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Bruxelles, a lovely melting pot

- Uno straniero su cinque vive in 20 grandi città nel mondo. Bruxelles è una di quelle città
- Dopo Dubai, Bruxelles è la città con il più alto percentuale di residenti nati all'estero
- A Bruxelles vivono 1.2 milioni di persone. 6 ogni 10 non sono nati in Belgio
- La maggior parte degli stranieri a Bruxelles è europea (70%), poi africana (17%)
- Bruxelles è piena di francesi, rumeni, marrocchini, italiani, spagnoli, polacchi e portoghesi
- Di 200 nazionalità nel mondo, 184 sono rappresentate a Bruxelles


Bellissimo riassunto su Bruxelles, a lovely melting-pot.

Come si vive a Bruxelles?

È una domanda che viene posta spesso, da chi ha in programma un trasferimento a Bruxelles, ed è una domanda a cui non è facile rispondere, perché ognuno vive la propria Bruxelles, con le proprie aspettative, compromessi, abitudini, con il proprio carattere ed il proprio bagaglio culturale, esperienze lavorative, connessioni sociali. C'è una Bruxelles per tutti, ma non è detto che tutti la trovino.

Chi si lamenta di Bruxelles cade sempre su almeno uno dei classici argomenti:
- la città è sporca: vero, soprattutto in centro, i trasporti, le strade. Dipende molto dalle zone che si frequentano, ma il primo impatto è sempre un po' impressionante, più che altro per le attese e lo stereotipo di città del nord pulita e perfetta.
- la burocrazia è assurda: vero, ma è il Belgio in quanto stato ad essere complesso, spesso surreale, incastrato in un politicamente corretto perenne tra francofoni e fiamminghi e nella decentralizzazione di diversi poteri. L'Europa, seppur qui rappresentata con istituzioni e bandiere, è ancora un progetto molto lontano e la burocrazia e le tempistiche che affronterete ve lo confermeranno.
- la città è un continuo cantiere: vero, ma dovrebbe essere una cosa positiva, vuol dire che le cose si muovono, cambiano, si adattano. Ovviamente anche qui i cantieri durano tanto, spesso troppo, e nel frattempo bisogna conviverci.
- la microcriminalità impazza: vero secondo le statistiche recenti, e sono molti gli amici o conoscenti che hanno subito almeno una volta uno scippo, un finestrino della macchina sfondato, un furto in appartamento. Bisogna fare attenzione, anche nelle strade più alla moda potrebbero sempre strapparvi il telefono dalle mani e scappare. È una delle conseguenze negative del boom demografico degli ultimi anni. Per fortuna non riguarda tutti, personalmente in 4 anni non ho nulla da denunciare e non mi sono mai sentito in pericolo.
- il traffico è asfissiante: vero secondo le statistiche, che riportano Bruxelles tra le città più imbottigliate d'Europa, ma probabilmente vi riguarderebbe solo nel caso in cui doveste prendere il ring ogni giorno. I problemi di parcheggio poi sono quelli tipici di ogni città. E bisogna abituarsi alla santa precedenza a destra, sempre.
- il cielo è sempre grigio: siamo nel nord Europa, di cosa ci meravigliamo? Sebbene se ne parli sempre però, la pioggia non la fa da padrona, a Bruxelles piove relativamente poco. Il cielo però ha spesso quel grigiore che può influire sul morale. Quando i cambiamenti climatici porteranno il sole perpetuo anche qui, ci si lamenterà del troppo caldo (che rende la città appiccicosa e maleodorante, per la sua alta umidità e per la naturale inadeguatezza infrastrutturale).
- i belgi sono razzisti: chi lo dice è un tacchino, tutto qui.

Chi invece elogia la città vi parlerà sicuramente di almeno uno dei suoi punti forti:
- Bruxelles è viva: festival, concerti, manifestazioni d'ogni genere sono all'ordine del giorno: le mille organizzazioni europee ed internazionali, il mix culturale e le varie comunità della città generano una maratona continua d'eventi, di iniziative, per ogni tipo di pubblico. Annoiarsi è davvero difficile.
- Bruxelles è internazionale: probabilmente non ci sono altre città in Europa dalle stesse dimensioni e lo stesso livello internazionale di Bruxelles, un concentrato di multiculturalismo dovuto sì alla presenza delle istituzioni europee, ma anche alla NATO, al passato coloniale in Congo, alla lingua che richiama molti dai paesi nord africani, alla posizione geografica vantaggiosa, creando una torre di babele, un mix incredibile ed una diversità apprezzata da molti come ricchezza unica.
- Bruxelles è mediterranea: sebbene situata nel nord Europa, la città ha molto di mediterraneo, con i suoi pro e contro ovviamente. Ma i suoi mercatini multicolore, le sue piazze popolose, le terrazze incuranti del tempo e la vita che s'incontra per strada, ricordano a tutti gli effetti altre latitudini.
- Bruxelles è un villaggio: le dimensioni ridotte ed il sottoinsieme di città che alla fine ci si ritrova a frequentare, rendono Bruxelles un villaggio dove incontrerete spesso per strade facce conosciute, amici, colleghi, aiutandovi a sentire più parte del tessuto urbano, riducendo tempistiche di spostamenti ed incontri, sapendo di essere sempre a non più di 10 minuti di taxi da casa.
- Bruxelles è verde: più di 30 parchi sparsi per tutta la città (tra le più verdi d'Europa), molti spesso da scoprire, polmoni urbani che accolgono sportivi, lettori, famiglie, eventi ed attività, che si trasformano in spiagge estive e perfetti luoghi d'incontro per socializzare e ricaricarsi.
- Bruxelles offre opportunità: tantissime, grazie alle istituzioni ed enti, aziende internazionali presenti. Ma c'è anche tanta competitività, di persone qualificate che arrivano da tutta Europa pronte a farsi valere. Bisogna essere preparati e motivati. E provarci.
- Bruxelles è al centro di tutto: a metà strada tra Parigi ed Amsterdam, tra Londra e Francoforte, tutto è a poche ore di treno o di macchina, offrendo fughe rilassanti a portata di fine settimana.

Difficile descrivere tutto ed in modo verghiano. Nessuno vi dirà mai come voi vivrete in una città, perché nessun altro è voi. Chi valora o si ritrova in diversi punti forti, dimentica, si adatta, assorbe più facilmente quelli lamentabili; chi invece cade nella spirale dei lamenti, ignora, sminuisce, critica quelli positivi o semplicemente non li ritiene abbastanza consistenti per giustificare la propria permanenza. Come in tutte le città, sono scelte, tutta questione di compromessi e bilanciamenti personali. E siccome la vostra felicità dipende soprattutto dal posto in cui vivete, compromessi e bilanciamenti sono vitali per il vostro sorriso.
Ah, e Bruxelles è anche italiana, tanto, forse troppo, punto forte per alcuni o lamento per altri, l'importante è non prendere troppo sul serio la propria nazionalità. Soprattutto a Bruxelles.

Bruxelles partecipativa

Un articolo un po' datato (di un anno fa) ma ancora attualissimo, descrive una possibile giornata partecipativa di Céline a Bruxelles, grazie ai vari servizi disponibili nella città, esagerando magari un po' per la concentrazione di tutto in una giornata, ma rendendo bene l'idea delle varie possibilità, troppo spesso ignorate. Lo traduco di seguito, con alcune semplificazioni e l'aggiunta di altri servizi non menzionati.

Céline russa nel suo appartamento al primo piano di un immobile comprato in gruppo con una coppia d'amici e altre due coppie incontrate su un sito di co-abitazione. Un'avventura che trasforma le riunioni obbligate di comproprietà in buone cene tra amici, dove si può anche discutere delle ultime novità della Lega delle Famiglie, un gruppo che incoraggia le famiglie alla consumazione partecipativa, al mutuo aiuto e quindi al vivere meglio insieme, che si tratti di scuola, svaghi, casa o trasporti, con le migliori soluzioni per condividere, risparmiare, comprare in gruppo.

Una giornata tipica di Céline? Alle 7 Céline veste i suoi due bambini con la raccolta del suo ultimo troc papote tra amici: molto meglio che impazzire per i saldi in rue Neuve, ci si può scambiare vestiti e molto ancora grazie al principio del troc papote: ognuno porta la sua collezione di cose inutilizzate su temi scelti (vestiti, gioielli, giocattoli), si raccoglie tutto e ognuno sceglie quello che più gli piace. Una sessione di baratto tra amici. Se la raccolta non è sufficiente, si dirotta su eBay per vendere o comprare, in base ai bisogni. Con un surplus, si può anche pensare ad una donazione.
Alle 7 e 20 Céline si prepara ad una riunione importante. Porta una gonna scovata in uno swishing (scambio di vestiti di marca) in un pub a Londra, con una giacca trovata in un vide dressing postato su Facebook ed una borsa Gucci noleggiata online per la settimana.
Alle 8, Céline lascia i suoi bambini ad un punto di raccolta del pedibus della scuola del quartiere dove altri genitori prendono l'impegno del giorno per portarli a piedi a scuola, una pratica per diminuire il traffico intorno alle scuole e rinfrescarsi i polmoni con una piccola passeggiata conviviale.
Alle 8 e 15 Céline va in macchina al lavoro ma non dimentica di prendere due vicini per lasciarli lungo il cammino, perché ha un accordo di co-auto con loro. Tutti partecipano alle spese e Céline sceglie la stazione della radio. Altri amici prendono un Cambio, auto stazionate ovunque a Bruxelles e disponibili sotto prenotazione, altri ancora una Villo, servizio di biciclette urbane.

Alle 9 Céline, grafica indipendente, presenta il suo ultimo progetto in una sala riunioni riservata per l'occasione in un ufficio che affitta in condivisione con altri liberi professionisti, architetti, stilisti o contabili. Si condividono fotocopie, mobili, macchina del caffè e connessione ad Internet, senza contare le idee e gli umori, buoni o cattivi.
Alle 12 pranza con una quiche alla zucca ed una salsa di mele, cucinata a partire dall'ultima cesta del suo GAC (Gruppo Acquisti in Comune) proveniente da un agricoltore del sud del Belgio. Tutto è bio e locale.

