martedì 1 maggio 2012

Babysitting brussellese

Ti ritrovi a cambiare pannolini per la prima volta nella tua vita, ad una peste di 2 anni e mezzo, di padre metà spagnolo metà americano e di madre russa, tipica famiglia brussellese, e lui, la peste, parla un linguaggio baby dalle difficili interpretazioni ma conosce perfettamente i nomi di tutte le porcherie americane sparse per casa, dall'odore di burro ed arachidi, in una campagna belga a qualche km da Bruxelles, mentre lei, la sorellina della peste, di anni 8, s'ipnotizza in poster di Justin Bieber e televisione spazzatura. Quando parli con una sua amica, di anni 8, di genitori inglesi, belga, ti dice, d'esser belga, come fosse qualcosa di naturale, ma senza orgoglio né vergogna, senza confronti né patriottismi: semplicemente la consapevolezza di acquisire un'etichetta amministrativa e una cultura, chissà; parla fiammingo e non olandese, precisa, che l'olandese ha un brutto accento, opina, e ama le frites, ma in fondo essendo belga è naturale, dice. A 8 anni. Intanto ti ritrovi circondato da bambini che parlano 3 lingue ciascuno, mentre fai il cavalluccio, la scimmia, la mucca e il cane, simuli pianti improvvisi per interrompere pianti altrimenti interminabili, vinci confusione e una carezza, salti su materassi, spingi tricicli in boschi belgi, dai da mangiare erba a due pecore a bordo strada, perdi a baseball alla Wii, vai in monopattino, abbatti la peste con pallonetto troppo preciso, cerchi di attenuare pianti, ti addormenti con la peste che altrimenti non prendeva sonno, ti pulisci dal riso che ti ha sputato addosso, gli pulisci il cazzetto di 3 cm appena, giochi con le macchinine, guardi cartoni animati in inglese, in olandese, in francese, in una casa disseminata di foto militari, del padre che lavora alla NATO e infatti apri il frigorifero e non sei in Belgio, sei negli Stati Uniti e ti senti già ingrassato, di colpo, se non fosse per le energie dissipate nel rincorrere la peste e ragionare con le bambine di patrie, lingue e culture, ma senza stereotipi né battaglie, soltanto nomi di nazioni, cittadinanze e caratteristiche parentali. Che bella la geografia, senza tifo. Peccato la si possa apprezzare solo coi bambini.
La mattina c'è il gallo che ti sveglia, Bruxelles è lì, da qualche parte all'orizzonte, vicinissima eppure immersa in un altro mondo, quando tornano i genitori dopo 2 giorni a Milano vi domandano subito un commento, short but intense, esclami, e forse meglio di una vacanza.

4 comments:

TopGun ha detto...

la prossima volta fate base jumping che è meno impegnativo :D

Stefano Magistri ha detto...

Prima del base jumping senza fune, ricordati di portati la bambina di 8 anni, mettergli il poster del suo cantante in mano e, mentre state per diventare frittata sull'asfalto, la guardi negli occhi e gli urli:

"Dove sta il tuo Justin ora? Dimmelo, dove sta?"

TopGun ha detto...

@Stefano, cantante è una parola grossa. :D

andima ha detto...

@Top
aahaha, d'accordissimo sul base jumping e sulla definizione di cantante :D

@Stefano
Quando sono entrato nella sua cameretta e ho visto il poster al muro, volevo morire. Il problema è che non era l'unico poster che mi ha lasciato interdetto, ma va beh, saranno le nuovissime generazioni, non lo so. Sto invecchiando :D