martedì 31 luglio 2012

Della bellezza maledetta

Poi ti ritrovi in vacanza a sud e d'improvviso ti dimentichi di tutto quando, a guardare con gli occhi che spingono aria nei polmoni se all'orizzonte c'è natura che richiama memorie agli incontri, il panorama che avevi lasciato, che avevi dimenticato, che avevi raccontato, che avevi immaginato, ritorna ad incantare grazie alla magia delle origini, per qualche istante, prima di grattare le unghie sulla realtà dei compromessi già digeriti dell'espatriato. Già ripetuti, già combattuti, già accettati, già difesi. Già dimenticati, appena la brezza marina invita all'oblio, per un po'. Durerà poco.

Ci dev'essere una qualche legge divina, maledizione antica, su queste terre - pensi - per cui a tanta bellezza, a tanta magia di paesaggi, dettagli e tradizioni, a tanto sole, cibo, canti, debba corrispondere, per un dannato equilibrio, altrettanta perdizione, corruzione, omertà, egoismo e quant'altro di malefico si possa elencare, si voglia sottolineare, si debba ammettere, ci abbia spinto a partire. E spostandosi a nord, emigrando verso società supposte migliori, è come se si lasci un po' di quella malvagità alle spalle ma si debba, per ragion di cose, per quest'equilibrio invisibile ma sofisticatissimo, perdere anche bellezza, rinunciare a incanti e legami, perché non si può avere il paradiso in terra, perché si deve scendere sempre a compromessi e lasciar da parte propagande di terre natie. Stai soltanto provando a giustificare - pensi - stai cercando ragioni che non esistono, inventando scomuniche surreali e condanne che gravano su persone e non sulla natura. Maledetto sud. Eppoi sei in vacanza e la tua percezione delle cose è già diversa, perché la consapevolezza di tornare ai tuoi compromessi, ai tuoi equilibri raggiunti, lascia scivolare quel po' di male che inevitabilmente incontri per strada, nel paesaggio, tra le parole di quei complici. Eppoi sei in vacanza e proprio grazie alle vacanze puoi approfittare di quei panorami altrimenti ignorati, altrimenti abituali, vicini ma rimandati a domani, ne basta sapere l'esistenza, la vicinanza, ma non ne apprezzeresti la bellezza in quel mondo, perché chi vive lì non ha il tempo, non ha la voglia o forse nemmeno le risorse: e allora è meglio vivere altrove e tornarci solo in vacanza - ti ripeti - per assaporare quello che c'è di bello e schivare abilmente il resto, come solo chi ci ha vissuto saprebbe fare, come un turista non saprebbe interpretare. Comodo, egoisticamente vantaggioso, ma coerente con le tue scelte di lasciar l'animo quieto e non ricadere nei soliti interrogativi o in dibattiti ricorrenti sulla qualità di vita, sui compromessi personali, sull'amor di patria, le fughe vigliacche, le lotte quotidiane, le soluzioni e le utopie.

Questa terra ha ossigeno pesante che passa nei polmoni lentamente ma nel riciclo d'aria lascia tracce di pensieri e graffi dubbiosi. Non c'è pioggia, no, non come al nord, eppure per te questo sole abbronza sì la pelle ma brucia sorrisi sottili, prolunga silenzi affollati. Ci sono terre bellissime, lì, a sud, che però non avresti ogni giorno alla finestra, non potresti contemplare - ti ricordi - perché tornare non significherebbe vivere lì, ingenuamente, e allora, di nuovo, meglio in vacanza, meglio saltare su questi scogli del porto come altri non saprebbero fare, correrci con una scioltezza che il turista non potrebbe avere, saper dove mangiare, parlarne il dialetto, ridere di un proverbio, scoprire cose nuove ma attraverso connessioni che un turista faticherebbe a creare, ma in vacanza. Eppoi andare via, ripartire, con quel nodo in gola che ogni anno diminuisce, però poi ritorna, lottando contro risposte ben affilate e certezze oramai consolidate, pronte a difendere equilibri costruiti altrove. Eppoi andare via, mentre il finestrino dell'aereo t'allontana da questa terra dannata e quella maledizione è anche in te, ne porti dentro la bellezza e l'orrore, che danzano scomposte, riaffiorano, improvvisamente, a volte la bellezza, a volte l'orrore.