Alle 18, rientrata a casa, Céline naviga su Internet per prenotare le sue prossime vacanze. Esita ancora tra uno scambio di case per partire per la costa est dell'Australia e un soggiorno in Toscana in un B&B domestico.
Alle 19, con i suoi co-proprietari, indossa la sua tuta da lavoro per rinnovare la soffitta dell'immobile con l'aiuto di levigatrici, trapani e altri arnesi noleggiati (anziché comprati) in un negozio di bricolage.
Alle 20 Céline riceve una baby-sitter che ha trovato attraverso il SEL (Servizio di scambio locale) di Bruxelles. La pagherà in buoni che ha guadagnato proponendo lo stesso servizio ai membri del SEL, dei corsi d'inglese e di disegno. Libera per tutta la serata, va ad un cocktail per celebrare la pubblicazione di un nuovo fumetto a cui ha contribuito finanziandolo grazie ad un crowfunding (finanziamento collettivo di progetti o di artisti). L'indomani ha già la serata organizzata, a teatro, con biglietti acquistati al 50% del prezzo originale, non dopo aver cenato al 60%. Non male la giornata di Céline, eh?

Bruxelles boom boom

Bruxelles boom boom è quella città in continua evoluzione che si contorce nelle difficoltà di un boom demografico difficile da gestire, quando le carceri traboccano di detenuti e si è costretti ad ospitarne tre in celle omologate per uno; o quando bisogna prenotare già dopo il primo mese di gravidanza l'asilo nido e si è già in ritardo, paradossalmente, perché non c'è più spazio, tutto è pieno, e le liste di attesa diventano chilometriche. Bruxelles boom boom è quella Bruxelles che grida alla criminalità quando c'è chi viene ucciso accoltellato a Matonge per un furto di cellulare, a pochi passi da una delle vie commerciali principali del centro, o chi viene sparato, alle 3 del pomeriggio, alla Place Bethléem, a pochi metri da una delle pizzerie migliori della città, quella di Momo, algerino dall'accento napoletano, o ancora quando uno studente viene violentato in Place des Martyrs, praticamente al lato del corso più trafficato della capitale e le dichiarazioni dell'università lasciano tutti un po' perplessi, mentre si riaccendono i soliti dibattiti sulla criminalità brussellese.

Bruxelles boom boom affonda le sue radici nel tempo tra edilizia feroce e protagonismi eccessivi, fin da quando il sindaco Anspach, ossessionato dalla Parigi di Haussman, decise d'interrare la Senne, il fiume che diede vita alla città, tra lavori che sconvolsero il centro cittadino per ritardi, corruzione e morfologia urbana; e non sazio, fu proprio Anspach tra i grandi promotori della costruzione di quello che diviene poi il simbolo dell'esagerazione (più vasto anche della Basilica di San Pietro a Roma) nonché ennesimo problema per gestione e manutenzione: il Palais de Justice, distruggendo gran parte di un quartiere operaio, quello di Marollen, e affidandolo ad un architetto che fin ad allora non aveva praticamente nulla sul proprio curriculum, Joseph Poelaert, e la cui intenzione iniziale era di terminare l'opera con una piramide al posto della cupola. Solo la sua morte ha poi risparmiato a Bruxelles boom boom un altro capriccio edilizio, come quello che portò a dividere la città in due, completamente attraversata da binari ferroviari e stazioni e le cui espropriazioni, gli innumerevoli cantieri abbandonati e poi ripresi, marcarono per decenni il tessuto urbano lasciando una cicatrice che ancora oggi divide in due la capitale.

Bruxelles boom boom è quella città che sventra interi quartieri per far spazio a palazzi di vetri e burocrazia, che cancella con qualche pala meccanica le sue maison caratteristiche e tracce d'art nouveau per creare, per esempio, micromondi d'istituzioni europee (senza sosta) o che lascia interdetta anche la comunità internazionale al Congresso d'Architettura di Venezia quando, incredibilmente, si decide di abbattere la Maison du Peuple di Horta, perché non rappresentava più gli ideali della cooperativa socialista, pur essendo un'opera d'arte unica e a poco servì preservarne alcuni frammenti della facciata, lasciati marcire e poi andati rubati, abbandonati nel mezzo della periferia. Bruxelles boom boom è quella Bruxelles raccontata magistralmente da quel genio di François Schuiten per cui una città perde la propria identità nella ricerca di una modernità esasperata a cui mal si adatta e che finisce per ammalarla, di façadisme, di je-m'en-foutisme, ma che al contempo l'arricchisce, di diversità, di creatività.

C'è a chi fa paura, Bruxelles boom boom, e c'è chi non la conosce, nella propria percezione di quel sottoinsieme urbano che quotidianamente vive, ma Bruxelles boom boom è lì, tra le mille facce della tanto nominata capitale d'Europa che però a stento s'elegge capitale del Belgio, immersa in un multiculturalismo scalpitante da gestire e a cui adeguarsi, non senza traumi, in qualche modo, in quello che spesso sembra un gran bel disordine e che invece poi ti fa innamorare.

Quanto sei pericolosa, Bruxelles

Si torna a parlare di criminalità a Bruxelles, negli ultimi giorni, dopo lo spiacevole evento di sabato, con il supporto di qualche statistica eclatante. Cosa è successo: un supervisore dei trasporti pubblici è stato linciato a morte dopo un diverbio scoppiato a causa di un incidente tra un autobus ed un'automobile. Fatti di cronaca, che purtroppo possono accadere un po' ovunque, ma che qui hanno scatenato scioperi e discussioni infinite che pur simbolizzano qualcosa: l'intolleranza alla violenza, la non abitudine a certi eventi, la voglia di evitare che si ripeti. Certo, quasi cinque giorni di fila con tutti i servizi di trasporto pubblico bloccati in una capitale europea, beh è certamente esagerato, senza fornire un servizio minimo e confermando ancora una volta la forza impressionante dei sindacati in Belgio, però si è riusciti nello scopo di scuotere l'opinione pubblica e centralizzare l'attenzione. Sebbene certe richieste non risolverebbero affatto il problema (come piazzare agenti alle fermate di metro e tram o installare telecamere ovunque), si è continuato nell'interruzione dei servizi ed il dialogo sulla criminalità nella capitale si è riaperto. Se per Le Soir, maggiore testate (francofona) belga, qualche mese fa si trattava più di una percezione che di reale pericolosità della città, adesso si sventola l'ultima statistica da titolone: Bruxelles sarebbe la quinta capitale più pericolosa d'Europa. Esagerazione? La percezione di chi ci vive direbbe di sì, è un'esagerazione clamorosa dell'ennesima classifica da prendere con le pinze, il dato dell'aumento del 3% dei crimini in Belgio negli ultimi anni rimane comunque un dato ed in quanto tale difficilmente negabile. Nella classifica stilata si vedono città dell'est Europa al top (Vilnius e Tallin) ma al seguito altre apparentemente non da top10 della criminalità, eppure Lussemburgo, Amsterdam, Bruxelles e Dublino riempiono le prime dieci, evidenziando Madrid e Roma tra le più sicure. Certo, si parla di capitali e non di città in generale, ecco perché dalla lista non sbucano le varie Glasgow, Marsiglia o Napoli, ma basta e avanza a scatenare di nuovo il dibattito, infuocato dalla cronaca recente.

Altri dati parlano chiaro: mentre la criminalità sembra in diminuzione un po' ovunque in Europa, in Belgio è in controtendenza crescente. Certo, da non interpretare come una città di furti, violenze o coprifuochi, ma nemmeno come lo stereotipo surreale di una città del nord fatta d'ordine e pulizia, sicurezza e sorrisi: i quartieri malfamati esistono qui come un po' ovunque e la crescita della popolazione ha sconvolto diversi equilibri negli ultimi anni, ma all'italiano pronto ad emigrare all'estero con Bruxelles come destinazione non direi mai di spaventarsi, di portare la tuta da Rambo o l'assicurazione sulle vita obbligatoria: si chiama città, nel 2012, cos'altro bisogna sapere?
L'editoriale di ieri de Le Soir parla abbastanza chiaramente: ma sì, come in tutte le altri grandi città, le relazioni si son tese, l'aggressività si è installata, la violenza si è impiantata. E questi conduttori, supervisori, controllori della Stib (ndb. la società di trasporti a Bruxelles) che sono costretti a passare nei quartieri difficili, ad ore sensibili, che non hanno la scelta d'evitarli, subiscono l'evoluzione di una città in piena mutazione. Ma, inoltre, li si raccoglie sul fondo del boom demografico (200.000 abitanti in piu in 10 anni senza contare i flussi migratori concentrati sulla nostra capitale), la crisi economica (35% di disoccupati in alcuni quartieri) e le difficoltà dei finanziamenti (malgrado alcuni aiuti). Non è facile, in questo contesto, di lotta contro la frattura sociale, recuperare dei gruppi ed alcuni quartieri alla deriva, migliorare la sicurezza, l'insegnamento, la mobilità, la qualità della vita. E no che non è facile, ma la consapevolezza e le intenzioni sono chiare. I fatti, poi, ci daranno le conclusioni, come sempre.

Tre servizi da usare a Bruxelles

Villo. Il servizio di bike sharing esistente a Bruxelles già da qualche anno. Lo uso personalmente da 2 anni ed è praticissimo. Completi la form online, paghi 30 euro annui, ricevi la card Villo ed eccoti servita una bici quasi ovunque quasi sempre.
Pro:
 - Si ha il vantaggio di una bici pur non essendone proprietario e a Bruxelles le distanze in bici diventano quasi nulle.
 - Le stazioni villo sono oramai ovunque e nei pressi di ogni stazione metro/tram.
 - La prima mezzora di utilizzo è gratuita e in 30 minuti si arriva un po' ovunque in bici a Bruxelles.
Contro:
 - Le bici sono abbastanza pesanti e Bruxelles non è affatto piatta, a volte potreste pentirvi di aver scelto la bici, anche perché la città non è molto organizzata in quanto a percorsi riservati ai ciclisti e chi è al voltante crede spesso di essere un pilota di formula 1.
 - Se la stazione Villo di destinazione è piena, beh vi tocca cercare la prossima nei paraggi. Pedalare, pedalare.
 - Se la stazione Villo che volevate usare è vuota, beh vi tocca rinunciare alla bici o cercarne un'altra nei paraggi. Camminare, camminare.

