lunedì 30 novembre 2009

Figlio mio, lascia questo Paese

Cosi' s'intitola la lettera del direttore generale della Luiss verso suo figlio, lettera che trasuda amarezza, rimorsi, impotenza. In poche righe la sofferenza di un padre nel raccontare il mondo che aspetta un neolaureato, lo scenario di un'Italia che vorrebbe diversa, che vorrebbe matura, ma che sembra deludere quando meritocrazia ("di carriere feroci fatte su meriti inesistenti"), corruzione ("Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni") e mentalità ("Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali") vengono ai commenti, come ricordi o soltanto conoscenze della vita di un padre e le speranze verso quella di un figlio. Come se lo sforzo di un genitore divenisse il fallimento di una generazione ("Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito"), come se andare via fosse l'unica soluzione possibile ("Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero"), come se intorno fosse davvero una giungla, una lotta, una guerra impari ("trovarti emarginato senza capire perché").

Leggere una lettera del genere dopo due anni all'estero e' un susseguirsi di ricordi, pensieri, osservazioni, e' un groviglio mentale di consensi e negazioni e probabilmente non potrebbe essere altrimenti, perché andare all'estero e' cosi': sarai altrove con il corpo ma creando un fantasma dove il corpo non sarà. Cosi' vivere un'esperienza diversa, conoscere nuovi mondi, ridere e gioire per orizzonti mai immaginati, avere più soldi in tasca, imparare nuove lingue e culture sconosciute, trascinerà sempre con se' i ricordi e gli interrogativi, della vita che si e' voluto cambiare, della vita che non si e' provato a sfidare, dei sorrisi degli amici che come in una foto son rimasti ancora li', degli abbracci familiari che come in un sogno son sempre caldi ma lontani, della propria terra che in un respiro si vorrebbe sentire di nuovo nel corpo. E poi e' vero ("Probabilmente non sarà tutto oro, questo no"), andare altrove non significa altro pianeta, ma soltanto cambiare degli schemi, lasciare compromessi mal sopportati e indossarne altri inattesi: perché va cosi', libertà non e' fare tutto ciò che si vuole, ma far ciò che si vuole nel rispetto degli altri e allora ci saranno sempre schemi e compromessi che per quanto elastici possano essere, saran sempre compromessi. Poi li si prende, li si somma, li si misura sulla propria pelle, li si  pesa sulla propria bilancia, e li' i compromessi sposteranno la lancetta del sorriso, magari sarai finalmente felice, magari no.

Non so cosa dirò a mio figlio un giorno, caro direttore generale della Luiss, non so dove sarò e quanti altri errori avrò commesso per averne esperienze di guadagno e saggezza di riflesso. Chiudere una valigia non e' come buttare qualcosa nel cestino: si butta qualcosa di superfluo, qualcosa di cui non si ha bisogno o qualcosa che si può trovare nuovamente, che si può comprare o costruire col tempo. Chiudere una valigia non significa cancellare, dimenticare. E allora cosa fare? In quella sua conclusione ("Preparati comunque a soffrire"), caro direttore generale, in quel suo "comunque" finale c'è tutto ciò, il suo affetto paterno misto d'amarezza suggerisce altrove, altrove son andato anch'io ma non dirò mai "vai via perché e' meglio", non farei mai del mio meglio il meglio di tutti, perché nella mia bilancia ho equilibri sottili e ora son felice ma non posso non rispettare il sorriso di chi rimane. Ecco, caro direttore generale, la devo ringraziare, ho capito che il mio meglio e' come un egoismo ipotetico, me lo tengo per me, e' mio, ma cosi' facendo capisco meglio quello degli altri e imparo a rispettare tutte le scelte, soprattutto quelle opposte.

14 comments:

bacco1977 ha detto...

1 anno fa non mi sarei mai aspettato un post del genere da andima.

Ne vogliamo parlare?

TopGun [Ace In The Storm] ha detto...

Andima sei telepatico :D

io ho avuto modo di vedere una sua intervista, forse tramite un tuo shared items.
ma non riesco più a trovarla.

se la condividesti puoi riproporla?

