martedì 29 maggio 2012

Tu chiamala se vuoi flessibilità

Devi chiudere il conto in banca che avevi in Irlanda, ma vivi in Belgio adesso e l'ubiquità, no, quella ancora non c'è e nemmeno il teletrasporto, per il momento, però siamo nell'era di Internet - pensi - dove il digitale si espande nei sottostrati di civiltà in evoluzione e non estrarranno petrolio, i nostri pronipoti su macchine volanti, ma ricordi elettronici e spazzatura cibernetica. Tanta. Fai una telefonata, invii un'email allora, ed ecco che quello che ti avevano promesso come futuro abbagliante sembra davvero appartenere alla realtà, a quel presente che poi passa per le mani e sembra quasi una sorpresa quando banalmente agisce con coerenza. Questione d'abitudini. Così con poche email, stampe, firme e scansioni, senza muovere il posteriori dalla scrivania impolverata, ecco che da Bruxelles chiudi il conto in banca a Dublino. Facile, troppo facile. Poi ti chiama la banca, quella di Bruxelles, che c'è bisogno di una firma per il rinnovo di un'assicurazione, non puoi delegare alla tua ragazza e siccome non lavori più in zona centralissima, come si fa? Semplice: scansione, email, stampa, firma, scansione, invio. Fatto. Ancora non ci credi che ti contattano quelli delle dichiarazioni delle tasse, servono alcune prove di pagamento per il 2011, aspetta un attimo, un'altra email alla banca ed ecco che arriva il documento che ti serviva, te lo stampo, te lo firmo, caro ufficio delle tasse, e te lo invio. Troppo facile, fortunato - ti ripeti, con il dito del saggio a mezz'aria - sarai stato soltanto fortunato. Ma vuoi vedere che funziona anche con il comune? Sei in Belgio, l'inferno della burocrazia insensata - ti ricordi - il paese della firma con tanto di lu et apprové, eppure basta un'email all'ufficio urbanistica che a sua volta contatta l'ufficio regionale e che alla fine ti invia per email, ancora, il documento di cui avevi bisogno, con tanto di timbro e saluti cordiali. Così, quasi non ha senso. No, non hai fatto file, nessuna, però hai mandato files, tanti. Ti affiorano alla mente confronti antipatici che rinneghi repentino, lì, in fondo, dove tieni gli umori amari e gli aggettivi scortesi, però spesso mascherati da critica, però poi stemperati in una smorfia, di quando hai dovuto chiudere il conto in banca in Italia o di quando - folle - hai voluto votare dall'estero, ma è soltanto un attimo, ti ripeti Zen, zen, zen, e rimandi tutto lì, in fondo, dove tieni ricordi digeriti a metà e bestemmie ammutolite in un singhiozzo, però magari liberatorie, però poi sconclusionate, e ti preoccupi soltanto per una cosa, quella che in tutto questo scambio di email, di dita danzanti su tastiere batteriche e lingue mescolate tra accenti stonati, quella cosa che non si è mossa, mai, in tutto questo inviare, firmare, stampare, il culo, lui, che avanti così, a far tutto da una scrivania, ti si allarga di sicuro. Possiamo almeno spostare lo scanner al piano di sotto?

10 comments:

Ale [Tredici] ha detto...

Marò che invidia! Qui in Italia c'è da prendersi la giornata di ferie apposta per sbrigare le cose burocratiche, e lì lo fai con le mail?

È vero che adesso anche qua con la posta elettronica certificata si sta digitalizzando molto, ma quel che manca è l'apertura mentale alle nuove tecnologie. È quella che accorcia le file.

andima ha detto...

@Ale
Attenzione però a non cadere nella trappola "fuori è tutto meglio" :), anche se sì, certe cose lo sono. Poi però, capita che c'è chi vive qui e prova a fare le stesse cose e ha esperienze totalmente diverse, quindi questa descritta è una (super reale) esperienza, non la verità assoluta e oggettiva, però m'è capitato già 4 volte, uno poi dall'esperienza genera le proprie statistiche.
In Italia da un paese a 50 km dal mio mi vietarono alcune operazioni allo sportello della mia banca solo perché non c'era una certa firma in sede, ed era la stessa banca, stesso cliente (io) identificato tra carta d'identità, carta bancomat e quant'altro, ma sportello diverso... ah, le esperienze!

