dovresti sapere a riguardo. Qualcosa.

Però. Succede che proprio su certe comunità online e certe pagine facebook ci vadano quelli che all'estero ci vogliono andare o che già hanno un piano a breve termine, succede che tra loro tanti si facciamo una risata di quei 10 punti (e ridere fa bene al cuore, per fortuna) fissandosi magari sul dito mentre dietro c'è una luna enorme (ma enorme davvero) e fermandosi alla superficie, spesso spavaldi, ma ad ogni modo non inclini al dialogo civile; e succederà, non fosse altro che per un mero campionario statistico, che molti di loro all'estero ci andranno davvero. Appunto. Il punto è proprio quello: quando dicono che all'estero c'è un'Italia migliore, che fuori c'è una selezione o che bisogna andar via per poi tornare e addirittura migliorare il paese (come se l'estero fosse davvero una scuola, ma da una scuola ne escono formati solo gli alunni capaci, non tutti), ecco si sottostima sempre un punto fondamentale, importantissimo. Al gate all'aeroporto, quando controllano la carta d'identità o il passaporto, non c'è filtro, no, di nessun tipo, all'estero ci vanno anche le teste di cazzo, fuori si forma lo stesso sottoinsieme di eccelsi e di ebeti, di onesti e di ladroni, una micro-Italia che vien fuori da quello che è il paese di partenza. Certo, rimaniamo ottimisti, poi alcuni migliorano. Alcuni.

Però, quando dicono 'vivo all'estero' non hanno detto nulla. Nulla. Non è un aggettivo né un discriminante. Un altro stereotipo, questo è. Vive all'estero è uno stereotipo, Eh ma quello vive all'estero è un contenitore spesso pieno di cose immaginarie. Quando si parla noiosamente con quell'espressione, cervelli in fuga, si dimentica spesso che all'estero ci vanno anche quelli con i neuroni mancanti, che sono frutto della nostra società, non vengono mica dal nulla, se l'Italia è quello che è al momento non sarà mica tutta colpa della classe politica (che pur emerge da una certa società, appunto). Quindi sappiatelo, non bisognerebbe mai ammirare qualcuno solo perché vive all'estero (o perché ha intenzione di andare), perché vivere altrove non lo farebbe in alcun modo più speciale di voi, potrebbe essere l'ennesimo a fissare il dito, orgoglioso di vivere in questo o quel paese ai rientri in patria, ma poi incastrato lì con pochi conoscenti, nel compromesso di un lavoro che non voleva, a lamentarsi di un intorno che non gli piace. E ce ne sono. Tanti.

18 comments:

Zax (Andrea) ha detto...

è sempre pericoloso generalizzare, si fanno grossi errori (a volte). Tuttavia ... alla TV intervistano sempre lo stesso tipo di italiani all'estero, ed è quello il messaggio che passa. Sul web è già meglio: a leggere certi post o certi forum di quelli che 'vorrebbero trasferirsi' una mezza idea uno se la fa. Se si potessero intervistare tutti gli italiani a Londra che lavorano in bar e ristoranti con la minimum wage (o magari totalmente in nero in un ristorante italiano gestito da italiani) ... la percezione su cosa significhi andare a vivere all'estero sarebbe mooooolto diversa.

sandrokhan80 ha detto...

Vorrei sapere quale network e leggere i commenti di cui parli.
Dispiace, perché io ho apprezzato tantissimo il tuo vecchio post. Hai dovuto per forza di cose generalizzare, ma il tuo discorso andava per questo intelligentemente interpretato e non preso a scatola chiusa! Te l'onestà intellettuale c'è l'hai messa tutta per esprimere le tue idee e la tua esperienza su un tema che è tanto "sentito". Poi, lo sai, c'è sempre chi preferisce vivere di balle e avere bruschi risvegli per poi lagnarsi! Ti giuro che molti dei tuoi punti me li ha espressi paro paro un mio amico che nel 2005 è andato in Germania. Lo ospito per una settimana a casa mia in ricordo dei vecchi tempi dell'università e, naturalmente, tra vecchi ricordi e funambolici confronti italo/tedeschi la discussione è animata. Magari puoi pensare di aggiungere un 11° punto alla tua lista: " che se vai all'estero sarai costretto a conformarti a tutta questa serie di stereotipi che si crea chi è rimasto". Poi se come te uno non ci si vuole conformare .... è un bambaccione, un chiuso di mente, un bimbominchia, un provinciale, uno da bar sport e bla bla bla .....

Manca serenità nell'affrontare questo tema del "partire vs restare", pensavo a cosa avrebbe detto uno con la sensibilità e l'onestà di Massimo Troisi su questa cosa. Tutta questa mole di stereotipi mi riportano alla mente ancora una volta queste scene che già ti ho postato http://www.youtube.com/watch?v=J417Q4EAdOM

andima ha detto...