Cambio. Il servizio di car sharing esistente a Bruxelles da diversi anni. Funziona come Villo ma invece delle bici si tratta di auto, con le uniche (grosse) differenze che bisogna riportare la macchina alla stazione di partenza e che il servizio funziona su prenotazione. Lo uso da quasi un anno, tra traslochi, spesoni mensili e occasioni particolari e non è per nulla male avere la possibilità di una macchina pur non avendone (felicemente) una a Bruxelles. Si compila la form online, si riceve un invito alla sede Cambio, si ottiene una card, un training di gruppo e via. Basta prenotare l'auto (su internet o per telefono), passare la card su un dispositivo installato sull'auto e l'auto si apre, all'interno è necessario introdurre il proprio codice segreto su un altro dispositivo interno e prendere le chiavi.
Pro:
 - Le stazioni Cambio sono ovunque e sempre nei pressi di stazioni metro/tram, come per le Villo insomma.
 - Diversi tipi di macchine sono disponibili, anche mini van molto utili in caso di traslochi.
 - Dalle 22 alle 7 del mattino il servizio è gratuito.
Contro:
 - Purtroppo non tutti sono civili e spesso si trovano le auto in condizioni non proprio accettabili.
 - Prima di partire bisogna sempre ispezionare l'auto dentro e fuori in modo da poter segnalare difetti esistenti e bisogna quindi avere un minimo di conoscenze del francese nel caso si debba chiamare alla centrale.
 - Nei fine settimana ed in altri giorni particolari è davvero difficile trovare un'auto disponibile se non prenotata almeno il giorno prima, quindi bisogna organizzarsi un po', non è esattamente come avere un'auto propria, insomma.

Gasap. Il servizio di prodotti BIO belgi esistente a Bruxelles da qualche anno. Si ha la possibilità di avere ogni settimana un paniere BIO disponibile in diverse dimensioni (e prezzi) di prodotti belgi coltivati da produttori locali che si possono direttamente incontrare instaurando un rapporto totalmente diverso dal classico consumatore di prodotti da supermercato.Lo uso da tre settimane e ho già scoperto due cose nuove.
Pro:
 - Si aiuta l'economia locale, evitando di acquistare prodotti provenienti da altri continenti dove magari norme e diritti di lavoro sarebbero fuori dai nostri standard.
 - Si mangiano prodotti sani, senza l'utilizzo di sostanze tossiche durante la fase di produzione.
 - Si impara a conoscere prodotti che probabilmente non avremmo mai comprato al mercato o al supermercato (come il ravanello nero, la barbabietola o il salsifis, lo conoscevate voi il salsifis?).
Contro:
 - Non si conosce a priori il contenuto del paniere, perché dipende dalla produzione corrente. Questo ovviamente obbliga ad un po' di flessibilità e qualche cambio di abitudini o a dover fare la spesa nel caso servisse qualcosa in particolare.
 - Non essendoci importazioni, i panieri sono riempiti con i prodotti disponibili al momento, in base alla stagione e alla produzione locale. Se si voleva qualcosa in particolare (e oggi siamo abituati ad avere qualsiasi tipo di frutta o verdura in qualsiasi giorno dell'anno), beh c'è bisogno di far la spesa al supermercato.
 - Il paniere minimo (da 10 euro) a volte è troppo anche per una coppia. Il servizio non è propriamente pensato per scapoli o coppie che consumino poche verdure o che non amino cucinare.

Ma Bruxelles com'è?

Se l'è chiesto un blog della maggiore testata giornalistica belga (almeno francofona), Le Soir, interessandosi a Bruxelles in 7 diversi sondaggi su quelli che per molti rappresentavano dei cliché della capitale e che sembrano rimaner tali, almeno per alcuni. Per chi voglia conoscere alcuni aspetti della babele europea, probabilmente alcune delle risposte (e relativi approfondimenti del giornale) possono essere un buon punto di partenza, soprattutto perché non si tratta soltanto di semplici sondaggi (e quindi di opinioni, percezioni personali dei lettori) ma anche di informazioni aggiuntive curate dalla testata.

Bruxelles è una città di disoccupati? Il sondaggio ha decisamente decretato (70% su 4.000 voti) un sonoro , confermato dai dati che vedono un aumento del 129% dei disoccupati negli ultimi 20 anni, con 30% tra i giovani nella regione di Bruxelles ed una frattura sempre più ampia tra le diverse classi sociali. La pressione risulta enorme, vista la crescita demografica della città, e tra le problematiche si evidenziano mancanze di qualifiche e soprattutto incapacità di esprimersi correttamente anche in olandese: evidentemente il francese non basta per aver accesso a numerose offerte di lavoro, in ogni ambito.

Bruxelles è una città mussulmana? Anche questa volta la risposta è un gran Sì (77% su 13.120 voti) ed i dati registrano un 22% di musulmani a Bruxelles e Mohamed come primo nome nelle classifiche delle nascite brussellesi, e se per alcuni musulmani belgi si tratta soltanto di una evoluzione culturale della popolazione e di una questione di approccio, di visibilità dell'Islam, per altri è possibile notare una regressione, un passo indietro nelle nuove generazioni verso l'integrazione di una comunità che non rappresenta ad ogni modo la più grande in Belgio, visto che recenti statistiche rilevano proprio gli italiani come rappresentanti della più grande comunità di stranieri, seguiti da francesi, olandesi, marocchini e spagnoli, in un paese in cui 1 abitante su 10 è straniero.

Bruxelles è una città sporca? Ennesimo Sì (84% su 5.300 voti) dei lettori, smentito però dal quotidiano nei confronti con altre capitali europee, probabilmente per una questione di percezioni (o non), anche se poi alcuni comuni della capitale raggiungono record nazionali in quanto a spese per la pulizia pubblica. Sicuramente dipende dai quartieri analizzati e non solo, a Bruxelles ogni strada può rappresentare un mondo differente.

Bruxelles è una città pericolosa? No, anche se a quanto sembra il sentimento di insicurezza è enorme, dovuto principalmente a numerosi fatti di cronaca (come le recenti aggressioni a personale dei trasporti pubblici) che ne aumentano la percezione, ma dati ufficiali alla mano le statistiche parlano di furti ed estorsioni (tra le maggiori denunce) in calo dello 0.3% negli ultimi 10 anni, seguiti da violenze contro la proprietà in aumento solo dello 0.5% e infrazioni contro l'integrità fisica in aumento dello 0.2%, tenendo conto dell'inarrestabile recente crescita demografica, l'aumento è praticamente un calo. La percezione rimane però distinta, da sondaggi del 2008 un brussellese su due non si sente molto al sicuro, evita alcuni quartieri, un terzo ha paura di utilizzare i mezzi pubblici (addirittura?). La situazione invece sembra essere in norma con molte altre città, secondo gli esperti, lamentando però una mancanza di personale di vigilanza dovuto soprattutto ai deficit dei vari comuni brussellesi.

Bruxelles è una città francofona? Anche questa volta un e credo sia difficile provare il contrario, nonostante il Belgio sia un paese con tre lingue ufficiali, nonostante la capitale si trovi nella regione delle Fiandre a maggioranza olandofona, a Bruxelles si parla molto più francese, per ragioni storiche e culturali, e sembra difficile invertire il trend, anche se poi (come dalla prima domanda) è indispensabile parlare anche l'olandese se si vuol puntare alla totalità delle offerte di lavoro e soprattutto a posizioni di rilievo. La questione della lingua rimane ad ogni modo molto delicata, tanto da scatenare crisi di governo e numerosi episodi di intolleranza. Eppure c'è chi vive a Bruxelles da 3 anni e anche più parlando soltanto inglese, spesso neanche perfettamente.

Bruxelles è una città imbottigliata? per i lettori ma anche secondo le statistiche, il traffico brussellese è il peggiore del paese (18 km/h la media nell'ora di punta), incentivato dalla facilità con cui le aziende forniscono auto in forma di benefici in una città in cui si può vivere anche senza averne una, grazie ad una rete di trasporti pubblici alquanto sviluppata (4 linee delle metro, 18 tram, 50 e più bus), piste ciclabili (molto migliorabili) e recenti servizi di car sharing.

Bruxelles è una città complicata? e la ragione si trova nella struttura della capitale: Bruxelles è divisa in 19 comuni per 663 consiglieri e 89 deputati (di cui soltanto 17 nederlandofoni), ogni comune con proprie autonomie, problematiche e tempistiche; e se per molti semplificare dovrebbe essere parola chiave, sembra difficile descrivere il come, in un paese in cui quasi tutte le strutture organizzative e burocratiche sono estremamente complicate e spesso surreali.

Cose (a)tipiche brussellesi

O meglio, dieci cose che qui a Bruxelles son tipiche ma che per un italiano in visita potrebbero essere atipiche o forse no.

1. Soldi per andar al bagno. Non importa se avete pagato già l'ingresso della discoteca o del cinema o se al bar avete già consumato diverse consumazioni, molto spesso all'ingresso del bagni qui a Bruxelles troverete una signora con un tavolino ed un piattino, un cartello vi indicherà se il vostro bisogno naturale costa 30, 50 o più centesimi. I lati positivi di quest'usanza sono che 1. i bagni saranno sempre abbastanza puliti e curati e 2. non dovete sentirvi obbligati a consumare al banco del bar, potete andare direttamente al bagno, sono come due entità distinte nello stesso edificio. Il lato negativo è che se non avete spiccioli in quel momento che già si trattiene a stento... beh, ve la fate sotto.

