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Vi ricordate la prima parte? Ogni mattina se ne vedono a dozzine di piccioni sulle statue della parte est di Place Ambiorix, e quello che lasciano non è certo un gran bel souvenir. Foto scattata qui. |
And that's why art doesn't love them!
Come uno straniero, ma lavorando in patria
Arriva una comunicazione aziendale per email riguardante una festività di maggio ed arriva con il contenuto in tre lingue: in francese, poi in inglese e per ultimo in nederlandese. La leggo in francese, poi per sicurezza la leggo anche in inglese (è troppo presto per fidarmi del mio francese). Il ragazzo belga (del nord) alla scrivania alla mia sinistra si mette le mani nei capelli, fa una smorfia come un sorriso, poi lancia uno sguardo alla finestra, al sole che oggi illumina dominante Bruxelles.
io: Che c'è?
lui: Hai letto l'email che abbiamo ricevuto?
io: sì, ma parla di vacanze, mica c'è da lamentarsi!:)
lui: sì, ma la parte in nederlandese è totalmente sbagliata, l'avranno tradotta con google translator, ne sono sicuro.. non ha senso..
io: ah..
Il collega francese alla mia destra ascolta e quasi imbarazzato nasconde la testa dietro al monitor. La versione in francese era sicuramente corretta. Anche quella inglese era corretta (certo io non posso dare la conferma al 100%, non è la mia lingua, e nonostante lavori in inglese da due anni e mezzo i fine settimana capita che ripassi ancora i phrasal verbs, a maggior ragione vivendo in un paese non madre lingua inglese); ma anche se non fosse stata corretta, probabilmente un ipotetico collega inglese, irlandese o americano, l'avrebbe accettata, perché non è una lingua nazionale, perché qui sarebbe stato uno straniero e anzi quasi certamente avrebbe apprezzato lo sforzo, la considerazione, o quanto meno non ci sarebbe rimasto male.
La mia azienda è belga, ma a maggioranza francofona; ci son però anche tanti nederlandofoni. Siamo in Belgio lo so, la questione della lingua non è affatto semplice e se in questo caso non parlerei di discriminazione (o almeno non intenzionale), sicuramente lo stile non è stato dei migliori e non so se il mio collega si sia sentito trattato come uno straniero, uno straniero in patria, o sia oramai rassegnato, abituato ad episodi che qui possono succedere. Per fortuna per lui, c'era anche la versione in inglese.
io: Che c'è?
lui: Hai letto l'email che abbiamo ricevuto?
io: sì, ma parla di vacanze, mica c'è da lamentarsi!:)
lui: sì, ma la parte in nederlandese è totalmente sbagliata, l'avranno tradotta con google translator, ne sono sicuro.. non ha senso..
io: ah..
Il collega francese alla mia destra ascolta e quasi imbarazzato nasconde la testa dietro al monitor. La versione in francese era sicuramente corretta. Anche quella inglese era corretta (certo io non posso dare la conferma al 100%, non è la mia lingua, e nonostante lavori in inglese da due anni e mezzo i fine settimana capita che ripassi ancora i phrasal verbs, a maggior ragione vivendo in un paese non madre lingua inglese); ma anche se non fosse stata corretta, probabilmente un ipotetico collega inglese, irlandese o americano, l'avrebbe accettata, perché non è una lingua nazionale, perché qui sarebbe stato uno straniero e anzi quasi certamente avrebbe apprezzato lo sforzo, la considerazione, o quanto meno non ci sarebbe rimasto male.
La mia azienda è belga, ma a maggioranza francofona; ci son però anche tanti nederlandofoni. Siamo in Belgio lo so, la questione della lingua non è affatto semplice e se in questo caso non parlerei di discriminazione (o almeno non intenzionale), sicuramente lo stile non è stato dei migliori e non so se il mio collega si sia sentito trattato come uno straniero, uno straniero in patria, o sia oramai rassegnato, abituato ad episodi che qui possono succedere. Per fortuna per lui, c'era anche la versione in inglese.
