giovedì 20 agosto 2009

Storielle (vere) di crisi e fughe

Andrea, 25 anni, campano, neolaureato, nessuna esperienza lavorativa, giusto un contrattino nella sua università. Con un inglese balbettante lascia l'Italia, "vado un anno a Dublino e poi torno" dice ai suoi nel novembre 2007, senza sapere nulla sull'Irlanda e con tante fantasie in testa su un posto migliore, moderno, diverso, con tanti fantasmi in testa di cose da cui fuggire, dimenticare, cambiare. La prima settimana fa tre colloqui a Dublino, dopo 9 giorni trova lavoro: la tigre celtica e' realtà. Il suo inglese e' un continuo oltraggio alla lingua, il suo coordinatore gli invia email per assegnargli task, sapendo che parlando non si sarebbero capiti. Andrea studia 5 mesi in una scuola serale, a lavoro si impegna, la sera scintilla tra party e pub, ritorna 18enne e si dimentica tante cose. Dopo 6 mesi Andrea si becca bonus e aumento di stipendio, alcuni colleghi irlandesi lo chiamano legend perché una sera in un pub bacia tre ragazze diverse davanti ai loro occhi. Andrea costruisce tante bellissime amicizie a Dublino, non solo con italiani, che non evita ma anzi ci condivide casa. Dopo un anno e mezzo, la tigre celtica che lo aveva accolto a braccia aperte inizia a scricchiolare, la sua azienda inizia a sprofondare e licenziare tutti coloro assunti da meno di 2 anni (per non pagare liquidazioni). Nel frattempo Andrea aveva trovato l'amore a Dublino e non si cura del resto. In Europa e nel mondo scoppia la crisi, "in periodo di crisi rimani dove sei, non ti muovere" gli dicevano, ma lui stava per perdere il lavoro e allora si guarda intorno. Il giorno del licenziamento ha già un altro lavoro, altrove, in Belgio. Andrea e' felice.

Marta, 30 anni, siciliana, laureata in filosofia, lascia l'Italia nel giugno 2008 per seguire il ragazzo in Belgio. Lei non parla inglese, non parla francese ed il suo cv non e' per nulla competitivo in periodo di grande crisi, ma non si arrende, per un anno studia il francese assiduamente fino a diventare fluente, nel frattempo lo stipendio alto del ragazzo permette ad entrambi di andare avanti. Luglio 2009, Marta ricomincia a cercare lavoro, anche come cameriera, anche come commessa, qualsiasi cosa fosse lavoro, invece riceve numerose chiamate per traduzioni francese-italiano e trova finalmente un lavoro. Marta pero' non si ferma, si iscrive ad una scuola di inglese per puntare ancora più in alto, la sua eta' ed il suo cv con quella laurea in filosofia non sono più un problema, perché ha scoperto che con l'impegno può realizzare qualche sogno, almeno in Belgio. Marta e' felice.

Angelo, 26 anni, campano, da 2 lavorava a Roma sbattuto da un'azienda ad un'altra con uno stipendio rosicato. Rincuorato dalle vicende di Andrea, si decide a partire e lascia l'Italia, lo raggiunge a Dublino nel marzo 2008. Le prime due settimane fa diversi colloqui, dopo 10 giorni trova lavoro nonostante il suo inglese affannato: la tigre celtica ruggiva ancora. La sua azienda chiude il 2008 in attivo e vanta grandi profitti alla faccia della crisi mondiale, e' un'isola felice in una Dublino in cui licenziamenti e valigie son come un bollettino di guerra giornaliero. Intanto Angelo vive la città, si diverte con Andrea, migliora la lingua, amicizie, viaggi, lavora e si fa apprezzare in ufficio. Alla review annuale pero' niente bonus e niente aumento, tutto bloccato per tutti, c'è crisi, gli inizi del 2009 son duri per chiunque. Angelo saluta Andrea a marzo 2009, ma decide di rimanere almeno un altro anno, perché a Dublino ha trovato il suo equilibrio e per ora sta bene, sognando l'Australia ma con in testa un futuro in Svizzera. Angelo e' felice.