@Zax
Esattamente, la percezione crea una stereotipo da stimare, quando invece non è altro che un sottoinsieme di quello che c'è in Italia, né più né meno, c'è di tutto, non un filtro che lasci passare soltanto migliori in missione speciale fuori. E i commenti a quel post mi son serviti come conferma, perché tra quelli che commentavano in un certo modo qualcuno sicuramente andrà all'estero (ripeto, per pura stima statistica) e magari sbatterà contro lo shock culturale o qualcun altro di quei punti e finirà in lamento, in offese al paese straniero o chissà quant'altro e anche quelli faranno parte della categoria italiani all'estero, solo che non si vedono in tv né spesso sulla blogsfera, dove la maggioranza parla comunque solo di successi.

@Sandrokhan80
Ops, hai ragione, nella fretta ho dimenticato il link, il post è finito qui ma le cose più "belle" le ho lette su facebook, anche se con il nuovo layout della timeline non trovo più le conversazioni interessante, quanto lo odio, questo nuovo layout.

Cmq il post più che un lamento alle offese ricevute, voleva essere uno spunto per confermare dove nasca una parte dei futuri italiani all'estero e sfatare un po' lo stereotipo dell'emigrante eroe. Quei commenti li incasso e anzi ogni tanto fa pure bene riceverne, secondo me.

Rake ha detto...

Non posso che essere d'accordo: nei miei 5 anni in Irlanda ho conosciuto una moltitudine di italiani, e se molti di questi erano certamente in gamba, altri rientravano in pieno nella categoria dei falliti.

Lo stesso vale per le altre nazionalità.

andima ha detto...

@Rake
esattamente, per altre nazionalità vale lo stesso, almeno empiricamente eh, dati su queste cose non se possono fornire facilmente:)
però sarebbe interessante conoscere lo stereotipo degli altri all'estero, ad esempio dell'irlandese all'estero o del belga all'estero, ecco questo potrebbe essere uno spunto di riflessione e conoscere una cultura straniera anche attraverso gli stereotipi costruiti intorno a certe categorie.

Destinazioneestero ha detto...

Ancora una volta mi trovo assolutamente d'accordo con te.

sandrokhan80 ha detto...

Il fatto è che in TV si fanno vedere spesso servizi sui ricercatori all'estero. Magari in questo ristretto ambito lo stereotipo di cui si parlava prima ha un pochino di fondamento. Le condizioni italiane sono infatti del tutto peculiari in questo ambito. Non è casuale se una percentuale non indifferente di giovani vanno a fare una carriera di ricerca all'estero e se pochi stranieri vengono da noi a rimpinguare il nostro sistema. E' un'emorragia ..... se no sarebbe solo un fisiologico scambio! Se non tutti saranno "geni" in questa fuga di cervelli, almeno parlando dal punto di vista statistico, molti veramente di valore ci saranno.... bisogna considerare che per ognuno di loro non c'è un giovane ricercatore pakistano o africano che ne prende il posto. Emorragia dunque! Lo stato investe un sacco di soldi in un ragazzo per portarlo dalle materne al dottorato e poi quando ha la possibilità di raccogliere i frutti economici inerenti al suo lavoro lo costringe ad arricchire l'estero. Ma è furba questa cosa?

andima ha detto...

@Destinazionestero
Felice di trovare consensi tra altri italiani all'estero:)

@sandrokhan80
Esattamente, la brain drain è un danno economico per il paese, se ne parlava qua, che però dovrebbe essere equilibrato dalla brain gain, ovvero ragazzi stranieri attratti dal paese e vogliosi di offrire le proprie competenze. In Italia ovviamente la brain gain non esiste o è quasi nulla, viste le risorse dedicate alla ricerca, alle infrastrutture ma in generale vista la cultura ed altri limiti (come quelli linguistici, per esempio) che ne rendono difficile la crescita.
La definizione di cervello in fuga, come dici tu, è nata proprio dallo stereotipo di ricercatore che, non trovando le condizioni ideali in patria (ma magari quelle ideali, spesso si parla di quelle basilari eh!), preferisce l'estero. E l'italiano all'estero si è andato combinando con il cervello in fuga, fondendosi in un unico stereotipo, ma non è così, ci son pure gli altri, c'è la diversità che emigra, probabilmente spinta anche dalla crisi (ma c'è da sempre, probabilmente), e in quella diversità ci sono ovviamente anche quelli distanti anni luce dai cervelli in fuga.
Lo stato dovrebbe equilibrare o marginare la perdita, vuoi incentivando la brain gain (difficile al momento), vuoi emarginando la brain drain (idem). Qualcosa l'aveva fatta, ma poca roba, sinceramente.

Boss ha detto...

