mercoledì 7 aprile 2010

Non intolleranza, ma difesa? (2)

Se volete comprare casa in alcuni aeree limitrofe di Bruxelles, probabilmente vi verrà rifiutato addirittura l'appuntamento per una visita o per una chiacchiera preliminare con l'agenzia se non parlate nederlandese in modo fluente. Si', perché a quanto pare alcuni comuni hanno accordi ufficiosi con diverse agenzie immobiliari nel non vendere case in alcune aeree a chiunque non parli nederlandese o non sia disposto ad impararlo, sotto visione di una speciale commissione comunale che elabora la lista di candidati acquirenti. Quando la prof al corso di francese ce lo accenno' perché era capitato ad una sua amica e perché era conoscenza diffusa qui a Bruxelles, a molti ragazzi sembro' davvero strano, me compreso. Ora che sui giornali locali si parla di pratica diffusa da oramai più di dieci anni, tutto sembra più chiaro ma la cosa che lascia davvero perplessi e' che tale discriminazione vada contro la carta europea dei diritti umani e contro principi dettati dalla stessa costituzione belga!

Quando il mese scorso parlavo di intolleranza e difesa per la vicenda linguistica sul nome di un ristorante che non poteva essere in francese nonostante fossimo in Belgio perché in quel comune era vietato per tutti i locali pubblici, partendo dalle vicende storiche del nederlandese a Bruxelles e dintorni e di come fu discriminato nei secoli come lingua di basso ceto sociale e marginata quasi come la peste, beh quella vicenda sembro' più una difesa delle proprie origini e non un caso di estrema intolleranza, anche se personalmente permettere il bilinguismo (parola d'ordine in Belgio) dell'insegna sarebbe stata la scelta più giusta: mantenere le tradizioni ma con la consapevolezza dell'intorno, della propria nazione e dello stato attuale delle cose.

Parlando con il mio collega belga (del nord), che a fianco al mouse ha sempre un dizionario di francese, lingua straniera per lui, e che preferisce sempre parlare in inglese se l'altra persona non conosce il nederlandese, lui difende senza batter ciglio tale discriminazione, come salvaguardia della identità delle Fiandre e per evitare invasioni di stranieri (ma anche un belga può essere straniero). Ecco, se pur con toni decisamente più educati ed argomentando in modo più chiaro ed aperto, mi ha ricordato diversi concetti della nostra Lega razzista, perché quando si parla di rispetto e difesa delle proprie origini, e' facile cadere in intolleranze ed agire discriminando e se durante la storia si e' stati vittima di discriminazioni prolungate e dolorose non e' certo discriminando contro che si dimostra di aver imparato qualcosa. Il contrasto con la carta dei diritti umani dovrebbe già dire tutto, l'incostituzionalità palese, l'Illegalità documentata di tali procedure, ma quei comuni delle Fiandre letteralmente se ne fregano e vanno avanti; in particolare, uno dei commissari incaricati a discutere sulla vicenda, e' stato in passato sindaco di uno di quei comuni' in cui già si praticava tale discriminazione come normalità diffusa, insomma la persona ideale..

Ora capisco, quando sfogliavo dei volantini sulla discriminazione diffusi dai comuni della Vallonia, parte sud del paese, in una recente iniziativa, ora capisco che non si parlava soltanto di discriminazione sociale, razziale, religiosa, non soltanto per gli stranieri, ma anche per i belgi verso i belgi, stranieri tra loro, in uno stato tanto piccolo quanto inversamente complesso.

10 comments:

vinz_745 ha detto...

Ormai è chiaro che nelle Fiandre uno che gli parla in inglese è considerato come uno straniero che non conosce la lingua, mentre uno che gli parla in francese viene preso per un colonizzatore.

Queste sono discriminazioni certamente da condannare.
Va anche riconosciuto che la popolazione olandesofona si sforza maggiormente di apprendere il francese, magari controvoglia.
Ma non si verifica quasi mai il contrario.
In Vallonia ti fissano un appuntamento se non parli francese? Non credo proprio.

Ultima cosa. E' vero che certi atteggiamenti ricordano la lega nord italiana.
Pero' secondo me il problema belga ha ben poco a che vedere con la diatriba nord-sud italiana.
A cominciare dalla questione linguistica che qui è un problema serio, mentre in Italia (i cartelli in dialetto; etc) è una cialtronata.

andima ha detto...

esatto Vinz, sono discriminazioni da condannare e sono palesi ma sembra che non se ne curino per nulla :S

e' vero, molti del nord parlano francese, magari non perfetto, ma la sforzo e' ammirevole, mentre dal sud sono davvero pochi quelli che mettono due parole nederlandesi in fila. Probabilmente per questioni storiche, perché in passato era il francese la lingua da parlare ma recentemente l'economia e' cambiata, anzi ha cambiato geograficamente.

Quando mi riferivo alla nostra Lega non volevo paragonare la situazione a quella del nostro nord-sud, totalmente diverse e' vero, ma mi riferivo a certi discorsi di protezione delle origini, salvaguardia della identità, che alla fine cadono facilmente in intolleranze. Per esempio, quando il collega mi parlava di tutto ciò non si riferiva soltanto ai francofoni, ma ad immigrati in generale e allora un po' mi son venute in mente certe associazioni.

andima ha detto...

