Da quando sono a Bruxelles faccio sogni assurdi e non ne conosco per nulla il motivo, sarà stato il cambiamento, sarà soltanto una coincidenza, un periodo, ma molti dei sogni son complessi e lasciano sempre un po' perplessi al risveglio la mattina, quando mi ritrovo con ricordi confusi, immagini sovrapposte. Nel lettone immenso che abbiam comprato all'Ikea e' ogni notte una immersione completa in un mondo che non c'è, in un pozzo profondo e buio nelle memorie celebrali miste agli stimoli della giornata e qualsiasi altra connessione possibile tra un pensiero e una paura, una voce ed un racconto.
E cosi' se una volta son stato una spia in un complotto mondiale per sovvertire non ricordo quale impero nascente, in un altro episodio vestivo la maglia dell'Inter mentre perdevamo 5 - 2 a Manchester, contro lo United, diretti dal Mancio, a 20 minuti dalla fine decide di farmi finalmente entrare, io gli chiedo di far entrare anche Roberto Baggio, Baggio non vuole, gli faccio un massaggio al quadricipite e alla fine lo convinco. Dopo 2 minuti faccio un assist a Milito che la butta dentro, incredibilmente faccio un goal su un corner e a 2 minuti dalla fine Roberto Baggio sigilla con una punizione da manuale del calcio il pareggio impossibile: tutti ad abbracciarci per il 5 - 5. Fischio finale. Abbiamo pareggiato! Rissa in campo, quelli dello United non accettano il verdetto, tafferugli ovunque e nel caos totale iniziano ad inseguirmi Rooney e Vidic, io corro con tutto me stesso, il campo scompare, siamo sugli scogli del porto di Agropoli, dove vivo in Italia, loro cadono in qualche buco negli scogli e muoiono. La mattina dopo mi chiama Capello nero di rabbia perché con quel Rooney avrebbe vinto la coppa del mondo con l'Inghilterra. Poi mi sveglio, decisamente confuso.
Nel sogno dell'altro notte ero con la mia ragazza ad Agropoli, a casa coi miei ma erano i miei di 10 anni fa e tutto era trasportato indietro nel tempo: la casa, la cittadina, le persone. Da un giorno all'altro abbiamo un bambino, ma il bambino nasce già di 3 anni, per noi e' una cosa normale e nessuno si chiede come mai quel bambino non fosse nato come gli altri ma già di 3 anni. In più il bambino nasce già con un nome. Si chiama Davide. Davide già parla spagnolo ed italiano ma a me non va che non parli inglese perché a 3 anni ancora non parlava inglese e non riuscivo a convincermi di questo, come mai un bambino a tre anni non parlasse già inglese. Davide cresce e dopo un mese inizia ad assomigliare ad un mio amico morto qualche mese fa. Ad un certo punto mi chiama Silvio: gli dico di non chiamarmi più con il nome di un mafioso. Un giorno mentre mio padre discuteva con mio zio, ascolto che parlano di un bambino smistato, che stavano trafficando bambini e che quello che avevo non lo aveva avuto dalla mia ragazza ma mio padre lo aveva portato facendoci credere che fosse il nostro. A quel punto esplodo, inizio a lanciare sedie in aria, ad urlare che un bambino non e' un prodotto. Me ne vado davanti ad una casa, e' notte, dalla porta esce George Bush in accappatoio che prende il giornale lasciato sul tappetino e parliamo dell'accaduto. Mi dice che anche sua figlia non era sua figlia e che poi lo ha scoperto ed e' successo un casino, ma almeno lei già parlava inglese. Cala il silenzio e insieme attendiamo l'alba. Poi mi sveglio, ovviamente turbato.
Con tanto di barzelletta finale
L'intero intervento di Berlusconi oggi a Bonn, con tanto di barzelletta finale...
Prima parte:
Seconda parte:
Prima parte:
Seconda parte:
Come dovrebbe essere ovunque
- Ho bisogno di un medico ma non ho un permesso regolare di soggiorno. E' un problema?
- No, se hai bisogno di cure mediche il resto e' secondario. Accomodati pure.
Ecco, sarebbe davvero bello se fosse ovunque cosi'.
p.s. poi pero' il sito internet e' soltanto in francese e nederlandese..
- No, se hai bisogno di cure mediche il resto e' secondario. Accomodati pure.
Ecco, sarebbe davvero bello se fosse ovunque cosi'.
p.s. poi pero' il sito internet e' soltanto in francese e nederlandese..
