mercoledì 7 agosto 2013

Quando parli con un fiammingo

Ci son due cose essenziali da non trascurare, quando parli con un fiammingo (e probabilmente anche quando parli con un tedesco, un danese, uno svedese), che saltano all'occhio quando ne inizi a studiare la lingua e quindi la cultura, cose che nell'evoluzione di un popolo s'influenzano a vicenda, inevitabilmente. La prima, all'apparenza banale, è che il linguaggio è molto più diretto rispetto a lingue latine, rispetto anche alla tua quindi, e non ci sono troppe giravolte intorno ad un concetto o formule esasperatamente lunghe in ambiti formali: meglio andare al sodo, brevemente, senza ambiguità né altalene linguistiche. Può sembrare a volte troppo diretto, quasi sgarbato per alcuni, e invece è semplicemente la lingua (e le abitudini che poi si trasmettono alle altre lingue parlate). Attenti però a non cadere nell'errore del tacchino, nel concludere che la lingua sia meno espressiva, meno ricca, soltanto perché meno pomposa: ogni lingua ha una propria espressività, perfetta per la cultura che ne è indissolubilmente associata, ed in grado di comunicare tutto quello di cui si ha bisogno. Capita spesso, per esempio, d'incontrare italiani all'estero elogiare l'italiano perché mille volte più espressivo dell'inglese, confondendo però per inglese quel 20% d'inglese che si conosce: la tua lingua madre sarà sempre più espressiva delle altre, per te, perché è tua e perché sei cresciuto nella cultura che combacia con essa.

La seconda cosa da non trascurare, quando si parla con un fiammingo, è che spesso il verbo o la negazione possono comparire alla fine della frase, in costrutti linguistici a noi ovviamente non familiari, e proprio a causa o grazie a questa struttura interrompere qualcuno mentre parla più che intollerabile diventa insensato: se il verbo è alla fine e m'interrompi alla terza parola, hai solo il 30% delle informazioni necessarie, non puoi sapere cosa sto per dirti, mentre in una lingua latina probabilmente avresti già il verbo e con esso l'80% del significato. Certo interrompere non è mai cosa gradita, ma in certe lingue diventa ancora più difficile da giustificare. E abituati a certe lingue, anche parlandone altre rimane l'abitudine a non essere interrotto (o non tollerarlo come in altre).

Per questo, se vi trovate a Bruxelles per un colloquio e di fronte avete un fiammingo - e ve ne accorgerete facilmente, non solo dall'aspetto, ma anche dall'accento nel parlare inglese (o francese) - meglio non interrompere, mai. E meglio non girar troppo intorno alle domande, dando risposte veloci e precise. Un fiammingo, per esempio, avrebbe scritto questo post con la metà delle parole. O anche meno.

6 comments:

totentanz ha detto...

Probabilmente sai che questa cosa dell'informazione essenziale (il verbo, la negazione, una particella che dà il senso a tutto) alla fine della frase c'è anche in tedesco. Abituarsi all'inizio in Germania è stata dura. Più che interrompere, io avevo il problema opposto: abituato dai miei connazionali a essere interrotto, parlando in tedesco mi veniva l'ansia di arrivare presto alla fine della frase per concludere il concetto prima che qualcuno mi potesse interrompere. Ovviamente i tedeschi non interrompono mai, ma io che ne sapevo...

Sabina ha detto...

Rimango sempre affascinata da queste analisi a tema linguistico e mi trovi completamente d'accordo!
Qui in California mi è capitato di conoscere dei norvegesi e avevo già conosciuto dei danesi nella loro terra e sinceramente dico che non mi dispiace affatto questo loro andare dritti al punto!
Tra i più pomposi invece non posso che pensare ai parigini... uh, quanti giri di parole lì!

Baol ha detto...

Devi aggiungere che gli italiani moderni conoscono sì e no il 40% della loro lingua...

...sicchè...

andima ha detto...

@totentanz
Grazie per il contributo. Sì, avevo pensato anche al tedesco (che conosco un po', molto più complesso dell'olandese in quanto a grammatica, hai tutta la mia stima, io nato in Germania da famiglia italiana eppure unico in casa a non parlarlo, purtroppo, perché troppo piccolo quanto poi rientrammo in Italia, purtroppo perché altrimenti l'olandese mi risulterebbe molto più facile e immediato). Non avevo pensato a guadare le cose da questa prospettiva, e cioè dalle abitudini che anche noi ci portiamo dalla nostra in altre lingue. Io per esempio ancora mi sorprendo di quanto in olandese una frase sia semplificata eppure normale, mentre magari la mia traduzione dall'italiano avrebbe avuto qualche giravolta in più. La paura/abitudine all'interruzione in effetti potrebbe essere uno dei motivi del parlare più velocemente, io parlo sempre troppo velocemente per esempio e devo controllarmi in situazioni in cui potrei trasmettere stress o generare incomprensioni. Se ci pensi la costruzione linguistica delle frasi ha un impatto notevole sulla cultura e sui modi di fare, ad esempio sulla pazienza (aspettare la fine della frase), propensione ad ascoltare (non interrompere), chiarezza e sintesi, che essendo un esercizio quotidiano (in quanto parte della lingua) rendono sicuramente più civili i modi e quindi le conversazioni. Non voglio estrarre leggi universali perché si potrebbe andare anche più lontano (ma con il rischio di generalizzare e fare il tacchino, come dicevo sopra), ma mi vengono subito in mente i talkshow che in Italia sono diventati gare all'aggressione verbale e generatori di fuffa incredibili.


@Sabina
guarda, nel post volevo aggiungerci un "Non ditelo ai francesi, però." sui giri linguistici :)


@Baol
ma soprattutto in quei casi, secondo me, dal 40% nascono presunzioni agghiaccianti!

Anonimo ha detto...

Secondo me la struttura della lingua è anche la ragione per cui l'umorismo tedesco (non so rispetto a danese e svedese, e di fiamminghi ne conosco ancora pochi) per noi ha poco senso o spesso non fa ridere. In italiano, come in spagnolo, ma anche in inglese, la battuta è alla fine della frase. Cosa che spesso in tedesco è difficile. Ecco dunque un umorismo spesso più cervellotico, fatto più di imitazioni o macchiette, a volte anche un po' infantile.

andima ha detto...

@Anonimo
non conosco l'umorismo teutonico, ma sicuramente la tua osservazione è validissima, la lingua e la sua struttura influiscono anche il modo di formulare battute e il culmine dei momenti comici. Certo, non so se tra umorismo infantile e umorismo a sfondo sessuale (quello italiano, il più delle volte) ci sia gran lotta per un premio... :)