mercoledì 17 luglio 2013

No grazie la patria mi rende nervoso

Poi qualcuno manda una lettera a Italians e la rete gli fa fare boom, sorprendendo lo stesso Servegnini, che con l'amaro in bocca cerca di masticarne qualche conclusione, dimenticando però che la rete è fatta così: non segue logiche predefinite e santifica e dimentica nel giro di qualche click. Dimentica anche che lo stesso messaggio ce lo portiamo da anni nell'aria, come eco sottile, abilmente interpretato in una delle scene più famose de La meglio gioventù, quella del professore e della terra dei dinosauri, un posto bello e inutile, con la stessa allusione, la medesima esortazione a partire, a scappare, a lasciare un paese senza futuro, come diceva anche Montanelli in una delle sue ultime interviste, un paese che non può avere un domani, senza memoria, imprigionato in una statica quanto letale contemporaneità. Dimentica anche che oggi, con frontiere e costi abbattuti, la possibilità di provare altrove diventa ancora più appetibile che un tempo e allora quella eco, quel messaggio, quella opzione, assume un aspetto più accessibile e realistico.

E quando anche un altro articolo del genere fa boom, ecco che si schierano sempre due plotoni di grida e consensi, quello un po' disfattista del ha ragione, meglio andare via e provarci altrove, fa bene, ha capito tutto, questo paese non ci merita; e quello un po' eroico del è facile andar via, vigliacco, voltagabbana, se tutti se ne andassero, bisogna restare e lottare, amo questo paese e rimango, etc. Ogni plotone ha le sue buone dosi di qualunquismo e stereotipi da tirare verso l'altro, attaccandosi o difendendosi, fino a terminare in un già, un mah, un va beh, seppure partendo entrambi magari inconsapevolmente da un principio comune: il peso della patria.
Perché è proprio il peso personale che diamo alla patria, intesa come insieme di cultura, lingua, legami, compromessi, abitudini, memorie e progetti, che ci fa schierare in un plotone o nell'altro, non è patriottismo di quelli storici, di quelli politici o di presunte appartenenze di sangue, ma il peso personalissimo che ognuno deve dare al sacrificio richiesto della propria dignità, dei propri sogni, dei propri sforzi universitari, lavorativi, familiari, un sacrificio che fa stringere i denti, partendo o restando, e che si vuole rispettare in nome di un'idea, una meta, una scommessa. Appunto, quanto vale davvero questa scommessa che facciamo, questa speranza di poter partecipare ad un ipotetico miglioramento? Quanto è importante il miglioramento personale e quanto quello collettivo? Siamo davvero disposti a rimanere e lottare, credere davvero che in cima alla montagna di Vendola ci sia poi un'Italia migliore, come ritiene in una scena di Italy love it or leave it, o vogliamo liberarci di tutto ciò in nome d'un obiettivo privato, che può essere altrove?

Ecco, il punto è questo. Ognuno deve semplicemente darsi le proprie risposte, assegnando i propri pesi. E poi partire. O restare. Nessuno sbaglia, nessuno vince, perché sono pesi personali, come le scelte che ne derivano. Ed ecco perché non c'è nessuna my country, right or wrong, non ci sono eroi né vigliacchi, né tanto meno disertori, come istericamente farfugliava Camilleri, in un presunto dovere di restare, di non abbandonare il paese, di non lasciare il proprio posto a ciò da cui stiamo scappando. Semmai, il dovere dobbiamo averlo nei nostri confronti, nei confronti di quei progetti, quei sacrifici, quella scommessa: è il dovere di cercare di essere felici, tutto qui. Senza sperare nella rivoluzione di Monicelli o ripetersi detti antichi di Nemo profeta in patria né tantomeno dover poi rompere equilibri creati faticosamente altrove per il mero principio di tornare, come diceva Renzo Piano, ma semplicemente pensare a quel dovere che parte dall'inseguimento di un sorriso: potete trovarlo in patria, o potete trovarlo altrove, perché la vostra felicità è soprattutto dove vivete. O dove vivrete.
Se restando avrete rispettato quelle promesse, attraverso quei sacrifici, per vincere quella scommessa, allora ne sarete soddisfatti, allora grazie patria. E bravi. Se partendo avrete scelto altri sacrifici, facendovi altre promesse e inseguendo altri progetti, per poi realizzarli, allora grazie valigia, grazie partenza. E bravi pure voi. La patria? No, grazie.

6 comments:

N ha detto...

ho spesso voglia di commentare i tuoi post, cosa che poi non faccio perché non credo nel display obbligatorio delle proprie opinioni.
Ma il senso, in generale, può essere questo: che fa piacere imbattersi in qualcuno che scansa i luoghi comuni il più possibile, cercando di affrontare questa realtà con un atteggiamento lucido e anche ironico. grazie.
N.

sushi ha detto...

Anche io, come N, non amo molto commentare, ma ti leggo sempre e non sai quanto mi mancano i discorsi sul tram!! Se ci ripenso mi torna il sorriso a pensare quanto sei cambiato e quant'e diverso il tuo punto di vista adesso!! :)
Ci vediamo presto, e anche se sarai impegnatissimo magari riusciremo a fare due chiacchiere :D


andima ha detto...

@N
ma grazie a te, davvero:) per queste parole

@sushi
verissimo, ci penso spesso anch'io, il punto di vista si è rivoluzionato, sarà anche perché quando arrivai a Dublino ero troppo in Erasmus-mode, un po' di shock culturale e tanta superficialità nelle mie opinioni, faccio mea culpa e sono contento di aver capito tanti errori:) (e rimpiango di non aver capito bene l'Irlanda, quando la vivevo, però mi ha aiutato a vivere meglio il Belgio poi, per questo non posso che ringraziarla).
Ci vediamo presto e DOBBIAMO trovare il modo di fare due chiacchiere:)

andima ha detto...

p.s.
se qualcuno ha riconosciuto una mezza citazione nel titolo, ha tutta la mia stima, anche se il film non era da oscar eh

sandrokhan80 ha detto...

@andima
Il tuo post sintetizza bene quello che può passare nella mente di uno nato tra il '75-'85. E' come un ranocchio che "zompa" tra la rivoluzione di Monicelli, il monito di Camilleri, la scena famosa delle Meglio Gioventù, il post su Italians. A me piacerebbe discutere lucidamente di questi temi ma, specie quando si apre il discorso qui in Italia, vieni sempre sopraffatto dai luoghi comuni, dal qualunquismo, dalle fazioni. Peccato .... io quasi rinuncio ad affrontare l'argomento per paura di quello che si scatenerà ;) Quindi apprezzatissima è la tua lucidita e voglia di demistificare le cose.

andima ha detto...

@sandrokhan80
ti ringrazio. a dir la verità avevo questo post in draft da mesi, poi quando ho letto la lettera su Italians ho pensato fosse arrivato il momento di farlo salire in superficie. Avrei voluto sintetizzare di più, ma non è facile e anzi, ci sarebbero tanti aspetti da affrontare in dettaglio, ma credo che la sintesi poi sia tutto lì, nel dovere di cercare d'essere felici, ovunque sia, patria e non patria, amen