In Italia il M5S è stato il partito più votato, mentre all'estero ha trovato pochissimi consensi al confronto, come mai?
Difficile leggere nella mente di tutti gli italiani all'estero che han votato, ma si possono fare delle buone ipotesi. Se guardiamo i risultati del Brexit, il populismo (Leave) a Londra ha perso. Se guardiamo alle ultime elezioni francesi, il populismo (FN) a Parigi ha perso. Se guardiamo alle ultime elezioni americane, il populismo (Trump) a New York ha perso. Si nota un certo pattern? Laddove ci sia più apertura mentale, laddove ci sia il contatto con un'altra realtà, con maggiore diversità, propagande populiste trovano meno consensi. Slogan del tipo "prima gli italiani", usato moltissimo dalla Lega ma anche dalla Lombardi (M5S) - per esempio - nelle elezioni regionali del Lazio, non sono messaggi vincenti per chi nel quotidiano vive già in un villaggio globale. Se vale per cittadini della stessa nazionalità, ma nel confronto tra capitale e periferia, per chi vive all'estero probabilmente risulta ancora più accentuato.
Cosa vuoi dire, che gli italiani all'estero sono diversi dagli italiani in patria?
Sono probabilmente meno suscettibili al populismo, anche perché se gridi, se parli alla pancia, la pancia degli italiani all'estero è probabilmente meno "vuota": altrove hanno trovato un equilibrio che in patria non avevano, hanno trovato meritocrazia, sono riusciti a fare qualcosa, magari non sempre a realizzare i propri sogni ma qualcosa in più rispetto allo loro situazione in patria, sicuramente. Ecco, hanno forse perso quel rancore, quella rabbia, quella difesa che avevano contro il "sistema", e quindi parlare alla pancia non trova la stessa sintonia. Di nuovo, il populismo non attacca. Se poi vivi ogni giorno in un altro paese, in un'altra cultura, con un'altra lingua, e in ufficio ogni giorno sei confrontato con colleghi di quattro cinque nazionalità diverse, beh sei necessariamente un po' "diverso" dagli italiani in Italia, perché diverso è il contesto. Sei sicuramente più europeista perché l'Europa, quella unita, la vivi e ne vivi i vantaggi. Ancora, sei immune da certi messaggi (populisti).
E come mai lo stesso pattern non si è visto a Roma, la capitale?
Perché Roma non è Parigi né Londra né New York, potremmo dire. E in generale, perché l'Italia non ha ancora quella diversità culturale che altri paesi al mondo stanno vivendo già da anni (né la stessa brain gain, ma soltanto una continua crescente brain drain). Eppure, a Roma e Milano lo stesso pattern, o qualcosa di simile, si vede: a Roma il PD ha comunque preso di più rispetto al resto d'Italia, la Lega di meno. A Milano il populismo non ha insidiato il centro della città, rispetto alla periferia, e in generale il PD è andato molto meglio.
Non staremmo forzando un poco alcuni dati per far passare un certo messaggio?
Difficile dirlo, stiamo sicuramente cercando di leggere qualche relazione tra il voto all'estero e quello in Italia. C'è un dato di fatto, che il PD ha vinto all'estero e il M5S è quasi scomparso. Un altro dato che potremmo considerare è che stando ad alcuni studi il PD sarebbe diventato il partito dell'élite, e potremmo dire che gli italiani all'estero son in un certo senso più élite rispetto a quelli in patria, perché hanno trovato una stabilità, perché hanno un certo curriculum, perché hanno dato una svolta in un certo senso alla loro vita, altrove. Ma anche questo dato è stato abbastanza criticato. Ancora una volta, trovare correlazioni tra dati può essere un rischio, ma è anche vero che i giornali hanno gridato alla sconfitta del PD e la vittoria della Lega, ma è una mezza verità: il PD ne è uscito sconfitto rispetto alle precedenti elezioni (e la sua storia recente) e la Lega ne è uscita vittoriosa rispetto alle precedenti elezioni (e come coalizione), ma sono confronti, sono sconfitte (e vittorie) relative. I dati assoluti ci dicono che il primo e il secondo partito sono il M5S e il PD. Sotto questa luce, il voto all'estero non è una grossa contraddizione.
