martedì 20 luglio 2010

D'eroi e santi moderni

Alla fine arriva l'eroe, quello che salva l'umanità da un pericolo incombente o che risolve con gesta incredibili un evento altrimenti catastrofico, l'eroe del bene contro il male, e arriva nella fiaba del bimbo che cresce e alimenta la propria fantasia, creando nella sua infinita immaginazione poteri straordinari, capacità e forze sorprendenti, disegnando su carta e scarabocchi il suo eroe di sorriso e coraggio. Poi crescendo magari quel bimbo davvero sogna di diventare eroe almeno per un giorno, ascoltando forse la voce di David Bowie ("we can be heroes, just for one day"), o tentando d'essere ordinario, un eroe quotidiano, come quello di Dave Grohl ("There goes my hero, he's ordinary"). Certo, non si aspetterebbe mai di immedesimarsi in qualcuno condannato all'ergastolo per duplice omicidio, qualcuno che Paolo Borsellino definisce in un'intervista del 92 come "uomo d'onore appartenente a cosa nostra.. risiedente a Milano, città dove costituiva un terminale per i traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.. e conversando con un altro personaggio di una famosa famiglia palermitana preannuncia o tratta l'arrivo di una partita di eroina, chiamate in gergo cavalli". E non si sa se per questa esperienza con cavalli del tutto speciali o per altre doti da certificare, quel qualcuno poi giunge addirittura a far da stalliere alla villa di Arcore in amicizie e giri di poteri che il buon senso facilmente associa ma la legge si sa ha bisogno di prove. Poi alla sua morte, per non aver parlato di quei precedenti e di chi nel frattempo è salito al potere (addirittura come primo ministro), viene subito proclamato eroe una prima volta nel 2008 dall'amico Dell'Utri, riconfermato eroe dall'amico Berlusconi nonostante gli avesse preparato una piccola bomba al cancello di casa, ed infine giusto per ribadire il concetto, di nuovo eroe nel giorno di una sentenza da non dimenticare.
Quel bimbo cresciuto, quella fantasia maturata, quell'immaginazione un po' razionalizzata, si saranno confusi nei due concetti di eroi, nelle due fonti che narrano ed eleggono eroi: le fiabe irreali di colori ed inchiostro ed i personaggi politici di fama ed immutabile realtà. Quando ieri Fini ha poi smentito tutto nel giorno del vero eroe, nessun Mangano eroe, la confusione sarà aumentata o forse ogni dubbio si sarà risolto in un sospiro, in un sol colpo, finalmente. Ma subito un altro punto interrogativo, un'altra questione di fonti e surrealismi, ecco che prima proclamatosi unto del Signore (1994), poi Gesù Cristo della politica (2006), poi santo (2008), fino ad arrivare alle dichiarazioni di ieri a Milano, "mandato dalla divina provvidenza per salvare questo paese" per chi invece ha un curriculum davvero imbarazzante, ecco che d'eroi e santi moderni è davvero facile parlare, cantare, applaudire, senza pesare parole o pensare a quanta fantasia beata si ammazza, a quanta falsità sfrontata si manifesta; e la domanda del bimbo cresciuto cambia direzione ma non argomento, chiedendosi se davvero possa esistere un paese con quegli eroi e quei santi, un luogo con quelle fonti e quelle credenze.
E vissero (e continuano a vivere) tutti felici e contenti.

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