2. Soldi ai buttafuori. All'uscita di numerosi locali notturni spesso l'uomo alla porta vi guarderà facendo risuonarsi tra le mani qualche spicciolo e non sarà l'esplicita richiesta di un'elemosina, ma il richiamo alla mancia, sì, anche per gli uomini alla porta, che ovviamente può essere rifiutata e magari la prossima volta non si ricorderanno la vostra faccia o forse sì e chissà se vi faranno entrare.

3. Parlare italiano. E non con ragazzi italiani magari turisti del momento o ragazzi che vivono qui da poco o addirittura da qualche anno, ma a Bruxelles vi può capitare di parlare italiano con il commesso della farmacia o il ragazzo del negozio di telefonia o barista in una piazzola lontana dal centro; e saranno tutti belgi, ma di origini italiane, felici di poter praticare la lingua del nonno e magari facilitarvi la conversazione nel caso il vostro francese non sia impeccabile. Questo non significa pensare di venir a Bruxelles e cavarsela soltanto con l'italiano, ma che di italiano se ne parla più del previsto.

4. Mangiare coni di patatine fritte. E non chiamatele patatine fritte, sono frites, è diverso, sono fritte due volte e non con olio ma nello strutto. E sono buonissime, anche se un po' dure a digerire. A Bruxelles vi capiterà di vedere gente in fila per un cono di frites, la tradizione è di mangiarle in un cono di carta, con tanto sale e salse a scelta. Non chiedetele soltanto con il ketchup come ho fatto io, i belgi vi rideranno dietro, frites con il ketchup? Eddai, non siamo mica a New York.

5. Si fuma dentro. Come in un mondo alla rovescia, vi ritroverete a dover uscir fuori dal bar per respirare un po' d'aria fresca e non per fumare, perché qui in Belgio nei locali pubblici è ancora permesso fumare, almeno dove non si possano servire cibo (e fino al 2014, forse il 2012, forse dal prossimo luglio, chissà). Significa, da quel punto di vista, tornare all'Italia di qualche anno fa? Sì e vi renderete conto (se non siete fumatori) di quanta importanza abbia un po' d'aria fresca.

6. Cani ovunque. Bruxelles è la città dei cani e magari ve ne accorgerete calpestando un bel ricordino su qualche marciapiede perché sembra che non tutti raccolgano quello che gli amici domestici vanno seminando, però basterà andare in uno dei trenta e più parchi cittadini per vedere cani di ogni tipo e dimensione e non solo: in diversi bar potrete addirittura trovare in un angolino una ciotola con dell'acqua pronta per servire il cane di qualche cliente, perché a Bruxelles il cane si porta ovunque, anche nei ristoranti (salvo espliciti divieti).

7. A luci rosse. A Bruxelles come ad Amsterdam c'è un quartiere a luci rosse dove le ragazze sono in vetrina cercando di richiamare clienti e sguardi maliziosi. Rispetto a quella olandese, la zona non è molto turistica ed è un po' appartata dal centro della città (ma neanche troppo lontano), nei pressi della stazione nord. Un certo degrado e l'abbondanza di topi che attraversano le strade nella notte magari ne sconsigliano la visita.

8. Niente lavatrici. Girando per affittare un appartamento o una camera, ci si rende conto che spesso non c'è la lavatrice: nessun dramma, qui a Bruxelles le lavanderie sono comunissime, se ne trovano ad ogni angolo ed oramai gli stranieri son abituati così, chi non può permettersi una lavatrice o chi preferisce risparmiarsi quei soldi, magari perché considerandosi temporaneo (e invece poi ci rimane anni), inizia ad usare le laundry più vicine. Il compromesso migliore è offerto spesso da una o due lavatrici nel seminterrato comune, da condividere con gli altri appartamenti dell'edificio, che spesso a Bruxelles non ha più di quattro piani.

9. Che bella l'Art nouveau. Bruxelles non è soltanto Grand Place ed Atomium ma tanto, tanto altro, e spesso proprio davanti ai propri occhi: l'architettura delle case brussellesi è tipicamente d'Art nouveau e qui sembra la normalità, spesso passeggiare in una delle aree ad alta concentrazione di quello stile diventa una visita ad un museo a cielo aperto. Dopo una tale boccata d'arte, vedere il quartiere della istituzioni europee e pensare a quanti edifici (ed arte) son stati distrutti e sacrificati per uffici e burocrazia, è un'amarezza infinita.

10. Precedenza a destra, sempre. Sarà capitato ai turisti in giro per Bruxelles noleggiando una macchina o ai primi arrivati in cerca d'abituarsi alla nuova città, c'è sempre quella sorpresa iniziale, perché a Bruxelles non importa quanto grande ed importante sia la strada che stai percorrendo, devi sempre, sempre dare precedenza a destra, perché nelle mille viuzze che sfociano poi sulle arterie principali non c'è quasi mai un diritto di precedenza o addirittura uno stop e allora bisogna fermarsi, lasciar passare, perché chi ha la precedenza non rallenterà troppo nel cercar di capire se conosciate le regole oppure no.

F.A.Q. sulla crisi politica belga

Ma davvero il Belgio è detentore del record del mondo di paese da più tempo senza un governo?
In effetti l'Iraq, il precedente detentore, è riuscito a resistere 289 giorni senza governo ma dopo 248 avevano già l'accordo sulla formazione del governo. In Belgio il re Alberto II ha appena confermato la missione di mediatore fino ai primi di marzo al ministro dell'economia del precedente governo, non esiste nessun accordo al momento e la crisi non è state risolta dopo 249 giorni dalla sua apertura: è record del mondo. Complimenti.

Come mai non si riesce a risolvere la crisi politica in Belgio?
I diversi partiti francofoni e nederlandofoni, rappresentanti le due spaccature linguistiche e culturali del paese, non riescono ad accordarsi su alcuni punti cruciali sulla riforma federale, i finanziamenti alla regione di Bruxelles e la famosa questione dei comuni nei dintorni di Bruxelles (problemi di diritti linguistici). Alle ultime elezioni gli indipendentisti fiamminghi hanno vinto al nord mentre i socialisti francofoni hanno vinto al sud: due lingue e tanti interessi economici in ballo.

Cosa è stato fatto finora per risolvere la crisi?
In pratica il re Alberto II ha seguito prima la prassi nominando dopo le elezioni un ispettore per un resoconto sui risultati e le richieste dei vincitori, poi un pre-formatore di governo convinto che la cosa sarebbe stata semplice e breve, poi dei mediatori in modo da aprire un dialogo tra le due parti in scontro, poi un chiarificatore per capire a che punto s'era, poi un altro mediatore richiamando tutti i partiti in causa appigliandosi al buon senso ed infine ad un informatore tanto per cambiare nome allo sconfitto di turno. Nel frattempo il tempo passava e hanno battuto il record del mondo.

Ma nel frattempo come fa il paese ad andare avanti senza governo?
In realtà esiste un governo temporaneo retto dal primo ministro uscente a cui son stati conferiti alcuni poteri temporanei ed alcuni compiti delicati in modo da non congelare il paese durante la crisi. La vita continua regolarmente, per molti addirittura sembra non ci sia differenza con o senza governo mentre in realtà il debito pubblico alquanto alto e l'inesistenza di un potere decisionale forte scoraggia molti investitori stranieri esponendo l'economia del paese a rischi sempre maggiori.

E i belgi riescono a tollerare tutto ciò?
I belgi sono un popolo calmo, molto calmo. Alcune delle proteste più gettonate sono state finora: non radersi la barba fino alla formazione di un nuovo governo, non concedersi sessualmente ai politici coinvolti fino ad una risoluzione di una crisi, scatenare una rivoluzione delle patatine fritte cercando di mostrare il proprio sdegno, magari spogliandosi in piazza il giorno del record. Ecco, a parte questi moti irruenti, 35.000 belgi sono scesi in piazza un mesetto fa al fine di manifestare il loro disappunto. Grande affluenza, nessuna violenza, tanto entusiasmo ma nulla è cambiato.

La crisi politica potrebbe sfociare in una spaccatura del paese?
Sebbene questa ipotesi prenda sempre più piede sotto la tipica domanda "ma se parlano due lingue perché non si dividono?", la questione non è semplice a causa del forte debito pubblico e la gestione di Bruxelles, capitale e cuore economico del paese situata nella parte nord dove si parla fiammingo ma città a maggioranza francofona a causa della sua travagliata storia, nonché sede amministrativa di quell'Europa che vorrebbe unire ma forse cade a pezzi.

Cosa si prevede allora?
Una lunga attesa, mentre i politici si riuniscono periodicamente mentendosi a vicenda, guerreggiandosi a colpi di battute sterili e costringendo il re Alberto II ad inventarsi sempre nuovi nomi per l'arbitro di turno. Ottenuto il record, bisogna temporeggiare quanto più possibile, in modo da renderlo davvero imbattibile.

Qualcuno durante la manifestazione Shame aveva già proposto l'arbitro giusto,
ma forse il re Alberto II non c'avrà fatto caso, eppure potrebbe essere proprio
lui il Signor Wolf della situazione. Foto scattata qui.

Vuoi sapere di più sul Belgio?


Il regista Jerome de Gerlache ha realizzato un breve video che tenta di raccontare attraverso simpatiche animazioni la complessità del Belgio e la sua natura mista, spesso quasi surreale, come continuava a sottolineare la prof di francese al corso serale. Il testo nasce dalla mente dello scrittore belga Marcel Sel e proprio nell'intento di volerlo tradurre per poi riportarlo qui nel blog, son entrato in contatto con lui (perché solo ascoltando il video non riuscivo a carpire tre-quattro parole né i nomi dei politici nel finale ed altri dettagli minori). Con mia grande sorpresa Marcel Sel (che ringrazio nuovamente) mi risponde in italiano, felice di poter scrivere nella lingua del suo bisnonno: ed ecco il Belgio, ancora una volta, presentarsi nella sua veste di terra ricca di diversità (e quindi ricchezza).

