domenica 7 aprile 2013

I giovani in fuga che t'ignorano

Dunque, cervelli in fuga dall'Irlanda, cervelli in fuga dall'Inghilterra, cervelli in fuga dal Belgio e dalla Spagna e per l'ennesima volta il titolone è anche sui cervelli in fuga dall'Italia. Chiaramente si scappa anche dalle destinazioni di chi scappa, in quello che potrebbe essere un apparente circolo e invece il punto più importante è proprio l'assenza di quel richiamo italico, la mancanza di un brain gain rispetto al continuo brain drain (fuga dei cervelli, appunto). I giovani in fuga del 2013, queste generazioni di laureati e professionisti dai voli low-cost e smartphone nel taschino, si scambiano città ed alfabeti e si muovono come pedine nel grande gioco della globalizzazione, ma t'ignorano - cara Italia - perché anche nella fuga c'è cervello. Se c'è chi scappa da Dublino, da Londra o da Bruxelles, c'è anche chi da Roma, da Napoli, da Milano è prontissimo a prenderne il posto, bilanciando in qualche modo la reperibilità di persone qualificate da piazzare sul mercato. Una simpatica giostra d'emigranti, insomma. Giostra però che non gira molto quando si tratta del bel paese, dove son migliaia quelli che scappano ma pochissimi quelli che li rimpiazzano ed è su questo che dovrebbero battere i titolini da giornale o le affermazioni del politico fugacemente attento al tema: se l'attenzione si concentrasse su come attirare talenti stranieri invece di proporre - per esempio - temporanee agevolazioni fiscali o altri sterili stratagemmi da controesodo, di conseguenza si ridurrebbe anche la fuga interna e probabilmente aumenterebbero i ritorni di quelli già partiti, senza tralasciare l'apporto poliedrico di competenze e diversità straniera. Se la tigre celtica irlandese offriva agevolazioni fiscali per nuove aziende, per esempio, e in Belgio si può ottenere una tassazione molto ridotta per stranieri (qualificati) al primo impiego, per dirne un'altra, forse un motivo ci sarà. Senza elencare poi fondi alla ricerca, approccio al lavoro, qualità dei rapporti professionali. Certo, più facile gridare alla perdita dei propri figli che proporre soluzioni per mancanze strutturali, tradizionalismi culturali ed interessi a mantenere lo status quo del paese più bello del mondo (meno bello per chi parte o per chi lo considera unicamente meta turistica), ma se invece di martellare sul fenomeno dei cervelli in fuga, della brain drain, si ponesse di continuo l'accento sull'inesistente brain gain, avremmo di colpo un discorso più costruttivo e produttivo. E anche un po' divertente e tanto, tanto utopico, lo so.

9 comments:

FrancescoA ha detto...

Sono d'accordo, però per fare queste cose, oltre alla volontà politica e quindi alla lungimiranza del nostri politici, ci vorrebbero i soldi per farle.

Gli incentivi alle imprese che investono (nostrane e non), o gli sgravi fiscali ai lavoratori qualificati che comunque non credo manchino in Italia, non si fanno con i fichi secchi.

Credo che in italia manchino gli investimenti, sia perchè mancano i soldi (visti i vincoli di bilancio europei a cui ci siamo incatenati) sia perchè le imprese forse sono generalmente piccole quindi investono poco in ricerca.

sandrokhan80 ha detto...

Come si suol dire .... hai rivoltavo la pizza. In questo caso l'hai rivoltata nel verso giusto perché è veramente stupido parlare sempre e solo di "brain drain" come si fa sui media italiani.
Poco fa mangiavo alla mensa universitaria con un dottorando indiano che fa parte del risicatissimo "brain gain" italiano (sono affascinato dal suo inglese con accento indish di cui capisco una parola su tre). Seppur comprendendo 1/3 delle parole, il discorso era fin troppo chiaro e monotematico: "ma come mi è passato per la testa di scegliere l' Italia .... che c'avevo in testa quel giorno a Mumbai? Avessi fatto domanda per la Francia, UK o USA ... o magari rimanere in India ... ed invece sto qui a contare gli spiccioli e passare le serate online a cercare un post-doc in un altro paese come dopotutto fanno gli stessi italiani miei colleghi!"
Infatti ultimamente sta divenendo molto difficile trovare qualcuno del "brain gain" in giro .... solo scambi temporanei di pochi mesi ma ... per dire .... nel 2012 ho visto un unico ragazzo (Pakistano) che ha scelto per il dottorato italiano (e non concorrendo con gli italiani ma con borse speciali del ministero affari esteri!!) ... nel 2013 non si vede ancora nessuno. Fai un giro in un università estera(anche di paesi messi non bene con la crisi) ed è proprio .... sinceramente .... un altra cosa.

andima ha detto...