Buona giornata.

p.s. bel post

andima ha detto...

@bacco
un anno fa ero sicuramente diverso, soprattutto durante esperienze all'estero il modo di pensare trova modo di rivoluzionarsi sicuramente (in meglio o in peggio, e' un'altra questione), quindi in generale molte delle cose che abbia scritto un anno fa potrebbero anche essere differenti; pero' bene o male ho sempre avuto questa linea dei compromessi, tra chi parte e chi rimane, soprattutto perché son sempre rimasto in contatto con i tanti amici che ho in Italia e che mi hanno aiutato a capire diverse cose.
A cosa ti riferisci in particolare?

@TopGun
non lo trovo quello shared item :(

andima ha detto...

qui c'e' una risposta alquanto polemica (ma ammetto che capisco perfettamente i toni) alla lettera a cui mi riferivo nel post

TopGun [Ace In The Storm] ha detto...

queste considerazioni erano prevedibili.

Celli è effettivamente un ipocrita oppure è una brava persona?

é solo un altro faccia di c-ulo, oppure è il rancore e l'incattivimeto di questo paese (quello di cui ha parlato Saviano, per il quale il successo si paga con l'invidia, il successo in Italia non si può ottenere sudando?)

intanto mi è tornato in mente un tuo vecchio post, attinente al discorso che affrontiamo quì.

questo.

bacco1977 ha detto...

@andima

Esattamente a cio' che mi hai scritto.

Andiamo per ordine. Il punto di vista che hai linkato e' abbastanza diffuso. Molti danno delll'ipocrita a Gelli. Ci sta tutto. Magari una lettera del genere avrebbe fatto piu' effetto se fosse stata scritta da un precario.
Gelli e' uno dei dinosauri da combattere. Si prende gli applausi ma anche gli insulti. Ci sta.

beh, e' ovvio che i post che io scrivo oggi, due anni fa non li avrei scritti. Altrimenti dove sta la maturita'?

Il punto e' questo, compromessi o non compromessi tra chi parte e chi resta (nessuno e' meglio dell'altro ci mancherebbe), il dato che ne viene fuori e' comunque quello di un paese dove chi puo' e' meglio che scappi....

Questo e' cio' che ne viene fuori dalla lettera ed in qualche modo, purtroppo, pare che cominci a pensare anche tu questo.

ora la domanda.
Cosa e' cambiato rispetto ad un anno fa?
Voglio dire, cosa ti sta facendo capire che la situazione e' cosi' drammatica da sentire la necessita' di pubblicare una lettera denuncia del genere che alla fine, seppure con il rispetto di chi resta, sembri condividere?
Qual'e' stata la molla?
Qualche episodio?
Qualche amico a cui e' andata male?

Ovviamente se sono info private non rispondere.

bacco1977 ha detto...

stavo anche io per linkare il post che ti ha messo topgun

andima ha detto...

@bacco
la lettera l'ho letta piu' di una volta, perche' mi piaceva e non mi piaceva. Certo, volendo togliere ogni riferimento all'autore, e' un consiglio di un padre verso il figlio. Io, in quanto non padre, in quanto ancora in fase di maturita', come ho scritto anche nel post non so se darei lo stesso consiglio, perche' (e qui e' il mio caso) il meglio del padre forse (sicuramente) non coincidera' con il meglio del figlio, le bilance sono diverse e anche i compromessi. E non so se mai darei lo stesso consiglio ad un amico, perche' io penso di aver fatto una buona scelta, ma io, ma per me, il mio meglio. Senza filosofeggiare troppo :D, questo e' uno di quegli argomenti in cui mi sento dentro per forza di cose (perche' sono all'estero da due anni, appunto) ma in cui mi sento e non mi sento di dire si' ha ragione, no ha torto.

