Dreaming of a drunk dancer

Allo scoccare della mezzanotte qualcuno avrà perso più di una scarpa o forse
il venerdì sera ai piedi della Commissione Europea sarà stato più movimentato
di una semplice fiaba, lasciando memorie di danze ed alcool.
Foto scattata qui.

Una lettera, un capolavoro: dov'è il paese reale?

La lettera aperta con cui la Busi rinuncia alla conduzione del Tg1 non è uno sfogo, è un capolavoro. La si dovrebbe leggere ad alta voce davanti a tutti quei telespettatori che la sera si cibano di notizie inutili, menzogne e propaganda, e che non ti credono quando rientri in Italia ed esprimi la tua opinione su problemi per molti inesistenti, come se andando all'estero quasi non si abbia più il diritto di parlare di certe tematiche perché non si vive più in quel luogo ed allora non si sa, non si conosce. E invece eccola qui, la lettera della Busi, chiara, schietta e sincera, a raccontare quello che la tv non dice, quello che agli italiani è meglio non dire perché c'è un governo da appoggiare, ci sono gesta storiche da sottolineare e riforme, leggi, eventi da consacrare, tutto attraverso l'arte sublime della finzione televisiva durante un viscido show che non mostra il paese reale.

"[..] Dov'é il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'é posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perché falliti? Dov'é questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. [..] L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. [..] Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità."

Purtroppo ci son più Minzolini che Busi e anche questa lettera sarà presto dimenticata, mentre sugli schermi di mezza Italia continuerà ad apparire l'immagine irreale di un paese da nascondere. Purtroppo i Minzolini hanno sempre più potere delle Busi ed allora arrivano li', in apertura, a leggere parole dettate dal servilismo e dagli interessi personali mentre la tv trasmette la sua faccia menzognera, che per qualcuno magari rappresenta un'era e invece non è che l'ennesima sconfitta, per chi cosciente deve assistere con rabbia e chi incosciente assimila e sorride.

io vorrei non vorrei ma se vuoi

io vorrei sapere se davvero hanno ragione quelli che ci hanno già provato, quelli che son andati all'estero oltre l'autostrada trafficata che circonda questa città e la nostra televisione che urla parolacce stonate e spoglia corpi plastificati senza idee; non vorrei lasciare però gli amici necessari, la famiglia di sangue e pelle ed i luoghi che hanno sapore di memorie, dove c'è stato il primo bacio, dove abbiam marinato la scuola per la prima volta, dove mi son ubriacato quella notte confusa e tante altre prime volte dove è rimasta una parte di me; ma se vuoi che accetti tutto ciò, governo fatto d'interessi personali e situazione economica che stenta, assenza un po' ovunque di meritocrazia e quella mentalità del più furbo che vince, allora ecco, chiudo gli occhi e faccio il grande salto anch'io.

io vorrei restare qui nel mio paese e trovare un lavoro che mi faccia sentire realizzato, risparmiare qualcosa, comprarmi una casa ed un giorno avere una famiglia tutta mia; non vorrei dover pensare di andare all'estero, sentire per telefono mio nonno che invecchia inesorabilmente e perdermi gli ultimi anni della sua vita, gli ultimi sorrisi e quelle frasi dette già cento volte, ma cantilena dolce ed instancabile; ma se vuoi che continui nei miei sforzi senza fondi alla ricerca, con quelle liste di politici corrotti, quelle leggi personali e quei fantocci al telegiornale, allora ecco, non è tempo per eroi, voglio almeno averci provato, valigia, biglietto, areo: ciao.

io vorrei che nessuno provasse odio o disgusto verso il proprio paese, che nessuno rinnegasse la propria terra lasciandola un giorno in un'espressione amara e tornando soltanto periodicamente come turista con il vizio del giudizio; non vorrei ascoltare tutti quei paragoni e le classifiche dei migliori, agganciati ad una statistica con il gusto del disprezzo o la profonda rassegnazione di spalle crucciate quando l'argomento cade sul paese del sole e dell'arte; ma se vuoi che i miei sogni abbiano un senso e che li aiuti a divenire realtà, adesso lasciami andare, sono stufo d'aspettare, ho una vita da cambiare.

Ecco, non lo so se di questi o altri pensieri contorti, contraddizioni intrecciate o soltanto semplici constatazioni, verbi magari più leggeri o parole estremamente più dure, non lo so cosa avranno pensato, me lo immagino in un io vorrei, non vorrei, ma se vuoi ma se ne affollano troppi in mente, di combinazioni e compromessi altrui, e quello che rimane è solo una grande amarezza.

Playing in the street

A Bruxelles c'è chi lascia giocare i figli sotto casa, chi ci si aggrega
e chi se li dipinge sulla facciata della casa...
Foto scattata qui.