lunedì 13 dicembre 2010

Il problema dell'emigrante

Il problema dell'emigrante è che egli non c'è, non c'è e non può esserci perché è semplicemente altrove, è andato via, è scappato, è soltanto emigrato, è andato a provare, ha iniziato a viaggiare, ha detto che torna presto, poi però rimane un altro anno e un altro e un altro ancora e alla fine rimane altrove, mentre nel suo paese non c'è, tra i suoi amici, a casa sua: non c'è. Ed è questo il problema dell'emigrante. Perché mentre vive all'estero e si ubriaca d'emozioni, di esperienze, cade, si rialza, piange, esulta, nei mille compromessi, tra difficoltà e vittorie, certo ci son tanti problemi da affrontare, da risolvere, a cui adeguarsi, ma uno tra tutti è quello dell'assenza, l'assenza dalle mura domestiche, dagli abbracci di chi ha condiviso la propria infanzia con lui ed i luoghi non più semplici oggetti ma parti del proprio essere, perché quando si cresce in un luogo poi se ne diventa parte e un muretto, una panca, un giardinetto o una piazza non son più semplici muretti o strade ma contenitori di ricordi, immagini e memorie.

E l'emigrante non c'è, non c'è tra le abitudini ed i compromessi in cui sono immersi tutti quelli che ha lasciato, non c'è in quell'intorno, non ne subisce le conseguenze, gli influssi ed i cambiamenti, non si deve adattare a cose poi divenute nel frattempo naturali per chi lì ha continuato ad esserci. E se per qualcuno questa assenza da schemi che siano politici, economici, sociali, se per qualcuno possa essere un vantaggio, una liberazione, una meta ambita e raggiunta, poi per altri si traduce in una sensazione, un sentimento strano al rientro, quel sentirsi quasi straniero a casa, davanti alla tv, tra i manifesti per la strada, durante una fila ad uno sportello. Stranieri. Perché non c'è stato, l'emigrante non c'è stato mentre questo cambiava e quello si adattava e l'altra cosa ancora nuova, in quel modo, e allora così e non in altra maniera; mentre lui scopriva un altro mondo, altri modi di pensare, di vedere le cose; e cambiava. E non è soltanto il proprio armadietto che magari la mamma ha adibito a qualche altro uso spostando il resto della sua roba da qualche altra parte, non è solo il senso unico sotto casa che ha cambiato direzione di marcia e lo fa sentire stranito mentre parcheggia, è anche quello ma c'è dell'altro, c'è che magari la coppia di amici adesso non sta più insieme, il gruppo di ragazzi si è diviso perché lui ha litigato con l'altro e lei ha cambiato abitudini; c'è che nel frattempo i genitori sono invecchiati, inesorabilmente, e ritrovarli a qualche mese di distanza poi fa un certo effetto; c'è che i nonni, sì i nonni stanno per morire e durante gli ultimi anni lui non c'è stato, è stato all'estero, è stato altrove, li ha visti a Natale, un pranzo estivo e forse a Pasqua. Quando arriverà quella chiamata, perché sì, prima o poi arriverà, ad annunciare la morte del nonno, tutti i sorrisi, le gioie, le soddisfazioni raccolte in anni all'estero cadranno come sabbia tra le mani, perché nel frattempo a casa la vita andava avanti, inevitabilmente, e lui non c'era, non c'era a vivere gli ultimi anni del nonno così come i primi anni del nipote, non c'era mentre il babbo aumentava i capelli bianchi e la mamme le rughe sulle mani. Non c'era e non potrà tornare indietro.

Certo, lo stesso problema può essere comune a chi parte da Catania per andar a lavorare a Milano, e anche lui è un emigrante, è andato altrove; ma la cosa magari diventa più marcata per chi deve contare le distanze in migliaia di chilometri, per chi spesso non può tornare a casa per un fine settimana ma ha bisogno di più giorni e spesso le vacanze a lavoro sono da schedulare minuziosamente per organizzare rientri e vacanze che non siano rientri. Certo può arginare il problema, può cercare di aumentare la frequenza dei ritorni, può telefonare più spesso con chiamate che non siano la solita filastrocca "che fai, come stai, che hai mangiato, che tempo fa", come lo potrebbe fare il catanese andato a Milano, ma sull'emigrante pesa ancora un altro fattore: è andato via, un via che oggi dovrebbe sembrare più leggero, ma che spesso pesa per non essere rimasto nei confini nazionali, in un intorno allora comune, in una scelta per alcuni addirittura egoista ma che invece non è altro che un fenomeno naturale sicuramente agevolato dai progressi moderni.

