martedì 25 settembre 2012

Perdutamente straniero

Ma senti un po', cara lingua, che sulla punta nascondi sinonimi intimiditi però ancora non dimenticati, bisognerebbe far qualcosa se quando mio fratello mi chiama al telefono io ho quella cosa, la gola, che mi fa male, un po', poi con sorpresa non riesco a dirlo, non ricordo come si dice, gola, in italiano, c'è l'ho lì, proprio sulla punta, della lingua, ma non vien fuori, in nessun modo, all'improvviso ho come perso quella parola così basilare dal mio vocabolario in espansione disordinata, salta fuori gorge, ma non è quella giusta, lo so, vorrei dirgli garganta, ma non mi capirebbe, e tu non m'aiuti, cara lingua, neanche con throat, disgraziata, mentre mio fratello è lì al telefono che cerca di capire, che s'inizia magari a preoccupare, cosa sarà mai questa cosa che mi fa male, tu lingua ti muovi invano e non vomiti quella maledetta parola, fino a costringermi a dire con rinunciataria vergogna "quella cosa che c'è nel collo" e giustamente mio fratello sorpreso però turbato risponde "ma tu all'estero stai diventando scemo?". Un po', forse. E succede poi con l'amico una sera a Bruxelles, volevo dirgli che c'era quell'altro che secondo me è alquanto addicted a una cosa e non sapevo dirlo, in italiano, addicted, perché dovevo addirittura tradurlo da una lingua straniera, perché tu non m'aiutavi, lingua, torcendoti in movimenti impacciati però continui, mentre un joder e un putain rompono in esclamazioni e perdo un poquito di tempo a trovare parole una volta ordinarie, adesso rallentate da affollamenti linguistici in equilibri precari. Sarà forse questo, l'essere europei, sembrare un po' dislessici però ubriachi, non parlar bene nessuna lingua nuova per ovvie necessità di tempo e sforzi e perdere la fluenza di quella natia per mancanza di pratica e dintorni, rimanere in un limbo di rallentamenti vocali e sorprendersi per un sinonimo lasciato fuori, quando si preparava la valigia delle necessità e s'imbottiva il bagaglio vorace di vocaboli necessari, perdendone altri sul percorso a ostacoli però stimolanti. Forse s'accumulano lì, sulla tua punta sempre più affollata, parole in cerca di memorie, in attesa d'una chiamata liberatoria, per il semplice piacere di ritrovarsi tra le vibrazioni della laringe e con la speranza di cadere in frasi grammaticalmente corrette mentre un sorso in più di birra le stimola ad amplessi promiscui dalle dubbie generazioni e tra un meeting, un corso serale e un bacio dall'accento lontano tu, lingua, m'accompagnerai nel diventar a passi straniero. E cioè un po' strano per la perdita di quel che ero.

8 comments:

Francoise ha detto...

Verissimo! Anche a me succede continuamente. Non sono più capace di elaborare un discorso compiuto nella mia lingua madre, penso nella lingua acquisita e "traduco", più o meno felicemente.

RobSalento ha detto...

ahahha bella pacciò| anche a me capita spesso.. quando torno a casa il mio migliore amico mi prende sempre per culo perchè mi dimentico certi termini in italiano, e mi vengono solo in inglese..:)

le imprecazioni però escono sempre alla grande..in salentino! :)

Annamaria ha detto...

e' quello che siamo... strainieri ovunque...

Anonimo ha detto...

sarà che a prescindere da tutto qui a Bruxelles siamo sempre ubriachi..di grigio, di noia, di desiderio di andarla a cercare e viverla, la vita, quella vera..
Zelda S. fu Fitzgerald

Alessandro ha detto...

Ti assicuro, leggerti è un piacere e sicuramente sull'italiano scritto non hai problemi! :)

andima ha detto...

@Francoise
sì, il tradurre da una lingua straniera per dire qualcosa in una tua lingua è il sintomo di abitudini linguistiche che vanno cambiando, mischiandosi, sovrapponendosi, insomma, buona confusione :)

p.s. ho iniziato con il fiammingo e.. mamma mia... va beh, poi ne parlerò.

@RobSalento
le imprecazioni a me si mescolano, ma mi accorgo che quando parlo da solo, e mi capita sempre, lo faccio o in dialetto o in spagnolo, che casino compà :D

@Annamaria
"La vera patria è quella in cui incontriamo più persone che ci somigliano." (Stendhal)
ecco, in alcuni posti siamo meno stranieri che in altri;)

@Anonimo
ubriachi di noia a Bruxelles è difficile, davvero.

@Alessandro
ma grazie:) in effetti nello scrivere non si incontrano gli stessi problemi che poi si hanno nel parlare (va beh, lo ammetto, però uso un motore di ricerca per i sinonimi..), mi interesserebbe sapere perché, sono sicuro che ha a che fare con sincronizzazioni differenti del cervello, da investigare!

preferina ha detto...

oh, ma quindi addicted a una cosa com'è in italiano?

andima ha detto...

@preferina
e... addicted... fanatico? maniaco? dipendente a? "azzeccato"?:)