Alla fine Vinz, non volevo stare da una parte o dall'altra, avrebbe avuto poco senso non avendo tutte le informazioni necessarie, certo pero' se ci sono abitudini palesemente illegali allora se ne può parlare o almeno ho sentito lo stimolo di ragionarci sopra. Poi se al sud fanno la stessa discriminazione, hanno torto anche loro, e' ovvio.
Per ora non giungo a conclusioni e il titolo rimane con il punto interrogativo e magari ce ne sarà un (3) un (4).. ci vorrà tempo per rispondere a tutte le domande che mi vengono in mente quando si parla di questo argomento, in senso positivo o negativo, e per ora non c'è fretta:)

vinz_745 ha detto...

Ma la discriminazione c'è, tu hai ragione.
Spesso la perpetrano in modo subdolo. Sanno che normalmente i francofoni non parlano francese, e quindi fanno finta di non conoscerlo.

Prendi le offerte di lavoro dove si chiede francese e olandese. E' chiaro che nel 99% dei casi solo i belgi olandesofoni hanno il requisito.

Altra storia sono le leggi chiaramente discriminatorie in vigore in alcune commune fiamminghe. Li' basterà una corte di livello superiore per invalidarle.

vinz_745 ha detto...

E' vero che i toni ricordano quelli della lega nord. Pure su questo sono d'accordo. Era solo per estendere il discorso.
Qui esiste un'identità fiamminga, con una lingua, una cultura, una storia. Il problema é reale.

In Italia no. Non c'e' nessuna identità padana. Parlano 50 dialetti diversi. Ora la lega inizia a prendere voti pure nelle Marche ed in Umbria. Cos'altro lili accomuna se non il fatto di avere un reddito, a volte a male pena, superiore alla media nazionale?

andima ha detto...

quelle discriminazioni subdole diciamo che sono legali, non sono magari eticamente accettabili ma sono difendibili ed argomentabili con requisiti, etc, insomma su quelle possono parlare e dire la loro diciamo (leggi: arrampicarsi sugli specchi:).
Ma non capisco come possono certe altre discriminazioni cosi' palesemente illegali durare da più di 10 anni e non essere fermate.
Voglio dire, c'è una costituzione, c'è una carta dei diritti europei, la si viola e si va avanti? allora siamo nella innegabilità perpetuata! ignorando le leggi in nome di identità e origini e quant'altro vogliano metterci nel pentolone della difesa.. o quella carta dei diritti firmata dallo stato belga e quella costituzione dello stato belga sono cose che appartengono appunto allo stato belga e a cui loro non vogliono appartenere?

andima ha detto...

l'ultimo commento l'ho scritto un po' di getto, ovviamente laddove i requisiti sono davvero le due lingue, allora non si arrampicano sugli specchi, negli altri casi invece applicano una discriminazione subdola, sono d'accordissimo.
Sulla questione di appartenenza o meno allo stato belga, ho lanciato quella domanda ma in realta' lo stato c'entra poco, perche' penso che anche nel caso di un ipotetico stato delle fiandre, certi diritti troverebbero comunque spazio in una costituzione (o almeno spero). La vera questione e' che ci sono sicuramente dei comuni estremisti in cui si applicano discriminazioni palesemente illegali ma lo stato sembra non intervenire e quanto pare sono pratiche che tutti sanno, ecco questo mi delude un po', l'accettazione dell'illegabilita' non e' certo una cosa apprezzabile!

andima ha detto...

aggiornamento:
la commissione europea ha iniziato ad analizzare il caso in modo da determinare se sussista o no discriminazione. Approfondimento

Milo ha detto...

Ciao Andima! :)

Il cammino dell'Umanità, molto faticosamente, avanza... Tre passi avanti e due indietro! Olé!

Nel titolo del tuo post il punto di domanda è davvero d'obbligo. Ne aggiungerei qualcuno a rafforzare i dubbi.

Sono assolutamente d'accordo con le tue perplessità, e anche su certe spontanee "associazioni" sui discorsi di "protezione delle origini" da ovunque essi provengano.

Era il 1991 quando mi capitarono in equipaggio tre persone appartenenti ad un "gruppo etnico" che tende tutt'oggi (ma ora spero meno) all'"autoprotezione". Non sto a dire quale, tanto il discorso vale per tutti.

Cominciarono a sostenere di essere contrari alla contaminazione provocata dai "matrimoni misti" con altre etnie. Sostenendo che loro sono così pochi che devono proteggere con forza la loro identità.

La protessero così bene da vantare oggi, tra di loro, un alto tasso di suicidi e malformazioni genetiche.

Personalmente io sogno un mondo al caffélatte.
Mi piace mescolare!

Ciao!

^_____^

andima ha detto...

Ciao Milo,
innanzitutto grazie per essere passato di qui. Secondo me, il mondo per sua natura e' già mescolato, siamo noi che non riusciamo ad accettarlo spesso e cadiamo in discriminazioni e quant'altro.
Cmq si', il punto interrogativo e' d'obbligo e rimarrà li' per un bel po';)