Mentre ci son tante cose da terminare e altre da incominciare e altre ancora che sono già lì, in attesa d'essere scoperte e farsi interrogare, l'ufficio risente un po' del periodo estivo anche se lei, l'estate, è altrove e non a nord, ma è venuta qui, prima, quando tu pensavi fosse primavera, e dimenticarla non aiuta, alimenta soltanto qualche lamento quotidiano e incentiva la voglia di vacanze, che loro, le vacanze servono anche per respirare l'estate altrove. E sei alla tua scrivania con la valigia già a lato, pronta ad esplodere al primo tocco e farti tremare, poi, quando salirà disinvolta sulla bilancia, all'aeroporto, e lei, la valigia, d'improvviso deciderà di pesare quei 200 grammi di troppo.
Quando il collega belga si avvicina per domandarti qualcosa, vede la valigia e allora Ah, allora parti! Dove vai? A casa?
tu: Sì, stasera dopo lavoro parto per l'Italia, vado al mio paese...
lui: E dov'è, fammi vedere su Google maps!
tu: Da qualche parte nel sud d'Italia, aspetta... - apri Google maps - ecco, è qui...
lui: Ah, sulla costa! Così vicino al mare! E nel sud!
tu: Eh... sì, sì...
lui: Dai, fammi vedere delle immagini, vai su Google images!
tu: Ma... va bene, aspetta - apri Google images - ecco, guarda...
lui: Ma... ma... cioè tu a casa hai la spiaggia, il sole, il mare, ma che ci fai qui in Belgio? Perché sei venuto qui a Bruxelles?
Un classico, sia Dublino che a Bruxelles. E tu sei lì, che vorresti quasi spiegargli l'equazione del sole e del lavoro, del sud e delle abitudini, che sì ti piace il sud, ma c'è tanto altro da scoprire, altrove, diversità da vedere e magari in parte assorbire, e vorresti dirgli tante cose, troppe, che alla fine non dici nulla, risolvi tutto in un eh che vuole dire tutto, per te, e niente per lui. E buone vacanze.
Ma non puoi smettere di giocare
Nonno! - Esclamò il nipotino di 10 anni - ma un giorno andrò anch'io altrove come lo zio?
Certo tesoro - rispose il nonno - certo che potrai... o magari dovrai - gli scappò con voce più sommessa - chissà...
Cosa vuoi dire nonno?
Che magari vorrai per vedere posti diversi o forse dovrai in cerca di un futuro migliore, ma c'è tempo per questo, - le orbite degli occhi cercarono distrazione - c'è tempo...
E nonno, potrò andare in altri paesi e giocare con i bambini di quei paesi?
Eh, questo dipende tesoro mio - socchiuse le labbra secche e prese fiato - che i bambini degli altri paesi magari ti guarderanno in modo strano perché verrai da un altro paese...
Ma nonno! Per me non sarà un problema, avrò comunque voglia di giocare, gli altri non vorranno?
Dipende piccolo mio, dipende. Magari giocherai con quelli come te, che verranno da qui, e giocherete felici tutti insieme.
Ma nonno, - gli occhioni curiosi gli si riempirono di luce - io gioco già con i bambini di qui... se vado in un altro paese vorrò giocare con i bambini di lì! Sono cattivi i bambini degli altri paesi?
No, non sono cattivi, o non meno di te... Magari ci giocherai, magari no, dipenderà dalla tua integrazione...
E cosa è la integrazione nonno?
I bambini di altri paesi conosceranno altri giochi, mangeranno altra merenda e avranno già un sacco di amici con le loro abitudini - per un attimo guardò fuori, dalla finestra - per questo sarà più facile per te giocare con gli altri bambini come te.
Ma nonno, a me piace imparare giochi nuovi e mangiare altre merende!
Ma dovrai imparare anche un'altra lingua, eppoi chi ti dice che gli altri bambini vorranno? Avranno un'altra cultura, diversa, e non sarà facile per te come non è facile per lo zio adesso...
Allora è colpa della cultura, nonno? Anche io ho una cultura?
Tutti ne abbiamo una e nessuno la vuole perdere - abbassò lo sguardo, come a cercarsi parole tra le dita - Ma oggi dicono che il multiculturalismo abbia fallito...
Multicu-che? Che cosa è il multicutulismo nonno?
Il multiculturalismo è vivere tutti, ognuno con la propria cultura, nello stesso posto, cercando di mescolarsi e mantenere un certo equilibrio, senza perdere le proprie radici e rispettando quelle degli altri...