E Berlusconi?
Non scherziamo. Berlusconi all'estero non credo possa muovere masse, semmai lo abbia fatto. Se ad ogni uscita chiami Obama abbronzato, La Merkel culona inchiavabile, Schulz soldato nazista, beh non stai sfoggiando una grande italianità all'estero in cui identificarsi. Senza contare gli scandali, le polemiche, le vergogne degli anni passati e l'associazione oramai indelebile del personaggio nella stampa estera: un pagliaccio pericoloso. Insomma, non mi aspetterei mai un Berlusconi vincente nel 2018, né in Italia né tantomeno all'estero.
Va bene, Berlusconi No, populismo No, il PD come alternativa. Ma allora come mai in Irlanda gli italiani hanno dato quasi un 40% al M5S?
Ecco. Conferma che finora abbiamo cercato di analizzare dati ed umori, ma che non abbiamo la sfera di cristallo. Conferma anche che la Guinness a Dublino è veramente buona.
Bruxelles singhiozzando
E intanto continua ad evolvere a singhiozzi il tuo panorama urbano, Bruxelles, dopo quasi due anni di militari non sempre sorridenti in giro, con le loro armi da guerra tenute per scoraggiare un nemico spesso più che invisibile, a ricordarci una paura sottile a cui tristemente s'era fatta l'abitudine, lentamente, ogni giorno, dalla mattina tra gli sguardi assonnati delle metro fino alla ronda nella piazza serale affollata. Rimangono affollate le tue terrazze nonostante il freddo, la pioggia, tra i mille cantieri sempre aperti che deformano, trasformano, ritardano, mentre un sorso di birra innalza l'umore e troppi, ma troppi, poi singhiozzando l'abbassanno. Han deciso così d'abbassare il livello d'allerta e all'improvviso c'è chi li rivuole indietro, i militari giovanissimi a seminare i loro sguardi scrutatori, come se per assurdo adesso non se ne potesse far a meno, integrati in fretta nel paesaggio metropolitano già complesso e adottati con il tempo dai paurosi del nuovo attacco imminente. Non ci mancheranno. Ci mancherà il sole in quest'inverno tra i più grigi di sempre, mentre nuove creature urbane s'intravedono a ritmo di pedalate su e giù per le tue strade bagnate, son i ragazzi di Deliveroo, che tra uno sciopero e una consegna son oramai parte anche loro dei colori giornalieri brussellesi. Di Bruxelles ci raccontano nuove statistiche colorate, una città che non è una città, è in effetti una bellissima insalata, se in appena un milione di abitanti si mescolano 180 nazionalità diverse, dicono, sulle 197 che le Nazioni Unite riconoscono, e non son poche. Un grande villaggio globale. E se qualcuno si potrebbe spaventare per l'enorme numero di Mohamed, il nome più comune a Bruxelles tra i nuovi nati del 2017, ma era già così nel lontano 2009, ecco che il nome più comune per le neonate è Maria, seguito da Marie: la bilancia inattesa tra presunta dominazione araba e contrappeso simbolico occidentale, forse perché la seconda comunità di stranieri più grande qui è diventata quella rumena, o forse perché un nome è il manifesto, il simbolo delle origini per alcuni, e un suono, una diversità per altri. Anche noi, nel nostro piccolo, abbiam contribuito a questa diversità, da due mesi appena ne abbiamo aggiunto un altro in famiglia, un altro ingrediente mediterraneo in quest'insalata di accenti, feste, sfide ed emozioni.
