Balancing over silence or throngs?

Troppo tranquillo, solitario e concentrato l'acrobata, sembra tutto calmo e invece non c'è silenzio
 perché siamo proprio a un metro dal famoso Manneken Pis e la folla di turisti fa a gara
per scattare la famosa foto al bambino che allegramente fa pipì.
Foto scattata qui.

La percezione femminile di Bruxelles

Ognuno ha una propria percezione della realtà che lo circonda, frutto di esperienze, conoscenze (errate o giuste che siano), cultura ed immaginazione; e probabilmente se ne potrebbero elencare tanti altri, di fattori più o meno determinanti: perché una percezione nasce da canali sensoriali (vista, udito, tatto, olfatto, gusto) per poi essere elaborata in base a quello che il cervello sa per abitudine e contenuti.
Di una città mista come Bruxelles (così come tante altre capitali odierne direi) si potrebbero avere diverse percezioni dopo una passeggiata spensierata, un fine settimana turistico, un mese di soggiorno, un anno di lavoro; ed ogni percezione potrebbe intrinsecamente dipendere anche da quale faccia della città si è vista, visitata, vissuta, sperimentata; quale piazza, quale quartiere, quale area. Gli eurocrats, per esempio, avranno sicuramente una percezione di Bruxelles totalmente diversa dai tanti immigrati extraeuropei, vivendo in piccole isole felici e grazie ad agevolazioni d'ogni tipo, magari viaggiando settimanalmente verso la vera casa, forse considerando Bruxelles alla stregua di un ufficio temporaneo.

Quello a cui non avevo mai pensato era la percezione femminile di Bruxelles. Perché la parità dei sessi è decisamente un obiettivo ancora del tutto lontano, purtroppo, ed un ragazzo continua a sentirsi più sicuro e forte, elaborando percezioni della città del tutto diverse da una ragazza. Così succede che alla mia ragazza capitano troppo spesso episodi di molestie verbali, vuoi una volta ferma sola al semaforo con la bici e giù il finestrino della macchina a fianco a dire frasi di cattivo gusto fino al verde, vuoi nella metro di sera qualche volta da sola a dover cambiare vagone perché due coglioni han iniziato ad importunare, vuoi che nel bel mezzo di una passeggiata per alcune vetrine qualcuno si avvicina infastidendo per un po'. Parlando con altre ragazze, straniere ma anche brussellesi dalla nascita, ho avuto alcune conferme, di episodi non isolati, di abitudini oramai quotidiane, di una città che trasmette sicuramente meno sicurezza, almeno per una ragazza. E senza cadere in facili discriminazioni o in razzismi che aleggiano sempre quando si dichiarano certe cose, il dato di fatto, la fotografia della realtà (e non della percezione) è che si tratta sempre di magrebini. Attenzione: non che tutti i magrebini fanno questo, ma tutti quelli che lo hanno fatto erano magrebini. La differenza è netta.

E al di là del politically correct, la percezione che nasce da certe esperienze sicuramente rovina gli umori e aiuta a capire quanto la stessa città possa riservare episodi totalmente differenti anche soltanto in base al proprio sesso. Certo, cose del genere sarebbero potute capitare in tante altre capitali, in Spagna, in Italia (basti ricordare la famosa posteggia napoletana), e non soltanto a causa di immigrati; forse meno in paesi nordici dove gli harrassment sono severamente puniti dalla legge, anche solo importunare con poche parole. Qui a Bruxelles sembra assurdo immaginarsi scene del genere da un belga d'origini belghe, per cultura, abitudini, educazioni, perché è vero, la maleducazione nasce dalla non considerazione, dal non rispetto per gli altri e quando la cultura, forse la condizione sociale o la percezione del mondo è totalmente differente dall'intorno in cui si vive, allora ecco che c'è qualcuno che si sente padrone della città, lascia sigarette e rifiuti ovunque, sfreccia con la macchina e la musica al massimo, gioca con i mezzi di trasporto ed importuna ragazze rendendo la propria integrazione o almeno l'immagine di se stessi negli altri sicuramente più complicata; senza poi pensare ad altre conseguenze indirette: quando l'immagine di pochi si confonde con quella di una comunità (ma in quei casi alla percezione occorre sempre, o bisognerebbe, aggiungere il buon senso).

Nella fretta per non perdere la metro o mentre si corre verso la scrivania mattutina, quando si passeggia tranquillamente la sera o in qualsiasi altra scena di vita quotidiana, dovremmo provare ad immaginarci il mondo in modo diverso per cogliere altre percezioni, magari anche quella femminile, e vedere l'effetto che fa: magari qualche scena per noi normale, qualche frase per noi innocua, qualche scherzo che forse lascia indifferenti, risulterebbe decisamente più fastidioso, inopportuno, sgradevole; ed ecco che magari un'altra faccia della stessa città ci trasmetterebbe altri messaggi, totalmente diversi. Basterebbe leggerli e capirli, quei messaggi, per migliorare già un bel po' di cose.

Dreaming of a drunk dancer

Allo scoccare della mezzanotte qualcuno avrà perso più di una scarpa o forse
il venerdì sera ai piedi della Commissione Europea sarà stato più movimentato
di una semplice fiaba, lasciando memorie di danze ed alcool.
Foto scattata qui.

Una lettera, un capolavoro: dov'è il paese reale?

La lettera aperta con cui la Busi rinuncia alla conduzione del Tg1 non è uno sfogo, è un capolavoro. La si dovrebbe leggere ad alta voce davanti a tutti quei telespettatori che la sera si cibano di notizie inutili, menzogne e propaganda, e che non ti credono quando rientri in Italia ed esprimi la tua opinione su problemi per molti inesistenti, come se andando all'estero quasi non si abbia più il diritto di parlare di certe tematiche perché non si vive più in quel luogo ed allora non si sa, non si conosce. E invece eccola qui, la lettera della Busi, chiara, schietta e sincera, a raccontare quello che la tv non dice, quello che agli italiani è meglio non dire perché c'è un governo da appoggiare, ci sono gesta storiche da sottolineare e riforme, leggi, eventi da consacrare, tutto attraverso l'arte sublime della finzione televisiva durante un viscido show che non mostra il paese reale.

"[..] Dov'é il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'é posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perché falliti? Dov'é questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. [..] L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. [..] Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità."

Purtroppo ci son più Minzolini che Busi e anche questa lettera sarà presto dimenticata, mentre sugli schermi di mezza Italia continuerà ad apparire l'immagine irreale di un paese da nascondere. Purtroppo i Minzolini hanno sempre più potere delle Busi ed allora arrivano li', in apertura, a leggere parole dettate dal servilismo e dagli interessi personali mentre la tv trasmette la sua faccia menzognera, che per qualcuno magari rappresenta un'era e invece non è che l'ennesima sconfitta, per chi cosciente deve assistere con rabbia e chi incosciente assimila e sorride.