Alessia, 23 anni, madrilena, neolaureata lascia Madrid e vola a Dublino per 6 mesi per migliorare il suo inglese nel settembre 2006, ci rimane 2 anni, lavora un anno in una banca ed un anno in un'azienda di telecomunicazioni. Ad ottobre 2008 la sua azienda riceve la visita di uno dei ministri del governo irlandese perché unica in quel periodo di crisi ad assumere e promettere assunzioni in modo eclatante, l'azienda viene etichettata come salvatrice e luce in quel periodo di incertezze. Alessia pero' ha problemi a casa, la madre ha bisogno di lei per motivi di salute, senza troppo esitare torna in Spagna nel dicembre 2009. Dopo due mesi tutto il suo dipartimento nella super azienda salvatrice chiude e licenzia tutti, c'è crisi anche li'. A distanza di 3 mesi quasi tutti i suoi colleghi sono ancora disoccupati, molti hanno lasciato l'isola, perché anche se i prezzi calano, senza lavoro e senza soldi non si cantano messe. La madre si riprende e Alessia lascia di nuovo la Spagna, segue il ragazzo in Belgio e dopo due mesi di ricerca trova lavoro presso un ente della commissione europea. Alessia e' felice.

Adriano, 30 anni, veneto, dopo i primi due anni a Dublino inizia a dire continuamente di voler andar via rimandando la partenza di mese in mese ed i suoi coinquilini, Andrea ed Angelo, ci ridono sopra. La sua azienda, un colosso americano a livello mondiale, gli propone una posizione migliore in un altro dipartimento, il suo coordinatore attuale morirebbe per lui ma lui accetta il cambio. Ma c'è crisi, quel dipartimento sarà spostato in un paese dell'est a breve e allora dopo quasi 3 anni a Dublino, Adriano lascia tutto, ha bisogno di sole, di caldo, scappa in Australia. Ma il visto non gli permette di trovare quello che vuole, anche li', in capo al mondo, c'è crisi, e dopo due mesi cercando invano di trovare un impiego e non volendosi piegare al alcuni compromessi, si arrende. In Irlanda non ci vuole tornare nonostante il suo vecchio coordinatore gli offrirebbe il precedente lavoro su un piatto d'argento, ha 30 anni, dice, e ha bisogno di mettere radici in un posto che non lo faccia sentire uno straniero, ha bisogno di altra vita, quella irlandese lo aveva stufato, se ne torna in Italia, a casa da mamma e papa' o altrove nello stivale, se l'eventuale lavoro lo richiederà. Adriano e' felice.

22 comments:

vinz_745 ha detto...

Fantastico. Inizio a comprendere cosa Bacco intende dire quando parla di eroi.
Lasciare il proprio paese in giovane età, partire verso l'ignoto, senza esperienza e con conoscenze linguistiche scolastiche, farsi strada e ritagliarsi un proprio cantuccio di felicità è veramente eroico. Detto da un non eroe.
La mia partenza infatti è stata molto più 'middle class'. Con anni di esperienza lavorativa alle spalle in Italia, inglese avanzato, ed un solido aggancio che mi aveva da molto tempo preceduto nella partenza.
Gli eroi siete voi, congratulazioni.

bacco1977 ha detto...

non lo dire che andima si arrabbia!!!
:)
complimenti a tutti i ragazzi citati nel post. Ed un sincero in bocca al lupo per il futuro.

Bacco1977

antonio ha detto...

Insomma basta lasciare Dublino per essere felici, ora che lo so sono a posto!!!

andima ha detto...

no antonio, perche' ne hai dedotto questa morale??!!!:S non era davvero mio intento e cmq in una delle storie Angelo rimane felice a Dublino! molte di loro sono incentrate a Dublino perche' in fondo e' li' che ho conosciuto la maggior parte di italiani all'estero che conosco, ma onestamente non volevo davvero trasmettere quel messaggio :/

andima ha detto...

bacco non mi arrabbio:) e' che, lo sai, non mi ci sentiro' mai eroe.. magari avventuriero:)

vinz le storie sono tutte vere, ho solo cambiato i nomi ma mantenendo la prima lettera, sono tutte persone che conosco, molto bene, anzi.. uno di loro e' me:)

Zax (Andrea) ha detto...

hehehe, è si era capito che uno dei protagonisti di cui parli sei tu :-)

alla prox

Andrea
PS: sembra che il colloquio sia andato bene, forse che forse sarò 'felice' anch'io a breve
PPS: in effetti, la storia Italia su Italia mancherebbe alla tua lista
PPPS: certo, non era il mio piano originale, ma il tuo post ha dimostrato che anche con un piano B ben riuscito le cose a volte funzionano :-)

Belguglielmo ha detto...