Il video riassume i tratti fondamentali del paese attraverso le sue caratteristiche fondamentali: le lingue; utilizzando uno stile simpatico e spesso pungente (tanto da suscitare qualche polemica), l'autore cerca di trasmettere la complessità (e forse la confusione) legata al Belgio ed alla gestione amministrata, alla convivenza pacifica delle diverse comunità.
Per i più pigri e per coloro che magari non masticano bene l'inglese, ho tradotto di seguito l'audio del video, arricchito di riferimenti per eventuali approfondimenti:

"Il Belgio ha la reputazione di essere il paese più noioso del mondo, abitato soltanto da gente amichevole che mangia cozze con patatine fritte e maionese e produce cioccolato svizzero. Per farla breve, cosa necessaria se davvero si vuole capire perché la quarta più grande potenza del mondo potrebbe suddividersi in tanti piccoli insignificanti pezzi, il Belgio è davvero, totalmente, completamente noioso!
Noioso? Il Belgio?

In verità sembra evidente che non sia altro che un ingiusto pregiudizio. Il Belgio attualmente è uno dei paesi più strani del mondo. Per cominciare, sono gli unici ad avere un monumento alto 20 cm che ti fa la pipì di fronte, gli unici ad avere un primo ministro che, alla richiesta di cantare l'inno nazionale, erroneamente canta quello francese. Gli unici ad avere un solo monumento famoso fatto esclusivamente di... ehm... palle.

Durante 150 anni il Belgio ha prodotto i migliori esperi di ingegneria e la più inefficiente struttura politica. Il Belgio stesso fa qualsiasi cosa nella maniera più complicata possibile. Nelle 3 lingue nazionali: olandese, francese e tedesco. Hanno un governo centrale e tre regioni, ogni regione ha un governo con gli stessi poteri del governo centrale. Un'ottima idea per rendere totalmente impossibile la gestione del paese.
Fortunatamente solo la regione di Bruxelles nel centro è bilingue, in francese ed olandese. La regione fiamminga è monolingua, in olandese, anche se ci sono servizi amministrativi per francofoni qui, qui e qui ed anche qui e... oh sì, qui. I cittadini francofoni possono essere giudicati in francese nella così chiamata contea BHV dove una forte minoranza parla francese.

La Vallonia è un territorio francofono, beh ad eccezione di qui e qui ed anche qui, dove vive la minoranza tedesca. Quindi, per gestire queste numerose minoranze, i tecnologi (alla cicoria) belgi decisero che 3 regioni non era sufficienti ed aggiunsero altre 3 strutture, chiamate comunità. Ci sono 3 comunità: olandese, francese e tedesca. Come lo stato centrale e come le regioni, ogni comunità ha un governo ed un parlamento e, per esempio, la comunità francese fornisce servizi culturali e sociali a francofoni in Vallonia ed a Bruxelles, ma non può fornire nessun tipo di servizio ai 300.000 francofoni nelle Fiandre, perché le Fiandre sono monolingue e gli stranieri devono parlare olandese. Che Dio sia dannato! (in olandese, Godverdomme).
La comunità tedesca può agire soltanto in Vallonia, la regione francofona, mentre la comunità olandese può agire nella regione di Bruxelles o nelle Fiandre. Quindi, come potete vedere, una famiglia francofona a Bruxelles potrebbe dipendere dal governo centrale per la pensione del nonno, dal governo della comunità francofona per l'accademia di musica, dal governo della comunità olandese per le scuole elementari, dal governo della regione di Bruxelles per la gestione dell'immondizia e così via.

Così, nel complesso, può accadere che ministri di quattro distinti governi lavorino per una sola famiglia brussellese. Adesso potete capire perché i belgi non possono vivere insieme e non possono vivere separati!
I belgi sono sicuramente una meraviglia di tecnocrazia alla cicoria progettata per trasformare qualsiasi cosa semplice in qualcosa di catastroficamente complicato. E funziona! Il che vorrebbe dire che non funziona affatto! Beh, ad essere onesti c'è una cosa che unisce le differenti comunità di questo piccolo, strano ed indecente paese: tutti concordano sul fatto che il piatto nazionale sia chiamato french fries in inglese, French fries with mayonnaise, frieten met mayonnaise, frites à la mayonnaise, fritten mit mayonnaise.

Ah quasi dimenticato, il signor Van Cauwenberghe è un politico francese mentre il signor Bourgeois è un politico olandese."

Non intolleranza, ma difesa? (2)

Se volete comprare casa in alcuni aeree limitrofe di Bruxelles, probabilmente vi verrà rifiutato addirittura l'appuntamento per una visita o per una chiacchiera preliminare con l'agenzia se non parlate nederlandese in modo fluente. Si', perché a quanto pare alcuni comuni hanno accordi ufficiosi con diverse agenzie immobiliari nel non vendere case in alcune aeree a chiunque non parli nederlandese o non sia disposto ad impararlo, sotto visione di una speciale commissione comunale che elabora la lista di candidati acquirenti. Quando la prof al corso di francese ce lo accenno' perché era capitato ad una sua amica e perché era conoscenza diffusa qui a Bruxelles, a molti ragazzi sembro' davvero strano, me compreso. Ora che sui giornali locali si parla di pratica diffusa da oramai più di dieci anni, tutto sembra più chiaro ma la cosa che lascia davvero perplessi e' che tale discriminazione vada contro la carta europea dei diritti umani e contro principi dettati dalla stessa costituzione belga!

Quando il mese scorso parlavo di intolleranza e difesa per la vicenda linguistica sul nome di un ristorante che non poteva essere in francese nonostante fossimo in Belgio perché in quel comune era vietato per tutti i locali pubblici, partendo dalle vicende storiche del nederlandese a Bruxelles e dintorni e di come fu discriminato nei secoli come lingua di basso ceto sociale e marginata quasi come la peste, beh quella vicenda sembro' più una difesa delle proprie origini e non un caso di estrema intolleranza, anche se personalmente permettere il bilinguismo (parola d'ordine in Belgio) dell'insegna sarebbe stata la scelta più giusta: mantenere le tradizioni ma con la consapevolezza dell'intorno, della propria nazione e dello stato attuale delle cose.

Parlando con il mio collega belga (del nord), che a fianco al mouse ha sempre un dizionario di francese, lingua straniera per lui, e che preferisce sempre parlare in inglese se l'altra persona non conosce il nederlandese, lui difende senza batter ciglio tale discriminazione, come salvaguardia della identità delle Fiandre e per evitare invasioni di stranieri (ma anche un belga può essere straniero). Ecco, se pur con toni decisamente più educati ed argomentando in modo più chiaro ed aperto, mi ha ricordato diversi concetti della nostra Lega razzista, perché quando si parla di rispetto e difesa delle proprie origini, e' facile cadere in intolleranze ed agire discriminando e se durante la storia si e' stati vittima di discriminazioni prolungate e dolorose non e' certo discriminando contro che si dimostra di aver imparato qualcosa. Il contrasto con la carta dei diritti umani dovrebbe già dire tutto, l'incostituzionalità palese, l'Illegalità documentata di tali procedure, ma quei comuni delle Fiandre letteralmente se ne fregano e vanno avanti; in particolare, uno dei commissari incaricati a discutere sulla vicenda, e' stato in passato sindaco di uno di quei comuni' in cui già si praticava tale discriminazione come normalità diffusa, insomma la persona ideale..

Ora capisco, quando sfogliavo dei volantini sulla discriminazione diffusi dai comuni della Vallonia, parte sud del paese, in una recente iniziativa, ora capisco che non si parlava soltanto di discriminazione sociale, razziale, religiosa, non soltanto per gli stranieri, ma anche per i belgi verso i belgi, stranieri tra loro, in uno stato tanto piccolo quanto inversamente complesso.

Sulla meritocrazia all'estero

Che si scappi dall'Italia perché stanchi di un sistema clientelare, di uno stagnamento lavorativo, di gratificazioni e meriti che magari non arrivano nonostante tempo e sforzi, stufi di appartenenze lobbistiche, nepotismo, caste in tutte le salse o qualsiasi altro motivo relativo o correlato a certi umori e si vede l'estero come la salvezza, la svolta, il cambiamento necessario e rivoluzionario, o che si decida semplicemente di provare altrove, senza troppi complotti e pessimismo, ma per cento mille altre motivazioni personali e non politiche, ugualmente covando l'idea della meritocrazia come traguardo raggiunto oltre frontiera, e' bene riflettere su due punti fondamentali. (Dopo questo periodo cosi' lungo senza punti, ora fate un respiro).
Ci sono due cose banali ma concrete su cui e' possibile riflettere quando si parla di meritocrazia all'estero. Se in alcuni paesi stranieri il merito e' di fatto il metro di giudizio utilizzato, lo e' per i residenti, per i locali e potrebbe esserlo anche per gli stranieri, ma ovviamente a qualità di meriti (stiamo parlando di meritocrazia, no?). Le due differenze fondamentali non sono culturali, razziali o qualsiasi altro tipo di discriminazione a cui si possa pensare: si tratta semplicemente di condizioni di base, quali la padronanza della lingua straniera ed il concetto di straniero di passaggio.

Mi spiego meglio? Ci provo. Se per alcune posizioni lavorative la dialettica e la padronanza della lingua sono qualità fondamentali per interagire con un cliente, per capire e farsi capire da un team per esempio, e' ovvio che lo straniero si troverà in difficoltà ed un locale sarà più meritevole a parità di altre prerogative. Sicuramente non vale per qualsiasi lavoro e nazione, ma non si può sempre pretendere meritocrazia o accusare di discriminazione se non si parla in maniera corretta e fluente la lingua che ci ospita. Parlare una lingua e' un merito, certamente i locali lo avranno per nascita e partiranno in vantaggio da quel punto di vista, ma con studio, dedizione e pratica e' possibile colmare il gap.
Altro punto e' il concetto di passaggio: siete uno straniero, magari rimarrete in quella nazione uno, due anni, per poi tornare in patria o provare altrove o magari no, rimarrete li' per sempre, ma ciò potrebbe essere una incognita naturale per il vostro datore di lavoro nel caso si parli di una posizione aziendale importante o di un progetto a lungo termine. Se questo ultimo concetto magari fa un po' a cazzotti con la parola meritocrazia, spesso pero' rispecchia molto la realtà e, di nuovo, un locale si trova in maniera naturale in vantaggio da questo punto di vista. La durata della permanenza non e' sicuramente un merito, ma può influire nell'ambito lavorativo e nelle speranze che possono riporre in voi; da questo punto di vista, la fiducia che trasmettete diventa un merito. Conosco un ragazzo che al primo colloquio a Dublino, alla domanda "Quanto tempo pensi di fermarti in Irlanda" rispose con molta leggerezza "un annetto". Ovviamente non fu assunto ed imparo' la lezione. Certo, non c'è bisogno di certe esperienze, ma sicuramente e' consigliabile mentire (nel caso si programmi davvero di andar via nel futuro prossimo) sui propri progetti futuri con colleghi o superiori o lasciare tutto sul vago.