Time to pay respect
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| Mentre la notizia già scompare dalle prime pagine dei giornali, oggi durante una passeggiata al Parc du Cinquantenaire ho intravisto davanti alla ambasciata polacca qui a Bruxelles fiori ed omaggi alle vittime dell'incidente aereo. E c'e' già chi parla di sospetti ed implicazioni russe. Foto scattata qui. |
Quell'euforia da foglio bianco
Una valanga di ricordi e pensieri si intrecciano veloci leggendo una lettera di oggi su Italians, il tema è quello degli espatriati, di avventure all'estero proprio come quella descritta tra queste pagine virtuali. L'euforia da foglio bianco sintetizza tutto: il nuovo, la scoperta di una nuova città, nuova lingua, nuova cultura, abitudini, amicizie, legami e automatismi, compromessi rivoluzionati da ricalcolare nella propria equazione di felicita'. cosi' man mano quel foglio si riempie di esperienze, errori, ricordi, fotografie, regole grammaticali di una lingua da imparare o soltanto da migliorare e quant'altro popoli giorni e pensieri lungo la propria permanenza all'estero. Cosa succede quando poi quel foglio bianco non è più bianco ma anzi è pieno fin oltre le righe? Magari con correzioni, revisioni, parole che si accavallano ad altre, scritture veloci da decifrare come le ricette di un medico e qualche scarabocchio accennato ai bordi o su una parola da cancellare, brutte cose da dimenticare?
Le strade sono fondamentalmente tre: c'è chi torna a casa, in Italia, perché in fondo lo ha sempre voluto, perché a casa non si sta poi tanto male, perché si vuol tornare a parlare la propria lingua e scottarsi sotto il proprio sole mangiando cose che assumono un sapore diverso pur reperibili oramai quasi ovunque nel mondo avvolto dalla globalizzazione. C'è chi, come dice la lettera, di quell'euforia davvero non può farne a meno e allora meglio ricominciare da un altro foglio bianco, quello già riempito non verrà mai dimenticato ma meglio lasciarlo alle spalle o in qualche cassetto celebrale e ricominciare da zero, nuovo paese, nuova lingua, nuova avventura. Ho conosciuto un ragazzo francese che dopo due anni in Australia e due a Dublino è poi partito per San Francisco, altri miei amici dopo 3 anni a Dublino partono a breve per l'Australia, una ragazza irlandese dopo anni tra UK ed Olanda, ora vive qui a Bruxelles, dove son finito anch'io dopo un anno e mezzo in Irlanda. Probabilmente perché fatto il primo salto, gli altri sembrano più facili e conoscere e viaggiare diventa quasi un bisogno interiore. Ma c'è anche chi rimane, chi non vede il foglio già pieno e chi soprattutto non vede un solo foglio, riempito il primo ne vede altri da collezionare, perché un paese straniero non finisce mai di stupire e spesso si lascia leggere soltanto con tempo e conoscenze e se pur senza quella stessa ondata di euforia iniziale, si preferisce restare dove i compromessi incontrati son quelli giusti e c'è ancora voglia, c'è ancora tanto da scrivere.
Quell'euforia da foglio bianco in realtà non dovrebbe mai mancare, anche se non si son mai preparate le valigie, anche senza un aereo, un finestrino e l'Italia che si fa più piccola e lontana; quell'euforia da foglio bianco magari si enfatizza all'estero perché tutto o almeno tanto è davvero nuovo, ma non dovrebbe mancare mai nei nostri giorni, anche quelli considerati erroneamente più banali e comuni, non dovrebbe mancare nelle piccole cose, alla scoperta di relazioni sociali ed eco interiori, che siano di dialetti italici, di inglesi dagli accenti distorti o di cento altre lingue sotto il cielo che ci ha visto nascere o tra le mille altre pennellate di sfumature celesti, quell'euforia da foglio bianco è semplicemente il nostro sorriso.
Le strade sono fondamentalmente tre: c'è chi torna a casa, in Italia, perché in fondo lo ha sempre voluto, perché a casa non si sta poi tanto male, perché si vuol tornare a parlare la propria lingua e scottarsi sotto il proprio sole mangiando cose che assumono un sapore diverso pur reperibili oramai quasi ovunque nel mondo avvolto dalla globalizzazione. C'è chi, come dice la lettera, di quell'euforia davvero non può farne a meno e allora meglio ricominciare da un altro foglio bianco, quello già riempito non verrà mai dimenticato ma meglio lasciarlo alle spalle o in qualche cassetto celebrale e ricominciare da zero, nuovo paese, nuova lingua, nuova avventura. Ho conosciuto un ragazzo francese che dopo due anni in Australia e due a Dublino è poi partito per San Francisco, altri miei amici dopo 3 anni a Dublino partono a breve per l'Australia, una ragazza irlandese dopo anni tra UK ed Olanda, ora vive qui a Bruxelles, dove son finito anch'io dopo un anno e mezzo in Irlanda. Probabilmente perché fatto il primo salto, gli altri sembrano più facili e conoscere e viaggiare diventa quasi un bisogno interiore. Ma c'è anche chi rimane, chi non vede il foglio già pieno e chi soprattutto non vede un solo foglio, riempito il primo ne vede altri da collezionare, perché un paese straniero non finisce mai di stupire e spesso si lascia leggere soltanto con tempo e conoscenze e se pur senza quella stessa ondata di euforia iniziale, si preferisce restare dove i compromessi incontrati son quelli giusti e c'è ancora voglia, c'è ancora tanto da scrivere.
