lunedì 4 febbraio 2013

Basterebbe non prendere la metro

Quando poi nella metro c'è chi spinge per trovare una posizione di equilibrio che non lo lanci su chi intanto arriva appena alla barra salvatrice mentre ci son sempre quelli che nonostante l'affollamento cubico pretendono ugualmente d'obliterare il proprio biglietto, come se poi lì, in mezzo a quella giungla di braccia e gambe intrecciate, un controllore possa davvero pretendere di verificare, tra la faccia di chi quasi si stampa nel finestrino e chi già vuole arrivare a un centimetro dalla porta anche se alla fermata mancano diversi minuti e sicuramente ci sarà qualcun altro che insieme a lui scenderà, sciogliendo quel groviglio di persone e prolungamenti umani in pochi secondi di confusione che lo stridulo della chiusura automatica rende sempre più frenetico, ecco, proprio in quell'instante, mentre mezza marea viene vomitata fuori e altra mezza tenta di trovar spazio in vuoti d'aria prontamente riempiti, ti accorgi che non ci son pensieri, non c'è spazio per pensieri e riflessioni quando il rumore e la paura di cadere alla prossima frenata e l'anticipare le mosse di chi deve scendere alla prossima fermata e tanto altro tengono a bada, tutti insieme, pensieri e congetture, quasi a stancarti, come se gli occhi fossero occupati a filtrare voci, odori, spinte, e la mente occupata a predire, evitare, lasciar passare. Esci fuori quasi con sollievo, il sollievo di poter di nuovo abbandonarti alla solitudine spaziosa dei tuoi pensieri in tranquillità.

Poi, quando nella metro trovi dopo ore quasi un deserto esteso che lascia vuoti i tanti posti a sedere e muti i riflessi opachi di chi si cerca in un finestrino macchiato, mentre c'è qualcuno in un angolo rinchiuso nelle sue spalle come infreddolito o a resistere al peso della propria giornata da digerire, e qualcun altro, agli antipodi del vagone, controlla lo smartphone con gesti pigri di chi cerca attenzioni altrui e relazioni sociali nell'icona di una notifica mancata, scrutando appena l'intorno silenzioso, perché no, non c'è musica nei vagoni della metro di Bruxelles, se non il rumore meccanico del ferro che corre verso la propria destinazione mentre fischia rapido tra corridoi sotterranei che lo inghiottono ed espellono - perché adesso puoi riconoscere tutti quei suoni, distintamente -, ecco, ti accorgi che tutto quello spazio altrimenti occupato da braccia e gambe in cerca di bilanciamenti, tutta quella mancanza di moltitudine e frastuono umano, lascia troppo campo a pensieri e riflessioni, quasi a stancarti, come se gli occhi fossero occupati a cibarsi d'umori altrui, sguardi, dettagli, mentre la mente passeggia in un museo che presto chiuderà, alla tua fermata, quando ancora c'era quel quadro da osservare e quell'altro da valutare. Esci fuori quasi con fastidio, il fastidio di dover tornare bruscamente alla solitudine spaziosa dei tuoi pensieri in tranquillità.

3 comments:

Anonimo ha detto...

Mi sono trovato con mia figlia domenica a Bruxelles. In una stazione di scambio (de brouckere) siamo rimasti nauseati dallo schifo di 4 barboni che dormivano tranquillamente dopo aver ricoperto le scale di urina. In barba a tutte le telecamere e i dispositivi di sicurezza. Una cosa mai vista in tutte le altre cittá europee occidentali che abbiamo visitato.

Roberto e Teresa

Francoise ha detto...

E ci credo il Manneken Pis ce l'abbiamo solo noi!

andima ha detto...

@Roberto
eh, lo scrissi 4 anni fa, qui, che alcune cose lasciano sempre un po' sorpresi e la lista sarebbe anche lunga, diverse stazioni del centro hanno odori che sicuramente non sono il massimo benvenuto per i turisti ne' il perfetto passaggio per chi ci vive, ma tutto questo fa parte di quel disincanto e meraviglia che fanno di Bruxelles un mix spesso insolito, spesso da delusione e invece poi da sorpresa. No, non e' sicuramente la città da nord Europa che i classici stereotipi potrebbero far pensare, non e' pulitissima (almeno al centro ed in molte altre zone) e spesso si ha l'impressione che nessuno si curi delle condizioni di strade e in generale di alcuni servizi pubblici, se segui questo tag troverai diversi articoli sull'argomento. Eppure, expats continuano a sceglierla come meta, rimangono, la odiano, se ne innamorano.

@Françoise
ma infatti :D