La mia situazione poi e un po' diversa, non e' stata una fuga dall'Italia, quando son partito per Dublino io volevo soltanto fare un'esperienza all'estero, un anno dissi, migliorare l'inglese, vedere il mondo fuori dal mio paesino; non avevo mai lavorato in Italia, non conoscevo tante cose sicuramente e ancora non mi interessavo alla politica.. ecco, diciamo che me andai perche' cosi' mi girava per la testa ma senza nessun odio, nessuna riluttanza o chissache' verso l'Italia. Poi una cosa tira l'altra, un anno si allunga, addirittura mi ritrovo in un'altra capitale europea(!) ed un mio ritorno in patria non fa parte per nulla dei prossimi progetti ma (di nuovo) non per odio, ma per me, ho da fare altrove:) di domani non so ne' me ne voglio scervellare.

La cosa che piu' e' cambiata da un anno a questa parte e' stato il mio interesse morboso alla politica, come non mai, leggendo e leggendo, tutto quello che avevo perso in tanti anni di disinteressamento, divorando articoli, blog di giornalisti, video dal tubo. Questo pero' porta malumori, delusioni, rabbia. Probabilmente porta anche a condividere lettere come queste e commentarle. Eppure, nonostante tutto, oggi non avrei la forza ne' la convinzione di dire "andate via, lasciate quel paese perche' x, perche' y, perche' questo e quello". Se lo dicessi, sarebbe solo per dire "e' una bella avventura, ti divertirai, ma dipende da te".

sensidiviaggio ha detto...

anch'io ho fatto un anno all'estero.
è stato super da tutti i punti di vista ia positivi che negativi. credo sia un'esperienza che tutt dovrebbero fare...apre la mente, varia i punti di vista, ci matura. avrei voluto fare come hai fatto tu. da Dublino mi sarei voluta spostare in Spagna...ma poi una richiesta di colloqui in Italia mi ha fatto tornare...no, dico la verità..farà sorridere...ma sentivo di vivere una vita a metà...nel ungo periodo non mi ci vedevo all'estero e allora mi sono detta: perchè prolungare questo ritorno??? forse ha gicato moltissimo il legame forte che avevo e che ho con la mia famiglia...bu.
vero è che ogni tanto ci ripenso e mi sento ancora dvisa tra la voglia di ripartire e l'idea di restare....

bacco1977 ha detto...

@andima

Benissimo. Ineccepibile.
Ora fai questo gioco.
Con l'esperienza acquisita, il nuovo interesse verso la politica, prova a metterti nei panni di chi, come me e tanti altri, in italia ci hanno sbattuto al testa per molti anni a lavorare e sono andati via quando proprio non ne potevano piu'(io ho lasciato l'Italia a 30 appena compiuti).
Neanche la mia era una fuga. Io avevo un ottimo contratto a Napoli, vicino casa mia. Ho lasciato tutto e tutti.

Spero questo possa spiegarti il "tono" che spesso ho nei confronti del mio paese.

E purtroppo quella lettera rappresenta il mio stato d'animo due anni fa.
:(

bacco1977 ha detto...

Ecco uno spunto interessante

http://thelyndonsyndrome.wordpress.com/2009/11/30/intelletti-mobili/

Nienter sindroem stavolta.

TopGun [Ace In The Storm] ha detto...

tutta questa discussione, mi ha fatto venire in mente un paio di post.
quello che vi linko è tratto da un blog di Italiani in Svezia che seguo.

il post è questo.

Il blog si chiama "Liv I Stockholm" ed è curato da due persone che si sono trasferite a Stoccolma.

appena scovo il secondo, che si riallacci all'importanza dell'esperienza all'estero citata da sensidiviaggio, vi linko anche quello.

Buona giornata :)

TopGun [Ace In The Storm] ha detto...

c'è stata una replica di Celli, pubblicata su Repubblica.it

andima ha detto...

grazie ragazzi per i link correlati e di approfondimento. La risposta di Celli e' stata quasi forzata secondo me, cmq da una provocazione sono nati diversi battiti interessanti sui giornali e su vari blog, il tema e' sicuramente di quelli che richiama tutti, dai pro e dai contro, ma e' anche di quelli che non possono portare a conclusioni oggettive secondo me.