Nonno, non ho capito!
Non è facile, piccolo mio, è non devi capirlo adesso. Adesso va, va a giocare con gli altri nel cortile!
Ma nonno! Se continuo a giocare con loro, poi sarà più difficile per me giocare con i bambini degli altri paesi!
Ma non puoi smettere di giocare, angelo mio, non puoi smettere di giocare il tuo gioco, ora. Adesso va, va e non ti preoccupare!
Nonno! - Esclamò il piccolo Mohamed sulla soglia di casa - non vedo l'ora di giocare con i bambini degli altri paesi! - E corse fuori, veloce, mentre il nonno sospirò amaro, quasi invidiando quella ingenuità e certe semplificazioni, domandandosi semmai riusciranno un giorno a giocare, tutti insieme, quelli lì fuori e quelli lì altrove, con quel sorriso.
Certo tesoro - rispose il nonno - certo che potrai... o magari dovrai - gli scappò con voce più sommessa - chissà...
Cosa vuoi dire nonno?
Che magari vorrai per vedere posti diversi o forse dovrai in cerca di un futuro migliore, ma c'è tempo per questo, - le orbite degli occhi cercarono distrazione - c'è tempo...
E nonno, potrò andare in altri paesi e giocare con i bambini di quei paesi?
Eh, questo dipende tesoro mio - socchiuse le labbra secche e prese fiato - che i bambini degli altri paesi magari ti guarderanno in modo strano perché verrai da un altro paese...
Ma nonno! Per me non sarà un problema, avrò comunque voglia di giocare, gli altri non vorranno?
Dipende piccolo mio, dipende. Magari giocherai con quelli come te, che verranno da qui, e giocherete felici tutti insieme.
Ma nonno, - gli occhioni curiosi gli si riempirono di luce - io gioco già con i bambini di qui... se vado in un altro paese vorrò giocare con i bambini di lì! Sono cattivi i bambini degli altri paesi?
No, non sono cattivi, o non meno di te... Magari ci giocherai, magari no, dipenderà dalla tua integrazione...
E cosa è la integrazione nonno?
I bambini di altri paesi conosceranno altri giochi, mangeranno altra merenda e avranno già un sacco di amici con le loro abitudini - per un attimo guardò fuori, dalla finestra - per questo sarà più facile per te giocare con gli altri bambini come te.
Ma nonno, a me piace imparare giochi nuovi e mangiare altre merende!
Ma dovrai imparare anche un'altra lingua, eppoi chi ti dice che gli altri bambini vorranno? Avranno un'altra cultura, diversa, e non sarà facile per te come non è facile per lo zio adesso...
Allora è colpa della cultura, nonno? Anche io ho una cultura?
Tutti ne abbiamo una e nessuno la vuole perdere - abbassò lo sguardo, come a cercarsi parole tra le dita - Ma oggi dicono che il multiculturalismo abbia fallito...
Multicu-che? Che cosa è il multicutulismo nonno?
Il multiculturalismo è vivere tutti, ognuno con la propria cultura, nello stesso posto, cercando di mescolarsi e mantenere un certo equilibrio, senza perdere le proprie radici e rispettando quelle degli altri...
Nonno, non ho capito!
Non è facile, piccolo mio, è non devi capirlo adesso. Adesso va, va a giocare con gli altri nel cortile!
Ma nonno! Se continuo a giocare con loro, poi sarà più difficile per me giocare con i bambini degli altri paesi!
Ma non puoi smettere di giocare, angelo mio, non puoi smettere di giocare il tuo gioco, ora. Adesso va, va e non ti preoccupare!
Nonno! - Esclamò il piccolo Mohamed sulla soglia di casa - non vedo l'ora di giocare con i bambini degli altri paesi! - E corse fuori, veloce, mentre il nonno sospirò amaro, quasi invidiando quella ingenuità e certe semplificazioni, domandandosi semmai riusciranno un giorno a giocare, tutti insieme, quelli lì fuori e quelli lì altrove, con quel sorriso.
Maratona della Birra di Bruxelles, 2011
E anche quest'anno una massa frenetica di maglie gialle e sorrisi si è sparsa per il centro della città in cerca delle 10 birre da degustare, dei 6 simboli della maratona da fotografare, delle risposte al quiz da completare, durante la oramai famosa (ma non troppo) maratona della birra di Bruxelles. E come l'anno scorso, bisognava far in fretta per terminare il percorso e raggiungere la discoteca finale, che allo scoccare dell'una e mezza si chiudeva il traguardo e cominciava la festa.