Riassumendo, se si va in cerca di meritocrazia all'estero e' giusto puntare al massimo, ma per bilanciare i propri meriti con quelli degli altri e' sicuramente necessario colmare alcune differenze, prime tra tutte la lingua e la fiducia che si trasmette. Io sono giunto a queste considerazioni dopo due anni e mezzo all'estero avendo ascoltato tantissime storie di lavoro e non, magari mi sbaglio, magari ho bisogno di maggiore informazioni a riguardo, se vi va di condividere la vostra opinione, come sempre i commenti sono la via migliore.

Non intolleranza, ma difesa

Su Le soir di ieri si legge di una vicenda (poi ripresa praticamente uguale sul metro di oggi) di lingue e nazionalismi: ad Halle, paese reso noto dalle cronache recenti per il tragico incidente ferroviario, non sono graditi nomi di locali pubblici in francese. Un programma televisivo belga assegna a diversi concorrenti di un reality la gestione di un ristorante ed al termine della trasmissione una coppia vince l'attività commerciale. I concorrenti di Halle pero' hanno deciso un nome, "Les Deux", che non e' piaciuto alla comunità della cittadina, dove e' stato deciso da alcuni anni l'obbligo di nomi soltanto fiamminghi, per conservare il proprio carattere e tradizioni.
Il tutto viene giustificato dalle autorità locali come salvaguardia della propria storia e difesa dall'aumento sempre maggiore di francesizzazione degli ultimi anni; e soprattutto affermando "che non e' certamente una espressione di intolleranza fiamminga". Non tolleranza, ma difesa.
Dall'altro fronte, quello francofono, c'è un dibattito sempre aperto sull'importanza della identità vallona, sull'identificazione di Namur come capitale della Vallonia, per resistere alle pressioni della parte nord del paese, le Fiandre, forte di una recente economia più solida e fiorente.

E a Bruxelles? Bruxelles e' geograficamente nella parte nord ma costituisce in realtà una sorta di terra di mezzo a maggioranza francofona, dove questi umori, questi nazionalismi, queste presunte intolleranze e legittime difese delle tradizioni devono convivere nell'idea di una capitale che dovrebbe rappresentare tutte le sfaccettature del paese. Quando questa mattina ho chiesto al mio collega belga (del nord) di commentare l'articolo, ha subito chiuso con "eh, e' una lunga storia". Eppure io volevo capire se davvero c'era del politichese dietro quella non intolleranza e se quella difesa era soltanto la giustificazione ad un nazionalismo radicato o una protezione da minacce reali.

Ed e' davvero una lunga storia, che si può ripercorrere attraverso la storia linguistica della capitale. Bisogna partire addirittura dal medioevo, quando a Bruxelles si parlava la lingua dei commerci dell'epoca, il latino, ed il nederlandese (essendo nel nord) mentre al sud si parlava francese per le vicinanze geografiche alla Francia. Con il dominio spagnolo poi (1531), il nederlandese divenne una lingua anti-cattolica ed il francese fu privilegiato nelle corti e nella vita politica della città. Questa emarginazione relego' il nederlandese a lingua di strada in concomitanza con il declino delle repubbliche del nord, lingua del ceto povero (il che vuol dire parlata dalla maggioranza) diversa dal francese dei ceti ricchi (una minoranza). Tale stato fu rafforzato con la dominazione successiva (1794), quella francese, sotto il motto "una nazione, una lingua" (indovinate quale lingua) e con l'utopia di forzare il passaggio al francese (ma come poteva una maggioranza povera iniziare a parlare da un giorno all'altro una lingua cosi' differente?).
Nelle case pero' si continuava a parlare nederlandese fino al declino di Napoleone e l'avanzata del regno d'Olanda (1815), sotto il quale tale lingua riconquisto' Bruxelles (mentre nel sud del Belgio si continuava a parlare francese). Con la rivoluzione belga (1830) che porta l'indipendenza dall'Olanda si hanno nuovi cambiamenti linguistici: una forte massa di francofoni si sposta nella capitale in una situazione già alquanto complessa, ma la città rimane a maggioranza nederlandofona.

Il sommo Baudelaire riassunse il tutto con: "a Bruxelles, la gente in realtà non parla francese, ma fa finta di non saper parlare fiammingo. Per loro e' buon gusto. La prova pero' che in realtà si parla fiammingo è che abbaiano ordini ai loro dipendenti, in fiammingo".

Seguono anni complessi. Onde migratorie vengono dal nord povero e a Bruxelles per differenziarsi molti iniziano a parlare francese, la lingua superiore, e le nuove generazioni crescono adattandosi a tale lingua. Con il tempo il francese perde questo valore di superiorità ma diventa ovviamente lo strumento unico per un progresso sociale. Solo nel 1921 il governo riconosce il principio territoriale, secondo il quale si accetta il nederlandese al nord, il francese al sud, Bruxelles come terra bilingue.
Nel 1960 si identificano i bordi linguistici che circondano la capitale ed alcune città passano da una amministrazione ad un'altra in base al linguaggio ufficiale scelto. Ma dopo la seconda guerra mondiale il declino economico del sud e la rinascita del nord mette nuovamente in primo piano il nederlandese, almeno fin quando la comunità economica europea prende sede a Bruxelles e molti stranieri iniziano ad immigrare prediligendo il francese come lingua da apprendere.

Le preoccupazioni politiche di molti partiti del nord sono sulla scomparsa della lingua da Bruxelles. Minoranze francesi che vivono nelle Fiandre chiedono la ratifica della convenzione sulla protezione delle minoranze' nazionali, che in Belgio non e' stata ancora totalmente approvata. Tale convenzione consentirebbe il diritto di usare anche il francese nel nord del paese nella comunicazione con le autorità, nelle scuole, etc. Ma le Fiandre non vogliono, non riconoscono i francofoni del nord come una minoranza e sono preoccupati della scomparsa della propria lingua.
Ed ecco come quell'articolo su un programma televisivo e le preferenze di un comune belga si collocano in uno scenario di difesa, più che di intolleranza, e all'ombra di certe affermazioni c'è una lunga storia di equilibri mai raggiunti, di culture differenti che tentano di vivere in armonia sullo stesso pezzettino di terra in un paese tanto piccolo quanto inversamente complesso.

Scippo in diretta a Bruxelles

E cosi' stamattina mentre percorrevo il lunghissimo corridoio ovest di Gare du Midi ancora un po' assonnato e infreddolito, dirigendomi verso l'ufficio, la scrivania e le altre cose innaturali, all'improvviso vedo un ragazzo urtare un signore e poi correre velocissimo verso una delle uscite. Il signore con le mani in aria urlava qualcosa di incomprensibile, nei pressi di una delle vetrine della piccola galleria commerciale. Subito un altro ragazzo e' uscito da quel negozio iniziando l'inseguimento del primo, visibilmente già lontano. Poi pero' proprio alla curva della galleria, a pochi metri da una delle uscite, ecco che spuntano due della vigilanza che probabilmente passeggiavano durante uno dei soliti giri di ricognizione all'interno della stazione. La corsa si ferma in un placcaggio al volo.
Alcuni passanti si fermano a fissare la scena, mentre tutto si risolve con i vigilanti che portano da parte il ragazzo. Io un po' stordito mi dirigo verso l'edificio a fianco e l'ascensore che inghiottendomi mi porterà all'ufficio.

Scippo in diretta. Già altre volte mi era capitato di vedere in Gare du Midi i vigilanti trascinare qualcuno in modo non del tutto gentile, chi piangendo, chi con la testa bassa, chi ridendo; ma qualcosa in diretta mai. Da diversi mesi tutta la stazione e' tappezzata di una campagna pubblicitaria per sensibilizzare i passanti ad eventuali spiacevoli inconvenienti e posso confermare (usando questa fermata della metro due volte al giorno) che la presenza dei vigilanti e' costante e massiccia, ma ovviamente non sempre può bastare.
Gare du Midi e' tra le stazioni più grandi di Bruxelles, qui arrivano gli Eurostar da Parigi, Londra ed altre capitali europee, qui c'è l'incontro di due linee della metro e tre linee di tram, qui l'autobus porta tutti i turisti atterrati all'aeroporto di Charleroi: insomma, un gran via vai di gente, constante, e qualcuno prova sempre ad approfittarne, come probabilmente in tutte le grandi stazioni di città europee. Bruxelles non fa certo eccezione.

Se vi capita quindi di passare di fronte a questi simpatici manifesti, creati con stile brussellese (città di fumetti), non fermatevi soltanto alla goffaggine dei personaggi, ma controllate eventuali zaini aperti, valigie o quant'altro non vorreste vi venga scippato lasciandovi un souvenir di Bruxelles sicuramente particolare.