Patologie di democrazie
Quando ti autoproclami voce del popolo e detentore del giusto, il corretto, il meglio, stai cadendo in quella patologia. Quando tutti gli altri sono malvagi, corrotti, collusi, il male, non sanno, non possono, non fanno il bene del popolo, ma tu sì, stai scivolando in quella patologia. Quando urli per farti sentire e giochi con le emozioni altrui, ti attacchi agli istinti, la rabbia, gli sfoghi, senza mai costruire con ragione e logica, stai diffondendo quella patologia. E siccome tu sei il detentore della verità del popolo, tu solo sai proteggere il popolo puro e immacolato, contro gli altri, l'élite insanguinata di potere, non ci può essere opposizione, non ci può essere dialogo, perché gli altri sono peggiori per ipotesi iniziale, perché sono, appunto, gli altri, e quindi impuri.
Quando la demagogia diventa la spina dorsale di discorsi e slogan e non puoi dire la verità se impopolare, non puoi prendere decisioni su temi importanti perché rischieresti di uscire da quel piccolissimo cerchio di purezza semplificata, quell'equilibrio sottile che devi portare avanti tra incoerenze e smentite, perché il popolo rimanga contento, perché il consenso continui a crescere, stai espandendo quella patologia. E siccome sei il detentore della verità del popolo, una volta al potere non potrai che far bene, e chiunque provi a dire il contrario o a far opposizione sarà quindi contro il popolo, non vorrà il bene del popolo. Che sia opposizione politica, stampa locale, stampa estera o addirittura magistratura, loro non sanno, non possono, non vogliono, loro non sono il popolo.
Il populismo, questa crescente patologia della democrazia, è tutto questo, da prima che esistesse la Lega, da prima che esistesse il MoVimento. Lo è per definizione, basta aprire un dizionario, un libro di storia, un motore di ricerca. Se tutti i suoi tratti si ritrovano nella strategia, nella comunicazione, nelle fondamenta di certi partiti, è perché son partiti populisti. Semplicemente. Di buono hanno solo il saper incanalare certi umori della società e renderli visibili a tutti. La presunta élite dovrebbe quindi prenderne atto e reagire, in qualche modo. Il resto, del populismo, è tutto fuorché buono, è l'anticamera del regime autoritario, è la via più breve alla dittatura, che certo non si ripeterà nelle nostre democrazie moderne, ma non dovrebbe essere questa la consolazione. Nobilitare in qualche modo il populismo vuol dire quindi accettare un regresso nel dibattito, nei modi, nei contenuti, vuol dire continuare a polarizzare la scena politica e sociale, tra puri e impuri, emozioni e logica, popolo e casta. Ignorarlo o semplicemente disprezzarlo non funziona, è sbagliato, soprattutto per la presunta élite, perché populista non è solo un aggettivo, una risposta, la chiusura ad un dibattito; è una minaccia, un avvertimento, e va letto, analizzato, per capire certi umori, per arginarlo, per tornare al progresso. Ecco, cara élite impura e malvagia, nazionale ed europea, fallo questo sforzo, quest'autocritica, quest'analisi di umori e polarizzazione. Reagisci. E salvaci.
Quando la demagogia diventa la spina dorsale di discorsi e slogan e non puoi dire la verità se impopolare, non puoi prendere decisioni su temi importanti perché rischieresti di uscire da quel piccolissimo cerchio di purezza semplificata, quell'equilibrio sottile che devi portare avanti tra incoerenze e smentite, perché il popolo rimanga contento, perché il consenso continui a crescere, stai espandendo quella patologia. E siccome sei il detentore della verità del popolo, una volta al potere non potrai che far bene, e chiunque provi a dire il contrario o a far opposizione sarà quindi contro il popolo, non vorrà il bene del popolo. Che sia opposizione politica, stampa locale, stampa estera o addirittura magistratura, loro non sanno, non possono, non vogliono, loro non sono il popolo.