@Francesco
Eh lo so, ci vogliono i soldi, bisognava pensarci sicuramente prima, ma infatti la mia più che una proposta era la voglia di smetterla con gli ennesimi titoloni sui cervelli in fuga e sui figli scappati e pensare ad essere un po' più costruttivi, altrimenti siamo sempre a leggere dati e le solite conclusioni a contorno, niente più, si potrebbe prendere un articolo dell'anno scorso, cambiare qualche cifra e pubblicare il resto immutato: non cambierebbe nulla.

Sicuramente i lavoratori qualificati ci sono in Italia, così come ci sono in Belgio, ma questo non vuol dire che non si debba pensare a politiche di un certo tipo. Purtroppo, m'immagino però già la facile propaganda "uno straniero tassato meno di un italiano??" e via i talk-show, le urla, gli animali da circo. Ma quello era un esempio, uno dei tanti modi di fare brain gain (e che risolverebbe un po' la brain drain, di conseguenza, se solo si vorrebbe, altrimenti è inutile continuare a lamentarsi che accada).

@sandrokhan80
Grazie per aver riportato esempi reali di brain gain.
Sull'accento degli indiani, ti capisco perfettamente, ma credo che il nostro per loro sia allo stesso livello di difficoltà:).

andima ha detto...

p.s.
oggi siamo su Italians con parte di questo post.

andima ha detto...

p.s.
a riguardo mi hanno segnalato una interessante lettera su Italians di un anno fa ed un post che approfondisce l'argomento.

Scoprimi ha detto...

Il mio punto di vista (che poi sarebbe la mia storia) di non cervello in fuga la trovi qui: http://theworldisyouroysterscoprimi.blogspot.it/2013/04/il-non-mio-cervello-in-fuga.html. È interessare vedere come l´attenzione dei media su un tema creii uno spuntare di posts sullo stesso nella blogsfera.

andima ha detto...

@Scoprimi
non è soltanto per la recente attenzione dei media, ne ho parlato già anni fa e quasi periodicamente qui sul blog, se segui la label brain drain ne trovi diversi di post sul tema.
Ho letto il tuo post è sono considerazioni condivisibili, in realtà c'è un grande equivoco di fondo sulla definizione di cervello in fuga, almeno quella iniziale, che si riferisce soltanto a una minoranza di quelli che partono: è cervello in fuga, propriamente definito, il ricercatore o il plurilaureato o comunque di talento che lascia l'Italia per mettere al servizio di altri paesi le conoscenze e competenze acquisite in Italia e che lo Stato gli ha indirettamente fornito (attraverso le infrastrutture scolastiche, universitarie, borse di studio, etc, al netto delle tasse pagate dalla famiglia, ovviamente) e che diventa un danno economico per lo Stato investitore che non trae guadagno dalle proprie generazioni; non è cervello in fuga il ragazzo che va a fare il cameriere in Australia o che va a lavorare al call center in UK, è cinico, ma è così, se volessimo rispettare la definizione di partenza e cioè la traduzione di quel brain drain globale. E non basta, perché anche tra i ricercatori, tra i post dottorandi, poi bisognerebbe vedere la qualità delle loro pubblicazioni, a che conferenze sono state presentate, etc., insomma non basta avere un titolo di studio seppur importante per essere un cervello in fuga, se vogliamo considerare quella brain drain, quel danno economico causato, è cervello in fuga solo chi realmente apporta un vantaggio considerevole al paese che sceglie come destinazione (e che toglie, tale vantaggio, al paese che lascia). Almeno questa è la mia interpretazione. Poi, come al solito, "cervello in fuga" è diventato una scatola in cui si mettono tutti, per semplificare, per comodità, per effetto, e su questa scatola ognuno ci decora il proprio umore con i vari "io non sono un cervello in fuga", "io sono un cervello in fuga", "io non sono in fuga", etc.. ma in realtà sono pochissimi quelli che usano la categoria nel modo appropriato, sia giornalisti che emigranti. Ecco, te l'ho scritto qua ma ce l'avevo in draft:) a breve ne esce un post, ma te l'ho appena riassunto!

sandrokhan80 ha detto...

@Scoprimi
Post vermente bello sul tuo blog che sicuramente seguirò.

@andima
A me questa ossessione per il termine "cervello in fuga" mi ha fatto sempre venire in mente quel genio di Massimo Troisi.
Fosse vivo oggi in questa realtà con la sua grande sensibilità ben immagino cosa direbbe ;)

andima ha detto...

@sandrokhan80
sull'ossessione ne è uscito un altro post oggi! avevo il colpo in canna e alla fine è esploso.
Sul video di Troisi, lo avevo linkato in passato da un altro post, ma hai fatto benissimo a ricordarmelo, è bellissimo:) si potrebbe pubblicare anche solo quello come sintesi perfetta.