Independence day

Sabato siam stati invitati alla celebrazione della festa della indipendenza statunitense, qui a Bruxelles. Normalmente soltanto cittadini americani possano accedervi ed in casi particolari gli stranieri devono presentare un passaporto, perché se è pur vero che siamo in Europa, ci sono pezzi di terra che appartengono agli Stati Uniti d'America ed è come varcare una frontiera transoceanica con un passo avanti ed uno indietro, trovando all'ingresso proprio quei tizi da film visti e rivisti, con mimetica e mitra alla mano. Tramite parentele californiane della mia ragazza, siamo entrati senza troppa burocrazia e con sorrisi gentili in un pezzo di stati uniti brussellesi, con tanto di scuola per ragazzi, clinica ospedaliera, studio dentistico, campo da calcio, campo da baseball e tanti altri servizi a cui gli americani che lavorano alla NATO qui a Bruxelles possono accedere. Insomma un pezzo di USA ma in Belgio, alla faccia della integrazione per la quasi totalità di loro che a quanto pare dopo 3 anni e più ancora non saprebbe ordinare un waffles in francese (piacerebbe a voi andare a vivere e lavorare in un altro continente per diversi anni per vivere poi in un pezzo di Italia trapiantato altrove?).
Cimeli di guerra esposti alla festa, cambiano i mezzi, ma lo scopo è sempre lo stesso.
Foto scattata qui.
E non è tutto: nei pressi di Mons abbiamo già visitato con loro un altro pezzo di Stati Uniti con supermercati, ristoranti ed ingrossi utilizzati per acquisti e rifornimenti di ogni tipo, tutto ovviamente in dollari ed a prezzi americani. Se poi sentono davvero la mancanza, mi hanno detto che a poche ore di macchina, nella vicina Germania, c'è la più grande base americana in Europa, dove praticamente esiste una vera e propria città, sono in 60mila.

All'ingresso era tutto un insieme di bandiere a stelle e strisce e macchine americane d'epoca. All'interno un enorme tendone con tanto di palco, spalti e diverse tavolate che a giudicare dagli odori erano già pronte a lanciare hamburger in ogni direzione. Visitando la NATO non è permesso fare foto per alcun motivo, nemmeno davanti l'ingresso, ma soltanto una volta attraversata la strada (un po' esagerati?); questa volta invece con una pacca sulla spalla mi han detto che qualche scatto lo potevo fare, nessun problema con un classico accento acuto da serie televisiva.
Non vi vengono subito in mente note di qualche canzone di Elvis?
Foto scattata qui.
Ad un certo punto la donna al microfono invita tutti ad alzarsi in piedi, parte l'inno, mani sul cuore come in un perfetto gesto di ginnastica sincrona, dall'esterno entrano soldati marciando con bandiera americana e belga mentre il loro superiore gli strilla comandi a pochi centimetri di distanza. Quando prende la parola uno dei pezzi grossi (a giudicare dalle medaglie al petto e dall'aria autoritaria) lo stomaco inizia ad accusare dolori addominali e non so se per quel profumo di hamburger che aspettavano lì a pochi metri belli e pronti o per tutte quelle parole davvero insopportabili, per falsità e fanatismo, del rispetto per quella bandiera rappresentante libertà e speranza, dello sforzo degli uomini del passato per raggiungere tali diritti e di quello degli americani del presente per diffondere quegli uguali diritti ovunque, fino ad arrivare ad affermare che in nessun altro paese al mondo esiste una democrazia così perfetta come quella conquistata e che quelle stelle e quelle strisce debbano rappresentare per tutti libertà e speranza. Libertà e speranza. E democrazia. Non importa se poi si manipola mezza Africa a braccetto con l'Europa nel neocolonialismo moderno o se si manovrano decine di governi fantocci soltanto per lo sfruttamento di risorse naturali, come non importa se poi si guerreggia da anni nei paesi arabi per la conquista di petrolio e potere, è tutto per la libertà e la speranza, la loro. E la democrazia, la loro.
Bandiera di libertà, speranza e democrazia. Per tutti. Per chi ci crede.
Foto scattata qui.
Dall'ombra del tizio mi è sembrato di vedere la sagoma di Capitan America e Superman brindare con una Budweiser, ma forse erano allucinazioni causate da quei dolori addominali, che alla fine mi son quasi passati, ma scartando la tavolata di hamburger e andando per costolette di maiale e frites al bancone belga di un signore insudiciato e indaffarato, dall'inglese balbettante ma sufficiente. Al sentirmi rispondergli timidamente in francese si è quasi emozionato, nonostante il mio accento imperfetto ma palesemente non americano, e probabilmente lì in mezzo a quel frastuono di cori e coriandoli in festa in un occhiolino sorridente ci siam sentiti entrambi per un attimo meno soli.

5 commenti:

FrancescoA ha detto...

questo video calza a pennello :)

http://www.youtube.com/watch?v=uOTfr3YqgRY

FrancescoA ha detto...

Io penso che ai vertici americani non importi proprio nulla della democrazia.

Lo dimostrano tutti i colpi di stato organizzati dalla CIA e tutti i governi filo-americani ma dittatoriali imposti in sud america (e non solo) e approvati dai vari governi USA.

Belguglielmo ha detto...

Vabbé pero' anche tu che li vai a trovare proprio il 4 luglio, facile ironizzare sul patriottismo poi! Vero che sono un filoatlantista convinto, pero' se assisti ad una manifestazione patriottica in Grecia o Polonia, come è capitato a me, vedrai come li riconsideri velocemente gli Yankees...

andima ha detto...

@chicco
d'accordissimo con te, o almeno non importa nulla della democrazia degli altri fin tanto che possono manovrare e raggiungere i propri interessi personali, la gente del più forte continua a regnare

@Belgugliemo
lo so, me la sono andata a cercare!
Cmq se fossi stato in Grecia o in Polonia sarebbe stato differente, credimi, perché non avrei capito una mazza di quello che dicevano :D

ilmisci ha detto...

"piacerebbe a voi andare a vivere e lavorare in un altro continente per diversi anni per vivere poi in un pezzo di Italia trapiantato altrove?"...aahhh...che incubo...