Consigli sparsi per cercare lavoro a Bruxelles

Se avete in mente di cercare lavoro in una determinata città e' bene conoscerne almeno le caratteristiche principali prima di iniziare l'avventura. Per quanto riguarda Bruxelles, e' sicuramente importante conoscerne le diversità linguistiche: nelle varie offerte di lavoro, troverete nella maggior parte dei casi francese e nederlandese come lingue richieste, o almeno una delle due più l'inglese. Se magari non sarà espressamente listato tra i requisiti del candidato, probabilmente vi sarà chiesto durante il colloquio, tutto dipende ovviamente dal tipo e dalla posizione di lavoro: per una commessa le due lingue principali saranno certamente obbligatorie, per un impiegato presso un ufficio che relaziona soltanto con la commissione europea, l'inglese sarà l'unica lingua richiesta. Data la presenza di numerosissime aziende che, per consulenza o altro, lavorano in stretto contatto con la commissione europea, esistono diverse offerte di lavoro per chi non parli francese o nederlandese. Inoltre, dato l'ampio panorama di cultura internazionale, esistono anche aziende che non hanno nessuna relazione con uffici e dipartimenti della commissione europea, ma ciò nonostante assumono anche soltanto grazie all'inglese: ovviamente dipende dal valore del curriculum proposto e dal vostro grado di apprendimento del francese (ma anche no) nel futuro (probabilmente nessuno mai vi chiederà di imparare il nederlandese, ma non prendetelo come assioma).
Se parlate francese ed inglese, non dovreste avere problemi linguistici; se parlate soltanto il francese, potrebbero chiedervi anche l'uso dell'inglese, tutto dipende dal ruolo e dall'azienda; se parlate soltanto l'inglese, molte proposte di lavoro saranno irraggiungibili, ma molte porte saranno ancora aperte.

Nel cercare lavoro, dovreste sicuramente conoscere qualcosa sulla tassazione belga e sui possibili salari, che in generale non sono altissimi eccetto due casistiche: lavorare presso la commissione europea o ottenere lo special tax status (RSI). Descrivere come provare ad entrare nella commissione europea ed ulteriori informazioni a riguardo non e' lo scopo di questo post e magari l'argomento sarà trattato in dettaglio in futuro, ma non ora.
Le tasse in Belgio sono tra le più alte d'Europa, tanto da poter avere una tassazione del 45%, da tenere in considerazione nel momento in cui venga fatta una proposta formale di lavoro. E' possibile pero' ottenere una tassazione del 20% con lo special tax status e quindi, a parità di lordo, ottenere un netto ovviamente maggiore. Tale regime fiscale e' applicabile per tutti i cittadini europei emigrati in Belgio con determinate caratteristiche, valido soltanto per il primo impiego (quindi bisogna esser prudenti nella scelta del primo lavoro, cambiare lavoro significherà poi avere una tassazione doppia) e senza limiti di tempo (fin tanto che si rimane nella stessa azienda). Non viene applicato per tutte le posizione di lavoro e non tutte le aziende ne sono a conoscenza (nel caso non abbiano mai assunto stranieri, mi e' capitato durante i primi colloqui in Belgio), e' sempre consigliato quindi chiedere se per il lavoro desiderato sia possibile beneficiare del RSI. Questa speciale tassazione spesso e' il motivo che spinge molti stranieri a trasferirsi a Bruxelles, pensate soltanto ai cugini francesi, che grazie alla lingua comune ed alla vicinanza geografica possono approfittare di notevoli vantaggi senza stravolgere più di tanto le proprie abitudini. Perché esiste questo speciale regime fiscale? Il governo belga tende a favorire l'ingresso nel paese di stranieri altamente qualificati (ragion per cui,ottenerlo dipende molto dalla posizione di lavoro e dal curriculum).

In Belgio esistono inoltre due mensilità aggiuntive durante l'anno (se volete, paragonabili un po' a tredicesima e quattordicesima): la prima a luglio, calcolata in base alle ore di lavoro dell'anno precedente, la seconda a dicembre, calcolata in base alle ore di lavoro dell'anno corrente. Cosa significa questa differenza? Se per esempio iniziate a lavorare a maggio, la prima mensilità aggiuntiva sarà nulla, mentre la seconda sarà parziale; ovviamente l'anno seguente, la prima sarà parziale, la seconda totale.
Discorso analogo per le vacanze. Le vacanze vengono calcolate in base alle ore di lavoro dell'anno precedente. Che significa? Il primo anno non si hanno ferie pagate, eccetto ovviamente quelle che si possono maturano durante l'anno, come recupero di ore (RTT) ed altro. Una settimana lavorativa in Belgio non può eccedere le 39 ore di lavoro.
Moltissime aziende infine offrono come benefit di base un'auto aziendale, assicurazione medica ospedaliera (della sanità belga ne parlerò nei prossimi post) e buoni pasto. Molto usuale e' anche il flexi-time, permettendo di arrivare in ufficio dalle 8 alle 10 di mattina.

Al momento la disoccupazione in Belgio e' del 8%, alquanto stabile da circa un anno, e gli stipendi medi sembrano ben collocarsi nelle statistiche europee anche se i salari della commissione europea (altissimi rispetto alla media) potrebbero falsare un po' alcune considerazioni. Bruxelles non e' una città dal costo della vita molto elevato: vita notturna, trasporti, affitti e vitto son molto più economici se confrontati a molte altre capitali europee; l'ambiente e' incredibilmente internazionale e variegato e (per i più nostalgici) l'Italia e' molto presente come quantità di immigrati, prodotti, eventi.

Per terminare, vi descrivo sommariamente la mia esperienza personale nel cercare lavoro a Bruxelles: un esempio reale può essere utile per qualche altro spunto. Ho impiegato circa un mese prima di trovare lavoro a Bruxelles, costantemente quasi ogni sera alla ricerca su internet, vivevo a Dublino ed ho dovuto fare tutto a distanza. Per il campo informatico, ho impiegato quasi esclusivamente monster.be; mi son inscritto a molte altre piattaforme che listano proposte di lavoro, ma con pochi risultati se confrontati al primo. All'epoca non sapevo mettere due parole francesi in sequenza e mi scoraggiai molto nel vedere la maggior parte delle offerte per francese e nederlandese, ma sapevo che solo con l'inglese c'era possibilità di trovar lavoro e cosi' applicai per diverse offerte interessanti. In un mese ho ricevuto almeno una decina di telefonate, colloqui conoscitivi generali, tre dei quali si son trasformati in proposte concrete, due delle quali han pagato volo e spese per il colloquio di persona qui a Bruxelles. La prima azienda non conosceva nulla sul RSI, le altri . Ed alla fine, eccomi qua.

Se ho scritto strafalcioni, se avete qualche osservazione, domanda o se volete condividere la vostra esperienza nella ricerca di lavoro a Bruxelles, come sempre i commenti sono il miglior modo per arricchire i contenuti ed aiutare il lettore. Per il resto, in bocca al lupo a tutti coloro che hanno intenzione di iniziare la ricerca!


Altre letture consigliate:

Il futuro delle ferrovie belghe (ed europee)

La tragedia che ha colpito il Belgio due giorni fa rimarrà nella storia come il più terribile incidente ferroviario del paese dal 1954. Domani a mezzogiorno sarà rispettato un minuto di silenzio in tutto il dominio ferroviario: gli uffici, le stazioni, i treni; ed un registro di condoglianze sarà posto in alcune delle maggiori stazioni belghe (Arlon, Anvers-Central, Bruges, Bruxelles-Midi, Gand-Saint-Pierre, Hal, Hasselt, Louvain, Liège-Guillemins, Mons, Namur et Wavre).
Come nell'incidente del 2001 a Pécrot, anche questa volta si e' trattato di errore umano: nel primo fu causato da una incomprensione tra due addetti delle ferrovie belghe, il prima parlava francese, il secondo nederlandese e nessuno dei due parlava entrambe le lingue (ennesima testimonianza delle difficoltà linguistiche di questo paese), uno dei treni passo' dunque nonostante il semaforo fosse rosso; nel secondo sembra (dagli ultimi aggiornamenti) che il pilota non abbia rispettato un semaforo rosso, ancora una volta, causando l'inevitabile collisione.

Da quando vivo a Bruxelles, lavoro come consulente informatico presso Infrabel, compagnia responsabile di tutta la infrastruttura ferroviaria del Belgio, ed ovviamente lo scorso lunedì' e' scoppiato letteralmente il caos dopo la triste notizia: bisognava capire perché era successo, eventuali responsabilità, identificare ogni scenario possibile. Dopo la catastrofe di Pécrot, fu sviluppato nel 2001 un nuovo sistema di segnalazioni, TBL1+ (in accordo con il nuovo standard europeo ERTMS), per il frenaggio forzato dei treni ad un semaforo rosso. Attualmente in Belgio su quasi la totalità della rete ferroviaria e' stato applicato lo standard ma non su tutti i treni in circolazione: le due installazioni sono sotto la responsabilità di due diverse aziende, Infrabel per la infrastruttura e SNCB per i treni. Il tratto in cui e' avvenuto la catastrofe e' attualmente coperto dal sistema TBL1+, ma purtroppo il treno che non ha rispettato il rosso non era ancora equipaggiato con tale standard; altrimenti la tragedia si sarebbe potuta evitare.
La totale copertura e' prevista per il 2013. Ma tutto ciò non riguarda soltanto il Belgio.

Il controllo dei treni e' tra le basi della sicurezza della circolazione ferroviaria. Ogni nazione in Europa ha adottato da tempo un proprio standard di ATC (Automatic Train Control), ma questi sistemi al momento sono del tutto incompatibili tra loro, il che tra l'altro limita la circolazione di treni ad alta velocità (per cui i sistemi ATC sono di importanza fondamentale) tra le frontiere di diverse nazioni. Per risolvere queste problematiche, da alcuni anni quasi tutte le nazioni europee stanno lavorando alla standardizzazione delle proprie infrastrutture secondo lo standard ERTMS/ETCS (European Rail Traffic Management System/European Train Control System), su tre diversi livelli di evoluzione, in modo da fornire col tempo diversi strati standard di comunicazione e controllo.
Adottare questo standard significa provvedere controlli a distanza dei treni (delle velocità e degli arresti) aumentandone notevolmente la sicurezza, migliorare il supporto al pilota (che non dovrà' più contare sulla segnaletica fisicamente visibile, ma gestire la comunicazione attraverso infrastrutture telematiche) e probabilmente evitare tragedie come quella di lunedì.
Al momento in Italia gli aggiornamenti al nuovo standard sono già giunti al secondo livello su alcune tratte (che sono esattamente le tratte al momento coperto dall'alta velocità, diretta conseguenza della nuova tecnologia), mentre in Belgio il primo livello e' ancora in fase di sviluppo ed ovviamente infrastruttura ferroviaria e treni devono entrambi supportare il nuovo standard.
Quando tutto cio' sarà realizzato, in Belgio e nel resto d'Europa magari tragedie come quelle di Halle saranno ricordi lontani.