Il populismo, questa crescente patologia della democrazia, è tutto questo, da prima che esistesse la Lega, da prima che esistesse il MoVimento. Lo è per definizione, basta aprire un dizionario, un libro di storia, un motore di ricerca. Se tutti i suoi tratti si ritrovano nella strategia, nella comunicazione, nelle fondamenta di certi partiti, è perché son partiti populisti. Semplicemente. Di buono hanno solo il saper incanalare certi umori della società e renderli visibili a tutti. La presunta élite dovrebbe quindi prenderne atto e reagire, in qualche modo. Il resto, del populismo, è tutto fuorché buono, è l'anticamera del regime autoritario, è la via più breve alla dittatura, che certo non si ripeterà nelle nostre democrazie moderne, ma non dovrebbe essere questa la consolazione. Nobilitare in qualche modo il populismo vuol dire quindi accettare un regresso nel dibattito, nei modi, nei contenuti, vuol dire continuare a polarizzare la scena politica e sociale, tra puri e impuri, emozioni e logica, popolo e casta. Ignorarlo o semplicemente disprezzarlo non funziona, è sbagliato, soprattutto per la presunta élite, perché populista non è solo un aggettivo, una risposta, la chiusura ad un dibattito; è una minaccia, un avvertimento, e va letto, analizzato, per capire certi umori, per arginarlo, per tornare al progresso. Ecco, cara élite impura e malvagia, nazionale ed europea, fallo questo sforzo, quest'autocritica, quest'analisi di umori e polarizzazione. Reagisci. E salvaci.
Voglio vestirmi da ballerina
E poi tuo figlio di poco più di tre anni ti dice che per carnevale vuole vestirsi da ballerina, ballerino, gli dici tu, correggendo un accordo che magari ancora non domina, lui alle prese con spagnolo, italiano e francese dalla nascita e non sempre, non ancora, in grado di dominare alfabeti e accenti in digestione cerebrale, ballerina ripete lui, quella di Frozen, blue. E tu pensavi di essere di mente aperte, si direbbe, e invece rispondi ma come spiderman, un pompiere, qualsiasi cosa ma, no no no, la ballerina di Frozen, blue, no. E passano i giorni e la richiesta si fa insistente. E alla fine su Amazon sono due click e arriva a casa il vestito da ballerina di Frozen, blue.
Quando vedi tuo figlio con indosso quel vestito c'è qualcosa dentro che ti dice non va, è strano. Poi vedi il suo sorriso, la felicità nel far salti con quel vestito, l'allegria che riesce a diffondere con risate continue e spontanee, bellissime, e tutto il resto passa in secondo piano.
E arriva il giorno in cui a scuola i bambini devono andare travestiti per carnevale. E allora dici spiderman, un pompiere, qualsiasi cosa. Perché i bambini più grandi potrebbero non capire, potrebbero scherzarci, offendere, fare i bulli, pensi. Perché va bene a casa ma fuori non sai. Perché anche se un giorno sarà quello il suo essere naturale, e lo accetteresti per quello che è, natura, oggi non lo sai ed è come se siccome per il momento non lo sai, preferisci continuare a non saperlo, in qualche modo. Perché, infatti, continui ad applicare i tuoi schemi ottusi, che per quanto consideri aperti e flessibili, si trascinano dietro ragionamenti ancora da correggere, son schemi d'adulti e schemi antiquati, son schemi tuoi e non quelli di un bambino di tre anni, che vede solo colori, brillanti, e un bel vestito, la felicità d'indossarlo. E allora che vinca la felicità, dici. E va a scuola vestito da ballerina di Frozen, blue, in mezzo a pirati, supereroi, mostri. Ed è felicissimo, con un sorriso interminabile, felice di andarci così, di mostrarlo, soddisfatto, di esserci riuscito. E altri bambini vogliono lo stesso vestito, tu leggi un po' d'imbarazzo nel sorriso smorzato dei loro genitori, tu pure hai come un certo imbarazzo in tutto questo, perché quei maledetti schemi filtrano in qualche modo la realtà per una normalità, supposta, che si rompe all'improvviso. Eppure i bambini, loro, nello loro ingenuità, nella loro spensieratezza, sono bellissimi e vogliono solo divertirsi, indossando qualsiasi cosa, anche un vestito da ballerina blue, di Frozen, per un maschietto.
