Già, perché nei tuoi processi logici quotidiani l'induzione sarà il metodo razionale tra i più naturali, quello di raccogliere esperienze, collezionare conoscenze, eppoi dal particolare all'universale sfornare leggi cosmiche sul nuovo intorno che ti circonda, generalizzando. Se un collega belga mangia broccoli a colazione (non lo fanno, è un esempio) e l'amico belga di un tuo conoscente mangia broccoli a colazione, al telefono la sera dirai a tua madre che sì, i belgi, tutti, mangiano broccoli a colazione. Dal particolare all'universale. Certo, usavi l'induzione magari anche in patria, ma all'estero le possibili generalizzazioni ed errori nascosti potrebbero moltiplicarsi facilmente, perché è qualcosa di nuovo, una cultura che non conosci, una città che ti scappa tra le mani, una nuova lingua da padroneggiare, un lavoro da trovare, l'appartamento, le conoscenze, un te stesso da riscoprire attraverso un'esperienza che no, non capirai mai fino in fondo leggendo pagine di wikipedia, risposte su un forum o commenti su un blog: poi tocca alla vita reale, se ci vuoi provare davvero. E poi corri il rischio di diventare un tacchino, quello di Russell, quello che per tutto l'anno aveva ricevuto il mangime alle 9 di mattina e allora, dal particolare alll'universale, ecco che per tutta la vita avrebbe ricevuto la colazione alle 9 di mattina - pensava - fin quando poi il giorno del ringraziamento viene ucciso, per essere servito a tavola, e la sua legge universale cade, si dimostra falsa.
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Introspezioni di un migrante. |
Probabilmente aveva ragione Popper, quando diceva che l'induzione dovrebbe essere usata per distruggere e non per creare, per trovare controesempi e non per generare l'ennesimo stereotipo personale, anche perché nell'induzione c'è già inconsciamente la sovrapposizione dei nostri schemi mentali alla realtà osservata, ma è difficile evitare d'indurre, ad ogni osservazione, soprattutto all'estero, soprattutto all'inizio, soprattutto in preda allo shock culturale. E allora? E allora tu, ragazzo appena sbarcato con la voglia matta di scoprire il mondo e la generalizzazione facile lì sempre sulla punta della lingua, puoi provare a frenare un po' la fretta del giudizio, magari ingoiando un po' di politicamente corretto o semplicemente raccontare il particolare: l'altro, l'universale, proviamo a lasciarlo agli altri. Poi, quando hai tempo, puoi anche studiarli, gli altri.
2 commenti:
Il ragionamento induttivo è quello dell'intolleranza, del razzismo ... uno dei meccanismi elementari della stupidità umana. Se uno è una personcina a modo il tutto porta ad una battuta di cattivo gusto e poco più. Se invece si tratta di una persona più cattiva e pericolosa .... beh, puo fomentare i tacchini e costruirci sopra una solida carriera politica!
@sandrokhan80
attento però a trasformare il tutto in un'equazione induzione=intolleranza o induzione=razzismo, insomma non applicare troppo l'induzione all'induzione :) soprattutto se influenzato da campagne elettorali del momento;), il pericolo dell'induzione è appunto la generalizzazione, ma è facile caderci soprattutto in ambienti estranei, tacchino lo son stato anch'io, spesso, ai miei esordi all'estero e se mi rileggo il blog son sicuro che troverei diversi post che potrei taggare con "io sono un tacchino" (tag che probabilmente creo a breve). L'induzione ha senso quando il campione considerato è abbastanza vasto (e qui entriamo nella statistica) o se la ripetizione di esperimenti conferma alcuni risultati (qui entriamo nella scienza), ovvio che applicata ad una cultura può riservare diversi tranelli, ma è una trappola in cui cadono in molti senza accorgersene, lo ammetto. L'importante è averne la coscienza e rimediare, ecco, un tacchino cosciente rimane sempre meglio di un pollo, secondo me;)
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