Bei racconti. Ma ci sei pure tu?

andima ha detto...

Zax in bocca al lupo per il colloquio! di storie ne avrei tante altre da raccontare ma non volevo finir col scrivere un post troppo lungo che poi solo alla vista c'e' la rinuncia alla lettura:) magari tra un anno le riprendiamo, queste storie, e vediamo cosa e' successo ad ognuno dei protagonisti e magari le integriamo con storie nuove, anche di Italia su Italia;)

@Belgugliemo
si' ci son anch'io e amici e la ragazza;)

andima ha detto...

per caso sono arrivato a questo articolo, in cui si descrivono storie (vere) di crisi e.. doppi lavori :(

http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/economia/doppio-lavoro/doppio-lavoro/doppio-lavoro.html

bacco1977 ha detto...

dico la mia.

Vediamo se siete d'accordo.

Avete notato che tutti i ragazzi alla fine sono felici eprche' hanno qualcuno al loro fianco?

Io credo che cio' che ci teneva in Italia erano gli affetti.

Solo gli affetti, gli amici, gli amori potranno farci star bene all'estero.
Non siamo fatti per esser soli.....

E' solo un'opinione.
Take it easy.

andima ha detto...

sono d'accordo sul fatto che non siamo fatti per essere soli, ecco perché dobbiamo circondarci di amici, di sorrisi e al momento giusto verrà anche il momento di lasciarci prendere dal cuore

pedro ha detto...

concordo con bacco, essere non soli in un paese nuovo, aiuta anche molto ad essere felici.

c'è qualcosa di negativo in tutte queste belle storie...scusate se lo faccio notare, come si fa che un neolaureato, che non parla nemmeno bene inglese, dopo 6 mesi riceve bonus ed aumenti?
a dublino si pensava fosse meritocrazia, invece era gettare soldi dalla finestra, che al primo colpo di vento sbattendo, si è rotta...
una delle cause della crisi è stata la pessima gestione del boom precedente

bacco1977 ha detto...

concordo pedro...
"down the drain.."

ormai pero' e' finita.....
Bonus ed aumenti congelati ovunque. Si ritorna alla realta'.

andima ha detto...

pedro sono d'accordo, anche per me un sacco di volte erano sprechi senza senso e infatti gli stipendi medi irlandesi sono stati tra i piu' alti d'Europa per un po', beh non mi meraviglia poi che la crisi sia scoppiata in modo piu' eclatante proprio li' e che bonus ed aumenti siano poi diventati le prime cose ad essere congelate, bloccate, diciamo un ritorno alla normalita'.

per quanto riguarda la storiella, in quel caso non so se fossero buttati (la storiella si riferisce a me:), almeno per quel che mi spiego' il manager, inizialmente mi avevan dato uno stipendio piu' basso del normale, proprio perche' neolaureato e dall'inglese balbettante, poi dopo 6 mesi pero' capirono che meritavo qualche considerazione in piu'... ovviamente anche se fosse stato uno spreco, non mi sarei mai lamentato:) alzi la mano chi lo avrebbe fatto. ad ogni modo neolaureato si', ma con tre certificazioni sun (di cui una Architect) e 3 pubblicazioni a conferenze internazionali, diciamo che ero qualcosa di piu' di un neolaureato:) sicuramente senza una vera esperienza lavorativa, quello si'.

un'altra parentesi sulla crisi: lo stesso manager che mi assunse, lascio' l'azienda dopo un anno e al mio licenziamento mi aveva già proposto un lavoro in un'altra azienda, miglior posizione e miglior salario, ma rifiutai perché non stavo per lasciare l'Irlanda per colpa della crisi, ma per altri motivi (privati); parantesi magari inutile, magari necessaria, altrimenti qualcuno fraintende il post, che non voleva essere un motto del tipo "lascia l'Irlanda e sei felice" o "scappate tutti dalla crisi".

bacco1977 ha detto...