Parole sante. E, comunque, se tutti quelli che sono all'estero fossero quest'Italia migliore fatta soltanto dalle eccellenze, godremmo di una migliore reputazione internazionale. Invece c'è un po' di tutto, giustamente. Poi, in fondo, il mondo è bello perché è vario!

Anonimo ha detto...

D'accordo in tutto! Non è semplice vivere qui come non è semplice vivere in Italia. Io non mi considero migliore perchè sono all'estero... Semplicemente opportunità migliori (stipendio prima di tutto e nel mio caso dato che sono biologa, laboratori migliori e maggiori stimoli) mi hanno portato fino a qui... con i pro e i contro!Se vessi avuto le stesse opportunità in Italia mi sa che sarei rimasta là... Quello che mi fa specie è che quando parli con certa gente che vive all'estero (e che magari non sa che ci vivi anche tu...)ti guardano come se loro e solo loro fossero quelli che ce l'hanno fatta. Poi scoprono che anche tu sei espatriato e allora riacquisti punti... Ecco questo modo di fare da superiore a precindere proprio non lo reggo... perchè come dici tu essere espatriato non è sinonimo di super intelligenza sempre e comunque... io mi metto alla prova ogni giorno e so di non essere certo migliore di uno che lavora in Italia!
v

Anonimo ha detto...

Ciao, leggo volentieri il tuo blog da molto tempo, l'ho conosciuto grazie al "ei fu'" blog di Stefano Magistri (ovviamente "ei fu'" riferito al blog, non a Stefano che penso in questo momento si stia grattando le parti basse). penso sia la prima volta che commento, boh.

Sostanzialmente mi trovi d'accordo, l'etichetta di "supereroe espatriato per spaccare i culi" e' un etichetta sin troppo abusata quando si incontra una persona che e' andata a vivere all'estero per cercare fortuna. Vivendola da dentro il punto di vista cambia radicalmente, rivelando un ecosistema ben piu' complesso e variegato...a Londra poi e' amplificato per un miliardo, data la mole di emigranti, italiani e non, presenti.

Mazzimo Frascuorno

gattosolitario ha detto...

Non ti curar ti loro, ma guarda e passa : )

andima ha detto...

@v
ecco, mi confermi anche lo stereotipo visto fa fuori e cioè lo stereotipo con cui altri italiani all'estero distinguono gli italiani dagli italiani all'estero, palesandone la generalizzazione e l'errore

@Mazzimo
Pensa che Stefano mi aveva promesso un post da pubblicare su questo blog, ma niente, mi sa che ci abbia rinunciato:)

andima ha detto...

e con parte di questo post siamo anche su Italians di oggi, vediamo se i commenti saranno altrettanto interessanti;)

SaraC ha detto...

Io ho pubblicato il tuo post sulla mia pagina Facebook perché sto all'estero e me ne vorrei tornare in Italia domani... e poi ho ritrovato il tuo post anche su gruppi diversi di italiani che sognano di andare all'estero... ma nessuno prima di partire sa cosa significhi veramente. Come tutte le cose, prima di parlarne consapevolmente, bisogna passarci.
Basta credere che l'estero sia il paradiso, é una gran fatica, che un paese civile e rispettoso dovrebbe risparmiare ai suoi cittadini.

andima ha detto...

@Sara
io le tue parole le incornicerei, davvero, e il tema e' davvero soggettivo, perche' sono esperienze, perche' abbiamo caratteri diversi, perche' e' fortuna, perche' tanto altro, la medaglia la possiamo anche rovesciare tutta, ecco oggi un altro blog molto famoso consiglia quei 10 motivi come motivi per andare all'estero, per esempio, ma nei commenti al post originale se ne e' gia' ampiamente discusso, credo. Io son felice di trovare conferme in entrambe le direzioni, vuol dire che non esiste una verita' assoluta, vuol dire che davvero tutto dipende da noi stessi. Questi post aiutano prima di tutto me, che raccogliendo esperienze di altri italiani all'estero, cerco di capire cosa ne pensino gli altri e quanto abbia capito io del vivere all'estero; e sono felice che possano servire anche a chi commenta (beh non sempre, spesso servono anche per insultare, come se ne parlava in questo post), per trovare conferme magari, per trovare scritto da qualche parte quello che provano, a volte, per confrontarsi e arrivare a formare un'opinione.

Turz ha detto...

È vero, all'estero ci sono anche le teste di cazzo :-)

Il fatto che tutti i giovani in gamba vadano via dall'Italia non significa che tutti i giovani che vanno via dall'Italia siano in gamba :-)

andima ha detto...

@Turz
ecco, tu sei riuscito sa dirlo in una frase, io ci ho messo un post per esprimere lo stesso concetto :D mi manca il dono della sintesi, mi manca!