giovedì 26 agosto 2010

La sveglia mattutina in Gare du Midi

Il cielo grigio di questa mattina non donava affatto a Bruxelles la veste estiva che il calendario vorrebbe ed una sottile pioggia accompagnava i passi veloci ed in ritardo di tanti che, come me, si affrettavano a raggiungere l'ufficio, perché un po' la metro sarà arrivata in ritardo, un po' c'è sempre qualcuno che ostruisce il passaggio sulle scale mobili alla sinistra, un po' la sveglia suona e risuona ma gli occhi non vogliono proprio ascoltare. Mentre passavo per la piazzola al lato di Gare du Midi, una signora con la casacca della polizia locale si avvicina ad un senzatetto che dormiva ai piedi di una panchina, avvolto da lenzuola di cartone, malamente ammorbidite dalla giornata uggiosa e dalla notte sicuramente meno calda.
Un "Monsier!" forte ma rauco rompe il silenzio ed irrompe nella scena, all'improvviso, facendo voltare qualche passante e attirando l'attenzione di chi, come me, in quel momento si trovava nei paraggi. Nessuna risposta. La donna lo fissa e per un attimo ho pensato anche al peggio, perché non poteva essere semplicemente una sveglia mattutina, un censimento giornaliero di senzatetto o magari un avviso al non poter sostare in quel luogo; poteva invece essere una domanda molto più profonda, in quel Monsier poteva racchiudersi quella percezione della morte altre volte già avvertita proprio in quei luoghi, del rassicurarsi se quel senzatetto fosse deceduto durante la notte umida e fredda, lì nella piazzola di Gare du Midi, nell'indifferenza del mondo che meccanico ed inarrestabile avrebbe continuato nei suoi laboriosi giri.
Un secondo Monsier! tuona più debole e tremante, perché l'insinuazione del dubbio già abbassa toni nel timore di scoprire la verità e allora mi son fermato, repentino, a fissare la donna che fissava l'uomo a terra. Niente. Probabilmente anche la pioggia si sarà fermata per un attimo, questa mattina, lì nella piazzola di Gare du Midi, o avrà soltanto toccato i sampietrini in modo meno rumoroso, almeno nel mio immaginario e in quei pochi attimi di tremore. Ad un tratto fortunatamente il cartone si muove bruscamente e prima un braccio, poi una testa, ecco che quell'uomo per molti invisibile, quella figura per tanti inesistente, ecco che lascia quel letto quadro di miseria per rimanere poi immobile nel fissare la donna che ancora era lì, nella stessa posizione.
Non so se gli avrà detto qualcosa, dalla distanza non ho potuto capire molto, ma sarà stato un attimo, prima di abbandonare la scena e continuare il suo cammino dall'andamento militare. Intanto l'uomo è rimasto sveglio, lì, a fissare qualcosa che già non c'era più, qualcuno che lo aveva svegliato, magari interrotto un sogno, di quelli caldi, che ti avvolgono anche se intorno hai cartone e aria, e ti trasportano lontano, dove la realtà importa poco e vorresti non svegliarti, se non altro per il torpore ed il sorriso, quando il mondo, quello vero, è un'alternativa senza dubbi meno colorata.

2 comments:

scar ha detto...

Toccante

sensidiviaggio ha detto...

ciao antonio! sei molto presente sul blog! mi fa piacere...io faccio molta fatica..

spero di tornare a scrivere ad ottobre..

intanto ti mando un salutone!
ciao!