No Berlusconi Day, Bruxelles
Si e' concluso qualche ora fa il No Berlusconi Day di Bruxelles e manca la voce, brucia la gola, le mani ancora rosse del freddo e della pioggia, ma non importa, ne e' sicuramente valsa la pena, l'impegno, la voglia di manifestare, di essere presenti, di urlare il dissenso e condividerlo con gli altri. La gente che uscendo dagli uffici per la pausa pranzo ci guardava un po' confusa proprio nei pressi del Parlamento Europeo, chi si affacciava curioso dalle finestre ad ascoltare quel nome ripetuto, urlato, gli operai distratti dai tanti cantieri intenti a far spazio a nuove scrivanie e burocrazia, i taxisti forse nervosi e chi nella solita fretta in macchina ad attendere la fine del nostro passaggio, i passanti di fronte al palazzo Berlaymont di nuovo a sentire quel nome in coro, in ritornelli, sempre accompagnato da un grande no, di continuo contrapposto alla parola onestà, e tutti coloro che quest'oggi han assistito al nostro corteo, magari avran soltanto scosso la testa, magari già sapevano e avran sorriso alla nostra voglia di cambiare, forse avuto più di un dubbio, ma sicuramente avran visto un trecento persone gridare il nome di Berlusconi, gridare al processo, alla legge, alla democrazia civile. Non e' poco. Non e' stato inutile.
Quando siamo partiti da piazza Meeûs un po' confusi, un po' infreddoliti, si e' subito trovata la carica e la voglia, la voce ed il calore di tutti. Arrivando alla rotonda di Schuman, di fronte al Berlaymont, eravamo tutti un unico coro e quel nome ripetuto, urlato, canzonato, caricava ogni gola, ad ogni data, ad ogni processo, ad ogni prescrizione, ad ogni legge ad personam, si alzavan le grida di più di una generazione, quasi volessero arrivare alla patria lontana, quasi volessero giungere ai palazzi di Roma, alle orecchie di chi sicuramente volterà le spalle e risolverà tutto in una battuta dalla simpatia discutibile, consapevole pero' che li' fuori qualcosa sta cambiando.
Ho gridato tra la folla, mi han dato il megafono ed ho addirittura guidato il corteo creando motti e rime, attirando l'attenzione della gente, diffondendo le motivazioni della manifestazione, ma tutta quella foga, tutto quell'entusiasmo, si son come quietati, in silenzioso rispetto, quando negli ultimi momenti prima della chiusura, una signora ha portato dal suo ufficio due foto, due persone, con una pacatezza ed un sorriso unico, due presenze che non dovremmo mai dimenticare, come monito, come esempio, come qualcosa che sicuramente oggi manca e tanto.
Quando siamo partiti da piazza Meeûs un po' confusi, un po' infreddoliti, si e' subito trovata la carica e la voglia, la voce ed il calore di tutti. Arrivando alla rotonda di Schuman, di fronte al Berlaymont, eravamo tutti un unico coro e quel nome ripetuto, urlato, canzonato, caricava ogni gola, ad ogni data, ad ogni processo, ad ogni prescrizione, ad ogni legge ad personam, si alzavan le grida di più di una generazione, quasi volessero arrivare alla patria lontana, quasi volessero giungere ai palazzi di Roma, alle orecchie di chi sicuramente volterà le spalle e risolverà tutto in una battuta dalla simpatia discutibile, consapevole pero' che li' fuori qualcosa sta cambiando.
Ho gridato tra la folla, mi han dato il megafono ed ho addirittura guidato il corteo creando motti e rime, attirando l'attenzione della gente, diffondendo le motivazioni della manifestazione, ma tutta quella foga, tutto quell'entusiasmo, si son come quietati, in silenzioso rispetto, quando negli ultimi momenti prima della chiusura, una signora ha portato dal suo ufficio due foto, due persone, con una pacatezza ed un sorriso unico, due presenze che non dovremmo mai dimenticare, come monito, come esempio, come qualcosa che sicuramente oggi manca e tanto.
Sciacallaggio mediatico
Sarebbe bello se davanti a queste immagini La Repubblica chiedesse scusa, il Corriere chiedesse scusa, addirittura Saviano chiedesse scusa, il Giornale chiedesse scusa, cosi' come tutti coloro che come avvoltoi si son lanciati ad accusare e criticare il popolo napoletano per una indifferenza che in realtà non c'è stata, per una assuefazione a fatti di cronaca cosi' sconcertante che in realtà scompare nella versione integrale del filmato ma che di fatto si ha voluto diffondere, gridare, in tutto il mondo. Non e' soltanto un caso di cattiva informazione, tutto ciò e' stato puro sciacallaggio ("la parola sciacallaggio, si riferisce a chi depreda la proprietà altrui in occasione di catastrofi o altri eventi eccezionali") di dignità, rispetto ed amor proprio per chi vive in realtà sicuramente non facili, per chi probabilmente non e' senza peccato, ma non può essere dipinto alla stregua di animali, non può, non merita.
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