Quest'anno però, un po' l'esperienza un po' la saggezza (ma neanche troppa), mi han fatto preparare meglio ed arrivare al traguardo, visto che durante la scorsa edizione mi arresi all'ottava birra, privo di sensi e decenza. Il segreto è anche non berle fino in fondo (e adesso lo so), o almeno non tutte, se non si vuole terminare a quattro zampe e vedersi rifiutare il taxi del ritorno a casa per paura di getti improvvisi, che le birre belghe son decisamente forti e dieci in poche ore son state una bella sfida per i 549 maratoneti di quest'anno.
Ma il bello della maratona è che non è una corsa di ubriaconi a bere a più non posso, ma anche e soprattutto un gioco, un'occasione di incontri e scoperte, facce nuove di ragazzi e di Bruxelles. Questa volta ho conosciuto anche gli organizzatori (che conoscevano il blog, addirittura) ed una coppia italiana che era lì proprio grazie al blog, che lo avevan letto su queste pagine virtuali e avevano deciso di partecipare, e io mi son quasi commosso, a sentire certe cose, che quasi gli volevo offrire una birra, ma non era il caso, lì, in quel momento, sarà per un'altra volta.
Puntare a vincere la maratona è vivamente sconsigliato, non perché ve lo chiede il vostro fegato cantando lacrime napoletane magari con l'accento sbagliato, ma perché si finirebbe per non divertirsi, scappando da un punto all'altro senza potersi fermare per una chiacchiera, un brindisi, una risata con amici ma soprattutto con altri maratoneti che non aspettano altro che condividere con gente nuova quest'esperienza appassionante.
Purtroppo, come ogni anno, bisogna far in fretta per le iscrizioni, che esauriscono in poche ore e precludono una serata da non perdere. Per il prossimo anno allora restate sintonizzati, che non mancherò di ricordarvelo;)
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| Alcune delle persone vittime della maratona, ogni foto +5 punti! |
Ma il bello della maratona è che non è una corsa di ubriaconi a bere a più non posso, ma anche e soprattutto un gioco, un'occasione di incontri e scoperte, facce nuove di ragazzi e di Bruxelles. Questa volta ho conosciuto anche gli organizzatori (che conoscevano il blog, addirittura) ed una coppia italiana che era lì proprio grazie al blog, che lo avevan letto su queste pagine virtuali e avevano deciso di partecipare, e io mi son quasi commosso, a sentire certe cose, che quasi gli volevo offrire una birra, ma non era il caso, lì, in quel momento, sarà per un'altra volta.
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| Lo so, lo so, sono 9, l'anno scorso erano 8, ho dimenticato di fotografare l'ultima, un po' allegro un po' frettoloso, e così sarò costretto a partecipare anche l'anno prossimo. |
Purtroppo, come ogni anno, bisogna far in fretta per le iscrizioni, che esauriscono in poche ore e precludono una serata da non perdere. Per il prossimo anno allora restate sintonizzati, che non mancherò di ricordarvelo;)
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| Tutti i concorrenti prima della partenza. Da qualche parte, nella foto, c'è anche andima. |
Sono una persona orribile
E adesso come dopo la morte di Michael Jackson, ci sorbiremo un mese e più di canzoni di Amy Winehouse, ovunque, in qualsiasi luogo, in ogni macchina, in tutte le case, sotto ogni ombrellone, sotto la doccia, sul cellulare.
Mi domando a questo punto cosa succederà quando morirà Rocco Siffredi...
p.s. il titolo del post riprende volutamente una nota serie del blog di Alessadro Bonino.
Mi domando a questo punto cosa succederà quando morirà Rocco Siffredi...
p.s. il titolo del post riprende volutamente una nota serie del blog di Alessadro Bonino.
La cravatta e il panino di subway
Mentre l'altro ieri nella metro osservavi le lancette che quasi s'affrettavano per rubarti tempo e trasmettere stress, una ragazza ti scrutava con sguardo analitico ed una smorfia tra disgusto e dissenso, l'hai vista bene, quella smorfia, che non ha lasciato dubbi nel tuo immaginario, che prima ti ha fissato la cravatta - che lo sai stonava decisamente con il colore della camicia, ma la mattina è sempre una fretta che non lascia scampi alle perplessità - e poi ha fissato quello che portavi alla mano, un panino di subway, ancora caldo, preso di corsa tra l'ufficio e la metro, e allora magari avrà calcolato i due addenti e la conclusione sarà stata qualcosa tipo: povero impiegato, ufficio e casa, e guarda che cena, un panino di subway, che pena, cibi commerciali, sintetici, di plastica, che vita avrà mai, dalla scrivania indaffarato ad una cena solitaria direi, quasi malato, con un panino di subway. Solo che lei non l'avrà pensato in rima, forse.