Quell'euforia da foglio bianco in realtà non dovrebbe mai mancare, anche se non si son mai preparate le valigie, anche senza un aereo, un finestrino e l'Italia che si fa più piccola e lontana; quell'euforia da foglio bianco magari si enfatizza all'estero perché tutto o almeno tanto è davvero nuovo, ma non dovrebbe mancare mai nei nostri giorni, anche quelli considerati erroneamente più banali e comuni, non dovrebbe mancare nelle piccole cose, alla scoperta di relazioni sociali ed eco interiori, che siano di dialetti italici, di inglesi dagli accenti distorti o di cento altre lingue sotto il cielo che ci ha visto nascere o tra le mille altre pennellate di sfumature celesti, quell'euforia da foglio bianco è semplicemente il nostro sorriso.
L'esperimento italiano
Un nostro connazionale all'estero, Massimo Mastrangeli, anche lui italiano in Belgio, più precisamente a Leuven, ha pubblicato un articolo sul suo blog che subito e' rimbalzato su uno dei blog più letti d'Italia, Byoblu di Claudio Messora. Di che esperimento si parla? L'esperimento tratta il nostro paese o meglio tenta di spiegare a lettori stranieri come mai una nota figura circense domina la scena politica nostrana da più di quindici anni, sperando di rispondere alle perplessità, alle incredibilità, ai dubbi che mezza Europa si pone (o almeno i colleghi d'ufficio di italiani all'estero in mezza Europa si pongono) quando si parla di Italia e Berlusconi.
Proprio perché diretto ad un pubblico straniero, l'articolo e' in inglese, ma su Byoblu trovate la traduzione in italiano. Non spaventatevi per la lunghezza del post e se la barra di scorrimento laterale si fa troppo piccola, se avete dieci minuti vale la pena una lettura. Poi ognuno può avere la propria opinione a riguardo e magari utilizzare i commenti e la possibilità di confrontarsi e' il modo migliore per condividerla.
Probabilmente l'articolo si incentra troppo sulla figura dello psiconano: il male può essere si' rappresentato da un solo individuo, cosi' come in tante religioni esiste un diavolo o qualcosa del genere che ne impersonifica tutte le negatività, ma nella realtà quotidiana cosi' facendo si rischia di perdere altri dettagli fondamentali, altre cause correlate, eventi, negligenze e personaggi che se pur secondari giocano grandi ruoli nelle considerazioni finali.
Ad ogni modo, sarebbe bello conoscere le opinioni di quei colleghi stranieri e se, leggendo la lettera aperta, trovano risposte alle proprie domande, scrollano le spalle in una smorfia incredula o abbassano gli occhi in un rigurgito di pensieri e magari se c'e' chi si allontana in un "I'm sorry" di riassunto. Buona lettura.
Proprio perché diretto ad un pubblico straniero, l'articolo e' in inglese, ma su Byoblu trovate la traduzione in italiano. Non spaventatevi per la lunghezza del post e se la barra di scorrimento laterale si fa troppo piccola, se avete dieci minuti vale la pena una lettura. Poi ognuno può avere la propria opinione a riguardo e magari utilizzare i commenti e la possibilità di confrontarsi e' il modo migliore per condividerla.
Probabilmente l'articolo si incentra troppo sulla figura dello psiconano: il male può essere si' rappresentato da un solo individuo, cosi' come in tante religioni esiste un diavolo o qualcosa del genere che ne impersonifica tutte le negatività, ma nella realtà quotidiana cosi' facendo si rischia di perdere altri dettagli fondamentali, altre cause correlate, eventi, negligenze e personaggi che se pur secondari giocano grandi ruoli nelle considerazioni finali.
Ad ogni modo, sarebbe bello conoscere le opinioni di quei colleghi stranieri e se, leggendo la lettera aperta, trovano risposte alle proprie domande, scrollano le spalle in una smorfia incredula o abbassano gli occhi in un rigurgito di pensieri e magari se c'e' chi si allontana in un "I'm sorry" di riassunto. Buona lettura.
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