L'emigrante lo sapeva, sapeva tutto questo prima di partire, ma ha prevalso la voglia di provarci, quel foglio bianco da riempire, magari la rabbia verso insoddisfazioni continue o soltanto quel bisogno incontrollabile di scoprire, di confrontarsi e condividere; e se non sapeva, se lo ignorava, se non pensava fosse così, poi con il tempo ne avrà compreso la presenza. E per quanto possa gioire, per quanto possa confermare la volontà di continuare, di rimanere altrove, perché è felice, perché sta bene, perché sta meglio, l'emigrante porterà sempre con se quel senso di assenza, costretto tra una smorfia amara, una lacrima passeggera o semplicemente una consapevolezza digerita, a convivere con esso.

31 comments:

Alessandro ha detto...

grazie per queste parole!

Anonimo ha detto...

bellissimo post! hai centrato in pieno.

Alessia ha detto...

Grazie per le belle parole... Soprattutto così VERE. E Buon Natale a tutti, soprattutto a chi dovrà rimanere lontano...

Marilena ha detto...

Mi hai fatto commuovere. La lontananza e' molto difficile. Io purtroppo di chilometri ne devo contare a migliaia.

Belguglielmo ha detto...

E' vero quello che dici sul lavorìo della distanza, e il graduale cambio di prospettiva. Però attacchi di nostalgia, in dieci anni, mai.

andima ha detto...

@Belguglielmo
10 anni sono davvero tanti, probabilmente per te è una consapevolezza digerita. Io non volevo parlare di nostalgia ma di quell'assenza che non sì può colmare (è anche questa una definizione di nostalgia? Forse sì), ecco per esempio mio nonno da 3 anni vive più all'ospedale che a casa, prima o poi mi arriverà quella telefonata, lo so, e a quel punto penserò alle mie assenze, convinto ancora di aver fatto la scelta giusta ma con quell'amarezza irrisolvibile dell'essere stato altrove mentre lui viveva gli ultimi della sua vita e io, come dice il post, non c'ero.

Anonimo ha detto...

Mi hai riportato indietro di parecchi anni quando anche io ero un'emigrante e come dici tu... non c'ero... ora ci sono... ma non sono sicura di volerci essere ancora a lungo... grazie per il tuo post... e per la poesia... Jenny

Italienskepen ha detto...

molto bello, molto vero. cum-patisco

Gattosolitario ha detto...

Hai ragione, è proprio così. A me quella telefonata è arrivata tempo fa, così come sono ormai straniero in patria. Ma quel foglio bianco da riempire è bellissimo, lo dovrebbero provare tutti, almeno per un periodo. Secondo me sarebbe un mondo migliore.

TopGun ha detto...

I nostri nonni hanno vissuto i loro altrove, hanno vissuto la loro vita.
I genitori, hanno vissuto la loro vita, hanno vissuto i loro altrove.

Adesso tocca a noi.

Non si torna indietro, non è in nostro potere.

Ma chiediti sempre, e se non fossi partito?
E allora sentirai nel cervello la voce di tuo nonno che ti dirà "hai fatto bene".

Anonimo ha detto...

uè, napoletano, guarda che da Milano a Catania ci sono 1300 kilometri, mentre da Milano a Bruxelles sono 900... t'è capì, testina ?

andima ha detto...

@gatto
nonostante abbia già parlato di clamorosi controesempi sull'avere un'esperienza all'estero, in generale continuo ad essere ottimista e fiducioso e sì, sono d'accordo con te.

@Top
In verità nonno mi fa sempre questa domanda:
"Ma adesso sei felice?"
ed io rispondo sempre "sì" perché mai e poi mai mi son pentito di una certa decisione e allora la replica del nonno è sempre "E allora sono felice anch'io".
Poi però c'è sempre quel non esserci che ogni tanto torna come un ronzio quando lo sento al telefono tossire e star male, ma ci convivo oramai, ci devo convivere.

@Anonimo
Va bene, poi però aggiungi la distanza Milano - Salerno (almeno per me, visto che parti da Bruxelles nel calcolo) e fammi sapere. Ad ogni modo, in tutta la mia ottusaggine da testina, non ti ho capito. Aiutami a capire.

TopGun ha detto...

lo capisco bene.

A mio modestissimo parere, devi partire sempre da un presupposto basilare.
L'essere umano non è nato per essere felice sempre.

Se fossi rimasto, adesso staresti rimpiangendo nello stesso modo altre cose.
E' la vita, non siamo mai contenti.
L'esempio sul nonno mi calza a pennello poi ne riparliamo quando andiamo a trovare nostra nipote :P

p.s. don't feed the troll ;)

andima ha detto...

@Top
cacchio è vero, è pure una delle regole base dei blogger :S
sarò stanco dal viaggio di rientro, era meglio leggere un libro in attesa del sonno:)

TopGun ha detto...

Cose che accadono.