Foto scattata qui, approssimativamente, qualche giorno fa.

11 comments:

Antonella ha detto...

Potrei averle scritte io queste parole, con questa stessa malinconia un pò frustrata e questo profondo amore per la nostra terra avvelenata...

Ophelinha ha detto...

Ad esempio a me piace la strada
col verde bruciato, magari sul tardi
macchie più scure senza rugiada
coi fichi d'India e le spine dei cardi
Ad esempio a me piace vedere
la donna nel nero nel lutto di sempre
sulla sua soglia tutte le sere
che aspetta il marito che torna dai campi
Ma come fare non so
Si devo dirlo ma a chi
Se mai qualcuno capirà
sarà senz'altro un altro come me
Ad esempio a me piace rubare
le pere mature sui rami se ho fame
e quando bevo sono pronto a pagare
l'acqua, che in quella terra è più del pane
Camminare con quel contadino
Che forse fa la stessa mia strada
parlare dell'uva, parlare del vino
che ancora è un lusso per lui che lo fa
Ad esempio a me piace per gioco
tirar dei calci a una zolla di terra
passarla a dei bimbi che intorno al fuoco
cantano giocano e fanno la guerra
Poi mi piace scoprire lontano
il mare se il cielo è all'imbrunire
seguire la luce di alcune lampare
e raggiunta la spiaggia mi piace dormire
Rino Gaetano, Ad esempio a me piace il Sud

Ophelinha ha detto...

PS: complimenti, un pezzo bellissimo, che rileggo per la terza volta. Da calabrese DOC expat a Greyville, condivido appieno.
O.

andima ha detto...

@Antonella @Ophelinha
felice di trovare consensi tra conterranee, il link a "maledetto sud" è un post dello scorso anno, un anno fa, stesso umore post-vacanze, non se ne scappa.

@Ophelinha
se leggi quel post, "maledetto sud", trovi alla fine proprio una citazione della canzone di Rino, quella che hai postato, una delle più belle.

totentanz ha detto...

E vivi a Bruxelles. Pensa a chi il Sud deve viverlo esattamente come descritto in questo (bellissimo) post, ma risiedendo in Germania...

andima ha detto...

@totentanz
Eheheh, vero che pur se città del nord, Bruxelles spesso è tanto "mediterranea", più di quanto si possa immaginare.

SaraC ha detto...

post molto bello...
solo qualche domanda, che non presuppone risposta, perché io la risposta non ce l'ho e nessuno può trovarla per me, credo.
Come si fa a digerire i 'compromessi dell'espatriato'?
Come si fa a ripartire ogni volta, facendosi bastare le vacanze?
Come si fa a far diminuire il nodo in gola, ogni volta che si va via? A me aumenta, di mese in mese, è sempre più forte, più triste, più difficile da nascondere, diventa impossibile da accettare...
E nella mia città, una volta fiorente per i commerci e il turismo, lavorare per 800 euro al mese è già una fortuna, i negozi chiudono, le case si liberano, la tristezza della lotta per la fine del mese non sembra finire...
Come si fa?

andima ha detto...

@SaraC
Come hai già detto, le risposte non puoi trovarle negli altri, gli altri possono darti consigli, pareri o conclusioni ricavate dalle proprie esperienze personali e dai propri compromessi, dalle situazioni che si sono create all'estero. Certo, se ne possono ricavare alcuni punti oggettivi, con margini di errore, ma almeno in comune ad una buona maggioranza di espatriati. Poi, però, a ciascuno la propria bilancia e anche le risposte a quelle domande. Per questo non sbaglia chi rientra in Italia, non fallisce, né è eroe chi rimane, chi vince e trova il proprio Eldorado: sono tutti compromessi.

preferina ha detto...

A proposito di compromessi, Andima, se sei in Italia comprati "Compromesso" di Sergej Dovlatov. Un libricino della Sellerio che non si articola in capitoli ma in compromessi...

andima ha detto...

@preferina
aggiunto alla mia lista di libri da leggere, grazie! Appena riapre la Piola ho un bel po' di libri da prendere, anche se ultimamente sono tornato ai fumetti (che praticamente studio).

preferina ha detto...

Magari lo dovrai ordinare. Dovlatov in Italia non è conosciuto da molti. Se questo scrittore che vive di compromessi ti piacerà come penso, preparati a comprare anche gli altri libri :)