lunedì 14 gennaio 2013

Intanto, in Belgio

Poi ti ripeti che mai devi vantarti del paese degli altri perché in fondo tu, a quel paese, a quei supposti pregi o vantaggi, non hai contribuito in nessun modo, anzi, ci vai per usufruirne, da immigrato, e magari poi te ne dimentichi alla prima pioggia, normalissima per dove sei, ma non per chi succede che abbia il corpo all'estero e la testa ancora in patria, metafisicamente contraddetto e ubiquamente in conflitto, o per chi continua a ripetersi d'esser solo di passaggio e invece succede che ci rimane anni e anni e inizia a metter radici, che se poi crescono troppo, quelle radici, entrano non in competizione ma alla ricerca di difficili armonie con quelle radici che già c'erano e che rimangono sempre un po' sotto esame, come un cordone ombelicale che non lascia un ombelico ma un punto indefinito, da stabilire se d'interrogazione o d'esclamazione e per quale pensiero o domanda poi, domande che ti trascinerai probabilmente per anni, pensando di trovarne la risposta accumulando esperienza o cambiandola, quella risposta, perché più saggio ti fa il tempo, pensi, o soltanto più radicato. Ci sono tante modernità, in Belgio, così come tante altre ne mancano e spesso te le ritrovi elencate, in lamenti camuffati da considerazioni o in conclusioni mascherate da partenze, però questa è bello sottolinearla, perché c'è Elio Di Rupo, il primo ministro belga, non uno qualunque, che dichiara, attraverso il suo account Twitter, d'essere fiero della modernità del Belgio, dove tutte le coppie hanno il diritto di sposarsi. E non è poco. Bravi.

2 comments:

rafeli ha detto...

non siamo integrati, perché ancora ci stupiamo di queste cose

andima ha detto...

@rafeli
in draft ho proprio un post sull'integrazione da un po', che sarebbe anche ora di partorirlo, ma tanto di una parte ne abbiamo già parlato di persona:)