Ale [Tredici] ha detto...

No figurati, difficilmente pronuncio le parole tutto/sempre/nulla/mai ed evito di generalizzare.

Però ecco, da quel che racconti tu e da quello che sento da amici e blogger che vivono all'estero, *spesso* le loro esperienze portano a farmi pensare che in Italia siamo tendenzialmente più indietro :)

sandrokhan80 ha detto...

Io penso che in campo di banche possiamo pure lasciarci andare e dire a cuor leggero che "fuori è meglio".
Il pensiero vaga dai 6,70 euro che pago per un giroconto da una filiale all'altra (della stessa banca nella stessa città) per pagare l'affitto, alle cifre astronomiche di tenuta conto, ai servizi deficienti e gli orari risicati. Poi se penso ai due anni impiegati da una mia amica spagnola per chiudere il conto di quando era stata erasmus qui da noi in Italia. Aveva chiesto a me di aiutarla e con deleghe regolari in mia mano firmate da lei non ho ottenuto nulla in 4 volte che sono stato a perdere ore in quella banca. Dopo due anni lei è tornata in Italia ma è dovuta comunque andare 3 volte a far visita a quella banca per chiudere il conto.

Qualche volta sbilanciamoci pure .... che dici andi?? Specie in campo di banche!

andima ha detto...

@sandrokhan80
eheheh hai ragione, ogni tanto esagero con il politically correct :D

io per chiudere il conto in banca in Italia mi son dovuto piegare (oddio, avrei potuto prendere un volo... sono imputabile per collusione con il degrado, lo ammetto) ai soliti meccanismi di amicizie.. siccome mio padre era amico con il direttore della banca.. allora la burocrazia può saltare e tutte le pratiche che all'inizio mi ostacolavano dall'estero, puff, senza né delega né presenza, tutto fatto. Va beh, è anche colpa mia.

andima ha detto...

@sandrokhan80
no, un momento, mi sa che la delega la inviai, adesso che ci penso, va beh comunque meno faticoso che per l'amica spagnola.
Per il conto a Dublino però è vero: una telefonata, un'email, una lettera. Fatto. Ah, altro dettaglio: sul conto rimanevano 23 euro, devoluti in beneficenza tramite un'opzione della banca. La beneficenza, in Irlanda, fa davvero parte della cultura.

sandrokhan80 ha detto...

Un ostacolo insormontabile per la mia amica spagnola erano appunto i 7,30 euro che ancora aveva sul conto. Per astruse norme bancarie anti-riciclaggio (se volete riciclare miliardi di euro però non valgono e su 7 euro si!) non si poteva far altro che mandarli ad un conto di un'altra banca spagnola con una procedura lunga, fastidiosa e che e che è costata più di 20 euro (per 7 euro!!). Poi non potevo sapere la somma che era rimasta per la privacy e a lei non potevano dirla per telefono .... un casino. Magari poterli dare in beneficenza invece di farli magiare al sistema bancario rimettendoci pure altri 13 euro!

mariantonietta ha detto...

come si fa a non fare paragoni (e a non bestemmiare)? cioè, non riusciamo a fare una cavolo di domiciliazione bancaria per pagare l'acqua, la tassa dei rifiuti non ci arriva (vi prego, fateci pagare!), per prendere la residenza a roma è un calvario e qua passano gli anni...è incredibile.

Nia ha detto...

@sandrokan80:
Ciao, visto che menzioni l'esperienza della tua amica spagnola in Italia, io sono italiana e ho vissuto in Spagna. Ora non ci vivo più e non posso chiudere il conto spagnolo a distanza... Devo per forza andarci...

Saluti,
Annamaria

sandrokhan80 ha detto...

Allora se anche loro si comportano così ..... è "occhio per occhio, dente per dente" Annamaria ;)