Ti vengono in mente le parole di Randy Pausch, "Anybody out there who is a parent, if your kids want to paint their bedrooms, as a favor to me, let them do it. It'll be OK.". Ecco, ti viene voglia di dire lo stesso: A tutti i genitori in ascolto: se tuo figlio vuole vestirsi da ballerina per carnevale, lascia che lo faccia, fammi questo piacere. Andrà tutto bene.
Quando vedi tuo figlio con indosso quel vestito c'è qualcosa dentro che ti dice non va, è strano. Poi vedi il suo sorriso, la felicità nel far salti con quel vestito, l'allegria che riesce a diffondere con risate continue e spontanee, bellissime, e tutto il resto passa in secondo piano.
E arriva il giorno in cui a scuola i bambini devono andare travestiti per carnevale. E allora dici spiderman, un pompiere, qualsiasi cosa. Perché i bambini più grandi potrebbero non capire, potrebbero scherzarci, offendere, fare i bulli, pensi. Perché va bene a casa ma fuori non sai. Perché anche se un giorno sarà quello il suo essere naturale, e lo accetteresti per quello che è, natura, oggi non lo sai ed è come se siccome per il momento non lo sai, preferisci continuare a non saperlo, in qualche modo. Perché, infatti, continui ad applicare i tuoi schemi ottusi, che per quanto consideri aperti e flessibili, si trascinano dietro ragionamenti ancora da correggere, son schemi d'adulti e schemi antiquati, son schemi tuoi e non quelli di un bambino di tre anni, che vede solo colori, brillanti, e un bel vestito, la felicità d'indossarlo. E allora che vinca la felicità, dici. E va a scuola vestito da ballerina di Frozen, blue, in mezzo a pirati, supereroi, mostri. Ed è felicissimo, con un sorriso interminabile, felice di andarci così, di mostrarlo, soddisfatto, di esserci riuscito. E altri bambini vogliono lo stesso vestito, tu leggi un po' d'imbarazzo nel sorriso smorzato dei loro genitori, tu pure hai come un certo imbarazzo in tutto questo, perché quei maledetti schemi filtrano in qualche modo la realtà per una normalità, supposta, che si rompe all'improvviso. Eppure i bambini, loro, nello loro ingenuità, nella loro spensieratezza, sono bellissimi e vogliono solo divertirsi, indossando qualsiasi cosa, anche un vestito da ballerina blue, di Frozen, per un maschietto.
Ti vengono in mente le parole di Randy Pausch, "Anybody out there who is a parent, if your kids want to paint their bedrooms, as a favor to me, let them do it. It'll be OK.". Ecco, ti viene voglia di dire lo stesso: A tutti i genitori in ascolto: se tuo figlio vuole vestirsi da ballerina per carnevale, lascia che lo faccia, fammi questo piacere. Andrà tutto bene.
5 Stelle e l'Italia che peggiora
Doveva essere il movimento del cambiamento, di una politica nuova, moderna, migliore. E invece ha peggiorato tutto. Il Movimento cinque stelle e i suoi leader hanno sdoganato fino all'inverosimile negli anni l'insulto al rivale politico, alla stampa, la disinformazione, l'autodichiararsi onesti e puliti, migliori, il complottismo becero, la pancia la pancia la pancia senza costruire nulla. Nulla. Se vent'anni di Berlusconismo avevano già alzato la barra della tolleranza a livelli abbastanza allarmanti, con il Movimento la situazione non è certo migliorata. Anzi. Il movimento del cambiamento ha contribuito direttamente al peggioramento della qualità del dibattito politico e quindi del paese, senza fornire mai un'opposizione sana e ragionevole, non arrivando a rappresentare un'alternativa sensata e promettente.