@andima

bisogna anche considerare che la crisi e' esplosa anche in posti dove gli stipendi non erano certo d'oro.
Come la Spagna.
Diciamo che le motivazioni sono complesse, ma gli stipendi d'oro hanno influito alla catastrofe non nel privato, ma nel pubblico.
E' il buco nelle casse dello stato che rischia di trascinare il paese (Irlanda) alla bancarotta.
Gli statali hanno stipendi assurdi. Gli stipendid ei professionals invece, sono gli stessi che trovi in Nord Europa.

Continuando su questo thread andima.
Tu in Italia hai mai lavorato?
Come credi saresti stato considerato? Neolaureato? E le certificazioni? Le pubblicazioni?
Ti chiedo una risposta sincera.

andima ha detto...

no bacco, ma io non davo colpa della crisi agli stipendi irlandesi, ho detto solo che sicuramente son stati un aggravante ed il blocco di bonus e incrementi di stipendi ne e' stata la prova.
Sugli stipendi che son/erano gli stessi del nord Europa non so, ho letto diverse statistiche, e due-tre anni fa in Irlanda erano davvero i piu' alti, per esempio, in IT. Ma le aziende se lo potevano permettere, pagando meno tasse al governo. Aprendo una nuova azienda, il governo irlandase dava agevolazioni fiscali per i primi anni, e' ovvio che le grandi multinazionali spostavano i propri centri a Dublino, e' ovvio che poi gli stipendi potevano essere piu' alti, certo pero' che si sarebbero dovuti contenere un po', ma non e' questa la chiave di lettura della crisi, e' ovvio.

No, io non ho mai lavorato in Italia, ma prima di andare in cerca dei miei bu, avevo gia' diverse proposte lavorative e con salari superiori ai 1.400 netti se proprio devo essere sincero (non me lo aspettavo neanche io all'epoca, magari ero fortunato, non so). Non ho lasciato l'Italia per il lavoro, come non ho lasciato l'Irlanda per lavoro. Il lavoro ce l'avevo in entrambi i paesi (nonostante nel secondo mi avessero licenziato, sconvolgendo un po' i miei piani).

E adesso una domanda sincera a te bacco:)
Saresti andato in Irlanda se gli stipendi IT fossero stati gli stessi italiani?

bacco1977 ha detto...

E' una domanda che mi hai fatto indirettamente spesso.
Me la pongo spessissimo anche io.

Difficile che mi sarei mosso per 1150, anche perche', come avrei fatto a sopravvivere con una piccola famiglia da mantenere? Io ho 32 anni adesso. Devo essere accorto anche nelle mosse che faro' da qui a breve.
Ci sarei andato per uno stipendio del 50% piu' alto (1750). Quello si. Non necessariamente del 300% come e' poi accaduto

Ora tu mi dirai, allora lo hai fatto per soldi?
Ed io ti rispondo di NO. Avevo voglia di vedere il mondo, di confrontarmi con professionisti veri da tutto il mondo, e volevo anche migliorare l'inglese epr sentirmi parte di un contesto pu' ampio.
Soffrivo a stare chiuso in Italia. Non mi bastava piu'. Non certo per colpa dell'Italia pero'.

L'Irlanda, checce' se ne dica, nel nostro settore ha il fior fiore d'europa, ed io lo vedo dal livello tecnico dei miei colleghi.
Se dovessi paragonarli con quelli che ho lasciato a Napoli, Roma,Milano, Bucharest, beh vincerebbero il confronto per KO tecnico, mi spiace dirlo ma le verita', anche se fanno male, vanno dette.

Per cui il 50% della scelta e' dettata dal lavoro. L'esperienza fatta qui e' stata eccezionale. Ed ho lavorato in kenya, UK
Un 30% dalla voglia di viaggiare.
Un 10% dalla rabbia riguardo le cose che non vanno (ma qui mifermo).
Ed un 10% abbondante di follia.