Però mai sommare una cravatta ed un panino di subway. Perché la vita degli altri ha dettagli e scorciatoie quasi impossibili da decifrare e loro, le scorciatoie, hanno codici segreti e maniglie ben nascoste, e allora un giudizio affrettato genera spesso teorie anni luci lontane da quello che poi può essere la realtà e lei, la realtà, sa ingannare anche chi la possiede, facilmente. Mai giudicare una cravatta più un panino di subway. Perché della vita degli altri non possiamo sapere tutto né pretendere di scoprirla in due dettagli sebbene evidenti o dalla somma di due sguardi addirittura in movimento, nelle oscillazioni del vagone della metro, che lui, il resto, è tanto grande quanto complesso, anche per chi ci vive dentro. Eppoi eran belle le parole di Freccia, pensi, quando al microfono diceva credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri, anche senza cravatta e senza panino di subway alla mano.
Avresti quasi voluto dirglielo, che la cravatta non è giornaliera ma a certi meeting è una maschera quasi obbligata per manifestare serietà e celare lacune, e che il panino non era la cena, ma una base necessaria a quello stomaco che presto si sarebbe ritrovato nella maratona della birra di Bruxelles, e che non ci sarebbe stata nessuna tavola triste e solitaria ma corse e sorrisi, brindisi e incontri, e che lei, la birra belga, può far male a stomaco vuoto, lo sai bene tu che lo scorso anno eri a terra inerte dopo l'ottava e non hai visto il traguardo.
Quando alla fermata le porte si son aperte di scatto per vomitare l'ennesimo carico di corpi e pensieri, avresti quasi voluto dirglielo ma saresti caduto nel giudizio di pensieri altrui, a giudicare chi supponevi stesse giudicando, che magari era tutta una fantasia, la tua, di quelle che rigurgiti nei tragitti quotidiani, nella metro degli stimoli imprevisti, eppoi non c'era tempo, c'era una maratona da affrontare e dei sorrisi da rincorrere e la cravatta da lasciare a casa e, già, il panino di subway da mangiare, innocente lui, che più che in pasti ai giudizi stava per finire in un mare di birra.
Però mai sommare una cravatta ed un panino di subway. Perché la vita degli altri ha dettagli e scorciatoie quasi impossibili da decifrare e loro, le scorciatoie, hanno codici segreti e maniglie ben nascoste, e allora un giudizio affrettato genera spesso teorie anni luci lontane da quello che poi può essere la realtà e lei, la realtà, sa ingannare anche chi la possiede, facilmente. Mai giudicare una cravatta più un panino di subway. Perché della vita degli altri non possiamo sapere tutto né pretendere di scoprirla in due dettagli sebbene evidenti o dalla somma di due sguardi addirittura in movimento, nelle oscillazioni del vagone della metro, che lui, il resto, è tanto grande quanto complesso, anche per chi ci vive dentro. Eppoi eran belle le parole di Freccia, pensi, quando al microfono diceva credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri, anche senza cravatta e senza panino di subway alla mano.
Avresti quasi voluto dirglielo, che la cravatta non è giornaliera ma a certi meeting è una maschera quasi obbligata per manifestare serietà e celare lacune, e che il panino non era la cena, ma una base necessaria a quello stomaco che presto si sarebbe ritrovato nella maratona della birra di Bruxelles, e che non ci sarebbe stata nessuna tavola triste e solitaria ma corse e sorrisi, brindisi e incontri, e che lei, la birra belga, può far male a stomaco vuoto, lo sai bene tu che lo scorso anno eri a terra inerte dopo l'ottava e non hai visto il traguardo.
Quando alla fermata le porte si son aperte di scatto per vomitare l'ennesimo carico di corpi e pensieri, avresti quasi voluto dirglielo ma saresti caduto nel giudizio di pensieri altrui, a giudicare chi supponevi stesse giudicando, che magari era tutta una fantasia, la tua, di quelle che rigurgiti nei tragitti quotidiani, nella metro degli stimoli imprevisti, eppoi non c'era tempo, c'era una maratona da affrontare e dei sorrisi da rincorrere e la cravatta da lasciare a casa e, già, il panino di subway da mangiare, innocente lui, che più che in pasti ai giudizi stava per finire in un mare di birra.
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