Il movimento del nuovo ha da sempre mostrato un'incoerenza viscerale proprio perché amalgama senza filtro, perché la pancia vuole tutto e niente, va dai fascisti alle scie chimiche, si nutre di populismo e umori mattutini. Su temi importantissimi per la stabilità di un governo non c'è coerenza. In Europa è prima andato a braccetto con l'UKIP (il partito di Farage, del Brexit, del contro tutti) e poi ha provato un'alleanza con Alde (tra i partiti più pro-europei al Parlamento Europeo). La coerenza. Sull'Euro ogni settimana può cambiare rotta. Nel blog di Grillo hanno ospitato per mesi Bagnai, il mancato premio nobel all'economia da bar e la sua lotta contro l'Euro. Bagnai alla fine si candida con Salvini, lo sciacallo di cronaca nera che fa del populismo il suo pasto quotidiano. L'incoerenza, emblemma del politico italiano, è diventata la qualità migliore del movimento del non cambiamento.
In nessun paese occidentale degno di essere un riferimento il (presunto) capo di un partito invita all'hate speech come ha fatto Grillo per anni. Il caso della Boldrini e di cosa faresti in macchina con lei è di uno squallore disarmante. I giornalisti che andrebbero mangiati per il solo gusto di vomitarli è da paesi del terzo mondo. Ed incoerente per chi prima urlava sulle classifiche annuali di libertà di stampa e la posizione bassa dell'Italia. Il movimento moderno parla come i ciarlatani della preistoria. Che tutto sia nato con un Vaffa day poteva pure andar bene, ma che poi sia diventato uno sdoganamento quotidiano non ha scusanti, nell'alimentare orde di sghignazzi, insulti e commenti sgrammaticati dei grillini anonimi e i leoni da tastiera sociale.
La mancanza di trasparenza perenne tra un'azienda privata e un partito non li aiuta poi nell'autoproclamazione del meglio. Quelli che dovevano essere i guru del web lasciano basiti fin dall'inizio, fin dal nome del partito, con una cifra, il cinque, che se cerchi "movimento cinque stelle" e "movimento 5 stelle" trovi risultati e ranking differenti, insomma geni del SEO. Quelli che chiamano sistema operativo una piattaforma web. Quelli che non riescono a fornire prestazioni decenti alle migliaia di utenti ma che inneggiano alla democrazia diretta e al tutto online. Quelli che cadono su errori di sicurezza informatica da dilettanti. Quelli che come azienda privata incassano quote dai parlamentari del movimento, controllano voti segreti e preferenze, incassano dalle pubblicità sui vari blog e insomma si arricchiscono sulla pancia del popolo. Quelli che si passano la leadership del partito di padre in figlio, da Roberto a Davide. La democrazia diretta in salsa di monarchia. Il movimento del cambiamento ha condiviso con tutti il dilettantismo informatico, il guru-ismo da cv spicciolo. Ha riaffermato l'oligarchia e le trame di palazzo, quello di un'azienda privata.
E poi si contano gli indagati, gli impresentabili, le truffe, come in ogni altro partito italiano. Ma se ti autoproclami onesto e pulito, poi non puoi passarla liscia con le mani sporche quanto gli altri. Se vendi fuffa di candidati eccellenti strappati alla Merkel, che poi risultano essere staggisti alle prime armi, non sei il cambiamento per il meglio. Se proclami avere tra i tuoi candidati un cervello in fuga d'eccellenza, ma che poi lavorava all'università di Pretoria, sotto le prime 500 del mondo nel ranking delle università, con almeno una quindicina d'università italiane con posizioni molto più prestigiose, beh stai vendendo fumo. E potremmo continuare per ore tra esempi e casi vari.
Non sei il partito del cambiamento. Non sei il cambiamento. O lo sei, ma per il peggio. Non sei migliore degli altri e non sei nemmeno il meno peggio, in mezzo agli altri. Perché l'incoerenza, il dilettantismo e il megafono della pancia sono un pericolo. E intanto il paese peggiora.