Fai buone feste.
"Buona fine e buon principio" si dice in certi ameni luoghi :)

andima ha detto...

buone feste anche a te e mi raccomando.. attento ai pranzi-assassini del periodo natalizio;)

a me oggi è già iniziato il coro "ma come stai sciupato" che significa "preparati che in 5 giorni mangerai tutto quello che non ti ho fatto mangiare in 4 mesi che sei stato via" :S

TopGun ha detto...

ce la possiamo fare :D
tu stai più inguaiato di me però, sii forte e comincia già da adesso a bere molta acqua così dilati lo stomaco :P

andima ha detto...

la vedo dura, la vedo dura mio caro collega!! E non c'è mai troppa esperienza a certi tentativi di omicidio :D

TopGun ha detto...

è sempre una lotta impari. no way.

e quando pensi che sia finita....arriv' a nzalat' e rinforz'!!!!

andima ha detto...

ahahahahahah :D

alla fine dopo 20 portate quando arrivano le castagne buttate sul tavolo tipo bombardamento sei lì quasi a implorare pietà, poi ti giri e vedi il panettone che sembra una bomba atomica in attesa del lancio ma non c'è scampo, devi stare seduto e pregare la Madonna del Limoncello!!

TopGun ha detto...

La madonna del bicarbonato semmai XD

andima ha detto...

mi sa che devo sviluppare l'argomento in un post dedicato, ho già qualcosa che mi gira per la testa, ma aspetto di far visita alla nonna.. se sopravvivo al suo pranzo, ovviamente!! :D

TopGun ha detto...

Bhe, Auguri.
Se ti leggiamo ancora vuol dire che ce l'hai fatta. :D

Fracci ha detto...

Non si può non lasciare una riga, se non altro di supporto, di comprensione. Le proviamo tutti queste cose. Immagina, io vivo in NZ da sei anni - non si può andare più lontano di così. Abbiamo tutti le nostre storie e le nostre nostalgie. ma secondo me, noi italiani all'estero abbiamo meno rimpianti di coloro che sono rimasti in patria. Un'augurio sincero per un anno ricco d'ispirazione. Francesca

andima ha detto...

@Fracci
Grazie per aver condiviso la tua esperienza, sicuramente la tua destinazione rappresenta una cassa di risonanza più ampia per le sensazioni descritte, emigrare a Bruxelles sembra fin troppo facile al confronto, per le distanze, per i collegamenti brevi e a prezzi contenuti, per la presenza massiccia sul territorio della propria comunità, insomma la definizione di emigrante perde alcuni significati al confronto.
Buon anno anche a te, forse quest'anno riesco a realizzare il mio progetto di passare 3 settimane tra Australia e NZ!:)

TopGun ha detto...

Zio Andima se vai in Nuova Zelanda, fatti il tour dell' Anello :D

A. Clavell ha detto...

Talmente vero che non lo si riesce a leggere fino in fondo. Grazie.

8/3

Lussio ha detto...

ciao ho scoperto questo blog ieri per caso e devo dire che mi piace tanto! anch'io come te sono un emigrato è 1 anno e mezzo che sono a Liegi...io torno a casa ogni 3 mesi visto che nella mia società abbiamo i rientri ogni 90 giorni...è vero quello che dici,ogni volta che rientro a casa,li vedo i cambiamenti che ci sono stati,quando torno a casa e stò con la mia famiglia o quando esco con gli amici,mi sento davvero un'estraneo,perchè come è normale che sia si parla della vita quotidiana,di cosa succede in paese,di come hanno passato l'ultimo week end e io sono lì che ascolto e mi sento come uno sconosciuto,quando penso che prima che io partissi,ero anch'io uno del gruppo,adesso sono un'amico che torna dopo tanto tempo,vede i suoi amici per 2 o 3 giorni e poi riparte...quando ci penso mi viene tristezza,ma sò di aver fatto una scelta giusta,sò che alla fine questa esperienza verrà ripagata e un giorno,quando l'Italia forse sarà cambiata un pochino in meglio,potrò tornare a sentirmi uno di loro.

Ciao amico emigrante

andima ha detto...

@Lussio
grazie per aver lasciato la tua testimonianza ed aver confermato alcune sensazioni.
Hey, in due anni in Belgio non sono mai stato a Liegi ma a quanto pare anche lì ci son parecchi italiani, prima o poi mi sa che dovrò programmare una visita in un fine settimana :)

sabrinaweb ha detto...

Da emigrante, sia pure rimasta in Italia, e neanche a distanza di troppi km, non posso non ringraziarti per questo post, anche dopo due anni

andima ha detto...

@sabrinaweb
ma grazie, anche a distanza di due anni, anche se magari lo scriverei in modo diverso e con qualche contraddizione, fa piacere rileggerlo e sapere che stimola ancora