Quant'è difficile parlare francese a Bruxelles

E non per l'accento o perché il francese sia differente da quello puro dei vicini francesi, ma difficile nell'aver occasioni di praticarlo. Di quanto Bruxelles sia una babele europea ne ho già parlato ed una delle conseguenze dirette di questo arricchimento linguistico e' proprio la difficoltà nel parlare la sua lingua natia (ops la lingua natia di questa città e' il nederlandese) o almeno la lingua imposta dagli anni dell'indipendenza del paese. Entrando in un negozio, in un ristorante o in un qualsiasi servizio pubblico del centro, provando a parlare francese, con alta probabilità l'interlocutore vi potrebbe rispondere in inglese perché: a) siete turisti, studenti in erasmus o comunque appena arrivati, il tempo e' denaro ed e' meglio arrivare al dunque; b) non siete turisti, ma siete eurocrats, siete di quella fascia famosa a Bruxelles che lavora in commissione, vive e lavora con l'inglese, il tempo e' denaro, meglio arrivare al sodo; c) siete belgi, ma non parlate francese, la commessa non parla nederlandese e allora meglio tagliar corto usando il collante universale, l'inglese. Ovviamente le tre opzioni sono restrittive, generalizzando si perdono tante sfaccettature, ma quando magari il tempo e' davvero importante e andate di fretta, sarete voi ad iniziare direttamente con l'inglese, senza neanche passare per le domande oramai memorizzare tipo est-ce-que vous parlez anglais? ed il più delle volte avrete fatto bene. E non e' esagerazione parlare di belgi che non parlino francese a Bruxelles: nel mio corso serale di francese c'è una ragazza di origini filippine ma nata e cresciuta nelle Fiandre, e' belga ma e' li' in classe come me, per imparare il francese; lo stesso vale per il ragazzo belga ma di origini irachene che parla cinque lingue tra cui il nederlandese, ma del francese finora non aveva avuto bisogno; o addirittura un signore russo che vive qui da tre anni, sposato con una signora belga, ma a casa parlano nederlandese. Di storie cosi' ce ne sono a migliaia.

Ieri durante un pranzo di beneficenza, parlavo con una eurocrat polacca, qui da cinque anni, ovviamente senza parlare francese, mi diceva di non averne bisogno, lavorando in inglese, avendo amici polacchi o stranieri, frequentando posti in cui ad ogni modo aveva l'opzione di parlare inglese. Non e' un caso isolato, ho conosciuto tanti italiani che vivon qui da uno, due anni e che ancora non riescono a formulare frasi in francese o che quando ci provano, si lanciano in quella catastrofe dell'italiano francesizzato. Non sono casi isolati, sono frutto della commissione europea, degli ambienti internazionali, dell'arricchimento linguistico. Certo, non sono da giustificare, vivere in un posto e non sforzarsi nell'apprendere la lingua e' sicuramente una colpa, anche perché ci si troverà sempre in situazioni in cui alle domande inglesi si risponde con scena muta, in alcuni bar, negozi, uffici comunali, la posta, e allora che si fa? Si sopravvive come turisti ma per tempistiche estremamente più lunghe? E se poi accade qualcosa di imprevisto? Come chiamare l'ambulanza domenica mattina alle cinque e parlare soltanto in un francese balbettante, cercando di spiegare, tra panico e fretta, di cosa si ha bisogno: mi e' successo ieri mattina e sono di quelle spinte all'impegno da non augurare, ma che poi ti fanno studiare il doppio.
Eppure non e' colpevolissima, tutta questa gente qui a Bruxelles che non parla francese, praticarlo non e' per nulla facile. Quando vivevo a Dublino era bellissimo incontrare ragazzi di tutto il mondo in party e pub e parlare e conoscersi nella lingua obbligata, l'inglese ovviamente. Qui e' di più, non sono solo gli stranieri a rendere il clima internazionale, ma gli stessi belgi hanno origini intrecciate, di nonni italiani, di mamma spagnola e padre russo, di padre americano e madre belga. Ieri chiedendo l'orario all'autista dell'autobus, mi ha risposto in spagnolo; allo sportello della mia banca la ragazza belga mi parla in italiano, in ufficio tra colleghi belgi spesso parlano inglese.

Io vado a scuola serale di francese da cinque mesi e provo ad impegnarmi, ma non colpevolizzo più di tanto chi continua a vivere qui senza parlarlo. Certo, quando vedo o sento qualcuno arrabbiarsi perché la commessa non parlava inglese o l'impiegata dell'ufficio pretendeva il francese, beh... a tutto c'è' un limite, vada per l'ambiente internazionale ma non dimentichiamoci che qui si parla francese e nederlandese e nessuno ancora vi ha chiesto di impararle entrambe; pretendere e' sbagliato, con queste premesse l'adattamento e' l'umore necessario.
In conclusione, e' chiaro che se non si e' obbligati a parlare una lingua, sarà sicuramente più difficile apprenderla, migliorarla, assimilarla. Se poi e' di quelle lingue che magari non piacciono, per le troppe eccezioni, per la pronuncia e quei suoni che non riuscite a replicare, perché di tempo per studiare proprio non ne avete e tra ufficio, amicizie e mure domestiche altre lingue son sufficienti, allora ecco qua, vi ritroverete dopo due, tre, quattro anni a Bruxelles e non parlare ancora francese, pensando che un giorno lo parlerete ma quel giorno e' sempre lontano.

Consigli sparsi per affittuari a Bruxelles

Dopo alcuni consigli su come trovare casa a Bruxelles, e' importante sapere anche come difendere i propri diritti di inquilini nel caso se ne abbia bisogno. Se siete affittuari a Bruxelles, consiglio decisamente di far parte del sindacato degli inquilini, Le syndicat du locataire. Con 15 euro di iscrizione annuale si ha accesso ad una rete di consulenti e supporti di ogni tipo: in due uffici a Bruxelles, vi aspettano esperti per discutere di ogni problema relativo al vostro appartamento, contratto, proprietario di casa. Potete richiedere una ispezione (in tempi molto brevi) con controlli sul gas, elettricità, acqua, umidità, completa di report con foto e norme da rispettare, pagando soltanto altri 15 euro (io l'ho fatto e son rimasto davvero soddisfatto del lavoro). Per difendere i vostri diritti di affittuari o per conoscerli in ogni dettaglio, per avere consigli, far parte di questo sindacato e' sicuramente da consigliare (vista anche la bassa quota di iscrizione).
L'ufficio in Place Albert, dove sono stato già diverse volte a causa di alcuni problemi, e' piccolo e di color giallo, le pareti vecchie e l'odore di chiuso, di affollato, di gente in difficoltà, ognuno ad attendere il turno sfogliando carte, contratti, ricevute; ma il personale e' disponibilissimo, gente belga calma e sorridente. Se non parlate francese o se il vostro francese non e' ancora abbastanza fluente da poter descrivere certe problematiche, uno di loro parla anche spagnolo ma a quanto pare nessuno inglese. Una cosa importante e' decisamente l'orario, se volete andare a far due chiacchiere con il sindacato, conviene svegliarsi davvero presto: solo le prime 15 persone saranno accettate ogni mattina e due giorni fa alle 9:00 c'era già il cartello fermé sulla porta; soprattutto in periodo invernale Bruxelles e' piena di inquilini con problemi di riscaldamento, isolamento termico, proprietari negligenti e c'è fretta di consigli, soluzioni, supporto. Ieri sono stato in udienza dal giudice di pace, sempre per lo stesso problema, e nel giro di due ore durante l'attesa per la nostra udienza ho ascoltato almeno altri otto casi di chauffage, malfunzionamenti e installazioni a gas.

I contratti di affitto qui a Bruxelles possono nascondere diversi tranelli (e farlo visionare al sindacato prima di firmarlo non sarebbe una cattiva idea), ma ci sono numerosi servizi per la difesa degli inquilini ed il sindacato e' solo uno di questi. Ogni comune (Bruxelles e' suddivisa in 19 comuni) offre consulenza legate gratuita per qualsiasi problematica (per esempio su quello di Saint-Gilles, in Rue Vanderschrick 71, posso dirvi che parlano anche inglese e spagnolo, ad ogni modo non siete obbligati ad usufruire del servizio del vostro comune di residenza, quindi nel caso ne abbiate bisogno potete controllare quello che più vi facilita spostamenti, lingue, etc), potete andare anche all'ufficio urbanistica (ma del vostro comune) in cui e' possibile richiedere una ispezione completa della propria abitazione (la tempistica dipende dal comune, siamo intorno al mesetto); inoltre in Gare du Nord sono situati gli uffici del Ministère de la Région de Bruxelles-Capitale tra cui l'ufficio du logement in cui tra le altre cose e' possibile richiedere una ulteriore ispezione (tempistiche molto più lunghe, anche 4 mesi) e consigli complementari al sindacato, sono li' per ascoltarvi ed aiutarvi.

Tutto ciò dovrebbe bastare in caso abbiate problemi su queste tematiche. Se scoprite alcune informazioni sbagliate o se grazie a vostre esperienze personali o di amici sapete qualcosa in più, condividere o integrare grazie ai commenti e' sempre gradito:) Ah, un ultimo consiglio dopo le mie esperienze recenti: se la mattina sapete già di dover andare in diversi uffici tra code, attese, a ripetere sempre la stessa storia, con stress annessi e magari anche la difficoltà della lingua, e le tempistiche, i trasporti, insomma la città, beh se sapete già di dover affrontare tutto questo, non fate come me, non prendete un cappuccino nel primo shop che trovate nella metro, effetti distruttivi possono colpirvi anche in brevissimo tempo..