Una cosa fondamentale te la devo dire.
Se adesso mi dessero in Italia gli stessi soldi che mi danno in Irlanda non tornerei. E questa e' una decisione definitiva.
Motivi?
Sono molti ma andiamo OT. Se ti interessa saperli pensavo di fare un post a breve cercando di spiegare perche' la mia vita e' migliorata.

insomma nessun rimpianto (uno solo, di non aver accettato un'offerta a Galway).

Un saluto e keep doing.

bacco1977 ha detto...

Scusa...un altro rimpianto.
La famiglia.
Quella non la sostituisce nessuno, ed il dolore di starci lontano e' talmente forte certe volte da farmi sentire uno schifo....altro che syndrome di lyndon :(

Famiglia o soddisfazione e gratificazione personale?
Io ho scelto in un modo. Chi sceglie l'altro modo emrita ancora maggior rispetto.

andima ha detto...

bella risposta:)
diciamo che molti punti sono in comune, non ho lasciato per il lavoro (che ripeto, credo sia stata un'eccezione per me avere delle offerte simili, in generale il quadro e' molto piu' triste, la generazione 1000 euro leggevo che spesso si piega a due lavori, il secondo in nero, per arrivare a fine mese..), ma per trovare un umore diverso, voglia di scoprire, di imparare, la stessa voglia che poi forse mi ha fatto decidere di lasciare l'Irlanda (il licenziamento e' stato un po' il trampolino di lancio, poi si ci e' messo il cuore... e al cuore non si comanda..:)

E se devo essere sincero, per lo stesso stipendio neanche io tornerei in Italia, un po' perché per me, a 26 anni (27 tra un mese) sarebbe ancora presto, un po' perché al momento c'e' tanto ancora da scoprire.

le mancanze ci sono, e' ovvio, famiglia, amici (clima e cibo sinceramente si superano presto) ed e' sempre un mix micidiale di umori bellissimi e tristissimi quando si torna a casa per un po' di vacanze.

ho tanto ancora da imparare e da sbagliare, pero' per il momento son contento di essere qui.
non mi chiedere se son contento di non essere li', ti direi non lo so:)

bacco1977 ha detto...

>non mi chiedere se son contento di non >essere li', ti direi non lo so:)

Se la tua ragazza e' li, che ci fai qui (qui = irlanda, li = belgio)?
ahahahah

come ho gia' commentato prima. Gli affetti sono fondamentali.
Va bene lasciare la famiglia, ma adesso non esageriamo.... Non possiamo mica vivere soli.
Buo WE

pedro ha detto...

scusate, ma la famiglia, quella di origine, perchè continuare a considerarla nei pro e contro il trasferirsi all'estero?
vogliamo tagliare sto cordone ombellicale, tipico da mammoni? ;)
seriamente, mi pare troppo, per un 30enne pensare ancora alla famiglia.
prima o poi bisogna farsi la propria vita, 10km di distanza o 3000km, con i mezzi di trasporto odierni sono poca cosa.
volendo ogni we potresti essere a casa.
oggi con skype si parla al telefono gratis, cosa dovrebbero dire gli emigranti degli anni 50?
prendevano una nave, viaggiavano per giorni e ritornavano al paese solo molti anni dopo.
riteniamoci fortunati!
bacco, sono sicuro che la tua famiglia sia contenta nel sentirti felice dove sei ora, realizzato sul lavoro etc etc.
non fargli sentire la tua nostalgia e se puoi abbandonala.

io a 35 anni ho capito che devo pensare a me stesso.
vedo e sento i miei quando ne ho voglia, l'importante è che loro stiano bene e viceversa.
i motivi della vita all'estero sono altri.
avventura, voglia di nuovo, odio per il sistema italia, lavoro, amicizie o amori, inglese, "pazzia" ...

andima ha detto...

pedro hai ragione, anche io spesso penso che devo farmi la mia vita senza pensare troppo agli altri.. ma poi.. ecco.. qualche settimana fa un mio amico e' venuto a mancare in un incidente stradale.. ho pianto per tre giorni.. son stato una settimana a pensarlo ogni fottuto istante e a pensare all'ultima volta che ci siamo visti, sentiti, o quante altre cose avremmo potuto condividere se fossimo stati piu' tempo insieme, se fossi rimasto o andato piu' spesso in Italia.. e sto parlando di un amico, non di un familiare..