giovedì 26 giugno 2014

Quando Saint-Gilles non sangillava

Parlamene ancora, caro nuovo collega belga, di quella Bruxelles di 30 e più anni fa, quella Saint-Gilles che hai vissuto fin da piccolo, dove sei nato e cresciuto, di come tutto sia evoluto, delle cose che succedevano, che non ho vissuto, parlamene perché mi piacerebbe viverle attraverso i tuoi racconti ogni giorno a pranzo e immaginarmela, anche nei suoi aspetti più brutti, quando non era sicuramente il tempo où Bruxelles bruxelait, quando bande malfamate di marocchini e polacchi si scrontravano sulla piazza del Parvis - a quanto dici - ed era pericoloso anche solo passeggiarci, quando al bar de l'Union lì all'angolo controlli della polizia più che ordinari entravano addirittura nei bagni in cerca di spacci illegali, quando in place Morichar c'era chi moriva per una parola sbagliata e la Barrière era il centro di un bronx e non l'ombelico del mondo; parlamene perché son tutti posti che oggi hanno il sapore di casa per me e non avrei mai potuto immaginarmeli a quel modo, parlamene perché riderò la prossima volta che qualcuno mi parlerà di criminalità crescente a Bruxelles o di quando la vicina del piano di sotto si lamenta delle cose che vanno sempre peggio, che il quartiere peggiora ogni giorno di più ma probabilmente è la percezione di chi a causa dell'età che avanza ha meno forza e pazienza, ha più paure e ritornelli; parlamene perché apprezzerò ancora di più quell'equilibrio di tranquillità e vivacità che adesso popola le stradine di Saint-Gilles, frutto d'attriti e anni difficili, ora in pace e periodicamente in festa, soprattutto in tempo di mondiali di calcio, ogni sera un carosello perché c'è sempre un vincitore, c'è sempre una comunità che brinda ed un'altra che si consola, ci son bandiere alle finestre come fiori a colorare le facciate sporche di smog e vecchiaia, c'è quell'aria di villaggio al mercato la domenica e le facce sorridenti di chi ti riconosce e saluta, facce che magari avranno pure vissuto quegli anni più bui d'attriti e integrazioni, se la meritano adesso, tutta questa tranquillità. O forse i tuoi ricordi annebbiati d'adolescente brussellese non son poi tanto affidabili, caro collega belga, ognuno a modellare la propria realtà secondo percezioni e schemi personali? Non m'importa, parlamene piuttosto perché dovrò pur filtrare, digerire, collegare, da qualche parte bisogna pur partire per costruirsi poi le proprie, di percezioni, che per il momento comunque non son per nulla cattive.

6 comments:

Stefano ha detto...

Bellissimo articolo. Vengo a saint gilles da ormai otto anni e conoscere questo aspetto mi ha lasciato incredulo.

andima ha detto...

@Stefano
io sapevo che la zona prima non era proprio un paradiso, ma quando ascolto i racconti del collega saingillese da sempre e vedo le sue espressioni cambiare, rimango abbastanza interdetto, lui stesso è stato controllato più volte dalla polizia, mi ha detto, proprio nel bar del l'Union, e Parvis, Barriere, Place de Bethleem ma la stessa Morichar, dai suoi racconti sembra siano stati luoghi davvero malfamati. Ovviamente si parla degli anni '80 e per fortuna di tempi passati. Probabilmente Barriere rappresenta ancora oggi una "spaccata" (ma sempre meno), di una Saint-Gilles alta (che si avvicina a Ixelles) e una bassa (che si avvicina a Gare du Midi), anche se è tra i comuni più piccoli di Bruxelles e sembra assurdo dividerlo in due (ma Bruxelles è così, ogni strada è un mondo a sé).
Io ci vivo da 3 anni e posso testimoniare già notevoli miglioramenti (place Morichar completamente rinnovata, Parvis zona pedonale, il progetto di riapertura del teatro Aegidium, il quartiere di Gare du Midi in continuo rinnovamento, nuove attività e tanto altro), per questo non riesco proprio ad immaginare cosa poteva essere 30 anni fa. Oggi però è uno spettacolo, e possiamo contribuire ad un ulteriore cambiamento, nel nostro piccolo e poco a poco;)

Stefano ha detto...

Spero un giorno di trasferirmi a Bxl... Magari proprio a Sg. in effetti dai racconti dei miei amici negli anni 80 diverse parti delle città erano molto depresse e pericolose. Non vai mai a vedere l'Union saint gilloise?

andima ha detto...

@Stefano
No, ma conosco gente che va a vederne le partite:)
Sulle zone depresse e pericolose, sicuramente non anni facili e non una facile integrazione tra le tante comunità che si son instaurate a Bruxelles (qui si parlava un po' di statistiche su criminalità e percezioni, tra post e commenti), ma la tendenza (tra dati e percezione) non fa altro che migliorare.

daniela ha detto...

Una domanda...qual'è la percezione, in generale, della città da parte dei suoi abitanti brusselesi? Chiedo questo perchè, un paio di anni fa, alla fermata di un autobus, un sig. sui 45/50 sentendo parlare in italiano, e conoscendolo un po', si avvicinò con occhi sognanti e chiese da quale città venissimo. E noi, dopo esserci presi belle parole sull'Italia, quando abbiamo ricambiato con note positive su Bruxelles, ci siamo sentiti dire: ma qui non c'è niente...a parte la NATO e le Istituzioni Europee...

andima ha detto...

@daniela
se parliamo di percezioni, ognuno può avere la sua, ovviamente, così come il signore da te citato ha la sua, che non condivido sinceramente, ma dipende anche dall'età, dai compromessi, dalla cultura, etc, per questo posso anche capire certe affermazioni, anche se mi fanno storcere il naso. Percezioni, insomma, per questo sono da prendere con le pinze (e prendiamo con le pinze anche le mie, su questo blog, non vorrei essere etichettato come il sapientone di Bruxelles;). Fosse per me, sposterei altrove NATO ed enti europee, non perché mi abbiano fatto qualcosa di male per carità, non ho nulla contro di loro a parte qualche battuta facile che pur ho scritto qui in passato e anzi attirano molte persone qui e contribuiscono all'arricchimento culturale della città, ma le sposterei solo per non sentire più frasi di quel genere, che Bruxelles senza le istituzioni europee non sarebbe nulla, non lo credo affatto, a livello di mercato, di opportunità, di posizione geografica, di aziende internazionali sul posto, di vitalità e attività culturale/sociale/giovanile, insomma ci sono migliaia di aspetti di Bruxelles che non dipendono dalle istituzioni europee e che continuerebbero ad essere tali nonostante tutto. Poi, ovviamente, nei telegiornali Bruxelles appare come sinonimo di istituzioni europee e ci sono tante altre città dove andare da turista o expat in Europa con fama maggiore (Barcellona, Parigi, Madrid, Londra, Amsterdam, Berlino, etc.), ma anche per questo poi Bruxelles sorprende, in positivo (sempre secondo me), perché ci si accorge di quanto offre e quanto bella sia.
To make it short: qual è (senza apostrofo) la percezione della città da parte dei suoi abitanti brussellesi? Qui ho provato ad elencarne alcuni aspetti positivi, qui: Info utili su Bruxelles trovi una lista di articoli su cose positive e non, qui invece m'innamorai di Bruxelles, trovi una lista di articoli che alla fine fanno capire perché mi piace Bruxelles (se tutto qui è percezione personale, quell'ultima lista lo è ancora di più).
Ok, ho mentito, avevo scritto "to make it short" e invece ti ho rimandato ad altre parti del blog, lo so, ma la risposta non era semplice;)