Il movimento del nuovo ha da sempre mostrato un'incoerenza viscerale proprio perché amalgama senza filtro, perché la pancia vuole tutto e niente, va dai fascisti alle scie chimiche, si nutre di populismo e umori mattutini. Su temi importantissimi per la stabilità di un governo non c'è coerenza. In Europa è prima andato a braccetto con l'UKIP (il partito di Farage, del Brexit, del contro tutti) e poi ha provato un'alleanza con Alde (tra i partiti più pro-europei al Parlamento Europeo). La coerenza. Sull'Euro ogni settimana può cambiare rotta. Nel blog di Grillo hanno ospitato per mesi Bagnai, il mancato premio nobel all'economia da bar e la sua lotta contro l'Euro. Bagnai alla fine si candida con Salvini, lo sciacallo di cronaca nera che fa del populismo il suo pasto quotidiano. L'incoerenza, emblemma del politico italiano, è diventata la qualità migliore del movimento del non cambiamento.
In nessun paese occidentale degno di essere un riferimento il (presunto) capo di un partito invita all'hate speech come ha fatto Grillo per anni. Il caso della Boldrini e di cosa faresti in macchina con lei è di uno squallore disarmante. I giornalisti che andrebbero mangiati per il solo gusto di vomitarli è da paesi del terzo mondo. Ed incoerente per chi prima urlava sulle classifiche annuali di libertà di stampa e la posizione bassa dell'Italia. Il movimento moderno parla come i ciarlatani della preistoria. Che tutto sia nato con un Vaffa day poteva pure andar bene, ma che poi sia diventato uno sdoganamento quotidiano non ha scusanti, nell'alimentare orde di sghignazzi, insulti e commenti sgrammaticati dei grillini anonimi e i leoni da tastiera sociale.
La mancanza di trasparenza perenne tra un'azienda privata e un partito non li aiuta poi nell'autoproclamazione del meglio. Quelli che dovevano essere i guru del web lasciano basiti fin dall'inizio, fin dal nome del partito, con una cifra, il cinque, che se cerchi "movimento cinque stelle" e "movimento 5 stelle" trovi risultati e ranking differenti, insomma geni del SEO. Quelli che chiamano sistema operativo una piattaforma web. Quelli che non riescono a fornire prestazioni decenti alle migliaia di utenti ma che inneggiano alla democrazia diretta e al tutto online. Quelli che cadono su errori di sicurezza informatica da dilettanti. Quelli che come azienda privata incassano quote dai parlamentari del movimento, controllano voti segreti e preferenze, incassano dalle pubblicità sui vari blog e insomma si arricchiscono sulla pancia del popolo. Quelli che si passano la leadership del partito di padre in figlio, da Roberto a Davide. La democrazia diretta in salsa di monarchia. Il movimento del cambiamento ha condiviso con tutti il dilettantismo informatico, il guru-ismo da cv spicciolo. Ha riaffermato l'oligarchia e le trame di palazzo, quello di un'azienda privata.
E poi si contano gli indagati, gli impresentabili, le truffe, come in ogni altro partito italiano. Ma se ti autoproclami onesto e pulito, poi non puoi passarla liscia con le mani sporche quanto gli altri. Se vendi fuffa di candidati eccellenti strappati alla Merkel, che poi risultano essere staggisti alle prime armi, non sei il cambiamento per il meglio. Se proclami avere tra i tuoi candidati un cervello in fuga d'eccellenza, ma che poi lavorava all'università di Pretoria, sotto le prime 500 del mondo nel ranking delle università, con almeno una quindicina d'università italiane con posizioni molto più prestigiose, beh stai vendendo fumo. E potremmo continuare per ore tra esempi e casi vari.
Non sei il partito del cambiamento. Non sei il cambiamento. O lo sei, ma per il peggio. Non sei migliore degli altri e non sei nemmeno il meno peggio, in mezzo agli altri. Perché l'incoerenza, il dilettantismo e il megafono della pancia sono un pericolo. E intanto il paese peggiora.
Iscriviti a:
Post (Atom)
